Sergio Rotino

Fabrizio Lombardo, Poesie da “Coordinate per la crudeltà”

 

È molto più onesto ora farsi da parte, dirsi fuori quota
per gare come questa. Ammettere che non è il terreno
adatto. Che è stata solo una falsa partenza. Dire
che la pazienza è andata. O anche scrivere
delle solite cose, ripetere i fondamentali
e risparmiare fiato per i giorni che verranno
per l’ennesimo novembre di silenzio e allenamenti mancati.

 

 

Scrivo il falso – spesso – e svendo le parole
mischiando vergogna e vita vera con la sintassi
della menzogna. Non chiamarlo progetto di poetica
geometria binaria, o gioco d’ombre. Serve più coraggio
a vivere i pochi gesti possibili/ quelli rimasti.
Qualche respiro preso in prestito. La notte, nelle case.

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Sergio Rotino, Cantu maru

Sergio Rotino, Cantu maru, edizioni Kurumuny, collana Rosada, 2017; € 10,00

 

mai cu te
basta cu
te a
tie mai
cu basta a

sempre picca ete

quiddru ca
sempre alli
sempre a
cine alli
muerti se
tae

mai che ti/ basti che/ ti a/ te mai/ che basti a//
è sempre poco// quello che/ sempre ai/ sempre a/
chi ai / morti si / offre

 

*

fatti te
jentu te
jentu e
spentura
fatti te sta
cosa china
te uci ca
sonanu te
cose ca p
parole p
parenu e

struncuniçiate
comu a n
nui
struncuniçiati
da cose ca

ca nu
decimu nu
sapimu comu
se dicenu c
comu se
potenu dire

fatti di/ vento di/ vento e/ sventura/ fatti di questa/
cosa piena/ di voci che/ suonano di/ cose che p/
parole s/ sembrano e// sfracellate/ come n/ noi/
sfracellati/ da cose che// che non/ diciamo non/
sappiamo come/ si dicono c/ come si// possono dire

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Su “Mobili e altre minuzie” di Leila Falà

di Sergio Rotino 

mobili-poetarum

È un piccolo, intenso gioiello di misunderstandings, quello che Leila Falà, anconetana da sempre residente a Bologna, ha creato in Mobili e altre minuzie. Questo continuo gioco di fraintendimenti si potrebbe definire come l’asse principale della silloge, risultata vincitrice all’ottava edizione del premio internazionale di poesia femminile “Elsa Buiese” organizzato dal comitato friulano DARS – Donna Arte Ricerca Sperimentazione, con il sostegno del Comune di Martignacco e il Patrocinio della Provincia di Udine.
Certo, dentro i testi fanno da padrone le ansie, le malinconie e anche i dolori che la vita pone (e chiede di risolvere) all’universo femminile. Ed è certo che ogni elemento viene rappresentato attraverso un uso della parola la cui superficie – ma solo in superficie – si offre come dato ironico e leggero.
Basta però guardare dietro i mobili del titolo – presenze mute, capaci di generare una certa inquietudine, basta guardare la polvere che si deposita sotto i tappeti, basta infine osservare la figura dell’altro, soprattutto la rappresentazione del maschile che vi fa capolino – per ritrovarsi in un universo distante dall’impalpabilità sorridente del “niente mi provoca dolore”. Inoltre, a volte sembra quasi che il suggerimento a guardare dietro sia uno spingere a guardare l’interno dei mobili, a decrittarne le interiora: aprendo un varco fra gli oggetti che vi sono contenuti, si giunge a quel nodo di angoscia dove il reale accusa il suo essere nastro trasportatore (e trasposizione) del disagio quotidiano.
È proprio qui, grazie a una forma di ambiguità che permette il ribaltamento delle prospettive, che il lettore viene spiazzato e messo fuori asse dopo essere stato cullato da versi fintamente anòdini.
Cosa accade allora nei testi che compongono Mobili e altre minuzie? Che dietro la quotidianità degli oggetti, dietro il vissuto anch’esso quotidiano interpretato al femminile – entrambi leggibilissimi nel loro sapore agrodolce – appaia l’orrore della verità. E che essa si presenti sempre, maledettamente simile a un puzzle incompleto di cui si possiedono «gruppi di tessere qua e là/con forme, ma non si lega niente».

