Silvia Molesini

Poesiafestival 12 – “assonanze” – Sabato 29 settembre, Spilamberto (MO)

poesiafestival 12
“assonanze”

Sabato 29 settembre ore 16.00
Cortile della rocca
Spilamberto (MO)

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze
Azione N° 21
Il Baratto
Libera veicolazione di parentele elettive e letterarie
su progetto e concertazione di Enzo Campi

Luca Ariano, Vincenzo Bagnoli, Giorgio Bonacini, Enzo Campi, Patrizia Dughero,
Loredana Magazzeni, Silvia Molesini, Jacopo Ninni, Simone Zanin

interpreteranno brani di

Ingeborg Bachmann, Dino Campana, Giorgio Caproni, Thomas S. Eliot,
Aloiz Gradnik, Durs Grünbein, Andrea Inglese, Edmond Jabès, Francesco Marotta,
Pier Paolo Pasolini, Marge Piercy, Ezra Pound, Sally Read, Arthur Rimbaud,
Roberto Roversi, Adriano Spatola, Wallace Stevens, Emilio Villa

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Qui il programma completo del Festival

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Nell’ambito delle iniziative del progetto nazionale di aggregazione letteraria denominato Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze, inaugurato il 31 ottobre del 2011 a Bologna, e in vista di una ri-definizione delle possibilità divulgative e performative, a partire dalla fine di settembre del 2012 prenderà il via una nuova fase in cui, oltre ai reading cosiddetti “regolari”, si cercherà di realizzare una serie di eventi in cui sperimentare direttamente dal vivo la plurisignificanza dei termini “aggregazione” e “condivisione”.
Il nuovo corso verrà inaugurato il 29 settembre a Spilamberto (MO), nell’ambito delle iniziative di “poesiafestival12”, con l’azione N°21 denominata “Il Baratto”.
La cosa è molto semplice e parte dal presupposto che gli autori cosiddetti contemporanei debbano anche mettersi in gioco attraverso il confronto con altre voci diverse dalle loro. In poche parole, ogni autore che parteciperà agli incontri non presenterà i propri testi, ma una breve selezione di testi di autori cosiddetti classici o anche contemporanei ma comunque conosciuti ai più, che rappresentino per loro un’idea fattiva e concreta di letteratura. A ciò si aggiungerà, per ogni autore, la lettura (interpretazione, drammatizzazione, performance…) di almeno un testo di un altro degli autori presenti all’incontro. Tutto ciò per far sì che i propri testi vengano presentati, filtrati, interpretati attraverso voci diverse, e quindi per donare al pubblico varie possibilità di approccio.
In poche parole: viene messa al bando qualsiasi situazione di autoreferenzialità e agli autori verrà chiesto di esporsi attraverso le parole di altri autori per dare al pubblico presente un’idea di quella che potrebbe essere la propria personale concezione di “letteratura necessaria”.

La macchia

era quella del profumo.
Un numero particolare messo apposta
per lei, macchia magra cinque
regalata da una sorella, o da una zia,
e diventata enorme, adesso, era
voluta, una macchia ben voluta, come dire
una macchina, e si ingigantiva
progressive, diventava un tir
quella bontà di frutta, quella
magia dorata e argenta,
mirra!
La santa macchiolina fece girare il
mondo, lo ribaltò dalla parte sbagliata
e il mondo non voleva rigirarsi
ma più del mondo potè lo sporco
della macchietta sulla maglia blu:
sparirono le stelle, s’ingolfò la notte
la luna kamikaze si piantò sull’orsa
e io avevo qualcosa da dirle
che mi s’inficcò sempre nel cuore
o forse no, forse era solo la vaschetta
del biancheggio o così come
la cosa asettica che chiamava amore.

Non si integrava

Non si integrava, a distanza
immigratizia ma sociale ma
non integrata non quella
mascherina, la fata, non rosa e
non quel giornale, rosso, quel
saluto non quella musica figa
l’appartenenza-mistero
(possesso disambigua), non
si faceva vedere qualcosa in mezzo.

Col piccolo cucù cuore a passeggio
sui ponti più lunghi del quartiere inserato
col vento dentro passava Cucù,
la silenziosa bombardata specialmente:

che non s’integrava
alla notte spennellata in
corpo maturo o a
venti bambini seduti a rovescio
nella sala impagliata e
beati saperne ridere cantando:
esce preoccupata dalla porta, a foga,
non ha il tocco armonizzato ora
nuota scorrente e inciampa disintegra.

Non c’è movimento adatto per questa dissoluzione.

Non c’è un movimento adatto per questa dissoluzione.

