Stanley Kubrick

Irréversible di Gaspar Noé: perché il tempo distrugge il peggio e il meglio

di Nicolò Barison

irreversible

“Irreversible. Perché il tempo distrugge tutto. Perché certe azioni sono irreparabili. Perché l’uomo è un animale. Perché il desiderio di vendetta è una pulsione naturale. Perché la maggior parte dei crimini resta impunita. Perché la perdita della persona amata distrugge come un fulmine. Perché l’amore è una fonte di vita. Perché la storia è tutta scritta con lo sperma e con il sangue. Perché le premonizioni non cambiano il corso delle cose. Perché il tempo rivela tutto. Il peggio e il meglio.”

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Solo 1500 N. 5 – L’uomo delle figurine

foto di gianni montieri

foto di gianni montieriSOLO 1500 n. 5 – l’uomo delle figurine

Il ragazzo seduto di fronte a me, in treno, indossa una brutta camicia a righe e strani occhiali da vista, modello anni ottanta. Parla al telefono con voce da adolescente, ripetendo, più volte, a chi l’ascolta all’altro capo, che arriverà a Padova in anticipo, essendo riuscito a cambiare treno. Il ragazzo avrà quarant’anni, la mia età, ma mi ricorda ragazzini in pantaloni corti sempre attaccati alla sottana della mamma e almeno un paio di compagni di classe. Io sto leggendo Andrea Inglese, il libro è quello su Kubrick e la sua Odissea nello spazio, leggo e ogni tanto sorrido. Il ragazzo, poco prima di Verona, fa qualcosa di inaspettato: tira fuori dallo zaino l’Album dei calciatori Panini (2010/2011), e un mazzetto di almeno cento figurine, già in ordine di numero. Apre l’album e inizia a incollare. A questo punto mi scuso con Kubrick, le scimmie e Inglese, ma il ragazzo ha tutta la mia attenzione. Prende a incollare le figurine in maniera perfetta, geometrica, senza sbavature. Attacca Corvia del Lecce, Mutu della Fiorentina (chissà se lo sa che è stato ceduto al Cesena proprio oggi), Borriello (che io salterei) e va avanti. Nessun doppione. A me vengono in mente due cose: la prima è che io non sono mai riuscito ad attaccare una figurina diritta. La seconda riguarda i trenini giocattolo  di cui parla Andrea Inglese nel suo libro, quelli tedeschi “precisi fino alla morte”. E mentre sto collegando i due pensieri, il ragazzo, con un colpo da maestro, chiude l’album e tira fuori Topolino.

Gianni Montieri

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