 

Abat-jour


Quando
a colloquio col sonno mi spoglio
scappano dai ripari diurni del corpo

penzolano su l’abat-jour in attesa
sul colle dei libri non letti
sui colloqui virtuali
di cellulari in riposo
parole volatili o solo ali
dette lette ascoltate rubate
a bocche distratte
e insegne loquaci.

Attendono come passeri sul filo
che la luce si spenga.
E vanno a infilarsi rimescolate nei sogni
a spiegare i significati della mia irrequietezza
il senso dei gesti non fatti.

Mi sospingono fino a depositarmi
verso minuscole verità della vita.

Laundrette


Tra lavatrice a gettone e asciugatrice
con ombra di lato
incastonato se ne sta precario
su uno sgabello e fiducioso
nel secco del negozio con i neon
come un diamante selvatico
il mio uomo
nel suo nuovo look da scapolo
perfettamente uguale a prima
e pure così diverso
che non appare solo
ha proprio quella faccia da libertà
che però gli adoro.


Puzzle


Quando poi sei diventato grande
tu pensi che ora che sei in fondo
il tuo puzzle dovrebbe avere la sua forma
che ormai dovrebbe comparire il disegno
di te con la tua vita amici e amori affianco
un affresco composito complesso
di serenità.
O di certezze almeno.

Invece ora tutto si confonde
ho gruppi di tessere qua e là
con forme, ma non si lega niente.
Tanta gente
ma accanto a me nessuno.
Tra un pezzo e un altro un buco
che non so quando si è formato.
Né se ci sia sempre stato.
Tra tutte queste tessere
buttate dappertutto
la mia figura infine non compare.

L’altro giorno ho trovato
un pezzo con un occhio.
Mi guardava.
Ma non era neanche il mio
era un ricordo e basta
e non di un fatto ma
di un film soltanto
o di uno spot pubblicitario
forse.

 

 

PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

a cura di Sergio Rotino, con la collaborazione di Luciano Mazziotta

BOLOGNA, Ibs.it bookshop, piazza dei Martiri, 5 – Libreria Trame, via Goito 3/C

Modo ipofrigio, 2015 Stefania De Salvador Tecnica mista su tavola di legno, 60x40

Modo ipofrigio, 2015
Stefania De Salvador
Tecnica mista su tavola di legno, 60×40

 

 

Settima edizione consecutiva per Paesaggi di poesia, rassegna di incontri e dialoghi con alcuni dei nomi più interessanti del panorama poetico italiano ed europeo.
Organizzata a Bologna da Sergio Rotino,  principalmente negli spazi di Ibs.it bookshop ma anche in quelli di Libreria Trame, in questo settimo anno la rassegna si avvale dei suggerimenti di Luciano Mazziotta, giovane critico e poeta.

La formula è però rimasta invariata.
Infatti nell’arco di quattro mesi, da febbraio a maggio, verranno ospitati negli spazi delle due librerie 16 incontri con 18 poeti per un totale di 19 titoli. Gli autori provengono da tutta Italia (Lombardia, Sicilia, Campania, Marche, Veneto, Lazio, Emilia, Toscana), dall’Irlanda (Afric Mc Glinchey) e dal mondo anglosassone in generale.
La discrepanza fra numero di titoli e quantità di autori è dovuta alla creazione di DUE, un ramo della rassegna in cui due poeti dialogheranno l’uno sul volume dell’altro, e viceversa, in uno scambio di presentazioni. Oppure un poeta presenterà due suoi volumi, usciti in contemporanea. Oppure ancora due poeti parleranno del libro scritto a quattro mani, ma separatamente.

