Sergio Gallo

Sergio Gallo, poesie da “Beccodilepre”

 

Se la neve delle Alpi talvolta
come l’epilobio arrosa la conca*
è per colpa del pulviscolo sabbioso
portato d’inverno in alta quota
dal forte desertico scirocco
o causa dell’alga dei ghiacci
che in primavera per fotosintesi
la incipria di scarlatto?

Lo chiedo all’innevato Monviso:
nell’alba cristallina illuminato
dall’arancia del sole mattutino
indossa una rosea dolomitica
veste. Ma come bimba pudica
cui s’infiammano le gote, tace
presto celandosi tra le nuvole
di materne gonne vaporose.

*L’epilobio arrosa la conca: citazione di un verso di Beppe Mariano da La realtà, in Attraversamenti, (Interlinea, 2018): “… un tratturo / del Monviso esaltato dalla neve che pomella / il dorsale sotto cui l’epilobio arrosa la conca”

 

Vademecum

La persona che incontri
lungo il sentiero: salutala,
guardandola negli occhi.

Sorridi cordiale a chi può darti
informazioni preziose,
con esperienza indirizzarti
verso viottoli migliori.
Insegnarti qualcosa
nel breve scambio di qualche parola.

Non ignorare la persona
che incroci lungo il cammino:
oggi stesso potrebbe
– senza esitazioni –
salvarti l’esistenza.

 

Il grido d’allarme della pernice bianca

a Fredo V.

Al nostro passaggio sul nevaio
rinuncia al perfetto mimetismo
tra candide coltri e detriti morenici
il maschio della pernice: infastidito

ci apostrofa con un rauco gutturale
suono, prima di spiccare il volo
in cerca d’un nuovo e forse
più tranquillo pensatoio.

Il ventre e le ali immacolate,
il resto del piumaggio d’uno
screziato grigio-bruno.

Tetraonide e relitto glaciale
mai come in quest’epoca
d’anomale temperature
di ridotti ghiacciai, cupida

predazione venatoria, come
upupa, capovaccaio, grifone…
a rischio d’una irrevocabile
inesorabile estinzione.
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Alcune poesie da ‘Corvi con la museruola’ di Sergio Gallo

.

Distopie del terzo millennio

Alberi sterminati. Alberi
terminali, quantunque sani.

Barbarie che si rinnova,
inesorabile estinzione.

A chi servirà, o verdi patriarchi
quest’olocausto senza fine?
Chi farà sussistere nell’invisibile?

Senza i radiosi sessili avi
l’umanità sempre più s’avvia
verso evi oscuri.

 

Le querce di Gourdon

I see the oak’s bride in the oak’s grasp
Ted Hughes, Gaudete

Lungo i bordi della falesia
di fronte al mare nizzardo
nel vuoto quasi sporgenti
ardite e frugali s’ergevano
roverelle. Le pubescenti
foglie lobate, le cortecce
scabre scosse dalle folate
del pungente Mistral.

Da Nord-Ovest spirando
in egual misura sferzava
le profonde gole del Lupo,
il cammino del Paradiso e
– tra timo, lavanda, ginestre –
le deliziose case arroccate
sullo sperone di roccia.
E noi contemplanti sotto le querce.

 

L’argironeta

Come il ragno palombaro
con tele argentee tesse
campane subacquee
dove intrappolare
diafane bolle d’aria
necessarie per vivere.

Così appeso sott’acqua
nell’osmotica tana
attende di catturare
avannotti, efemere
e nuovi frammenti
di sogni possibili.

 

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