scuola

I poeti sono vivi – (In classe una poesia al giorno)

La poesia? Quest’anno si legge in classe sul blog
La poesia sta scomparendo dall’orizzonte quotidiano e quando rimane ancora in vista appare come qualcosa di speciale e in fondo stravagante. Anche la scuola, uno dei pochi posti dove ancora si sente menzionare questa parola, quasi sempre la tratta come una cosa lontana dal presente e assolutamente incomprensibile se non attraverso concetti complessi, che scoraggiano qualsiasi entusiasmo.
E poi, diciamo la verità, tutti i poeti di cui si parla sono morti  e stramorti. Così si dà l’impressione che anche la poesia non sia che un singolare ricordo di qualcosa che si faceva un tempo, quando erano vivi uomini e donne che adesso non lo sono più. Inutile aggiungere che fino agli anni ’80 del secolo scorso si studiavano e si portavano all’esame di stato molti autori di poesia veramente contemporanea, cioè viventi, operanti nel nostro stesso tempo, e che condividevano una parte della nostra esperienza. Anche se spesso la differenza di età, rispetto a quella degli studenti, era notevole, i poeti erano vivi, come erano vivi i genitori, gli zii e i nonni. E quelli che erano morti, appartenenti alle stesse generazioni, condividevano una reciproca donazione di senso con i vivi, come sempre, come accadeva per la morte di un genitore, di uno zio e di un nonno.
Eppure i poeti sono vivi. I poeti sono vivi perché la poesia vive nel presente, si nutre ed è nutrita dalla vita, dal tempo, dall’esperienza che attraversiamo ogni giorno.
E, nei fatti, possiamo cambiare la situazione a cominciare dalla scuola.
Che cosa fare per cambiare il senso di un manuale scolastico che appare come una vasta e complicata necropoli?
È da qui che nasce l’idea promossa dal Liceo Majorana e realizzata da Gian Mario Villalta e Roberto Cescon (con l’aiuto di alcuni importanti compagni di strada come Piero Simon Ostan e Francesco Tomada) di creare il blog http://ipoetisonovivi.com in cui verrà pubblicata una poesia al giorno (solo di poeti viventi) da leggere in classe. Una poesia da leggere, preferibilmente senza commenti, solo il titolo e il nome dell’autore. Una poesia al giorno, perché c’è, la poesia, perché abbiamo bisogno di riprendere confidenza e intimità nei confronti di quest’arte. Dentro e fuori dalle classi.
Male che vada, tra qualche anno, quando un ex alunno sentirà parlare di poesia, potrà dire:”Ah, sì! Mi ricordo, a scuola abbiamo avuto l’anno della poesia”.

Solo 1500 n. 21 – Lo “scuorno”

Solo 1500 n. 21 – Lo “scuorno”

Il primo quarto d’ora, in classe, del lunedì mattina poteva essere terribile. Quei quindici minuti (che normalmente sarebbero stati, a seconda delle volte: preoccupanti per un’interrogazione o soltanto noiosi per la fine ufficiale del weekend) diventavano disastrosi per due soli motivi: la sconfitta del Napoli la domenica, o un tentativo di approccio-bacio-pomiciata-sesso con compagna di classe andato male. Occorre, però, fare le debite distinzioni. Il primo caso dava sintomo doloroso, il secondo era vergogna pura. Quando perdeva il Napoli, perdevamo (quasi)  tutti insieme. Quando fallivi con una ragazza, perdevi solo tu e l’eventuale scuorno era tutto tuo. Lo scuorno nasceva dall’eventuale racconto del rifiuto. Se la ragazza si trasformava in stronza e diceva anche a una sola amica cose tipo: “Uè, ma tu lo sai che sabato sera quello ha provato a baciarmi? Gesù, ma quanta confidenza…la prima volta che una esce…poi nemmeno mi piace assai”. L’amica: “Ma tu davvero stai facendo? Hai capito pare timido timido..”. Alle otto e mezza suonava la campanella, a quel punto la parte femminile della classe: sapeva, entro pochi minuti avrebbero saputo anche i maschi. “Ma veramente hai acchiappato i pali con quella? Uà, quella si fa a tutti!”. Tu diventavi di cento colori. Ti veniva mal di stomaco, mal di testa. Lo scuorno. Arrivava l’amico che diceva (mentendo): “Ma che te ne fotte, quella è un cesso”. Troppo tardi. Il bacio mancato era già tragedia. Solo una cosa poteva salvarti: che il Napoli avesse perso. Allora per autodifesa, “schiattando in corpo”, per salvarti, tifavi contro.

Gianni Montieri

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