satira

Edoardo Camassa, Nonne satura tota nostra erat?

Nonne satura tota nostra erat?
Riflessioni sull’effetto satirico e sul recente caso «Charlie Hebdo»

In queste pagine vorrei provare a riflettere criticamente su quanto siamo soliti chiamare «satira», e più in particolare su due vignette satiriche che hanno fatto molto discutere. Mi riferisco naturalmente al disegno intitolato Séisme à l’italienne, che porta la firma di Félix ed è apparso sul noto settimanale francese «Charlie Hebdo» del 31 agosto 2016 (n. 1258), e all’illustrazione firmata Juin, Italie: la neige est arrivée, pubblicata il 19 gennaio 2017 sulla pagina facebook ufficiale dello stesso periodico («Charlie Hebdo Officiel»). Vorrei provare a riflettere criticamente su questi argomenti – dicevo – perché sono convinto del fatto che la maggior parte delle polemiche sorte da noi in proposito si sono dimostrate a dir poco limitate e limitanti, in quanto miravano o a squalificare le vignette suddette, poiché ritenute inopportune e dannose per l’immagine nazionale, o per converso a conceder loro una qualche forma di cittadinanza italiana, se pure a malincuore e controvoglia, solo in base al principio secondo cui è necessario rispettare la libertà di espressione. Sono stati invece radi e sporadici, per non dire del tutto assenti, i tentativi di osservare le due illustrazioni da una prospettiva straniata, o per meglio dire in un’ottica ‘strabica’ e perciò capace da un lato di ammettere il potenziale comico dei due disegni e dall’altro di interrogarsi sulla natura dei meccanismi, anch’essi comici, che si celano dietro alle vignette di «Charlie Hebdo». Se affido queste mie considerazioni alla scrittura è allora solo perché spero, forse immodestamente, di colmare questa lacuna.
Ma è bene procedere con ordine. Anche a costo di risultare pedante, ritengo di dover premettere alle mie indagini un’osservazione di natura linguistica. La maggior parte delle volte in cui parliamo di satira, lo facciamo in modo inappropriato. In senso stretto, «satira» è un genere codificato atto a designare una specifica forma letteraria (generalmente in versi), il cui intento è di tipo moraleggiante se non moralistico: irridere quelle azioni, abitudini, inclinazioni e idee – siano esse individuali o collettive – che deviano dalle norme sociali vigenti o comunque da quelle ritenute valide dall’autore. Tuttavia, nel linguaggio corrente, si tende a valorizzare soltanto il secondo ramo della definizione precedentemente considerata, vale a dire la finalità; sicché «satira» diviene tutto ciò che – come si suol dire – castigat ridendo mores. Per evitare ambiguità terminologiche, da qui in avanti rinuncerò a parlare di satira. Mi servirò piuttosto del vocabolo «satirico», intendendo con ciò riferirmi a uno tra i molti effetti cui può ricorrere il modo comico, una maniera espressiva la quale va naturalmente ben oltre i confini dei generi letterari.
Ciò detto, vengo finalmente a considerare le due vignette di «Charlie Hebdo» che hanno fatto tanto scalpore in Italia, dando origine a un vero e proprio caso mediatico. Eccole:

charlie-hebdo-2charlie-hebdo-1

Nella prima, al di sotto della didascalia che dà il titolo al disegno («Séisme à l’italienne», ovvero «Terremoto all’italiana»), si vedono tre figure: la prima mostra un uomo gravemente ferito e ricoperto di sangue, al di sopra del quale si legge l’indicazione «Penne sauce tomate» («Penne al pomodoro»). La seconda immagine è invece quella di una donna sfregiata, piena zeppa di abrasioni, ed è designata come «Penne gratinées» («Penne gratinate»). Infine, la terza figura viene qualificata come «Lasagnes» («Lasagne») e rappresenta strati di individui sommersi dalle macerie edilizie. La seconda vignetta, che prende il nome dalla didascalia «Italie: la neige est arrivée» («Italia: la neve è arrivata»), mette in scena la Morte sugli sci, con due falci al posto delle racchette, mentre è intenta a sfruttare una valanga per travolgere quanto le si pone innanzi e a esclamare, come si legge nel baloon: «Y en aura pas pour tout le monde!» (letteralmente «Non ce ne sarà per tutti!», ma trattasi di un’espressione idiomatica che viene spesso usata nei settori del mercato come pure di certa politica e pressappoco equivale al detto «Premier arrivé, premier servi!», e cioè «Chi primo arriva, meglio alloggia!»). Le vignette, ça va sans dire, alludono a due recenti catastrofi nostrane: da un lato il terremoto che ha colpito l’Alta Valle del Tronto e in particolare Amatrice, in data 24 agosto 2016, e dall’altro la valanga abbattutasi sull’Hotel Rigopiano il 18 gennaio 2017, sempre per via di una scossa sismica. (altro…)

