Sehnsucht

Amore e Morte nelle liriche di Vito Santoliquido (di Luca Cenacchi)

10568874_10203305276645382_4260994193966908499_nQuando ho letto per la prima volta le poesie di Vito Santoliquido […] la sensazione provata è stata una certa familiarità non tanto per la facilità, quasi prepotente, con cui l’autore riesce ad avvicinare la sua poesia al lettore, ma per gli echi letterari riemersi durante la lettura che, seppur siano ben definiti, non riescono mai a riassumere, nell’etichetta corrispondente, la totalità della poetica dell’autore il quale presenta, dunque, uno stile ben equilibrato tra debiti verso la letteratura e ca­rattere inedito.
Già ospite di Poetarum Silva, di lui è stato sottolineato il carattere visivo unito a un proficuo laboratorio verbale, nonché una certa Sehnsucht.[1]
Intuizioni esatte, con cui concordo, e mi permetto di suturare con una personale intuizione, sperando si ri­veli altrettanto corretta.
Quel che mi sembra fondante della poetica di Santoliquido è un “surrealismo barocco”, detto con tutte le precauzioni della situazione, la cui modulazione e slancio timbrico resta in equilibrio fra pose romantico-decadenti ed eroiche che impediscono, dando dignità allo stile, di scadere nella leziosità invertebrata tipica del barocco amoroso.
Le soluzioni stilistiche sono differenti, ma credo si possa asserire che il laboratorio verbale ardito incoraggi quella giustapposizione di realtà differenti, cara al surrealismo,[2] mediato da un io lirico prominente la cui coscienza e gusto è profondamente italiana, il quale squassa con scarti repentini il procedere delle poesie, ma andiamo con ordine.
Sin da subito, sfogliando le pagine virtuali di “Le sommeil interrompu” – blog dell’autore – si può attestare un dialogo io/tu, il quale funge da tessuto delle poesie, in cui si dipana una versificazione di medio/breve portata il cui ritmo vorticoso, velocizzato dall’uso serrato di inarcature, tenta sempre di sorprendere il re­spiro del lettore con le sue pause inaspettate e disorientanti, non sempre sulla battuta. (altro…)

Delmira Agustini (post di natàlia castaldi)

Quando Delmira Agustini venne uccisa dall’ex marito, Alfonsina Storni, appena ventiduenne, scrisse: “Riposa del suo fuoco, si purifica della sua fiamma”, ancora non sapeva Alfonsina quanto il tragico destino della sua amata e controversa amica poeta le sarebbe stato triste presagio d’esistenza.

Delmira Agustini, figlia di emigranti italiani in Uruguay, nacque a Montevideo nel 1886, ancora ragazzina iniziò a dedicarsi alla poesia pubblicando diverse raccolte poetiche. Si sposò giovanissima, ma il matrimonio si rivelò subito un errore che la portò a chiedere il divorzio pochi mesi dopo le nozze. Nel 1914 venne uccisa dall’ex marito che a sua volta morì suicida poco dopo.

La sua poesia carnale, passionale, libertaria, sempre dissociata tra realtà e sogno la rese simbolo della lotta per l’emancipazione femminile nell’America Latina dei primi del Novecento.

Sehnsucht – Disegno di Cristina Cerminara

La miel, Delmira Agustini

 

Busca en la miel de lo sueños

Sagrada Embriaguez. Sin ceños

Se abre a ti la mar dorada.

Boga, Simbad de lo sueños!

Peregrino de una hada

Cruza climas halagüeños

Lleva tu boca enmelada

Al beso de miel del hada.

¡La suma miel! Mas tú toca

Un punto la maga boca

Y alza un dique de diamante

Entre ella y tu golosina.

-Goza la flor un instante

Y… cuidando de la espina.

*

Il miele

 

Cerca nel miele dei sogni

la sacra ebbrezza. Senza tormenti

ti si apre un mare dorato.

Voga, Sinbad dei sogni!

Peregrino di un’incantatrice

attraversa le lusinghiere terre

porta la tua bocca addolcita

al mieloso bacio della fata.

Ah miele sublime! Allo sfiorare

un punto della bocca incantata

ergi una diga di diamante

tra lei e la tua leccornia.

–   gioisce il fiore per un istante

…. facendo attenzione alla sua spina.

(Trad. nc)