sud

Reloaded (riproposte estive) #8: “Bodiniana” anno cento

 

Dal 16/7 al 31/08 (il mercoledì e la domenica) abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli di qualche tempo fa, sperando di fare ai lettori cosa gradita, buona estate e reloaded (La redazione)

 

 

 

Ma tu luna, le incognite finestre
illumini del Nord,
mentre noi parliamo,
nel fondo di quest’esule provincia
ove di te solo la nuca appare.

Vittorio Bodini

.

.

Si sa, in Italia si procede per centenari, se non a volte per decennali, pur di trarre dal sempre più spesso immeritato oblio autori degni invece d’essere non solo ricordati: degni d’essere coltivati come piante rare capaci di germogliare e trasportarsi in terre nuove, e fertili, col vento dei lettori (poco più di un soffio, mi dite?).
Vittorio Bodini (1914-1970)Vittorio Bodini (Bari, 6 gennaio 1914 – Roma, 19 dicembre 1970) è uno di quegli autori di cui si sarebbe perso il ricordo se non fosse stato per l’azione coraggiosa e pregiata delle edizioni Besa, che con tenacia e perseveranza, soprattutto nel corso degli ultimi dieci anni, o poco meno, ha rimesso in circolazione le opere edite e moltissimi inediti con due distinte operazioni: la pubblicazione nel 1997 di Tutte le poesie, edi­zione curata da Oreste Macrì (già responsabile delle edizioni mondadoriane del 1972 e del 1983), ossia del critico ‘blasonato’ che più si spese all’indomani della scomparsa dell’amico Bodini affinché non finisse nel silenzio; a questo volume, riedito a partire dal 2004, ha fatto seguito negli anni l’avvio della ‘Bodiniana’, collana che raccoglie le singole opere corredandole di un commento det­tagliato e puntuale a cura di Antonio Mangione. Sicché, a ben vedere, il lettore volenteroso, potrebbe facilmente recuperare i versi e le prose bodiniane, per immergervisi e scoprirne l’importanza. Im­portanza, è bene dirlo subito, che risiede nella forte connotazione meridionale, o meglio nell’attrazione verso temi del Sud. Aspetto questo che può avvicinare l’esperienza di Bodini a Leo­nardo Sinisgalli e anche al contemporaneo – ai tempi dell’esordio poetico di Bodini – ma destinato a essere postumo Rocco Scotellaro, nonché al dialettale Albino Pierro, tutti e tre, da notare, poeti lucani e non pugliesi.

(altro…)

‘Bodiniana’ anno cento (1914-2014)

Ma tu luna, le incognite finestre
illumini del Nord,
mentre noi parliamo,
nel fondo di quest’esule provincia
ove di te solo la nuca appare.

Vittorio Bodini

.

Si sa, in Italia si procede per centenari, se non a volte per decennali, pur di trarre dal sempre più spesso immeritato oblio autori degni invece d’essere non solo ricordati: degni d’essere coltivati come piante rare capaci di germogliare e trasportarsi in terre nuove, e fertili, col vento dei lettori (poco più di un soffio, mi dite?).
Vittorio Bodini (1914-1970)Vittorio Bodini (Bari, 6 gennaio 1914 – Roma, 19 dicembre 1970) è uno di quegli autori di cui si sarebbe perso il ricordo se non fosse stato per l’azione coraggiosa e pregiata delle edizioni Besa, che con tenacia e perseveranza, soprattutto nel corso degli ultimi dieci anni, o poco meno, ha rimesso in circolazione le opere edite e moltissimi inediti con due distinte operazioni: la pubblicazione nel 1997 di Tutte le poesie, edi­zione curata da Oreste Macrì (già responsabile delle edizioni mondadoriane del 1972 e del 1983), ossia del critico ‘blasonato’ che più si spese all’indomani della scomparsa dell’amico Bodini affinché non finisse nel silenzio; a questo volume, riedito a partire dal 2004, ha fatto seguito negli anni l’avvio della ‘Bodiniana’, collana che raccoglie le singole opere corredandole di un commento det­tagliato e puntuale a cura di Antonio Mangione. Sicché, a ben vedere, il lettore volenteroso, potrebbe facilmente recuperare i versi e le prose bodiniane, per immergervisi e scoprirne l’importanza. Im­portanza, è bene dirlo subito, che risiede nella forte connotazione meridionale, o meglio nell’attrazione verso temi del Sud. Aspetto questo che può avvicinare l’esperienza di Bodini a Leo­nardo Sinisgalli e anche al contemporaneo – ai tempi dell’esordio poetico di Bodini – ma destinato a essere postumo Rocco Scotellaro, nonché al dialettale Albino Pierro, tutti e tre, da notare, poeti lucani e non pugliesi. (altro…)