Un’agile guida per un viaggio che dura da sette secoli. Marco Santagata, “Guida all’Inferno”

coverGuastato da una fascia di color giallo che informa il lettore che il libro contiene “Quello che dovete sapere per entrare nel mondo del nuovo thriller di Dan Brown”, in realtà questa Guida all’Inferno di Marco Santagata è una buona scorciatoia per entrare nell’unico mondo che merita di essere visitato: l’aldilà visionario di Dante Alighieri.
Questo agile e facile libro di Santagata, di certo non l’ultimo arrivato a parlar di Dante,(1) dopo però, è bene ricordare, avere reso accessibile ai più il buon Petrarca, è davvero una guida che accompagna il lettore (lo stesso lettore più volte apostrofato da Dante poeta) nella discesa agli inferi.
I personaggi sono ben introdotti come pure la poesia di Dante; un sapiente gioco tra tondo e corsivo consente di distinguere la parafrasi al canto dal commento storico-letterario di Santagata.
Certo, non figurano i canti per esteso, si dirà! ma non è questo il compito di una guida. Che forse il Bignami dei Promessi Sposi conteneva il romanzo per intero? no di sicuro!
Perché allora dovrebbe farlo la Guida all’Inferno?
51x4ecggwwl-_sl500_aa240_Va anche detto che a questo nuovo libro che si aggiunge alla sterminata bibliografia dantesca in generale, e di Santagata in particolare, giunge dopo lo studio ben più corposo della biografia dell’illustre fiorentino, pubblicata appena un anno fa. Lavoro di tutt’altro respiro al quale forse manca proprio il respiro di questa guida.
Compito di questo libro è rendere accessibile il poema fondamentale e fondante delle patrie lettere; invitando poi il buon lettore ad approfondire eventualmente la conoscenza del poema attraverso un’accurata scelta di edizioni commentate (e non celo lo stupore di vedere nel breve elenco, il volume introdotto canto per canto da Vittorio Sermonti: opera che io ho sempre amato e che so essere sempre stata denigrata dagli accademici, malgrado la supervisione di Contini).
Farà (e fa) storcere il naso l’immagine un po’ da ‘paraculo’ (in un contesto non accademico mi prendo la libertà di appellare in tal ‘guisa’ il Sommo) che ne esce di Dante: fine calcolatore di ogni opportunità pur di accattivarsi le grazie di chi realmente gli potesse permettere se non il rientro agognato a Firenze, almeno di continuare a campare decorosamente (e ben sappiamo quanto presto Dante scoprì quanto ardue fossero alcune scale e quanto salato il pane fuor di Toscana, ma soprattutto fuor delle mura di Firenze: eterno termine di paragone, micro universo sul quale misurare l’universo esteso).
Ne esce pure confermato il ritratto di un’Italia dilaniata da continue lotte intestine  e dagli equilibri fragili; ritratto che continua a distanza di secoli a ribadire la sconvolgente attualità del poema dantesco: un affresco satirico di ogni male in grado di corrodere la moralità dell’uomo (e proprio su questo aspetto sono illuminanti le pagine preliminari che avanzano pure un’ipotesi sulla natura del titolo del poema e del genere).(2) Il tutto condotto con leggerezza ma non superficialità, coniugando una competenza mai messa in discussione con una vocazione a narrare Dante che ho incontrato, personalmente, poche volte.

Sicché alla fine Dan Brown, forse, avrebbe fatto bene a giovarsi di questa guida e a lasciar apporre al suo ennesimo romanzo una fascia con su scritto “Tutto ciò che non troverete mai nel poema di Dante”. Sperare in altre due guide come questa può suonare come un buon augurio. Di contro, altri due romanzi suonerebbero come una minaccia o una condanna infernale.

© Fabio Michieli

coverMarco Santagata
Guida all’Inferno
Mondadori, 2013

___________________
1) Non è questa la sede indicata per dare conto della sterminata bibliografia di Marco Santagata; ritengo però sia giusto ricordare che attualmente è sotto la sua direzione che Mondadori sta conducendo la pubblicazione delle Opere di Dante nella collana “I Meridiani”; mentre risale al 2011 la pubblicazione per il Mulino del saggio, molto ben riuscito, L’io e il mondo. Un’interpretazione di Dante, seguito l’anno scorso dal  saggio biografico Dante. Il romanzo della sua vita (Mondadori).

