Sonetti

l’irragionevole prova del nove (gc) – continua

sim  com_klein

cari sventurati lettori,

dispiacemi per quanti di voi erano in attesa del gran finale, la nona di nove puntate di questo dialogone, e non lo dico gran dialogo ché potrebbe apparire autotributarmene una grandeur che non ha, che non ho,  ma non ci sarà qui di seguito nessun’altra puntata, e la davvero irragionevole ragione di ciò ella è che la ‘provoletta’, – cosí amo definirla tra amici, – verrà incartata a breve in un poco voluminoso volume dalla Smasher Edizioni.

Sette anni sono passati dalla prima stesura, e, –  a parte i sentiti ringraziamenti ad Anna Maria Curci, che con infinite grazia e pazienza ha postate le precedenti puntate, qui su poetarum, e a Giulia Carmen Fasolo, che leggendole ha follemente deciso di editarle in un tutt’uno, e sperando che sia al meno questa volta una “ragionevole follia”,  –  ripeto oggi la dedica che mi si scrisse allora:

“a f.c. e a fiornando questo gran minuto foglio o feuilletton”,

loro, miei compagnisegreti per sempre, sanno perché.

teqnofobico chiocciola @lias gc @lias giovanni campi

Giuseppe Gioachino Belli: da Roma all’Europa

copertinalibrobelli

Oggi, nel 150° anniversario della morte di Giuseppe Gioachino Belli, ripubblichiamo qui, con i ringraziamenti a Cosma Siani e a Vincenzo Luciani, l’articolo di Cosma Siani* sulle traduzioni in inglese dei sonetti di Belli, apparso sul sito “I poeti del parco” e nella rivista “Periferie”.

G. G. Belli in versione inglese, o del tradurre il dialetto

Le traduzioni in inglese nell’esame di Cosma Siani

.

Del Belli in traduzione inglese, francese, tedesca, russa e spagnola si sono occupati due volumi, uno fresco di stampa e uno antico, ambedue promossi dal “Centro Studi G.G. Belli” di Roma. Il primo, Belli da Roma all’Europa. I sonetti romaneschi nelle traduzioni del terzo millennio, a cura di Franco Onorati, intr. Antonio Prete (Roma, Aracne, 2010) estende la preziosa ricerca avviata anni fa con Belli oltre frontiera. La fortuna di G.G. Belli nei saggi e nelle versioni di autori stranieri (Roma, Bonacci, 1983).
Il settore più prolifico di traduzioni e trattazioni del poeta romano è quello anglosassone. Ed è sorprendente che qui l’interesse per la poesia del Belli si manifesti prestissimo. Appena quattro anni dopo l’edizione dei Duecento sonetti dialettali curata da Luigi Morandi (1870), infatti, già si parla di questa primissima raccolta del poeta romano sulla Fortnightly Review di Londra per mano di Hans Sotheby. Ed è l’inizio di un interesse non più sopito ma in crescita, soprattutto nel corso del secondo Novecento.
Ma le traduzioni del Belli ci mettono di fronte alla questione del come rendere la poesia dialettale in un’altra lingua. Fra i non pochi traduttori inglesi, c’è chi ritiene che si debba adottare una colorazione, un registro, o addirittura un dialetto particolare per restituire il divario esistente nell’originale fra la lingua del testo e la lingua standard.
Nella prefazione a The Roman Sonnets of Giuseppe Gioachino Belli, quarantasei sonetti tradotti da Harold Norse e pubblicati nel 1960, William Carlos Williams paragona l’americano dalle forti inflessioni colloquiali del traduttore allo “schietto romanesco” (e naturalmente gli va lasciata la responsabilità di questa sua asserzione). Anthony Burgess, che tradusse settantadue sonetti belliani inserendoli nel suo romanzo ABBA ABBA (1977), disse di aver usato un «English with a Manchester accent.»
Un traduttore fra i maggiori, Robert Garioch, usò non l’inglese ma lo scozzese delle Lowlands – lo Scots o lallans – basandosi sulla sua parlata di Edimburgo. Ed è tale il prestigio della sua opera in area britannica che il traduttore belliano più recente, Mike Stocks (Sonnets, Translated by Mike Stocks, London, Oneworld Classics, 2007), in appendice alle proprie traduzioni inserisce una scelta di dodici sonetti nella versione di Garioch. Dice inoltre che l’aver usato lo Scots per Garioch è un vantaggio; e lo dice perché è convinto che «rispetto all’italiano e all’inglese standard, il romanesco e lo scozzese rispettivamente hanno lo stesso sapore vernacolare e lo stesso tono esuberante», cioè crede che la distanza (o vicinanza) che il parlante italiano d’oggi avverte fra la propria lingua media e il romanesco del Belli sia la stessa avvertita dal parlante britannico rispetto allo Scots. E anche qui gli va lasciata la responsabilità delle proprie affermazioni, perché se il parlante italiano d’oggi, qualunque ne sia la zona d’origine, può in qualche modo affrontare la lettura dei sonetti belliani, il lettore britannico attuale (non diciamo l’anglofono di altre parti del mondo) troverà probabilmente molto più ostico accedere alla grafia e al lessico dello scozzese.
Un altro traduttore inglese recente, ma non ancora edito in volume, l’inglese Michael Sullivan – ha al suo attivo la versione di trecento sonetti e più, di cui solo qualche decina pubblicati – dice, esprimendosi nel suo fluente italiano facilitato da numerosi soggiorni in Italia e a Roma: «Le versioni sono intese per essere recitate in “a diffuse urban vernacular”, volendo dire che, mentre la maggior parte richiedono “cockney”, i sonetti più violenti, per esempio, risentono dell’accento di Glasgow o Belfast, e quelli per i quali il cattolicesimo è imprescindibile, quello di Dublino.» Ma ciò è anche al servizio del suo modo di “naturalizzare” i sonetti travasando nella loro cornice contenuti dell’Inghilterra d’oggi: «…una carrozza può diventare una macchina, un papa ignorante di archeologia può diventare il principe Carlo, un bullo romano un duro di Glasgow, una puttana credente una dublinese.» In tal modo, dice ancora, il registro linguistico è dettato «dal contenuto del sonetto stesso e non dalla falsa equivalenza romanesco = cockney.»
Allo stesso tempo c’è stato fra i traduttori chi ha escluso il ricorso a un registro dialettale o fortemente locale, e fra questi non solo i traduttori in corrente prosa (dal primo conosciuto, appunto l’inglese Hans Sotheby, che pubblicò le sue traduzioni nel 1870 all’interno di un articolo sulla poesia del Belli, all’americana Eleanor Clark, 1881, all’australiano Desmond O’Grady, 1977-78, e a Hermann W. Haller, 1984), per i quali sembrerebbe più naturale usare una lingua standard. Ma anche quelli che hanno usato la metrica (l’inglese Frances Eleanor Trollope, 1881, Joseph Tusiani, 1974, Allen Andrews, che pubblicò le sue versioni a Roma nel 1984, e il giornalista Ronald Strom, le cui traduzioni uscirono pure in Italia nel 1994).
E c’è chi ha dichiaratamente rifiutato l’uso dialettale: l’americano Miller Williams, 1981, e un recente traduttore, Charles Martin, che ha pubblicando dei suoi specimen di traduzione belliana sul Journal of Italian Translation (New York, Brooklyn College, autunno 2006), fa professione di poetica in modo polemico rispetto a chi lo ha preceduto: «Mi rifiuto di sentirmi in colpa se non parlo, diciamo, il lallans o lo scozzese, nei quali qualcuno ritiene Belli possa essere meglio tradotto che in inglese. Ho cercato di rendere i sonetti del Belli nella varietà di inglese dialettale che io parlo, e in quelle sottovarietà dialettali che mi suonano in qualche modo familiari.»
.
Cosma Siani
29 ottobre 2010
.
__________________________
*Molto recentemente Cosma Siani è tornato a parlare delle traduzioni in inglese dei sonetti di Belli, in occasione della serata (8 dicembre 2013) “A spasso per Roma con Giuseppe Gioachino Belli”, organizzata dall’Associazione Culturale Villaggio Cultura – Pentatonic con il coordinamento e il sostanzioso contributo scientifico di Claudio Costa (Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli, comitato di redazione della rivista “Il 996”), insieme al commento per immagini del gruppo fotografico “Pentaprism”, coordinato da Spartaco Coletta.
__________________________________________
Grazie al progetto Manuzio e Liberliber, si può leggere qui, in formato pdf e e-pub,  l’edizione completa, curata da Marcello Teodonio,  dei 2279 Sonetti di G.G. Belli.
__________________________________________
Qui è possibile consultare l’indice e alcune pagine del volume Belli da Roma all’Europa.
Qui un sonetto di Belli nell’originale (recitato da Maurizio Mosetti) e nella traduzione tedesca di Paul Heyse (recitata da A.M. Curci)

