Thauma edizioni

Poesie da IO NO (Ex-io) di Valeria Raimondi e nota di lettura di Alberto Mori

IO NO (Ex-io), Valeria Raimondi, ThaumaEdizioni, 2011

Alcune poesie :

5
Maledizione
mi porto dai primi vagiti
da una bambola rotta
da quel latte versato
Io calpestata – fiorita – spogliata
doppia quadrupla
in frammenti
infiniti
divisa
per essere Una e Intera

14
Emigrare da me
da questo corpo in esilio
da questi letti stranieri
da queste mani inutili.
Emigrare da sé
da questi frastuoni
da questi sudditi
di re imbecilli.

24
Mi ammalo
per il gusto della convalescenza
mi ammalo sotto anestesia
Mi sgravo così dal dolore
Prendo il largo da te
a grandi bracciate
Ammaestro i cavalli
che salgono e scendono
nel ritmo impazzito
Infine scendo dalla tua giostra

—–

3
Le posso guardare,
leggère, salutari, pulite
foglie ben disposte
accuratamente asciugate.
Le prendo una ad una
in punta di forchetta:
sono Verde-Speranza,
di un pallido niente
coreografia perfetta.

—–

11
Razze di vuoti a perdere
Contenitori del nulla
di scorie – di cibi avariati
Non son della vostra pasta, sacchi pieni di cibo e di merda

18
Anche il corpo si allontana
cessa i desideri, è un altare una messa nera un [sacrificio ancestrale.
Voi avete un sogno.
Io no.
Mi vorreste far sognare il vostro sogno
ma il mio è differente,
non ha termini di paragone.
Il mio brutto sogno somiglia
agli incubi delle veglie e io
continuo a sognare da sola.

Nota di lettura

Talvolta l’oltranza deve essere  più forte  per  resistere oltre il lecito.Tutto ciò è stato compreso attraverso le loro esistenze da coloro che come Jim Morrison cercavano “Break on through to the other side” e si rifletta subito sulla traduzione di questo inciso dove il verbo “to break”, tolto l’infinitivo “to”, si regge sulla particella fraseologica “on” che lo pone in movimento .E’ dunque una rottura transitiva  ed in transizione del e nel movimento. In sintesi estrema  quanto il poeta e cantante dei Doors ha cercato con la sua esistenza. Andare dall’altra parte della vita attraversandola con il suo spostamento. La sua diversità.

Valeria  Raimondi  in  Io  No (Ex-io)  lega la particella “ex” ad una anteriorità cercata nel pronome, io simmetrico ,anche se minuscolo, a quello che immediatamente nega subito d’acchito. In questa fuga  antecedente vanno questi versi imprecati e resi non nati:” E fingo eludo  sorvolo” , quasi che la poetessa barricadera e rivoluzionata insceni anche il cedimento per poi rimanere con “le mani alzate perché scenda il cielo”. Arresa ed attesa alla vita perchè la raggiunga.

Quando poi si compie, come in questa plaquette, spoliazione autochirurgica dell’identità, restano  i referti da  lanciare  verso il lettore, attraverso anatemi organizzati in frammenti.In ogni caso queste poesie, al di là dell’evidente scelta d’urto comunicativo, hanno certamente avuto una lunga  gestazione. Lo si avverte soprattutto quando la negazione mette in gioco il corporeo e la sua organicità:allora si sazia una mistica ancora più resistente. Così mentre S.Teresa d’Avila nella traslazione del suo io corporeo entrava in “unio mystica” copulante con Gesù Cristo, Valeria Raimondi, pur restando all’interno di una anoressia laica,mostra con intensità le sue pulsioni nella carne della parola ed anche quando l’alterità viene fagocitata ,la poetessa sa restare “nella virtù monca
nello spazio di un vuoto”. Resiste ed assume il suo essere.

Io No  (Ex-io)  risveglia, pur nella sua convergenza con il presente ostile, antiche memorie post  punk ,tra  le quali il “Placebo effect” di Siouxie Sioux and the Banshees, nel vorticato dei neon violacei, sembra il più attinente, soprattutto nella sezione dei sogni, dove il dark dell’atmosfera nauseata viene qua e là interrotto da colori cangianti “osceni”,nell’accezione di “fuori scena”: il luogo di osservazione onirica ove si spinge la poetessa nella regolamentazione plasmatile dei suoi deliri di poesia.

Io No (Ex-io) non vuole dichiaratamente detenere neppure il diritto di piacere al lettore ed è attraversato da una forma di ascesi sotterranea.  Riscatto esistenziale che diviene alla  fine un patto delle viscere dell’anima dove leggere un augurio. Un segno per tutti
noi. Convocati e presenti a questo parto felicemente doloroso.

Gennaio  2012                                                      Alberto Mori

.

Inediti – di Luca Pizzolitto


Cinquanta poesie.

Da qui dove non c’è vento.

Scriverò
come Greg cinquanta poesie
per ogni paio di mutande che possiedo
comprerò
una valigia al mercato usato dei ricordi
e in un giorno d’ottobre

partirò

non lascerò tracce tra le foglie
brucerò il mio cuore
e tutto ciò che è stato
tutto ciò che ho desiderato.

