salute mentale

Non ti curar di me se il cuor ti manca 2

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AA.VV., Non ti curar di me se il cuor ti manca 2, Qudulibri 2016, € 10,00

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Poesia e disagio mentale sono due “malattie” che, da sempre, hanno condiviso la sorte degli esseri umani più sensibili. Lungo e fuorviante sarebbe qui, stilare un elenco dei poeti noti che hanno sofferto, nel loro corpo a corpo con la parola, il disagio di un vivere che non riusciva ad accordarsi con la realtà. Quanti hanno finito i loro giorni reclusi in un manicomio, quanti hanno messo fine da se stessi a un dolore che sembrava non trovare né la sua origine né ogni auspicabile sollievo. Chissà quanti poi, quelli sconosciuti agli editori e ai critici letterari. Le leggi che governano gli sciami sociali tendono a premiare chi è, per sua natura, dotato di un certo cinismo e dell’istinto prevaricatore. Dall’alba dei tempi, certificherà qualcuno, certo, ma nell’epoca moderna e postmoderna, nella realtà contingente, sempre più individualista e tesa, sbilanciata all’estetica più che verso l’etica, in chi sia sprovvisto di tale tempra – leggasi indifferenza – è sempre più arduo trovare la linea di un equilibrio che permetta di esprimere la propria visione della realtà e del mondo e, al contempo, saper lottare per non vedersela calpestata dalla furia macinatrice di un possesso stolto e arrogante. Il poeta, quello vero, è crocifisso ai chiodi delle sue parole, coronato dalle spine della propria acuminata sensibilità, ben più del verde alloro del laureato. […] (dalla prefazione di Fabio Franzin)

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Anna Toscano

AUGUSTE

Auguste avevi cinquantuno anni
e confondevi i luoghi, le persone,
il tempo, il tuo nome.
La foto ti ritrae con lo sguardo
attonito, le mani intrecciate sul petto
la fronte solcata, i capelli scuri.
Ma cos’era quel camice bianco
Auguste, dov’era il tuo pensiero.
Devi essere stata bella,
ma non lo sapevi più.
Dalla tua demenza la malattia
ha un nome, quello che tanti
vorrebbero sentirsi dire
quando già non capiscono.
Accadde al marito della compagna
di stanza di mia mamma:
lei stava morendo in un pigiama rosa
lui indossava la pelliccia
della figlia e diceva
“la cena è sul terrazzo vero?”. (altro…)