Rosario Tedesco

L’Albero della vita – Rosario Tedesco (post di Natàlia Castaldi)

The tree of life

Quando vedo l’erba di un prato che è stata tagliata da poco tempo penso a un mare di creature viventi che sono state appena violentate, che, sì, magari quel taglio era necessario per ragioni di praticità – sulla questione estetica non mi pronuncerei perché penso sia una questione del tutto [e non proprio del tutto] soggettiva – e che magari quell’erba ricrescerà più forte, bella e rigogliosa.

   Ma intanto lo spettacolo che vedo dinanzi a me mi pone come in una sorte di temporaneo lutto.

   E mi chiedo tutte le volte se le ragioni per le quali è stato fatto sono davvero legittime.

   So che non dovrei essere io a dirlo, ma qualcuno che si pone interrogativi del genere dinanzi a un’immagine che i più accolgono senza avvertire alcuno scompenso emotivo-filosofico- esistenziale, e magari rallegrandosene passando in rassegna i vantaggi oggettivi che si hanno per l’operazione della quale hanno appena preso atto, e non rivolgendo pensiero alcuno alle creature viventi summenzionate, ha una sensibilità davvero fuori dal comune, e non dev’essere una persona cattiva, o almeno credo.

   So che è ridicolo autoelogiarsi da soli, ma forse questa è la sola eccezione che conferma la regola.

 “Si vede che non hai proprio niente a cui pensare se stai male addirittura per i fili d’erba recisi!”

   Può darsi.

   O può darsi che io abbia capito, a differenza di te, che quel Tutto a cui dovrei pensare è Niente se paragonato alle ragioni di fondo che inducono in me il suddetto malessere, e quel Niente è Tutto.

   Appena vi è possibile, andate al cinema a vedere THE TREE OF LIFE di Terrence Malick.

   È l’ultimo Capolavoro che l’Umanità ha prodotto sulla via del Cammino e del Perfezionamento di Sé.

   E se quest’espressione risulta poco familiare a qualcuno, è bene che inizi fin da ora a prenderne dimestichezza, che i tempi son maturi perché tutti lo facciano al più presto.

   No, non concordo con chi dice che si stava meglio quando si stava peggio.

   Oggi si sta meglio di ieri, e domani si starà meglio di oggi: su questo non v’è alcun dubbio.

   E se tutti ragionaste in modo del tutto obiettivo, ammettereste che è proprio così.

   Non si può stare peggio di ieri per la semplice [e mica poi tanto…] ragione che l’universo intero è in Evoluzione, così come lo sono tutte le galassie che lo compongono, così come tutti i sistemi solari simili al nostro distribuiti nelle varie galassie, così come tutti i pianeti presenti in ognuno di essi, così come tutte le creature viventi che li abitano – laddove essi siano abitati [la vita in essi e per essi c’è comunque per la ragione che sto illustrando] – così come tutte le cellule di ognuna di queste creature viventi, così come ogni particella di ogni singolo atomo che compone queste cellule, eccetera eccetera…

   E Dio non è altro che l’Amore che move le l’universo, le galassie, il sole, le altre stelle, i pianeti, noi esseri umani, gli animali, le piante, i fili d’erba, le cellule, gli atomi, le particelle… TUTTO.

   Il film in questione mi ha fatto pensare, tra le altre cose, che se oggi gli uomini sono in grado di coalizzarsi per partorire un’opera del genere, e se tutte le circostanze sono favorevoli perché essa venga realizzata esattamente come è stata pensata, ultimata e distribuita su scala mondiale, allora non siamo messi così male come crediamo e, soprattutto, come protestano a ogni piè sospinto tutti gli artisti e  creativi di questo mondo che non trovano mezzi per realizzare le loro opere o canali di distribuzione per le stesse, additando la colpa unicamente ai mammasantissima dello showbusiness che fanno il brutto e il cattivo tempo nell’arte, ponendo in secondo piano la qualità e badando unicamente alla commerciabilità o, se preferite, alla vendibilità del prodotto che gli si va a proporre.