Sta belando sui cantoni di tutti e non si traduce in nome. E’ una portante dialettica coincisa, assomiglia forse ad un battito d’ali mentre le percorremmo le ciglia.

Non mi dire così, Asella, lascia che percuota il nome che devo, che lo faccia battere ed assomigliare a qualcosa. Cosa vuoi dire accartocciato come sei sulle spoglie del defunto amato.

Cosa vuoi dire su quel corpo estinto, drogato. Non legge nulla, ha appena finito di balbettare mezzo Macbeth sulla spiaggia di Riccione, sente il sale sulla mano, non immagina che possa esserci un sangue che non toglie, sente il prurito , odore di pene, odore di fuffa, umidore pregno, sta con l’alito del mattino disinvolto tra dentifrici, è magnetico e sociale.

Il regista di quel film animato.

Sta buono, gli viene facile tra un leone e l’altro. Che è bravo a fare le mimesi. Ma di te, quando dici ” vieni a vedere la strada, Maddalena se la fila, prova salire sul monumento all’indice, Maria viene dopo il seguito, noi ci spostiamo languidi, Marta non guida”

ma di te quando dici ” hai messo troppo sale nell’acqua, Umida, dovremo partire, non c’è posto per noi dietro la quinta”

e non importa, abbiamo bisogno tutti di parole garbate messe a punto per l’occasione e di favole accorte, del bilinguismo di certi articoli e della melodia di molte canzoni, Ginsberg e la sua sbobba, Emilia e la nebbia, Giacomo del finito e Arturo senza un’isola, acchiappati doppi nel fosco del divento, Gertrude la scorpiona e due altre che non ricordo, Sylvia sfornata.

Ma non importa.

Io di te mi ricordo perché ha asfissiato i giornali, e le cronache, e mi sei diventato così niente che niente è dirlo a producente a sferruzzato a calapultante disegno, vedi un ricamo che ti disegna la gloria e la ruggine, come, un’, altra, storia.

Non mi accontento. Voglio una mia avvocata, una scusante, una dritta. Cerco una deriva possibile in quello che potrei dire intero solo se ne avessi voglia, cri cri cri , Critico _Austero_Metti_A-Gogna- avrà posseduto tutte queste donne?

Ne avrà fatto quello che voleva?

Le case ricche lo avranno sequestrato ?

Il gelo d’inverno sarà stato sopraffatto dal termosifone, dall’aria calda apposita?

E settecentododici milioni di euro dichiarati al fiscalista apposto?

Come brillerà la sua intervista nelle agonie e traballerà la gamba nel giro stellato della coreografia, avremo altre balorde immagini sconvolte a farlo apparire, immune dalla distruzione ma pronto per il perplesso anelito, muto ai discorsi ma fervente di modi di luce, infrequente agli scherni ma tribolante di realitysazione, uno come noi in mezzo

alla merda, alla

consunzione della

gigante nana stella.

Sa, siamo troppo occupati per prendere in considerazione ulteriori variabili. Faccia mostra di Sé il legale che lo protegge, di questo ci occuperemo finché le cose non avranno preso la piega del pensato, per lui, per noi, non voglio presupposti tra le balle, non voglio musica che non sia quella quotata, fina di discoteche, assioma da cd.

Nel tuo poster immaginati separato da ogni base, aureolato di sguardo figé, mezzo in ombra dove verrà meglio, scartavetro il piccato limite e t’invetro

so farlo.

Ho te.

E non mi pongo nessuna domanda, quel che sei stato, il tuo racconto, il nome che hai, le storie forse bellissime che dicono tu abbia raccontato (che quelle le piglino chi per loro, i fisici del pensiero, sdrucciolanti lungo libri scuciti o fotocopie a credito)

stronzate. Tu risuoni

io ti spando.

L’attenzione

Non le ho lette con attenzione, è vero.
Mi salta sempre un posto davanti alla midriasi.
E’ per questo che passo alla prossima concava (le parole concave hanno perfetta la sintesi)
, tratto le convesse e le piane e le altre come indecisioni documentate sui margini d’errore
a miosi fido affido sfido diffido infido porfido
cioè asfalto

non le ho lette, perdona, non ce l’ho fatta a
concentrare le cell, wernike e brocà si facevano un’ombra
(sappiamo che potrebbe costargli la carriera,
qualche tedesco a prenderne la dura cattedra
si spera )
e così queste larghe frasi depositate come i calcari
per la linea frattale dell’encefalo trainante
e per i libri ritornanti che hanno studiato il sale
sono volate
come amanti
volano
nell’industriosa fabbrica dell’iperreale
(un iperaffi concavo, una coop, un’auchan d’idee
me le peperonerò, sotto aceto, un po’d’olio, pepe qb.)

