Teresa Ciabatti

Festlet #4: Umano

George Saunders (al centro) a Palazzo Castiglioni

Saunders ci dice immediatamente che Lincoln, all’apice della sua notorietà, era anche un uomo all’apice della sua sconfitta. L’uomo che negli anni sessanta dell’800 diceva che ogni guerra era civile perché riguardava l’uomo, doveva «coniugare l’immane dolore della perdita di un figlio piccolo con il dovere di mantenersi saldo nel suo ruolo». Marco Malvaldi, che lo intervista a proposito del suo romanzo (appunto Lincoln e il Bardo, dove il Bardo è il luogo buddista di intervallo tra la morte e la rinascita), gli domanda come sia riuscito anche lui, da autore, a gestire una contraddizione: quella di poter scrivere su registri commoventi senza perdere mordente negli inserti di ironia. Saunders risponde che dovrebbe sempre essere, nella scrittura, come con la bicicletta: saper pendere da un lato e saper riequilibrare dall’altro. Nel caso di Lincoln aveva cominciato, continua, in un tono troppo tragico, e solo dopo qualche lettura ha deciso di iniettare delle dosi di ironia. Come del resto da giovane, quando «tendevo a togliere ogni passo ironico quando volevo essere tragico e in altri casi a far ridere a ogni costo: non avevo capito che il segreto era l’equilibrio». (altro…)

Teresa Ciabatti – Il mio paradiso è deserto

ciabatti

Teresa Ciabatti – Il Mio paradiso è deserto – Rizzoli
euro 17  e-book 11,99

 

 

Pastorale Italiana, avrebbe potuto intitolarsi così il nuovo romanzo di Teresa Ciabatti. Il riferimento a Pastorale Americana di Philip Roth sarebbe stato parziale, naturalmente, le due storie sono molto diverse, eppure ci sono similitudini, assonanze. In Pastorale Americana Roth partiva dalla classica famiglia americana. Il quadretto perfetto. Quadretto che poi riduceva a brandelli come il Sogno americano. Il miglior Roth, probabilmente. Teresa Ciabatti racconta la storia della famiglia Bonifazi, in un tempo – il nostro – in cui il Sogno italiano (se mai c’è stato) ha fatto le valigie da un pezzo. La ricchezza smisurata dei Bonifazi è già maceria. La loro perfezione da rotocalco è già rovina. Attilio Bonifazi, il patriarca, l’uomo che arrivando dal nulla è diventato uno dei più potenti d’Italia. Ha il controllo totale dello smaltimento dei rifiuti e della politica. Non ama perdere e non sa perdere. Tutto si può risolvere col potere. Sua moglie Luisa, di nobili origini, ancora bellissima. Gli occhi chiusi su ogni cosa. Né tradimenti, né scandali, né traumi devono scalfire la dorata patina familiare. Pietro, il figlio maggiore. Laurea a Oxford, talento, fidanzata bellissima: sembrerebbe l’erede ideale. Presto si scoprirà che di ideale in questa storia non c’è niente. Pietro e la sua fragilità, la sua sconfinata debolezza. Arriviamo a Marta, la figlia minore. La protagonista. L’adorabile, terribile Marta. Marta è stata una bambina bellissima ora è una ragazza obesa. Obesa per necessità, ogni strato di grasso la allontana dai genitori. L’amore diventa odio. Il suo peso è il suo potere. La sua ribellione è diventare altro dalla sua famiglia. Il contrario dello chic. A differenza della figlia dello Svedese di Pastorale Americana, che riversava il suo odio, la sua ribellione, in un atto terroristico, Marta è l’atto terroristico. Marta è il napalm della famiglia Bonifazi, è la verità. Marta è il danno ed è il cuore. L’attentatore e la vittima. Marta ama, Marta odia. L’autrice è bravissima a raccontare una storia che è devastazione di affetti ma non è (per fortuna) saga familiare. A lasciar intravedere le rovine di una nazione senza aver bisogno di narrarla . Il mio paradiso è deserto è proprio un libro sugli affetti, di come la loro difficile gestione possa danneggiare le vite, dando luogo a un processo irreversibile; di come il concedere tutto corrisponda, spesso, al togliere qualcosa. Ci sarà un momento, nel romanzo, in cui verrà scattata una foto: il ritratto della famiglia perfetta. Lo scatto includerà Luisa, Attilio, Marta, Pietro e Roxy (il cane). La foto sarà pubblicata su un periodico importante, deve essere il più finta possibile. Tutti sanno che qualunque posa adotteranno il risultato sarà un falso. Falso che sarà compiuto con i ritocchi al computer sui contorni di Marta. Teresa Ciabatti racconta la verità, tutto quello che resta fuori dalla fotografia. A paradiso deserto, a regno distrutto, avvertiremo un istante di leggerezza. Qualcosa che somiglia al respiro.

Gianni Montieri

 

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