Senza titolo.

Nella fotosintesi di sogni incomunicabili
nell’ossigeno nero di una camicia di forza
di stanze blindate, di urla, di carni strappate.

C’è una bambina sull’altalena, appesa all’albero del mio cuore.

Nessuno può far nulla
contro le sue paure
nere come serpi
nascoste in mezzo ai rovi,
orfano in esilio.

Sospesi ,attesi, arresi.

Profeti nella terra di mezzo
del tempo perduto
tra gl’inferi e il cielo
sospesi
attesi
arresi (mai)
moriremo di morte precaria
smarrirsi ogni notte
per poi ritrovarsi
rinascere al sole delle sei e cinquanta
e ancora morire, sul far della sera.
fari spenti nella nebbia
contromano, le strade di sempre inenarrabili
avversi a molteplici mai
caduti indecisi violenti
su sentieri abituali
affollati di gente
soli, gatti randagi
fame (mai sazi)
sete (mai paga)
vino e case di cartone
in riva al fiume in piena
mine antiuomo
sfracellano l’anima, non solo i corpi.

Fuochi nella notte
FUOCO AI C.I.E. ALLE GALERE!
brucia la carne nell’attesa
bruciano i campi Rom
(ma questo va bene va bene:
va bene?)
sassi dai cavalcavia dei partiti
a furor di popolo senza il popolo
acqua scorre verso il mare
noi siamo mare,
nascoste sirene nell’intestino
piaghe, cani a tre teste
divorano
viscere corrotte dal freddo
di alcool e mille sigarette ultralight
giovani in guerre colpiti al cuore
(morti, ancora)
il mio stato di grazia
è che provo dolore.
Mettimi dentro il cielo:
in qualche modo
lo racconterò.

Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980.
“Fra me e te c’è sempre un inverno” pubblicato con le Edizioni Smasher, Ed.2011.
Curatore della regione Piemonte per la ThaumaEdizioni.

Il suo blog personale:

http://www.laterradeicani.tumblr.com

[Novità Editoriale] La Fame – Chiara Catapano

La Fame, Thauma Edizioni
2011


(madre padre)

Porto sulla pelle il nome affiliato di mia madre
sono ricorrenza calcificata delle sue viscere
ho le sue rughe precoci
a squadrarmi una via ragionevole
in mezzo alle sterpaglie
e rimozione algebrica
(non posso essere 1+1=2DNA sommati nella pancia)
Schiudo la porta all’uscio di mio padre
la maniglia lucida
di fatiche chiuse all’angolo

Nel cuore rosso d’uovo
graffio la parte cedevole
a crearmi un varco
luogo impreciso da non far quadrare i conti
luogo che sia vera privazione
dove alcuna gravità attecchisca alle pareti
I miei pranzi trafugati
alla giornata
sono fuoco negli occhi di mio figlio
C’è qualcosa che devo pur
abbandonarmi dietro
alla rinfusa
tirare dritta per la strada d’abbandono
Un figlio è un patibolo di vita
cui diligentemente offrire il collo
lasciarsi sgorgare in un fuori di battaglia

Alla durezza d’osso che copri    (a Creta)
con le tue bianche parole
sei così interamente condivisa
che spaventi
come una madre aperta al parto.
non ti sorprendere il sollevamento
e lo schianto nel cuore
di crudo melograno?
Capisci di cosa sto parlando?
Parlo di radici, quelle che mi escono
di bocca in ogni ieri.

Se questo mondo preme e tu
mi pieghi libellula all’acqua
ancora non capisco ma provo per poco
la giusta proporzione
da ripartirmi pezzo pezzo
ci fosse quasi un intero
cui crearsi pratica di qualche immunità,
perchè ho sempre troppe parole
da passarmi al setaccio delle mani
ripulirle all’osso
rendere riassunto di un’azione
-un verbo-
più confortevole al passaggio di tutte
le reliquie sacre della terra

[Novità Editoriale] L’eresia del pianto – Tiziana Tius

L'eresia del pianto - Tiziana Tius - Thauma edizioni 2011

*
Nell’ansa di me stessa
il prolungamento del respiro
occhi se ne avessi
direbbero che han visto.
*
Mi partorisco ad ogni amplesso
dove il sangue non giunge
ho lacrime da scorrere.
*
Mi sono tolta le mani
dentro il sogno che non ti vede
ma il labbro sa della tua presenza
e scalpita la lingua in fremito
lancia alla gola segnali di saliva
muovi le cosce veloci al vento
che ci spinge fuori dal cielo
e il sogno cade sulla punta
dell’albero felice.
*

Rivoltami la carne
con denti allargati
sottrai il fulcro del verbo
e rimandami nel letto del fiume
fui acqua ancor prima di parola
corteccia che ogni notte incidi
fino all’alba, poi ritorno carne
da rivoltare.

Blog personale di Tiziana Tius:

http://tizianatius.wordpress.com/