e dove dovrei cercarla quest’attenzione fuggevole
se il mio amore ha scordato tutte le concentranze
non si fa più il culo, no, sulle parentesi dotte
dice che l’hanno fregato agli esami di quinta
agli esami di quinta aveva motivi
adesso basta, che i greci
dovevano essere spariti
stecchiti, dicevano
e adesso appaiono come fantasmi tutte ‘ste erinni, mica ne manca una
fanno il ballo dei cigni e muoiono ‘sto cazzo
ridono squittendo degli short messages
(una testa così quando ridono le mostresse)
shortless era

era per dire, era così, era che, ecco, vedi, scusa, insomma, d’altronde
mica vogliono farsi amare, vero, le tue spampanate sclerofitosi?

EAUX D’ARTIFICE

 

POETARUM SILVA – IL READING – REGGIO EMILIA

 

è tempo di libri

Enzo Campi

IPOTESI CORPO

 

Edizioni Smasher – Messina

 

Per acquistare il libro

qui

 

http://www.edizionismasher.it/campi/enzocampi.html

 

 

Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?) l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità).

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

 

 

 

AAVV

 

POETARUM SILVA

 

Edizioni Samiszdat – Parma

 

Antologia di prosa e poesia a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri,Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

Per acquistare il libro

qui

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Silvia Rosa

 

DI SOLE VOCI

 

Edizioni LietoColle – Como

 

Per acquistare il libro

qui

http://www.lietocolle.info/it/rosa_silvia_di_sole_voci.html 

 

Così i versi di Silvia Rosa sono una cronaca del giorno a venire, della conta dei passi che servono per uscire dal fondo di sé per farsi Sola Voce. Il verso chiama una profonda cura del dettaglio e dello stile così come una parola piena, contundente e circolare che si fa carne nuda: il mio Corpo cede peso all’Anima/ e cambia di significato e di sostanza/ nello spazio del discorso/ si appunta come un segno nero/ a margine. Ecco che la nudità diventa la possibilità di decifrare con la pelle la scrittura e il segno del mondo: resta come un coagulo che si distingue dall’anima e accede al Senso. 

(dalla prefazione di Alessandra Pigliaru) 

POETARUM SILVA – L’ANTOLOGIA

AAVV – Poetarum silva – Ed. Samiszdat – Parma

 

Per acquistare il libro senza carta di credito

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Poetarum Silva

Antologia di prosa e poesia

a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

 

Cristina Bove

 

Allora ti avvicini con la bocca

alle cose sentite dire altrove

che non sono le tue

raccogli cenci

spolveri le travi 

– i ragni li farai infelici –

e se pronunci ancora altre parole

otterrai sei monete e due lustrini

di fandonie sgargianti
 

tu non conosci decerebrazione

l’essere solo corpo

– il pesce anfiosso –

il suono delle cellule che cade

transitorio

giù per accenti tonici

emerge da cunicoli

deflagrando crisalidi

– l’atropa sfinge –

separata ristagna e si nasconde

sotto lemmi e cifrari

l’anima mia

per un destino d’ali.

Giovanni Catalano

 

Quando dei volti amati

si perderanno i tratti e resteranno

le stanze senza musica

o nella cenere delle mansarde

le borse di pelle

piene di carte di giornale

accartocciate,

i due cappelli di lana,

un vecchio abete artificiale.

Nemmeno noi

che di questa vita

abbiamo amato gli angoli

e nella notte gli altri

poco prima di svegliarsi.

Persino noi,

la stessa distanza.

Piegati in due

a far combaciare i lembi

tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,

in due, in quattro, in otto.

(altro…)

nei mari, sui mari, dei mari morti

L’amore è una sciocca pretesa
le anime, in fondo, saltellano
e ridere o piangere è identico
nei mari, sui mari dei mari morti
le anime, bagnate, oscillano a colpi
saprò trovarti quel vago vento sacro
sbagli però se pensi che potrà asciugarti
l’amore è solo un’isola di donne e di bambine
e favole lebbrose dolci salpano dai suoi porti
le anime sanno assorbire quelle folte piaghe
eppoi cicatrizzarle sotto gravidi raggi di sole brillanti.
Non si ricorda niente del fascino immortale che vinceva
in te l’aggrovigliato battito di te fuochi grossi celesti
dell’altalena d’inverno tutte le lievi cicliche parole
ed un solo millesimo di fini strette sbocciate al secondo
le anime non ricordano, ferme sui porti a tessere le stelle
le chiuderei volentieri negli armadi vuoti di molte nostre case
ma non ricordano, gravide di (morbide linee trasudanti sulla pelle)
le hanno li, così, calde gomme di lue, d’amore, pacchi di secche foglie rose.