Sara Vergari

«Ma se la rivedessi, che direi?» “Coppie Minime”, Giulia Martini (di S. Vergari)

«Ma se la rivedessi, che direi?»
Coppie Minime
, Giulia Martini

di Sara Vergari

 

«Le mie poesie non cambieranno il mondo», scrive la Cavalli facendo una dichiarazione di “poesia semplice” in opposizione alla grande lirica, e inserendosi in una linea di leggibilità e essenzialità a cui appartengono altri poeti quali Valerio Magrelli. La poesia contemporanea sembra andare verso questa direzione, anche perché si presta innegabilmente a una maggiore fruibilità su internet e sui social, dove sta avendo sempre più visibilità, talvolta a discapito della qualità. Mentre la semplicità della Cavalli ha una voce forte e personale, il rischio della poesia di oggi è di scadere in una semplicità che sa di banalità. Sebbene infatti nessuna poesia nasca da un grado zero, rimane difficile trovare un linguaggio proprio che renda personali gli inevitabili stilemi tematici della lirica. E mi sembra che in questo mare digitale e cartaceo Giulia Martini, classe 1993, sia riuscita su tutti a dare un nuovo respiro alla poesia. La sua raccolta Coppie minime, edita da Interno Poesia, progetto nato su internet, ha girato su Facebook creando attesa e interesse per poi trovare un pubblico reale in libreria. Laureata da poco a Firenze in Letteratura Contemporanea con una tesi appunto su Patrizia Cavalli, Martini ne ha preso la semplicità ironica e disincantata per farne poi un “pezzo di successo” decisamente autonomo.

Il titolo, Coppie minime, ci offre una linea guida alla raccolta dai molteplici risvolti. Le coppie minime sono in linguistica una coppia di parole che si differenziano solo per un fonema e che acquistano significati diversi. La ricerca espressiva di Martini parte proprio da qui, interrogandosi sul punto in cui il linguaggio inizia a esistere e non è più un suono indistinto. Così le sue poesie sono ricche di paronomasie e rime, di elenchi, movimenti e scontri tra parole («Io rime, tu rimedi», «Tu e la tua logica farmacologica –/ io e la mia appena guarita ferita», «Ovunque sali e da ogni parte parti»). Il risultato è un viaggio onirico e delirante che ha l’aspetto di un quadro surrealista dai colori «bianco fantasma», «verde ufficio», «terra d’ombra bruciata» dove l’accostamento di parole crea suoni e effetti desueti.
Se una tale ricerca espressiva avesse solo uno scopo fonico sarebbe fine a sé stessa; dentro i ritmi spezzati di accostamenti lessicali Martini non ci cela la vera coppia minima, l’Io e l’Altro. Questi, come le parole, si vegliano, vigilano e sorvegliano, si illudono e si mancano. Ma il Tu a cui si rivolge Martini è un’assenza e la poesia stessa nasce da questa lontananza perché scrivendo qualcosa resta, come il nome Marta nel suo cognome. Ogni paronomasia, ogni altro mezzo stilistico dà forma all’assenza del Tu che ora vive da qualche altra parte: «Ti versi liquidi, io scrivo versi/ uxoricidi. Tu ridi tra i vivi». Questa assenza è una ritualità che si ripropone nel quotidiano tra il frigorifero e la lavatrice, tra l’Autunno e la Primavera con nostalgia, sofferenza, ma anche con ironia e consapevolezza. (altro…)

Trent’anni di Poesia (di Sara Vergari)

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È tempo che si sappia!
Trent’anni di Poesia

 

(…)
È tempo che si sappia!
È tempo che il sasso acconsenta a fiorire,
che l’ansia abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

(Paul Celan, n.102, gennaio 1997; trad. di Gianni Bertocchini)

Solo con parole poetiche, con le più celebrative e intensamente piene di vita, è possibile omaggiare una rivista che all’apertura del nuovo anno compie trent’anni. È tempo che si sappia dunque, che «Poesia» di Crocetti editore arriva oggi ad un traguardo a cui pochi avrebbero creduto e anche a buon diritto, viste le difficoltà che un progetto simile incontra inevitabilmente nel suo percorso. È tempo che le fatiche di quei cuori battenti, primo fra tutti Nicola Crocetti, e la passione dei fedeli collaboratori e lettori fioriscano in un numero speciale, il 333, che ripercorre una storia di ricerca e proposta continua. «Poesia» è evidentemente un fenomeno editoriale anche in termini di cifre; da gennaio del 1988 la tiratura della rivista ha oscillato tra le 20.000 e le 50.000 copie offrendo oltre 36.000 poesie da 38 lingue diverse per un totale di 3.300 poeti spesso sconosciuti in Italia. Ma oggi possiamo permetterci di dire che il valore di «Poesia» non risiede davvero in questi numeri, seguendo quanto ha scritto Vivian Lamarque come augurio di compleanno.

