Rodolfo Walsh

Su Rodolfo Walsh

 

R. Walsh (fonte Edizioni Sur)

R. Walsh (fonte Edizioni Sur)

Su Rodofo Walsh

Libri:

Operazione Massacro, traduzione di Elena Rolla, La Nuova Frontiera, 2011, € 12,00, ebook € 8,49
Il violento mestiere di scrivere, traduzione di Stefania Marinoni, La Nuova Frontiera, 2016, € 12,50
Fucilati all’alba. Rodolfo Walsh e il crimine di Suárezdi Roberto Ferro, trad. di Agnese Guerra, Arcoiris 2013, € 12,00

*

di Martino Baldi

*
Per un uomo rigoroso, ogni anno diventa più difficile decidere qualunque cosa senza destare il sospetto di stare mentendo o di sbagliarsi.

walsh

Operazione Massacro è un libro che non dovrebbe mai finire fuori catalogo. Sempre sia lodata dunque la casa editrice  La Nuova Frontiera di Roma per aver riproposto a dieci anni dalla prima edizione italiana, uscita per Sellerio nel 2002, il capolavoro di Walsh (nella traduzione di Elena Rolla e con una introduzione di Alessandro Leogrande), tassello non isolato di un prezioso costante lavoro di diffusione della letteratura sudamericana in Italia, di cui è tra gli editori indipendenti uno dei maggiori baluardi. Operazione Massacro non è infatti un libro qualsiasi. Da un punto di vista letterario Walsh nel 1957 anticipa di quasi un decennio quel A sangue freddo di Truman Capote che viene pressoché universalmente considerato il capostipite della letteratura non-fiction ma, quel che più conta, è che quella di Walsh va inserita nel novero delle più alte testimonianze del secondo Novecento di resistenza dell’umanesimo a ogni barbarie e a ogni incarnazione del male nella Storia.

Il libro è il racconto di un massacro misconosciuto commesso nel 1956, a José León Suárez, un sobborgo di Buenos Aires, dalle forze della “Rivoluzione Liberatrice” antiperonista in Argentina. La sera del 9 giugno 1956 un gruppo di civili, senza alcuna colpa salvo quella di essersi riuniti per seguire insieme un incontro di pugilato alla radio in contemporanea con una sollevazione popolare peronista in altri luoghi del paese, viene prelevato dalla polizia, sequestrato per alcune ore e infine sottoposto a un’esecuzione sommaria per fucilazione. Alcuni di loro riescono a sfuggire anche al colpo di grazia ed è a partire dalle loro testimonianze raccolte in segreto, nonché ad un alacre e pericolosissimo lavoro di ricerca delle prove, che Walsh riesce a ricostruire l’accaduto minuto per minuto, inchiodando alle loro responsabilità gli uomini del regime del generale Aramburo e il generale stesso.

La narrazione, preceduta da un prologo in cui Walsh racconta come si trovò precipitato nel cuore degli eventi, è scandita in tre parti (Le persone, I fatti, Le prove) come in un vero dossier investigativo, e procede di traccia in traccia mescolando gli strumenti dell’indagine giornalistica e giudiziaria con quelli della narrazione poliziesca – di cui Walsh era già un riconosciuto maestro. Il tocco dello scrittore è secco, serrato, come in un noir senza troppe concessioni allo stile. Del resto non ha bisogno di enfatizzare alcunché, di giocare con i registri linguistici o costruire intrecci da fiato sospeso. I fatti sono di per sé già così tenacemente allo stesso tempo reali e inverosimili (eppure, lo scopriremo col tempo, così tragicamente comuni) da tenere il lettore col fiato sospeso fino alla fine. Le diverse testimonianze dei sopravvissuti costituiscono già il più agghiacciante degli intrecci. Se la sensibilità del grande scrittore si vede dal sapere scegliere gli strumenti adatti e rinunciare all’uso eccessivo di altri, in questo caso Walsh ci offre un esempio impareggiabile di misura, limitandosi ad agire sul ritmo e sul montaggio per trasformare una serie di eventi, notizie e testimonianze in una macchina narrativa infernale.

L’indagine di Walsh, naturalmente, non ebbe esiti giudiziari; fu insabbiata e i colpevoli restarono impuniti dalla giustizia ordinaria. Quel massacro resterà uno dei tanti sanguinosi episodi impuniti che costellano la storia delle dittature argentine del secondo Novecento. Segnò invece l’esistenza di Walsh, che da pacifico giocatore di scacchi e scrittore di racconti polizieschi, investito dalla Storia, non seppe tenere sotto controllo il suo spirito di dignità e giustizia, come invece si esigeva in quegli anni in America Latina da un cittadino che volesse vivere a lungo. E infatti il giornalista e scrittore, all’epoca del massacro poco più che trentenne, non visse a lungo. Dopo un periodo di militanza a vario titolo, giornalismo, scritture e semiclandestinità, il 24 marzo 1977 inviò alla redazioni dei giornali argentini e ai corrispondenti stranieri una Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare, in cui si denunciavano le nefandezze e le violenze del regime militare istituito l’anno prima dal generale Videla. La Lettera è pubblicata in Appendice a Operazione Massacro. Il giorno dopo averla inviata, Rodolfo Walsh fu sequestrato in un’imboscata mentre diffondeva la sua lettera, e da allora compare nella lista dei desaparecidos, le persone che furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente per essere sospettate di avere compiuto attività “anti governative”, e delle quali si persero per sempre le tracce. Tra il 1976 e il 1983 si calcola che furono circa 30.000. Walsh sarebbe arrivato al campo di concentramento già morto e il suo cadavere sarebbe stato esposto dai militari come trofeo. Bisognerà attendere molti anni per veder pubblicata la sua lettera, che in Italia è stata tradotta per la prima volta nel 2004 e compare in questo caso per la prima volta in volume.

