Rossella Frollà

Rossella Frollà, Eleanor (Nota di Enzo Rega)

Rossella Frollà
Eleanor. Non fummo mai innocenti: dalla Bosnia alla Siria

Nota di Enzo Rega

 

Un libro complesso questo di Rossella Frollà, Eleanor. Non fummo mai innocenti: dalla Bosnia alla Siria, Interlinea Edizioni, 2017: una poesia civile che ha però una sua particolarissima declinazione. Il libro affronta alcuni dei fatti storici o delle emergenze umanitarie più gravi dei nostri tempi – dalla guerra in Bosnia del 1992-95, all’attentato dell’11 settembre a New York e agli attacchi terroristici recenti di Parigi e Bruxelles, alla guerra in Siria, con sullo sfondo perennemente la drammatica questione degli sbarchi a Lampedusa o in Grecia. Ma benché Eleanor, che dà il suo nome al libro e voce agli eventi, sia una reporter, questi fatti non sono vissuti sul piano della cronaca, anche se i riferimenti agli accadimenti sono ovviamente presenti. Quello che la poesia registra è invece l’impatto dei fatti su chi ne viene a conoscenza: quello che qui conta è il loro riverberarsi nella coscienza che li rielabora e ne espone l’essenza in una scrittura alta, universalizzante. I testi, i singoli poemetti, si articolano in un macro-testo – il poema che ne scaturisce – nel quale Eleanor interloquisce, ma non nei toni di un dialogo corrente e corrivo bensì elevato, con Anima e Verità, mentre interviene come nella tragedia greca il Coro; e qui e là compaiono altre figure, come l’Ombra (nel poemetto La principessa).
Nella Premessa, vengono specificati i diversi “ruoli”: Anima e Verità «trasportano la fragilità che è in noi con tutti i suoi detriti. […] Il Coro puntualizza i fatti e l’Io della reporter imbocca le stanze delle domande e vive autenticamente le contraddizioni del mondo in una realtà immaginifica, visionaria mai destituita di senso, nella coincidenza delle cose tra Verità e Bellezza, in quell’andare oltre anche del male» (p. 5). E l’autrice cita di seguito i suoi stessi versi: «Le bombe e le granate a Sarajevo/ e le botteghe a Djerba e Marshalam/ illuminavano le nuche scure/ nelle parabole di primavera». E la primavera appare come un simbolo di rinascita contro il cielo foscamente illuminato dalle bombe. I nomi fatti in questi versi già disegnano un’ampia zona che costeggia tutto il Mediterraneo, centro di almeno una parte delle storie che attraversano questo libro. Da Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, ai piedi dei Monti Dinari; a Djerba – isola tunisina dove si sono incontrati berberi, arabi, ebrei e popolazioni africane; a Marsa Alam, in Egitto, sulle coste orientali del Mar Rosso: antica località di pescatori il cui nome (possiamo notare) richiama quello della nostra Marsala, ovvero il Porto di Allah. (altro…)