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da “Dicembre dall’alto” (inedito), di Vittoriano Masciullo

di Vittoriano Masciullo

ueno

Ueno

 

abitò per poco qui vicino
la figlia della signora ota
forse anche lei i versi degli animali
in cattività o negli spazi museali
chiusi noi pure in un cubicolo
sulla strada in attesa di
in ultimo scattiamo
per un o un br
amito notturno
speriamo non sia omen
(AZ785 latitudine piano di volo
ore carburante aggiuntivo
tasse pagate chiusa la valigia chiesta la grazia
spesa la moneta lascia stare poi vedo
lì cosa mi dicono cosa mi fanno)

 

*

un desiderio lo sciogliamo così
che forza queste braccia mattutine
vita mia morte quanto volte
dov’eri ogni lettera è ma
sempre la stessa rimane “ r ”
ora riesci a salvare
salva salva o a che serve
(farò rumore perdona le plastiche
scricchiolano le scarpe lascio la
camicia presa a san paolo l’intero
fotogramma di me e altro che non
battiti ventagli le cartoline del museo nazionale)

 

*

lasciamo stare
la punteggiatura le pieghe gli
sguardi obliqui (scatto
non scatto fumi ti giri
verrebbe bene con questa
negli occhi meglio se di profilo anzi un)
limite che finisce sempre in un deserto
senza racconto senza libro speso
in anni tutto non detto nel e infatti
(scoprimmo non si diede la morte
fumiko fuggì in cerca di sopravvivenza
inviò lettere si disse viva senza di lui
passata per solitudine morte presagi
e anche noi)

 

*

porta questo orologio in più pensa
di allungare il tempo suo davanti
questa clinica non resisto incerto
del luogo interno dove
bagna le pezze abbassa la febbre
accartoccia il corpo usa la strategia del serpente
aspetta luglio quando la croce cardinale
avrà abbandonato il cielo non è ora
perdona perdona o a che serve
(e trova una smoking area
troppo verde
quando eravamo piccoli avevamo
la fortuna dei dischi di mio
poi invadiamo shibuia e così anche
la malattia
la nostra)

 

*

ultima preghiera nel tempio di asakusa
so per chi cosa devi
piove rientri così scrivi
ma col tempo sai anche
questi senza fine giorni
irripetibili più feroci delle spine
infragiliti dalla tosse
col tempo sai la morsa del palmo
in silenzio formicolio che non si
più al buio di quella
delle analisi sangue o
linfa da parte terrei ti servisse
ma cresciuta non più libera
dalla luce suicida
col tempo sai
(vicino i fiori galleggiano
presto verso il bianco
che qui è l’addio)

 

*

perdonassi mentre bevi
e chi
se ne importa
della fotografia dall’alto
dell’aeroplano in caduta
libera dell’immagine della casa
del viso c’era un piano generale mio
padre doveva sapere
un vestito preso apposta
e invece guarda
che rientro che fine sono capace di
e non girarti è sera col tempo sai

da “Vivaio” (inedito), di Sergio Rotino

di Sergio Rotino

Alberto Burri Sacco L. A. 1953

Alberto Burri, “Sacco L. A”, 1953.

*

cosa sono quelle

viole forse

oppure no
ancora non è la loro stagione ancora no forse

allora cosa potrebbe

rose estive potrebbero o tentativo di prime rose
profumo nauseante della perdita lenitive rose

tentativo

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Paesaggi di poesia – Rassegna a cura di Sergio Rotino

Paesaggi di poesia – Sesta edizione
Rassegna di poesia
a cura di Sergio Rotino

 

Giunta al sesto anno, la rassegna Paesaggi di poesia curata da Sergio Rotino si fa nomade per dare modo alla libreria Ibs.it, da sempre sede ospitante, di trasferirsi nei nuovi locali. Quindi disloca gli incontri da marzo a maggio sia presso Ibs.it sia nelle librerie indipendenti bolognesi Trame e Modo infoshop. Non cambia però l’approccio che da sempre la contraddistingue, ovvero il desiderio di scandagliare i molti territori e quindi i molti paesaggi che la scrittura poetica offre ai suoi lettori. Per fare questo Paesaggi di poesia guarda solo in maniera obliqua e laterale a quanto viene prodotto a Bologna, ma sposta ostinatamente e con curiosità il suo sguardo verso l’esterno. Così, anche nell’edizione 2015 sono stati invitati a parlare del proprio lavoro autori che vivono e lavorano in altre città o che nel capoluogo felsineo vivono, lavorano e operano, ma provengono da zone d’Italia a lei più o meno prossime. Ma sono stati invitati anche traduttori, che lavorano su poeti non italiani, e curatori di antologie, vera miniera di scoperte e riscoperte.