Trent’anni di operazioni non in cifre,
in lettere.  Mai tornano i conti a Nicola
Crocetti, non lo amano i numeri.
Ma le lettere oh le lettere dell’alfabeto sì.
.  Lo inseguono come i topi il pifferaio
di Hamelin, come il mare Ulisse,
come gli invitati lo sposo e la
sposa, come le api i fiori,
come i poeti l’amore il dolore.

È tempo che sia il tempo della poesia, del potere giusto delle parole contro tutte quelle scagliate al vento in direzione sbagliata. È tempo di un gesto forse anacronistico, quello di comprare una rivista cartacea che offre esclusivamente poesia, che ci impegna a leggere, a sentire, a capire.
332 numeri sono difficili da contenere in qualsiasi discorso celebrativo ma sicuramente senza «Poesia» ci sarebbe in Italia meno poesia e più silenzio, mancherebbe cioè una voce che sappia dare con dignità un volto alle forme più imprescindibili del nostro essere uomini. Per capire quanto ha fatto e continuerà a fare basta scorrere le pagine di questo numero speciale di gennaio, dove al passare del tempo si affianca una passione letteraria che mai si è scissa dalla vita stessa. Parlare di «Poesia» significa chiamare in causa tutti quegli autori che hanno dato vita alle pagine della rivista, cercando in loro il significato stesso dell’esperienza lirica. Difficilmente potremmo trovare un angolo di mondo in cui, in questi trent’anni, la rivista abbia ignorato la voce di un poeta, creatura senza peso a cui è dato rubare anche le vergini agli dèi. Il poeta rompe gli argini, a lui è permesso vedere qualcosa che agli altri non è concesso, per riportare in parole una conoscenza irrazionale che pure aiuta a vivere. La poesia arriva da altezze sconosciute, è un istinto cieco, una mania nel senso platonico del termine. (altro…)

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo (di Sara Vergari)

fatti_vivoIstruzioni per tornare vivi qualunque tempo faccia
Fatti vivo di Chandra Livia Candiani

 

Chandra Livia Candiani ha esordito nella prestigiosa collana Collezione di poesia Einaudi nel 2014 con La bambina pugile e oggi ritorna con un’altra raccolta di poesie intimamente connessa, Fatti vivo (2017). L’abbiamo conosciuta e riconosciuta per quella voce piccola piccola di bambina capace di stare lì «nel tuo pugno/ a prendere il sole/ pianissimo, per non svegliarti» e allo stesso tempo per la caparbie­tà di scolpire il mondo con parole «assenti dal vocabolario», ed è un miracolo, un balzo dei sensi e della ragione. Nella poesia di Candiani c’è sopra a tutto la richiesta forte e irremovibile, rivolta a un tu senza un unico invariabile destinatario, di imparare il mondo sbucciandosi, scucendosi dal tempo e disper­dendosi come le foglie. Difatti abbiamo lasciato la bambina pugile nello spazio dei suoi tanti io, «mesco­lati come farina e acqua/ nel gesto caldo/ che fa il pane:/ io è un abbraccio».
Con Fatti vivo Candiani non ha perso la sua voce e ci piace, a distanza di anni, ritrovare proprio lei, ancora bambina, ancora pugile, ancora mistica. La raccolta si segue nelle varie sezioni come un per­corso che muove dall’interno verso l’esterno, ossia quello di un’intimità che, raccolte tutte le fragilità e le paure, si affaccia all’infinito per lasciarsi andare. Sarebbe però sbagliato cercare di schematizzare la silloge, di cui bisogna rispettare la religiosa fluidità delle parole e delle tematiche.

