Stefano Salvi

PoEstate Silva #10: Stefano Salvi da ‘Una luce propria (1996-2017)’

 

Eppure chi vede, altro non vede
che questo: certe visitazioni. E favoriscono
nella remissione atmosferica.
Tempo di luce forte, ad aria
chiara, ripetendo le pose del fuoco ed il solo
punto di voce – gli agi di commozione
vengono a due a due:
i segni del raccolto sono di epoca
di un approdare visibile, come
il raggio del risveglio, scomparso
dalle abitazioni,
soccorreva la cognizione degli astri
scanditi attorno all’avvento.

 

E in queste vene dure quello che toglie
all’erroneo è il cavo nelle foglie – solo così guardi
con cura: dopo spinta
un’acqua accesa a sciamare, nelle ore di notte.
Non esiste la neve, ovunque,
e non si possono
scoprire lumi neanche su un sonno.
L’equilibrio in una traversata diurna
è più forte, perché si mostra
quanto mette eco.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Proprio il molto numero delle soglie dice
l’elevazione cercata.
Il segno per le materie eruttive
scompare, come sempre fa ogni rovo: aperto.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
E non può trovarsi nelle mani
niente altro che ciò che fai in parti. (altro…)

Inediti di Stefano Salvi

L’età, frontale all’arteria e vena
della semente: tu eleggi un’esca flagrante e gravata
come lo scomparire di cuore.
Più labile, e tagliata per il sale dalle ciglia
la costellazione muta di fornace,
scalzano i sorsi in fine d’anima, della terra – e sono la maggiore
delle annodature di messe, dove tenere
incombusta la soglia;
ecco, lo stelo ha l’aspersione
della vivanda e, contro, i venti
giungono il lato di secolo nel quale
ogni mano nuda volteggia delle punte dalla fonte,
come abbandono. Anche
pervade lo stame che aggravi
delle tracce di fiume profondo:
tolto il lampo molto, si parla
così sulle acque e così in esse si entra, allargandosi nel cielo.
La via trovi sul frutto del gelso,
nel bianco avvento di maggiori sabbie, vedi
a lungo, i passi sicuri, e il duraturo nido forza appena
nel raccolto la stella.

*

Nondimeno nel tuono si compie
il nome del grano, in queste cose fra la bocca dei morti:
qui, preme con lo squarcio lo strato delle api
che distende la spiga,
e non un rumore, e non un fondo di foglie
a vedere il cielo che sostenta
di quel sale vasto dell’insetto, della figura vagamente inoppugnabile
che danno sul terreno gli scopi estranei alla vita degli alberi,
e dove arderai il cuore.
Scheggia il tocco ripetuto
dell’erbaio: qualcuno, più d’uno, ha,
dall’incandescenza del palmo,
l’invenzione delle radici, che feconda; poco è
avvolto in sogno nella
specie delle ossa.
La condizione di amato non ha nome.
Chiusa nella tua bocca, temi
che la forma del bacio possa fare cadere, e farti infrangere
la terra e trascinarti infine.

*

Così interamente nella persona
ciascuna anima,
si sente: portare foglie poche, il filo dei volti messi in terra
ed il corso di fatti nell’ulivo e bosco.
Chiunque sembra toccare
interminate creature, questa spola
che scuce il salto di bruma,
molto attraverso l’inflato. Discosto,
è un evento largo nell’avvicendare di luna;
inaugura l’ascendenza di uccelli, alle braccia s’impasta
il raggio dei tifoni, oggi
che scosta una corsa scura il battito del miele
e le stelle della terra, che un colpo spazia
sulla finale lingua della stagione.
Ovunque l’interminabile ala tiene
in ciò che infesta, in vento.

Stefano Salvi è nato nel 1975 a Varese, dove risiede. Dal 2004 dirige, insieme ad A. Broggi e I. Testa, “L’Ulisse” (www.lietocolle.com/ulisse), periodico on-line di poesia, arti e scritture. Ha curato, con C. Dentali, presso LietoColle, l’antologia “Il presente della poesia italiana” (2006). Ha pubblicato l’e-book “Il seguito degli affetti” (Biagio Cepollaro E-dizioni 2006) ed il libro “Le insidie/Neumi” (LietoColle 2007; prefazione di Gianni Turchetta). Ha vinto la sezione “Raccolta inedita” del Premio Lorenzo Montano – XXIII edizione – con la silloge “Primizia di creature” (Anterem Edizioni 2009; note critiche di Flavio Ermini e di Giorgio Bonacini). Frammenti del suo “L’avvenimento del terreno” sono apparsi  in “Registro di poesia #3” (Edizioni d’if 2010).