5 marzo
ore 18
Presentazione del volume di Maria Pia Quintavalla
“I compianti”, Effigie edizioni
Dialoga con l’autrice Loredana Magazzeni
libreria Ibs.it via Rizzoli 18, Bologna

12 marzo
ore 18
Presentazione del volume di Luca Ariano
“Ero altrove” (Dot.com press edizioni)
Dialoga con l’autore Luciano Mazziotta
libreria Ibs.it via Rizzoli 18, Bologna

13 marzo
ore 18
Presentazione del volume di Andrea Alessandro Di Carlo
“Appunti per un discorso sull’odio” (Bébert edizioni)
Ne parlano con l’autore Matteo Pioppi e Daniele Barbieri
libreria Ibs.it via Rizzoli 18, Bologna

7 aprile
ore 18
Francesco Tomada presenta
“Portarsi avanti con gli addii” (Raffaelli Editore)
L’autore ne parla con Fabio Franzìn
libreria Trame Via Goito, 3/C, Bologna

9 aprile
ore 15
Valerio Magrelli presenta
“La lingua restaurata e una polemica”, Manni Editori
Ne parla con l’autore Alberto Bertoni
Università di Bologna, via Zamboni 33, Bologna

14 aprile
ore 18
Luciano Mazziotta
“Previsioni e lapsus”, Zona editore
Introduce Vito Bonito
libreria Trame Via Goito, 3/C, Bologna

23 aprile
ore 18
Tommaso Di Dio
“Tua e di tutti” (LietoColle-Pordenonelegge)
Ne parla con l’autore Luciano Mazziotta
libreria Modo infoshop via Mascarella 24b, Bologna

28 aprile
ore 18
Mario Corticelli, “aria (comunione)” (IkonaLìber)
Ne parlano con l’autore Marco Giovenale e Stefano Colangelo
libreria Modo infoshop via Mascarella 24b, Bologna

29 aprile
ore 18
Andrea Amerio
“La guerra d’Europa”, Nottetempo editore
Il professor A. de Bernardi dell’Istituto Parri ne parla con l’autore
libreria Trame Via Goito, 3/C, Bologna

6 maggio
ore 18
Gianni Montieri, “Avremo cura”, Zona editore
L’autore ne parla con Luciano Mazziotta
libreria Trame Via Goito, 3/C, Bologna

12 maggio
ore 18
Carol Ann Duffy, “Le api”, Le lettere
I traduttori Giorgia Sensi, Andrea Sirotti ne parlano con Silvia Albertazzi
libreria Trame Via Goito, 3/C, Bologna

LA MAPPA DI PAESAGGI DI POESIA – SESTA EDIZIONE

Ad aprire la rassegna, il 5 marzo, ecco allora la presenza di una autrice di spicco come la parmense e milanese Maria Pia Quintavalla, con il suo ultimo lavoro “Il compianto” ultimo tassello di una trilogia sugli affetti familiari, un romanzo in versi o meglio, un memoir in versi sulla figura del padre. A dialogare con lei Loredana Magazzeni.

Sempre da Parma, dove vive, proviene il pavese Luca Ariano che il 12 marzo presenta in compagnia di Luciano Mazziotta “Ero altrove”. Anche qui ci si trova davanti a un romanzo in versi in perenne formazione, dove l’autore scandaglia con sguardo quasi documentaristico il nostro presente e la società del nostro presente, attraverso una coralità di personaggi, di voci e di registri stilistici.