2) Scrive Santagata nella Guida, ma lo diceva vent’anni e più fa Giorgio Padoan: «Cosa significhi il titolo Commedia è oggetto di molte discussioni: addirittura manca la certezza che esso sia di Dante. Tra le tante ipotesi, la più suggestiva è che il termine non si riferisca al genere teatrale tradizionalmente contrapposto alla “tragedia”, ma a quello della satira, che i latini consideravano un sottogenere della commedia e alla quale il poema dantesco si apparenterebbe perché anch’esso, di chiara ispirazione profetica, fustiga i vizi e i costumi corrotti dei contemporanei e giudica e critica aspramente il degrado morale e politico della società» (p. VII). Perciò si tratta non di un approdo alla satira classicamente intesa, bensì a una riduzione satireggiante dove trovano asilo sia il dileggio sia il risentimento personale (che Dante certo non cela). La questione è davvero una delle più spinose tra quelle affrontate dagli esegeti sin dalla primissima ora, ed è perciò impossibile darne conto ora in una nota che rischierebbe d’essere più lunga della breve lettura proposta e allo stesso tempo puramente compilativa non essendo io un dantista. Però sento di poter appoggiare l’ipotesi nuovamente proposta da Santagata, ossia che la Commedia o Comedìa, come amava chiamarla Giorgio Padoan, più che al genere puramente comico possa essere ricondotta a una mistione tra il comico e il satirico, conforme anche ai continui cambi di registri, di stili e al noto plurilinguismo dantesco.

Eja Eja alalà (post di Natàlia Castaldi)

Eja Eja alalà, Eja Eja alalà,
La nostra forza nessun la smorza,
le sanzioni alalà, le sanzioni alalà,
non posson far che raddoppiar la nostra volontà!

 

Si deve essere svegliato con questo motivetto in testa, il consigliere PdL, Paride Costa, il giorno in cui ha preso carta e penna, e ha deciso di inviare questa lettera per chiedere la rimozione dalle biblioteche comunali e scolastiche di tutti quegli autori spregevoli che avevano avuto l’ardire di firmare, nel 2004, una petizione per la liberazione di Cesare Battisti.

Ecco la folle lista di proscrizione del redivivo MinCulPop, di alcuni autori sgradevoli ai manovratori:

Berlino 10 maggio 1933 – Opernplatz, oggi Bebelplatz – il gigantesco rogo di libri «contro lo spirito antitedesco»

Valerio Evangelisti, Luigi Bernardi, Christian Raimo, Elia Spallanzani, Giuseppe Genna, Marco Philopat, Sandrone Dazieri, Domenico De Simone, Lello Voce, Tiziano Scarpa, Enrico Remmert, Gianfranco Manfredi, Nanni Balestrini, Nicola Baldoni, Cristina Brambilla, Dario Voltolini, Alessandro Bertante, Stefano Tassinari, Giovanni Zucca, Alessandro Mazzina, Giorgio Agmben, Massimo Carlotto, Luca Masali, Rossano Astremo, Ray Luberti, Pino Cacucci, Simone P. Barillari, Monica Mazzitelli, Biagio M. Catalano, Michele Monina, Mauro Smocovich, Girolamo de Michele, Antonio Moresco, Enzo Fileno Carabba, Vittorio Catani, Gabriella Fuschini,Fausto Giudice, Massimiliano Governi, Giovanni De Caro, Laura Grimaldi, Roberto Saporito, Francesco Cirillo, Tommaso Pincio, Daniel Pennac, Fred Vergas …

Per non farci mancare niente, ecco una perla della “velina” di Paride Costa:

Confermiamo infine che non sarà prevista la rimozione delle opere degli scrittori firmatari che nel frattempo, avendo preso le distanze da una posizione non più condivisa, abbiano chiesto la cancellazione della propria firma dalla lista suddetta.

Esiste sempre il cristiano pentimento, altrimenti, un po’ di olio di ricino… e la pillola va giù.

Qualora non doveste trovare più questi scrittori sugli scaffali delle biblioteche che frequentate o nelle scuole, vi consiglio l’opera omnia di Alfonso Signorini, in particolare il Costantino desnudo, attendendo il suo nuovo libro “La Ruby desnuda: la vera storia della nipote di Mubarak“.

Buona fortuna

Stalker

__________

articoli correlati:

Wu Ming: Da Venezia partono i roghi di libri. Vogliamo fare qualcosa?