rom

Caregiver Whisper 31: Una modesta proposta sui censimenti

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Primavera 2011: ricordi, riflessioni, rom

Il 2 dicembre 2001, su invito di Maria Olita,  insegnante di scuola elementare, impegnata da anni nell’Opera Nomadi, ho parlato a Cosenza dei Rom nella letteratura di lingua tedesca, all’interno di un corso di formazione in servizio sull’educazione interculturale da lei progettato. Ricordo che, mentre parlavo, avevo su di me lo sguardo serissimo di una ragazza poco più che ventenne. Sembrava soppesare ogni mia parola. Al termine del mio intervento, la ragazza si è avvicinata a me e mi ha chiesto dettagli bibliografici. Mi ha spiegato che, cresciuta in un campo nomadi a Cosenza, dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo (Maria era stata sua insegnante) si era iscritta all’Università. Considerava quel corso come una tappa importante della sua formazione. Avevo appena affrontato un esame, mi accorsi a quel punto. Ecco, i fatti di cronaca della mia città natale, in questi giorni, chiedono a gran voce che “non ci tiriamo fuori”. Ripropongo qui il testo del mio intervento di allora. Credo che la conoscenza dell’altro sia una via privilegiata per il superamento delle paure, che le paure, a loro volta, siano generate in gran parte dall’ignoranza. Il contributo si trova anche in rete, insieme ad altre proposte formulate nella cornice del progetto ELiCa, per un canone letterario europeo. Può essere consultato anche qui.
Invito a dare un’occhiata anche alla bibliografia e consiglio la lettura  (o la rilettura) de Gli Zingari e il Rinascimento di Antonio Tabucchi.

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Antonio Moresco – Zingari di merda

Dovrebbe essere, anzi, è  la regola alla base di ogni tentativo di comprensione. L’ andare un po’ più in là del nostro naso. La conoscenza dell’uomo, quella vera, quella profonda, viene dal transito. Dal passaggio in casa sua, fra le sue rovine. Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti. Accompagnati da Dumitru, uno zingaro di merda (così si prendono affettuosamente in giro i Rom, chiamandosi con il nostro insulto). Un viaggio in Romania mosso da una semplice e logica domanda: andiamo a cercare di capire perché. Perché tutta questa gente viene da noi accettando di vivere nelle condizioni più misere? Perché sta nei campi, in mezzo ai topi? In baracche?

Il racconto di Moresco è tagliente come il freddo di dicembre (periodo dell’anno in cui si è svolto il viaggio), preciso, duro e commovente. Gli incontri sono terribili e bellissimi. Tutto è così vicino e così distante. Antonio e Giovanni si muovono, parlano, mangiano con  i Rom di Slatina e Listeava. Famiglie intere, ragazzi che sono già stati in Italia e rispediti indietro. Parecchi sono stati a Pavia a lavorare alla Snia (lo stesso Dumitru). Lo ricordate quello schifo?  Qui è peggio. I Rom vivono in baracche, senza pavimento, senza niente. In buche scavate nel terreno, come i morti (le foto di Giovannetti sono impressionanti).

Che grande contraddizione tutta questa miseria, nascere in mezzo a questo niente nel cuore d’Europa. Eppure essere bambino e, ogni tanto, sorridere. I bambini dovrebbero giocare e andare a scuola. Ovvio, no? Tutti i bambini, tutti quanti.

Qui la gente sta male, di merda. Lo senti in ogni parola che Moresco scrive. Senti l’impeto, la dolcezza, l’incazzatura. Senti che bisogna fare qualcosa.

“Zingari di merda” è un libro che consiglio a tutti, è un libro che farei leggere nelle scuole. Grazie a Antonio e Giovanni per il coraggio del viaggio. Per avercelo raccontato così.

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@ Zingari di merda – collana Stellefilanti ed. Effigie – di Antonio Moresco. Foto di Giovanni Giovanetti

 

@ recensione di gianni montieri