Ultimo appuntamento di marzo, il 13, quello con Andrea Alessandro Di Carlo, nato ad Atri ma da tempo operante su Bologna. Il suo “Appunti per un discorso sull’odio” viene presentato da Matteo Pioppi e Daniele Barbieri, e apre a un altro paesaggio, quello in cui il testo abbandona la partitura in versi per spingersi lungo la strada di una prosa poetica, tellurica quanto carica di una inesausta tensione lirica.

Gli incontri successivi, previsti per aprile e maggio, offrono la stessa apertura verso territori poetici non strettamente cittadini e non sempre ortodossi. Tutti quindi nell’ottica da sempre perseguita dalla rassegna Paesaggi di poesia.

Accade anche con il nome più noto della rassegna, Valerio Magrelli, che il 9 aprile presenta, ospite dell’università di Bologna, La lingua restaurata e una polemica, piccolo gioiello di ibridizzazione dei generi letterari, edito da Manni Editore.

O con Andrea Amerio, curatore dell’antologia poetica “La guerra d’Europa”, focalizzata sul Primo conflitto mondiale, che ne parlerà il 29 aprile col presidente dell’Istuto Parri professor A. de Bernardi.

O, ancora, il 12 maggio, quando due traduttori quali Giorgia Sensi e Andrea Sirotti parleranno del loro lavoro sui testi che compongono il volume Le api, della poetessa americana Carol Ann Duffy.

Sempre in direzione di altri paesaggi della poesia guardano gli ulteriori appuntamenti in calendario.

Così è per il goriziano Francesco Tomada, che in “Portarsi avanti con gli addii”, 7 aprile, non racconta solo “le titubanze di un uomo che è vissuto e vive in un confine”, come scrive Fabio Franzìn, ma la volontà di superare il confine più estremo, quello della solitudine e del commiato.

Ancora un libro ibrido, con sezioni di prosa e di poesia, è “Previsioni e lapsus” del Palermitano Luciano Mazziotta, 14 aprile. Appartenente con i suoi trent’anni alle ultime generazioni di poeti, Mazziotta organizza una biografia volontaria su se stesso e sul suo tempo, dove il disorientamento si fa onnicomprensivo, supportato da una lingua carica di tic, di sfasature, a tratti cinicamente ironica.

Mazziotta sarà presente ad altri due incontri:  con Tommaso Di Dio, 23 aprile, e con Gianni Montieri, 7 maggio.
Di Dio crea con “Tua e di tutti” un’opera portatrice di tutta la complessità del moderno: dalla crisi del soggetto a una indagine sul concetto di continuità” poste davanti “a una contemporaneità in cui ogni traguardo raggiunto azzera i precedenti” lasciando all’essere umano “la necessità di riepilogare e ricominciare daccapo”.

Montieri, campano ma residente in Lombardia, dedica il suo ultimo “Avremo cura” a Luigi Bernardi, autore ed editore emiliano scomparso di recente. Nel volume però, dietro l’assillo-ossessione della morte, è il futuro a venir dichiarato fin dal titolo, “esplicitato nella sua dimensione più propria, del proiettarsi della vita oltre se stessa, oltre un passato di sofferenza o di sogni infranti”.

Con Mario Corticelli, che il 28 aprile presenta il suo “aria (comunione)”, ci si inoltra nel territorio della ricerca poetica. Uno sperimentalismo che, come dice Marco Giovenale presente con Stefano Colangelo a introdurre l’autore residente in provincia di Reggio Emilia, “lavora entro i margini di un’inquietudine” pronta a portare fuori asse “tanto il tessuto pacifico che le valenze semantiche stabilite dei nostri rilievi e tracciati sociali, storici, quotidiani”.

