strettoie

Marco Giovenale, Strettoie

Marco Giovenale, Strettoie, Arcipelago Itaca, 2017

*

da Soluzione della materia

*

Non sa se glielo deve dire
della cotta di metallo del crociato andata.
Più una madonna, del Seicento, pare. Via
in due giorni differenti, come poi possono
differire i giorni nella scatola zincata.

(Fa il morto. La casa è zitta il doppio).

Decide di no. Non parla. Con le tronchesi piccole
si mette un intero pomeriggio alla finestra, cup of tea
inclusa. Gentilizia, fa. Armeggia su ferrite

(è l’antenna che è guasta, non è la trasmissione).

Il tempo passa fino alla fine, che continua, fino
alle minutaglie della gomma pane.

«E adesso?», «Sembra notte»,

ne ride, per quanta ne viene giù,
per quanto diluvia

 

Cadranno dal tetto, saranno senza impalcature.
Non è sicuro, potrebbero salvarsi. Facciamogli una foto.
Sull’affresco o sull’arazzo?
Cosa?
Dico il giro dei delfini.
Quelli, araldici cocciuti, quelli. Diario di quando va bene.
Quando va male non la raccontano.
I preti dopo spruzzano un po’ d’acqua,
se ne vanno col vino.

 

da A mille ce n’è

*

a/da Carlo

d’annunzio non aveva l’illuminismo a Pescara allora
poi fecero un’Illuminotecnica. e per vedere vendere le doppie prese. (a
pensarci) (sono sempre) maschio femmina attaccati sterili, si attaccano che
pigliano.

si “accese” (questa lampadina) passando un mattino per non rimare tutti
in gita in sei-sette, con Carlo, lasciato l’asfalto per un chiosco di limoni
marca Barricata.

la maglia tira alle braccia dove passano le ragazze compulsive loro vanno
verso il mare degli orsi dove hanno stabilizzato il cd, il laser. non fa ballare
il suono alle buche. non c’è campo, qui, è pieno di campi, qui, intorno fino
al mare sembra intorno al mare.

prendere appunti.

(altro…)

Tra le cosce calde della creatura cava- f.f.

.

metto le virgole  i doppi punti

e il doppio petto che ti aggiusti   mentre reciti

una versione di te stesso

lascio il cadavere   delle parole imbalsamate

le spillate strettoie della mente

la vertigine inutile della discussione

il periplo l’assioma e l’algoritmo di una giornata

persa tra queste lettere senza sesso e senza senso

senza altro sogno che un segno

es-posto in vetrina

sotto formal-dei-de la crisi economica che si esaurisce cantando

dibattendo la crisi super a n a t o m i c a  della  disintegrazione del sentire

mentire      l’ultimo cerchio della gogna

agognata carogna di chi ha fame di vergogna e prende

l’ostia dentro il retto     principio di osservarle       le  regole

sacre del mercato edito reale nella carta tormentata

da una insana ragione di educare.

A cosa?  A chi?   Se tutto è forma che si fa orma e meno ancora

sparisce nel getto di un inchiostro senza mano e senza battuta

nemmeno un dente dentro lo scrittoio  io

solo un diaframma tra qui e là dove mai ci si trova.

Paventate parole scena della lercia vacuità che si

sparpaglia si sventricola e si squaglia

nella cella di un corpuscolo di rosso

fattosi avaro scarno e saccente

Il più grosso inconveniente?

Può in un lemma separarti o spararti una raffica assassina o

rendersi tossina d’altri    inconsapevoli  gestori

di un male articolato che travalica la carta e

si fa canto  in frusciante   lussureggiante  cartamoneta  tonante

in lingotti di soqquadri che disarticolano la storia

in vetrine di macelli e falsi testimoni

poichè la storia è solo una grande fossa

un ammasso di menzogna

per una guerra che non cessa

e        sì  da sempre

ci intossica  le ossa.

*

Riferimento:

http://fernirosso.wordpress.com/?s=Tra+le+cosce+calde+della+creatura+cava