Sonetti impuri – Salvatore D’Angelo (post di natàlia castaldi)

Tina Modotti

Già, oggi i vivi si dànno alla macchia
i volti cari, gli amici, gli estranei
l’uomo sullo sfondo, il corvo che gracchia
sulla distesa di vani terrànei…

Per le strade vuote fa mulinello
e rifugge il vento, dalle finestre
murate a oriente, sulle ginestre
marine non più fiorenti; il martello

la falce la stella – luce del giorno
e quant’altro che già sa d’improbabile
-eppure tutto dal netto contorno
non pare che muoia, inestirpabile…

“I will survive” lì cantano in coro.
Qual è la notte che porta ristoro?

3.5. 2008

luna muta altera

 Il presente lavoro fa parte di un più vasto progetto sinergico, esposto e sviluppato su Compagno Segreto

luna prima

luna prima

.

lunambolando noctiluca, bujo

disperdi intatto d’altro – tocchi d’altri

ascolti vani, i vaniloquj scaltri,

se pure taci l’ali che t’imbujo

.

da lat’a lat’o, scuri, in volti nigri,

ma come lame d’esse, menti il semen

d’incolti eterei colpi –  l’una limen

non dire ché ella apostrophi denigri

.

da resa vuota l’anima – l’implena

il giro, vago man’a man di cosa

che vide plenissima, l’altra, rosa

. 

diquartoinquart’erosa pietra impatta

parol’e strane a dire e sass’o, matta

pagina, roccia – come spera – arena

  (altro…)

E questa cos’è? LA SCUOLA PUBBLICA privata di ogni risorsa!

Andrè Beuchat – Gli eletti

Inchiesta sulla SCUOLA PRECARIA, non dei precari o degli allievi o dello Stato. A quale STATO interessa lo stato DI INDIGENZA della scuola PUBBLICA? Il video è di RAI 3- L’inchiesta è stata fatta all’interno del programma PRESA DIRETTA ed è chiaro dove sta la differenza. La retta va bene ma…la rettitudine è una caratteristica geometrica o una qualità etica? E chi fa veramente missionariato?

Guardate e …poi chiedetevi quanto è vasta… la miseria? l’africa? falso in atti d’uffico dei mi(ni)steri?

video:La scuola fallita

Si prega di leggere anche le categorie sotto cui ho registrato il pezzo!

E’ un poema!