5 inediti di Sergio Rotino

da Floreale


strada incerta
fra due cani
centro della sera

fiore tu
pronto a richiamare altro
fiore

al bocciolo
dalla rosa
che muore

così è per
ogni petalo
dopo il primo
petalo

la necessità di cadere

caduto
perché si deve

nessuno più da
ascoltare dici lo
specchio m
muto ugualmente si deve
colmare spazio
quanto rosa ma

sei tu
solo a
crescere lei no
lei scompare


*


dentro la
terra la crepata
unità
delle cose

emendate

stanno le rose dai
loro profumi dei loro
colori private

dal pungente
dolore
mondate stanno
dalle spine
si sono fatte
privare

scorciate nel
gambo altro
grembo siano
dentro

il terreno bruciato volto
dalla calura s
sommerso nel
canto ma

senza pianto alcuno
siano volontà

immensa che accanto cancella
dal ricordo
delle rose mondato
ogni senso



da Pro Patria


cronaca romanzata


attraversa l’urbe la città la cittadina il paese infine ma sempre una terra interamente piena di verbi prima conosciuti non più adesso ché non ricorda nulla nomi di strade luoghi frequentati niente ricorda figurati le declinazioni che poi è roba inerte già da parecchio mentre sul rettifilo assolato sulla rotonda immensa sta pronto a sgrugnarsi il mandato lui destinato che poi non fosse stato per la telefonata la voce allarmata polacca comunque slava che poi da questo presente ora proprio non ricorda come si chiama comunque giovane persona non sarebbe nata l’accensione del pensiero niente azione tramutata nella porta d’ingresso scardinata nella scoperta con salvataggio in estremo limite della parola poi nulla c’è stato il posticipare clinico il da farsi l’attesa raccolta intera quanto oltremodo tesa dalla cugina poi un principio di azione seconda al nucleo principale più blanda diremmo nonostante di macerie si cominciasse a parlare ecco cosa gli tocca che poi sorpresa prima dell’apertura di sipario preso un treno arrivato veloce sul precipizio da lì in poi il dramma necessario al proscenio lui dice andavamo a cominciare noi da soli e solo noi


*


per questo come per altro ancora posponi dunque la carneficina e offrici in cambio l’utilità
quotidiana della medicina chimica quella che tutto calma idee come pensieri
lenitiva quanto digestiva quella leggera da prendere alla mattina
bicchiere d’acqua pronto in mano quella pesante perciò ineludibile da prendere secca
sul principio orrido di ogni sera poi durante le notti insonni obbligatoriamente
terapia del dopo del fantascientifico futuro ancora una per dimenticare e finalmente farsi niente
ennesima tacca sul blister del contingente
così da avvicinarsi al traguardo proteggersi non andare in vacca

segna perciò quest’altra tacca

porta la salvezza alla bocca


*


dice poi dice ancora se non di più che li ha visti i camici ruotare per la stanza che ha visto la carne da cui si è generato tornare a metterlo testa-piedi metterlo fuori in un boato di movimenti inconsulti di pianti improperi lamenti e che ci sono ancora ma silenti come una dichiarazione di poetica seduti poggiati al legno della parete verde anche tu dice anche tu li vedi mentre affacciato alla finestra stai a riprendere fiato così anche lei come tutti qui li vedete dice che sono proprio lì che si vedono e che lì stanno ancora che lì se ne restano zitti sullo scranno della storia dice che la dignità non riuscirebbe a colmare tutto il suo futuro né il tuo o tanto meno il loro ma se lo costruisci anteriore forse li farebbe parlare nuovamente raccontare di una morte che ripete il suo gesto carico di quotidiana eloquenza più vicino farebbe quel refolo d’aria insidiosa pronto a strisciare dalla porta per ogni dove fino a tramutarsi in una fine casuale
orribile come tante


*


prendi il sonno dei morti o prendi i morti solamente
fa che qualcuno di loro nei sogni sopravviva e di questo possa farsi forza
dopo prendi me e il mio sonno come esempio possibile prendi quel mio dormire fondo
tutto intento a stare rannicchiato nella forma punitiva della fossa così da non
poter mai dire al mattino successivo nell’ora del risveglio io ricordo
prendimi a esempio non pensare quanto confonda le parti
prendi solo quanto capisci o credi io abbia capito in quel tempo buio mal rifinito
il resto lascialo dentro al letto lascia si consumi
è finito ma se vuoi guardalo guarda la parte di noi più morta
la fascia attorno agli occhi il secco da congiuntiva
a te non serve a te basta quanto di lui avanza

è finito

lascia