sacrata

Intervista ai VIDEO DIVA

Il vostro progetto, tra post-punk, gothic rock, new wave ed elettronica, è iniziato nel 1999 ed è giunto, nel 2017, alla pubblicazione di un nuovo disco (s)àcrata (Swiss Dark Nights): nove brani, compatti ed efficaci. Volete raccontarci com’è nato quest’ultimo album, quando avete scritto i primi pezzi e cosa rappresenti il titolo.

VIDEO DIVA L’album ha una lunga storia. Trattandosi del primo disco uscito per una casa discografica, volevamo far in modo che fosse un “sunto” dei Video Diva. Quindi, accanto ai brani nuovi abbiamo inserito alcuni brani storici arrangiati ex-novo e attualizzati. Per fare questo ci abbiamo messo circa un anno, ma in realtà il processo è iniziato molto prima, perché canzoni come Inconsciamente Vago e Non per orgoglio nascono circa 15 anni fa. Per quanto riguarda il titolo è un vero e proprio film che ci siamo fatti. Solitamente per le nostre uscite utilizziamo sempre una singola parola, un neologismo che racchiuda in poche lettere il senso del disco, quasi come un simbolo o un sigillo. (I nostri due precedenti EP infatti si intitolavano Inetticho e Nuvistasi, parole composte che erano anche titoli di due dipinti dell’ex chitarrista Fabio “Gabo” Menetti). Questo per rendere chiaro fin da subito che si sta maneggiando un disco da scoprire, da capire. Abbiamo una certa predilezione per l’ermetismo, scelta che risulta subito evidente anche nei testi. In questo caso (s)àcrata significa Sacra Acrata o Santa Anarchia. L’acrata è un peperoncino di colore rosso/nero chiamato anche “peperoncino anarchico” in alcuni paesi latinoamericani: un riferimento utile a sottolineare la nostra intenzione di voler essere urticanti, perfino fastidiosi. Ma, parlando di peperoncino, viene naturale pensare a una dicotomia odio/amore: per cui il peperoncino diventa simbolo di un anticonformismo riflessivo che, per chi lo guarda dalla parte giusta, può anche essere sacro. La (S) infatti vale come la classica abbreviazione per Santo o Sacro. Trasformare àcrata in sàcrata è un processo di sovvertimento: per noi il sacro non è quello istituzionale, ma può trovarsi nell’integrità di una visione o di un’idea lontane da quanto decretato da leggi e religioni. La componente critica verso le religioni è infatti molto presente in tutto il disco, non tanto come critica alle fedi storiche, ma verso le persone che le professano soltanto per comodo e interesse personale. Dunque (s)àcrata rappresenta un’idea libertaria, blasfema, anticonformista e necessariamente di parte.

Inequivocabili i riferimenti musicali che si ascoltano nei brani e che già molta stampa ha nominato: CCCP e Lindo Ferretti, CSI e Teatro degli Orrori. Sono incuriosita dalla scrittura dei testi: cosa c’è dietro? Come nascono ‘praticamente’?

LORENZO Nei testi si possono trovare temi sociali o storie personali, anche strettamente intime. I testi danno voce alle mie idee e non conosco altro modo per poterle esternare. La mia riservatezza mi porta spesso a renderli ermetici, quasi incomprensibili. Il processo di scrittura si divide sempre in tre fasi principali: una prima stesura degli argomenti di cui voglio parlare, la trasformazione del tutto in un linguaggio ermetico e infine il lavoro di cesello ritmico/fonico per amalgamare le parole con la musica, che può essere preesistente o ispirata da una metrica già facente parte del testo. L’intento è far trasparire i sentimenti e lo stato emotivo con cui tratto gli argomenti. Non mi importa che venga capito il testo nei minimi dettagli, a me basta riuscire a trasmettere la parte emozionale. Se passa questo non importa neanche dare troppe spiegazioni sulle parole e sui temi usati (anche perché non è mia intenzione farlo). Se musica e testo trasmettono una certa emozione, se è possibile anche solo parzialmente ritrovarsi nei testi, immedesimarsi, allora l’ascoltatore per me è già andato oltre alle semplici parole.

VIDEO DIVA Alcune recensioni dei nostri lavori tendono a sottolineare la valida sinergia tra testo e musica, che è poi proprio il nostro primo obiettivo. Testi e musica sono un tutt’uno, non riusciamo a vedere questi due aspetti separati o incastrati forzatamente. Testi e musiche devono combaciare, abbracciarsi. Un nostro caro amico musicista (Iacopo “Iuzzo” Landi dei Medjugori, altra band delle nostre parti) al primo ascolto di (s)àcrata ha definito il disco come “La Buona Novella dei Video Diva”, parole di cui siamo orgogliosi soprattutto per il riferimento per nulla casuale a Fabrizio De André e per l’allusione a una sottile blasfemia, a una denuncia, a una visione più giusta – per noi – oltre a una diversa consapevolezza del reale. Se questo è il messaggio che riusciamo a far passare, allora non importa spiegare altro nello specifico. (altro…)