La casa è il primo luogo più intimo all’esterno di noi dove, scrive Candiani, «quelli che entrano/ non usciranno uguali». Qui la voce bambina che si aggira di notte è un’«insonne sognatrice», un’«equilibrista sonnambula», ma non si tratta di una persona-corpo bensì di ciò che potremmo meglio definire come spirito, presenza viva e immateriale. Il suo io parla attraverso gli oggetti della casa, diffuso dentro sedia, libreria, armadio, tappeto, in un’apparente e armoniosa polifonia. La bambina inscindibile dalla sua infanzia vaga in uno stato di perenne insonnia, disturbata da assenze e paure da cui gli oggetti non sanno proteggerla ma solo accoglierla. La notte viene infatti definita come «viva comunità/di as­senti, indirizzi/ stracciati, angeli/ in fiamme che indicano/ il vento» e non c’è possibilità per il sonno, che «vuole cauti/ gesti di sottomissione/ che la bambina fiera/ gli rifiuta».

L’armadio

[…]
È questa insonne sognatrice
che mi è capitata in sorte
con la valigia vuota accanto al letto
e i pugni sugli occhi
contro la luce più forte della luce,
la nera battaglia
di infinitesime frecce,
che è la notte.
Questa equilibrista sonnambula
che non sa lanciare
nel sonno il corpo.
[…]

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Sara Vergari, Sulle poesie erotiche di Ritsos e Kavafis

Come vivono i morti senza amore?
Sulle poesie erotiche di Ritsos e Kavafis

di Sara Vergari

 

 

Ci sono collane editoriali che andrebbero comprate e lette per intero un numero dopo l’altro senza troppo domandarsi e con la sola certezza che, giunti al termine, avranno cambiato, sconvolto, emozionato ogni fibra del nostro corpo. Una di queste è Lekythos di Crocetti editore. Nicola Crocetti, fondatore della casa editrice nata nel 1981, è uno degli ultimi grandi intellettuali editori sulla scia di Luciano Foà, Roberto Bazlen e ancora Italo Calvino e Roberto Calasso. La cura estrema e personale di ogni volume rende i libri di Crocetti oggetti preziosi nella forma e nel contenuto. Alla carta pregiata e la raffinata veste grafica, sempre bianca con titolo rosso, si accompagna una scelta di autori che compone un canone isolato in Italia. Il nome della collana, Lekythos, si accorda con le origini e la formazione di Nicola Crocetti, nato in Grecia e studioso di cultura classica. Quasi tutti i nomi delle sue collane in effetti rimandano a una particolare tipologia di vaso greco; nel caso specifico si tratta di un vaso dalla forma allungata usato per oli e unguenti. Il logo stesso della casa editrice è la kylix, una coppa da banchetto.
Lekythos, che conta al momento circa cinquanta numeri, raccoglie una scelta raffinatissima di poesia contemporanea. Una particolare attenzione va ancora alla poesia greca, a cui vengono affidati i primi due volumi della collana con Erotica di Ghiannis Ritsos e Poesie erotiche di Kostantinos Kavafis. I due testi sembrano perfettamente dialogare tra loro, suggerendoci l’avvio di una collana in cui nessun libro sarà un’isola.

Leggendo queste due raccolte che Nicola Crocetti ha scelto e tradotto dal greco (il testo in lingua originale è comunque presente nei volumi) è evidentemente il tema dell’eros a dominare. L’eros in tutte le più sottili sfumature che assume nel significato greco, nella passione bramosa del tatto di un corpo vivo, nello struggimento per il dolore mortale che questo comporta, nella dolcezza del ricordo sfumato e quasi perduto.
La sezione Corpo nudo in Erotica di Ritsos (la raccolta contiene anche Piccola suite in rosso maggiore e Parola carnale) è insuperabile, indigeribile, è una serie purtroppo finita di colpi di lirismo brevi e intensissimi. I versi, spesso ridotti a singole parole, sono crudi, fatti di lessico semplice e quotidiano, che nella sfera sensoriale dell’erotismo assumono una forza carnale e disperata. C’è un corpo lontano dall’io del poeta che un tempo si è lasciato sfiorare con tenerezza e possedere con bramosia e c’è un’assenza insopportabile senza la quale l’arte non sarebbe nata e la vita sarebbe continuata. I versi di Ritsos sono pieni del corpo amato, solido, tangibile ma non delineato da tratti caratterizzanti. È sicuramente di donna ma non femminino, fatto di piedi, ginocchia, unghie, capelli. Sembra un corpo fatto a pezzi dal dolore del poeta, i cui brandelli sono per lui ossessivamente presenti. Al contrario non si costituisce mai l’immagine di una figura intera perché, per quanto sentita come reale e carnale, non si concretizza nell’oggi del poeta. (altro…)