Simone Pieranni

Simone Pieranni, Genova Macaia

Simone Pieranni, Genova Macaia, Laterza, 2017; € 14,00, ebook € 9,99

 

Genova per noi che (non) siamo nati a Genova. Genova per chi c’è vissuto, per chi no, per chi c’è stato di passaggio e per chi ne è scappato. Genova Macaia, come quello stato d’animo che prende le mosse dal vento di scirocco per diventare metafora di una condizione dell’essere e del sentire, melanconia, mancanza.

Il secondo libro di Simone Pieranni è un viaggio, anzi più viaggi tutti insieme anche se in direzioni e luoghi diversi, ma con un solo punto cardinale: Genova. Pagina dopo pagina si cerca inutilmente una risposta alla domanda se i luoghi formino le persone o se siano le persone con le loro storie a dar forma e sostanza a certi luoghi. Genova è così, almeno in queste pagine, un continuo riaffiorare di storie e ricordi, non tutti positivi: come il male alle ossa, un male simile alla storia, vicende terminate da secoli che continuano a fare capolino, sotto forma di dolore. Genova è così, ed assomiglia alla città che ognuno di noi si porta dentro, quella dove si è nati o dove si è vissuti, ognuno ha la sua Genova.

Il libro è l’occasione per ritornare sui passi di una famiglia, quella dell’autore, e delle persone che le sono ruotate attorno nel corso degli anni. È un racconto ibrido che mescola storia ufficiale a storie private, descrizioni ai ricordi, impressioni a eventi storici. Ogni riga è una pennellata alle mura ora del centro ora della periferia di Genova, un continuo girare per le strade e per i vicoli solo per poter ritornare in certe stanze e in certi vicoli del proprio vissuto, del proprio animo, della propria storia.

Lontano anni luce da Genova una volta chiesi ad un musicista siciliano, nato e cresciuto vicino al mare, perché avesse scritto un disco così triste venendo lui da un luogo così solare e ameno. Dalla sua risposta capii che proprio chi nasce vicino al mare è più esposto a quello stato d’animo che a Genova chiamano macaia. È stato un modo di capire questo libro prima ancora di leggerlo, perché anche per chi come me non è mai stato a Zena un libro del genere è importante, è come uno specchio. Non importa, credo, o almeno fondamentale conoscere Via Tolemaide o Piazza de Ferrari per immedesimarsi a pieno in queste pagine perché ognuno ha la sua sopraelevata o la sua Nervi.

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