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Quattro passi #3 – Paura

Pietro Annigoni, "Su 'Libertà' di GIovanni Verga"

Pietro Annigoni, “Su ‘Libertà’ di GIovanni Verga”

Quella che segue è una piccola rubrica che per quattro lunedì, ad agosto, proporrà altrettanti brani di celebri libri attorno a un unico tema, introdotto da un’opera di Pietro Annigoni. Oggi, “la paura”. Buona lettura.

Qui sta il punto. Mi credete pazzo. I pazzi non sanno quello che fanno. Avreste dovuto vedere me, invece. Avreste dovuto vedere la saggezza con cui mi comportai, e la cautela, la preveggenza, la dissimulazione con cui mi misi all’opera! Non sono mai stato tanto gentile con il vecchio come la settimana prima di ucciderlo. E ogni notte, verso mezzanotte, giravo la maniglia della sua porta e l’aprivo, piano piano. Poi, quando lo spiraglio era sufficiente, introducevo una lanterna cieca, schermata in modo che non ne filtrasse neppure un raggio di luce, e poi mettevo dentro la testa. Avreste riso, certamente, a vedere con quanta destrezza mi affacciavo! La muovevo lentamente, molto lentamente, in modo da non disturbare il sonno del vecchio. Mi ci voleva un’ora per infilare la testa nell’apertura, in modo da riuscire a vederlo disteso sul letto. Potrebbe un pazzo essere tanto prudente?

(E. A. Poe, Il cuore rivelatore, traduzione di Mariarosa Mancuso, Feltrinelli 1998, I ed. or. 1839)

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