salvatore della capa

Maurizio Brusa “Una vita scalza”. Imola, 31 ottobre 2017

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Una serata dedicata alla poesia di Maurizio Brusa nella splendida cornice offerta dalla BIM Biblioteca Comunale di Imola. L’occasione per parlare di Maurizio Brusa, della sua vita, della sua ultima raccolta, La vita scalza, nonché di un percorso poetico che ha lasciato un segno negli amici e in chiunque abbia incontrato i suoi versi. L’occasione per iniziare a conoscere un poeta che scelse di vivere defilato ma non assente.

Interverranno: Alessandro Brusa, Antonio Castronuovo, Maurizio Cucchi, Salvatore Della Capa, Gianfranco Fabbri, Carlo Falconi, Matteo Fantuzzi, Franco Minganti, Francesca Serragnoli, Stefano Simoncelli, Giancarlo Sissa, Gabriele Xella.

Oggi, martedì 31 ottobre 2017, alle ore 20:00, presso la BIM Biblioteca Comunale di Imola.

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Salvatore della Capa – poesie

Si appresta un novembre buono.
Dove tu eri restano denti
e gusci di lumaca.
Voglio stendermi lì
riempire le tempie
dei segni del tuo passaggio.
Perché sono tutta la gente
che ho incontrato

.

.

perché il corpo ha memoria
raccoglie l’acqua del contagio
il pianto facile degli scomparsi.
Ti chiedi dove finisce
tutto il sangue che perdiamo.

perché ogni corpo ha una memoria

:

:

Senza rimedio avvenne
uno sguardo. Le parole
ritornavano nella terra
sillaba a sillaba
la gola rincorreva una voce
le proporzioni rinchiuse
nei nostri polsini.
Perché sono tutta la gente
che ho toccato

:

:

perché il corpo ha memoria
porta con sé le stigmati
della parola, come un cerchio
si ripete nell’assenza.
La mano ferma e il gesto ovunque.
Ora tu dovrai ascoltare.

perché ogni corpo ha una memoria

:

:

Notte restituita alla mente
lungo la linea spezzata del sonno.
Rabbia trattenuta nelle spalle
il tuo essere animale
la cura bestiale sul ventre.
Perché sono tutta la gente
che ho violato

:

:

perché il corpo ha memoria
chiede e promette come un varco
prende la forma del pane.
Una lingua attraversa i muscoli
piega la carne alle ecchimosi.
Ti spiega il fallimento.

perché ogni corpo ha una memoria

:

:

Il tempo dispone i volti sulla credenza
catene e lumi artificiali
un filo interrotto attorno alle mani
tutta l’aria che sale nell’arteria.
Lasciare cadere un cenno
il punto incosciente sul nord
quel poco di Dio che cerchi nelle cose
«Me pare ca chist’anno
Natale n’adda venì».
Perché sono tutta la gente
che ricordo

:

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Salvatore Della Capa è nato a Napoli nel 1983. Si è laureato e specializzato in Lettere presso l’Università di Bologna, città dove vive e lavora in ambito sociale . È attivo a Bologna, Imola e nel circondario e nel Trentino nell’organizzazione di reading, concorsi, laboratori di poesia e eventi letterari. È uno degli ideatori e realizzatori del festival Luoghi diVersi, nella provincia di Bologna e Ravenna. Ha collaborato, come direttore di collana delle Edizioni Il crocicchio, per il gruppo editoriale inEdition e col settimanale sabato sera. Ha pubblicato le sillogi Al cospetto dell’alba (Libroitaliano, 2002) e Interno, Esterno (L’arcolaio, 2008), ha curato Poesie in corso. Laboratorio di Università Aperta (Bacchilega editore, 2008), è presente nell’Antologia Protesto (FaraEditore, 2009) e in altre raccolte. Sue poesie e suoi interventi sono apparsi su riviste come Ali, La Mosca, Argo. È tradotto in polacco nell’antologia Z Buta (Katedra Italianistyki, 2011).

ARGO – VIXI

segnalo l’uscita del nuovo numero di Argo (numero diciasette) : VIXI

per info (trama e per acquisto) qui:

ARGO VIXI INFO

per visitare il numero in anteprima qui:

ARGO VIXI ANTEPRIMA

in lettura qui alcune poesie contenute nel numero:

Marco Giovenale

Dolciastro un dentro
un iter nel pruno.
Il dito mostra le escavazioni e il nero
la masticazione dalla
ruggine dei vermi,
la gomma brillante, i canali, una lacca,
minimo fiume interno fluminis acedia
sottocorticale poi più
niente fra vita e morte – una
fascia di frazioni
di hertz, quasi zero.
(Meno).

Gianni Montieri

Gli spararono in faccia
che tutti sapessero, che tutti ricordassero
la sera stessa in piazza
commenti da stupidi ventenni
stabilivamo con una birra in mano
il grado di importanza di una morte
(chi lo conosceva, quanti colpi
se c’era tanto sangue, quanta polizia)
qualcuno stava zitto, qualcuno parlava

pochi minuti per tornare all’ordinario:
la biondina in jeans tagliati a chi la dava
il centravanti squalificato, il motorino truccato.

Franca Mancinelli

un colpo di fucile
e torni a respirare. Muso a terra,
senza sangue sparso.
Cose guardate con la coda
di un occhio che frana
mentre l’altro è già sommerso; e tutto
s’allontana. Gli alberi
si piegano su un fianco
perdono la voce in ogni foglia
che impara dagli uccelli
e per pochi istanti
vola.

Viola Amarelli

(vestito rosso)

Mettetemi il vestito rosso
e poi alla terra morbida una fossa
ch’io rinasca verme e insieme mosca
magari campanula o cicoria
e tutto questo senza tante storie
che anche la morte, sai, serve la vita.

Salvatore Della Capa

Se la sera rientro
un angolo buio mi accoglie.
I muri conficcati nella carne
le ginocchia segnate
dal silenzio dei morti

Paolo Fichera

<frame nella morte>
un lenzuolo che sa di birra e urina, l’ultima festa
prima del tramonto
quel tramonto lo chiami sangue, o fierezza, non ricordi.
un riflesso: io sono te, l’uomo che cammina tra gli alberi
nel suo paesaggio
<io sono l’uomo che stupra la voce nell’ora in cui sarai muto>
<io sono te, ora, scritto nella voce>

Anna Lamberti-Bocconi

Chi sente il flusso dei morti, la fiaccola,
il volo dello zucchero filato,
la lana, i soffioni, i ciuffi bianchi,
librati a poca altezza dal suo cuore
a roteare in cerchi ripetuti
sopra le scaturigini del mare,
quelle abissali fenditure fredde
da dove sgorga il sale senza fine;
chi ha l’aureola dei morti sopra il mare
irradia come febbre in nervature
di foglie, porta in sé l’ultravioletto,
i gesti dell’arare e seminare
astratti in invisibili scritture
Chi sia: si allunga verso l’orizzonte
con un tributo teso, individuale,
dove tracolla il necessario amore.