Rodolfo Cernilogar

Editi e inediti di Rodolfo Cernilogar

courtesy Angelo Redd

TUTTO QUANTO

Ti penso ogni giorno
che dio manda in terra
con la forza di una frase fatta
l’inerzia di un meteorite
non trova il suo pianeta
per schiantarsi e farla finita
ti penso ogni giorno
senza una ragione
(me ne sono andato)
con colpa e vergogna
un riflesso dentro un riflesso
dentro un riflesso dentro
(sei ancora qui)
ti penso ogni giorno
nel tempo che volevo
nei fumetti uno sopra l’altro
la mattina in bicicletta
nella nebbia nell’azzurro
nel divano che ha solo la mia impronta
negli accendini che ritrovo
e non perdo più
da quando non ci sei (non ci sono)
posso dare fuoco a tutto quanto.

 

SONO TORNATE

“Voglio rivedere le castagne sul tuo terrazzo”
mi hai detto due anni fa, con la tua dolcezza
così ruvida, come il guscio di quelle castagne.
Le castagne sono tornate. Fanno quello che sanno
fare, cadere e stare lì, insieme alle foglie,
senza chiedere nulla che non sia un lento
macerare.

 

AVEVO IMPARATO

Avevo imparato come farti il tè, la bustina
doveva rimanere solo pochi secondi, il colore
non doveva diventare scuro. Ancora me lo ricordo
quando la dimentico per alcuni minuti
e bevo il tè troppo nero, troppo. Sapere
non vale niente.

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“Parlando d’altro” di Rodolfo Cernilogar. Alcune poesie e una nota

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Rodolfo Cernilogar, Parlando d’altro. Prefazione di Francesca Del Moro, collana poetál Cicorivolta edizioni, 2014, € 10,00, pp. 109. In copertina, “Parlando d’altro”, illustrazione originale di Ilaria Grimaldi (www.ilariagrimaldi.it).

Parlare della poesia di Rodolfo Cernilogar è parlare soprattutto del “tempo”, del respiro che il poeta prende mentre scrive, e quindi anche del ritmo che caratterizza i suoi testi. Se i temi sono molteplici e ben riconoscibili e forse si può dire che ampio spazio è riservato all’amore per gli altri, siano essi una compagna, una figlia, i familiari o figure di diverso genere, allora si può anche guardare più in là, a un aspetto formale cruciale, e porre l’accento sulla scansione, sul movimento, sul passo nei versi: la misura che si coglie è proprio questa, ossia un “passo”, umano. Non c’è infatti frenesia in questa poesia ma distensione, la stessa di chi cammina e, lungo il percorso, si trova a poetare. Il titolo potrebbe eludere questa caratteristica facendo perdere per un istante la direzione verso la quale si va: quella certa vaghezza sarà tuttavia scavalcata sin dal primo testo.
In Parlando d’altro la “misura”, individuata in anticipo, può risultare efficace nell’affrontare i testi: essa accenna infatti anche alla dimensione della lettura e al rapporto che il lettore può avere con la poesia dell’autore. Ne sono la prova anche la scelta di alcuni sostantivi, aggettivi e verbi (e forse il più importante è «durare»), che rafforzano quest’idea di un appoggio sicuro – appunto il passo – dal punto di vista formale e sostanziale assieme.
Nella selezione che ho operato, l’orecchio del lettore coglie la disposizione, la regola e l’ordine di cui Cernilogar si serve; quindi la distensione di cui sopra diventa dimensione di uno spazio – ideale e poetico – tensivo sì, ma appunto che volge all’allargamento, e che in questa “espansione”, da lettori, ci include.

© Alessandra Trevisan

Algebra

Non è vero che mi manchi. È solo
una bugia. L’alfabeto
delle cose sa mentire bene.
La verità è un’altra.
Tu aggiungi (calore
alle coperte, aria
alle stanze, chiavi
alle porte, pioggia
ai vetri). Sì, tu aggiungi.
Anche quando non ci sei.

*

Ausiliari

Avere addosso
il peso il corpo il respiro
notturne unità di misura
di quello che a giorno sarà
pensiero prendersi cura
non ancora essere
se il piede scaltro rifugge
la grammatica degli affetti
nell’angolo libero del letto
il calco minerale del possesso.

*

Il viaggiatore

Partono treni a ogni ora
passano tra i tetti e le antenne
passano da questa stanza
partiamo anche noi
luminosi nel buio
contiamo i respiri
come fossero monete
vestiti da mettere in valigia
Marsiglia Toronto Siviglia Belfast
ogni luogo è vicino
così facile partire
così facile restare.

* (altro…)