Sabato

Il giorno prima della domenica e Ian McEwan

Parigi 2012 - foto gm

Una volta, durante una passeggiata lungo il fiume – l’Eskdale nella luce aranciata del sole già basso, sotto una spolverata di neve – sua figlia gli citò il primo verso di una lirica del suo poeta preferito. A quanto pare, erano poche le giovani donne innamorate come lei di Philip Larkin. «Se mi convocassero / per mettere in piedi una religione / io partirei dall’acqua». Disse che le piaceva la laconicità di quel verbo, convocare, quasi potesse succedere, quasi fosse successo a qualcuno. Si fermarono a bere caffè dal thermos e Perowne, sfiorando col dito una striscia di licheni, disse che, se mai la chiamata fosse giunta per lui, sarebbe partito dall’evoluzione. Quale mito migliore per la creazione? Uno spazio di tempo inimmaginabile, innumerevoli generazioni intente a produrre con lentezza infinitesimale un’intricata bellezza vivente dalla materia inerte, incalzate dalla furia cieca di mutazioni casuali, selezione naturale e trasformazioni dell’ambiente, con la tragedia di forme in costante estinzione e, di recente, la meraviglia della nascita di menti e con loro di filosofie morali, amore, arte, città – e, per soprammercato, il premio senza precedenti di una vicenda che il caso ha voluto dimostrabilmente vera.

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© Ian McEwan – Sabato – Einaudi