   Probabilmente, non è scritto che tali opere debbano giungere ai più, o, se preferite, non è ancora il Tempo perché ciò avvenga, e c’è qualche ragione a noi ignota per cui è bene che restino per il momento relegate in canali di distribuzione accessibili a pochi, fortunati o sfortunati che siano.

   Probabilmente, TUTTO VA COME DEVE ANDARE.

   Per ragioni che non conosciamo ancora, ma che un giorno vicino o lontano ci saranno rivelate.

   Come dice la voce narrante nonché la protagonista femminile del film a un certo punto…

   Non è detto che ti stia aiutando Dio nel momento in cui ti dà. Così come non è detto che ti stia punendo Dio nel momento in cui ti toglie. Probabilmente ti sta aiutando anche nel secondo caso, ma non sei ancora in grado di comprenderlo, o meglio, non è ancora Tempo perché tu lo comprenda.

Probabilmente se Dio ti ha temporaneamente violentato è solo perché tu cresca più bello, forte e vigoroso… esattamente come quel prato al quale mi riferivo nell’incipit di questo scritto.

   Ci ama nello stesso modo in cui noi amiamo quei fili d’erba che recidiamo perchè a un certo punto diviene necessario farlo, nostro malgrado, per il nostro bene, per il loro bene e per il bene di tutti.

   Ma so che è difficile accettarlo per molti, e tanti non lo accettano affatto.

   E taluni di loro diventano criminali, dei fuorilegge, o più in generale delle persone senza scrupoli che praticano il male e perseverano nel male proprio in quanto non accettano la Giustizia Divina.

   In realtà non la comprendono e, tuttavia, a comprenderla non basta una sola vita.

   Ed è tutt’altro che facile, fratelli.

   Ed è forse la vera ragione per cui ci troviamo tutti in questa valle di lacrime.

   In quello che a tutti gli effetti può essere definito un Purgatorio.

   Anche perché – a differenza di Dante – non ne so immaginare un altro diverso da quello nel quale ci troviamo nel momento in cui ci ritroviamo [ri]catapultati nel mondo.

   Del resto, non riesco nemmeno ad immaginare un Inferno diverso da quello nel quale ci troviamo sulla Terra nel momento in cui raccogliamo i frutti amari dell’aver voltato le spalle a Dio.

   E quanto al Paradiso non mi pronuncio per rispetto verso coloro che non hanno intrapreso ancora il mio medesimo percorso ed, al tempo stesso, del percorso sul quale al momento, ma chi mi conosce così a fondo da avermi indotto a rivelarglielo, sa bene quale è il mio pensiero a riguardo.

   Come anche quello che mi induce a definire il mondo una valle di lacrime.

   Piangere, così come scegliere di ribellarsi a Dio, al suo Operato e[rgo] al suo Disegno è facile.

   Capire costa di più.

   E la condotta di vita dei credenti dissidenti è, tra le altre cose, un ribellarsi a un Dio che consente, non si sa bene perchè, che accadano delle cose atroci, e sembra che premi i cattivi, e invece punisca i buoni.

   Questa è la domanda che permea il film THE TREE OF LIFE, e la Risposta che dà esso, alla fine è quella che in tanti attendono invano da una vita, e che alla fine dia un Senso al Tutto.

   E per Tutto intendo proprio Tutto.

   E più esattamente Tutto il Bene e Tutto il Male che c’è a questo mondo.

   Per scoprire alla fine che il Senso del Tutto è che Tutto ha un Senso.

   Buona visione.

   Rosario Tedesco, 1 giugno 2011

[fuori programm-azione] Tanti Auguri Effeffe

Potevamo stupirti con effetti speciali, trik trak e bombe a mano… ma abbiamo preferito farti i nostri migliori auguri con le tue parole e la musica di Rosario.

Aguri, Effeffe, per i tuoi sogni.

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Lettera alla Zarina, testo di Francesco Forlani, musica e voce di Rosario Tedesco