Sigismundus Editrice

I poeti della domenica #216: Fabio Orecchini, da “Per Os”

 

(Dalla sezione: Per os / somministrate parole)

A togliere via dai resti le macerie, le carni dalle vesti
a togliere via le bocche recuperare i denti
a togliere via le lingue le gole dai tormenti

Lasciare intatti gli occhi, intoccate le orecchie
i corpi materia dell’acedia, le zone interdette
il fuoco di parole che devasta / mentre tutto d’intorno si tace

 

(Dalla sezione: La memoria della crisi / La crisi della memoria)

corpo nell’errore, nel farsi termine, tramite noi, come termite
nel dolore, a fare buchi cavi, valicare travi su travi, come cavia
per tornare a noi, ai giorni terminali                     e scavi e scavi

tre vani devastati abitarne l’habitus il recesso
due vani e mezzo il catino verandato
da ristrutturare al più presto, il condono regresso

C’è qualcuno?

Crolla in quiete il cielo defibrilla
demolire il tempo prova a dire
il rumore bianco dentro ai monti di Sibilla

 

© Fabio Orecchini, Per os, Sigismundus, 2016

5 testi da “Il non potere” di Davide Nota

davidenota

di Davide Nota


L’arcano


Nel cuore il sole immette un sortilegio
come un fantasma buono d’ambo i sessi
ed è una voce che traluce il nome
dentro la stanza che traduce oggetti.


Tu sei con loro nella storia vaga,
nel tentativo assurdo e il privilegio
di esistere per dote o per difetto
come un transex arcano per la strada

di chi non fa rinuncia e tutto perde,
di chi la morte preferisce a iosa
piuttosto che la corte vomitosa
dei lividi sorrisi e delle merde.

Tu sei nel rosso dove adesso appena il verde
lucore delle foglie sfiora il dosso,
ti chiese l’antenato di descrivere
la neve sopra il corpo e le radici.


Stanza


Questo naufragio di ventre e polmoni
sotto le costole marroni del tetto
è la riaperta ferita del neon
al clicchìo costretto degli interruttori.

«Che ridi?» mi chiedesti, sorridendo.
Io ti risposi un timido: «no, niente».
Contempleremo nel quartiere orrendo
i bar che si riempiono di gente.

«Tu vedi di studiare qualche cosa…».
Ma adesso pure noi si sa che si è
qualcosa, tra le cose: un accumulo

di prole in disavanzo,
che solo la bufera ci promette
sul tavolino bianco questa rosa.


Gli orfani


Occorre ritrovarsi. Su questo bagnasciuga
reticolato. Dentro queste macchie
di acquerelli e pixel. Nel cielo
sfibrato. Occorre comunque ritrovarsi.

L’immagine è sfocata. Un’ombra
accartocciata ai piedi del mare.
(Non lo so neanch’io, no: non lo so…).
Sulla battigia desolata
gli uomini in fuga cercano un rifugio
e i deboli un lungo sonno.

Così come orfani del mondo
incatenati nella febbre a vita
del giorno: è così, sì, va bene…
Ma sebbene le tubature siano molte
e la sorgente unica
l’origine, Giulia, è dentro l’assedio.


Leggendo Eschilo


La mia giornata è senza senso e non sarà
possibile costruire una fortezza necessaria
per dire è questo, è quello.
Io sfoglio libri alla rinfusa
come le pagine di Topolino e Focus. Non leggo Bataille,
inizio Proust ma mi distraggo. E presto è l’ora
di farmi un giro su Youporn.
E quando arrivo a sera sono stanco.
A volte penso che si perda crescendo
la facoltà di intendere le cose,
io per esempio non comprendo più cosa significhi
avere un mondo interiore.
Escluso dai candidi pepli e dai banchetti
esecrabili, non il canto delle Erinni
mi spezzerà la vita.
E nessun coro che scavi
in questo bulbo corroso.


La promessa del fiore


Brilla per sempre, relativa stella
alla distanza da cui mi avvicino.
Vederti è stare qui dove la riva
l’esistente in cammino ogni possibile
rifrange alla deriva d’occhio e luce.
Ma adesso è in questo immobile processo
in cui io e te miliardi di anni luce
distanti ci fermiamo ad osservarci.
La muta già corrode ogni esperienza
violata ma ti ho vista ora per sempre
brina dell’esistenza, non passata
visione, assenza che (forse) ricuce
l’improbabile promessa del fiore.



Davide Nota è nato nel 1981 a Cassano d’Adda, in provincia di Milano. Da sempre residente ad Ascoli Piceno ha studiato Lettere moderne a Perugia. Ha fatto parte del movimento “Calpestare l’oblio” (2008-2010) e della rivista di poesia e realtà “La Gru” (2005-2012). Ha svolto diversi lavori tra cui operaio in fabbrica, proiezionista per cinema, commesso librario, banconista alimentare e editore. Dal 2013 cura il blog di poesia “Fonti Coperte” per il sito de “L’Unità”. Vive e lavora tra le Marche e Roma. Il non potere (2002-2013) è il suo primo libro di poesia.