Ciak, non si gira – di Marco Aragno (una storia da(l) sud)

Ciak, non si gira

“Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile”, sentenziava Ennio Flaiano. A Giugliano city, per ironia della sorte, sembra essere accaduto il contrario. Il cinema si è fermato, diventando solo un ricordo di quando il paese usciva dal suo passato contadino e sognava di diventare una grande città. Quel sogno si è spento lì, in quel cimitero di immagini che è l’ex sala dello Smeraldo, sepolto dal terremoto del 1980 sotto centimetri di polvere, vetri infranti e pezzi di masserizie, ai piedi di una palazzina di sette piani che spunta come uno scheletro di mattoni nel mezzo del centro storico.
E’ lo stesso sogno che giace sotto le ceneri del cinema Moderno, il locale di fronte al palazzo comunale devastato da un incendio che ormai dura da trent’anni. Era il 1978, infatti, quando il faccione di Kabir Bedi, comparso sull’ultima locandina affissa all’ingresso della sala, si accartocciava in una nube di fuoco e vapore. Poi, da allora, l’orologio elettronico piazzato sopra il colonnato del Comune ha scandito un tempo senza immagini. Un tempo in cui il paese intorno ha continuato a crescere nei suoi ritmi frenetici, a dilatarsi all’infinito, fra nastri di asfalto e colate di cemento che lo hanno reso una periferia senza confini, un non-luogo privo di identità.
Guardando la stessa scena dall’altra parte dello schermo, l’allegoria di Flaiano si capovolge e la città diventa lo ‘spettatore immobile’ che guarda il mondo mentre si allontana rapidamente sullo schermo, lanciato verso sogni di ricchezza e di civiltà che a Giugliano sembrano proibiti. Perché dietro l’apparente movimento delle ruspe e dei cantieri, delle metropolitane, dello ‘sbarco’ degli americani a Varcaturo, offertoci da tg e quotidiani come tanti ‘happy end’ in salsa hollywoodiana, si nasconde una comparsa della storia, un paese fermo che ha perso ogni spinta di cambiamento per restare imprigionato dentro un frame sempre uguale, f atto di quartieri fuorilegge e campagne avvelenate dai rifiuti.
Trent’anni senza immaginazione sono tanti. E questo proiettore continua ad incepparsi anche adesso, che c’è finalmente l’occasione di far risorgere un cinema in pieno centro, di riaprire uno spazio dove Giugliano, attraverso il miracolo dell’immaginazione, possa rendersi concretamente diversa, possa proiettarsi in un altrove, troppo spesso vagheggiato guardando un’ordinata cittadina del nord in un servizio al tg1. Ma il tempo del cambiamento non è ancora venuto qui, se un bando di gara non in regola, come tante altre cose non in regola in questo pezzo di Sud Italia, vieta a Giugliano di avere una saletta cinematografica. Così il cinema continua, da queste parti, a restare solo un sogno di altri tempi, un ricordo di infanzia di un paese che non è mai diventato città.

MARCO ARAGNO