(altro…)

Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie

7884581148e30ccb73a24dfa45b62e09_L

Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie, La Nuova Frontiera, 2014. Traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla; € 17,00, ebook € 6,99

*

E adesso nessuno può dire che non le ho intimato l’alt, come di rigore, a cui lei non ha risposto, e che non ho sparato un colpo di avvertimento, come dice il regolamento, e poi ucciso un sospetto che mi stava venendo addosso con la bicicletta. Anche se lo sconosciuto è lei mio tenente, e sta boccheggiando sull’erba e mugola mentre la palpeggio come se fosse una donna, come se fosse Julia, e trovo il caricatore che mi ha tolto e lo getto nel canale prima che arrivino le altre sentinelle bianche per la luna e per la fifa. Se lei avesse ancora un attimo, ma non ce l’ha, le spiegherei dell’altro caricatore che mi ero nascosto tra le gambe, lì in quel posto.

Rodolfo Walsh è stato un grande giornalista investigativo, la sua biografia ha del leggendario. Walsh è l’uomo che intercettò e decodificò un messaggio della Cia circa l’operazione Baia dei porci, quella decodifica permise a Fidel Castro di prepararsi all’eventuale arrivo degli Americani. Walsh è l’uomo che ha scritto il celeberrimo Operazione massacro (la Nuova Frontiera, 2011), epocale testimonianza giornalistica degli anni del peronismo. Walsh è desaparecido dal 25 marzo 1977, perché è l’uomo che scrisse la famosa lettera aperta al generale Videla. Le testimonianze, però, dicono che arrivò al campo di concentramento già morto e che il suo cadavere fu esposto come un trofeo. Walsh è l’uomo che ha scritto racconti bellissimi, i migliori sono raccolti in Fotografie, il più famoso  è probabilmente Quella donna che narra la storia del trafugamento del cadavere di Evita Perón, che nel 1999 ha vinto il premio come miglior racconto argentino del XX secolo.

Fotografie è il libro che svela a noi lettori come il grande giornalista fosse anche un finissimo narratore. Walsh ha il tocco, il dono tipico di alcuni scrittori sudamericani, quella capacità di fondere finzione a situazione reale, il saper ricorrere all’allusione. Lo scrittore argentino si muove su più strati e diverse sono le tecniche usate in queste storie. Spesso la patina della magia o della suggestione fanno muovere i personaggi e fanno sì che siano felici o disperati, ma i motivi che scatenano i sentimenti sono prossimi alla realtà, a situazioni di povertà reale, accennano alla corruzione politica, evidenziano quanto conti il potere in Argentina, che ad esercitarlo siano un prete, un ufficiale, un proprietario terriero. La frase riportata in alto è pronunciata da una sentinella, ha appena ammazzato l’ufficiale che passa per il controllo del turno di guardia, ebbene noi non sappiamo perché lo abbia fatto, il racconto è tutto in prima persona, il soldato quasi sempre parla della sua donna, donna che non potrà raggiungere quella notte, donna che immagina già con un altro, pensa al tenente, pensa a quando arriverà, finge di addormentarsi, poi agirà. Non odia il tenente, noi possiamo immaginare, ognuno lo faccia a modo proprio, possiamo immaginare una voglia di vendetta, di reazione al potere e alla noia, vendetta per amor mancato o perduto, possiamo pensare che il soldato, che non improvvisa, abbia individuato nel tenente la concentrazione di ogni torto subito, di ogni speranza venuta a mancare, che lo ammazzi per solitudine e per paura. Questo fa Walsh, ma lo fa con quella prosa e quel ritmo e incanta.

I racconti si alternato tra brevi e più lunghi, incredibilmente bello è Foto (Walsh dice che è quello che gli è costato più fatica). È costruito proprio come un album fotografico, ogni paragrafo è uno scatto, ogni scatto è un’immagine ed è anche quello a cui l’immagine rimanda, dell’album fotografico ha la misura e l’alternanza, e dentro c’è tutto. La storia di una famiglia, di un’altra famiglia che andrà a costruirsi, una corrispondenza, un amico ribelle e perduto. Un altro racconto parla di giovani orfani che vivono, crescono e imparano, si formano dentro quattro mura, tra immaginazione e speranze. E non voglio rovinare lo stupore del lettore che si troverà davanti a Nota a piè di pagina, per cui mi fermo. Rodolfo Walsh è uno scrittore che mi è diventato subito caro e che continuerò a leggere, più avanti ci occuperemo anche degli altri libri tradotti in Italia, intanto buona lettura.

[…] in particolare Gunning, che trent’anni dopo continua a figurare nelle zone dell’antica memoria, circonfuso d’oro alla luce di un sole abbondantemente tramontato, nel momento unico della rovesciata che aveva regalato alla sua squadra un clamoroso trionfo: le gambe in aria, la testa quasi a sfiorare il suolo, lo scarponcino sinistro che sparava all’indietro quel tiro tremendo che era entrato fischiando tra i pali avversari.

© Gianni Montieri su Twitter @giannimontieri