ricordi

Caregiver Whisper 65

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 53 – Il punto della situazione

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 52

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 51

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 50

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 49

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 48

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 47

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 46

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 45

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Franco Dionesalvi, Mario Luzi. Un Ricordo

Mario Luzi

(la foto potrebbe essere soggetta a copyright)

 

 

Quando seppi della sua scomparsa, la prima cosa che pensai fu che così non avrebbe letto la mia ultima lettera, quella in cui gli proponevo di aderire al Forum dei Saperi che si sarebbe tenuto di lì a qualche mese all’università della Calabria. Lettere rigorosamente scritte a mano: era il suo modo prediletto di comunicare, anche in un tempo in cui già quasi nessuno lo usava più.
Mario Luzi lo conobbi da studente, a Firenze. Abitava in via Bellariva, dalle sue finestre si scorgeva l’Arno. Viveva in un appartamento strapieno di libri, che una governante gli teneva in ordine; per spostarsi, prendeva l’autobus. La prima volta andai da lui insieme a Raffaele De Luca (poeta cosentino, che sarebbe morto a quarant’anni), che mi raggiungeva da Pisa per le nostre scorribande a caccia di poeti. Luzi però era diverso da tutti gli altri. Non diceva niente di particolare, non faceva nulla di eclatante. Ma… come dire… era sereno! Non c’era verso di coinvolgerlo nei discorsi su questo poeta e quest’altro, che pure rappresenta il passatempo preferito fra i letterati. In tutto quello che diceva, appariva animato da un nobile antico pudore. Ma con semplicità. E soprattutto con una grande mitezza. Era possibile intrattenersi con lui anche sulle vicende della vita cittadina, della politica. Interveniva, partecipava, era informato. Ma avevi la sensazione che fosse costantemente immerso in un dialogo con altri interlocutori, in una dimensione altra. Da cui la realtà che scorre si può guardare con pacatezza; non con distacco, ma senza le vampate della passione, senza l’egoità, senza il narcisismo dell’autoaffermazione.
Mi consigliò, una volta, di leggere Corbière. «Ci si ritroverà – mi diceva – come lei ama alternare registri diversi.» In tanti possono dire di aver conosciuto Luzi, non si sottraeva agli incontri. Ma comunella non fece mai con nessuno.
La sua poesia, inizialmente ermetica, ben presto si era aperta in un canto limpido e terso. Poesia di una costante interrogazione; che però non era mossa da alcuna ansia di rispondere. Il suo era piuttosto un procedere socratico, in cui tante voci discettavano del senso, dell’incedere, del cammino. Nel magma è stato forse il suo capolavoro, laddove i fumi della contemporaneità si scomponevano e ricomponevano in uno sguardo infine silente, intriso di religiosità.
Ricordo la prima del Purgatorio dei Magazzini Criminali. Quando si misurò con una trascrizione teatrale della cantica di Dante, scritta per la messinscena di uno dei migliori e più radicali gruppi del panorama della sperimentazione teatrale italiana dell’epoca. Cantica di Dante che così naturalmente andava componendosi insieme ai suoi versi, in una interpretazione in chiave di attesa, “il tempo lava la mente”, che è poi dire tutta la nostra vita. E comparve lui, il poeta in scena, a declamare alcuni versi, a offrire il suo stesso corpo all’ineffabile sofferenza della poesia.
Anche negli ultimi mesi della sua esistenza, chiamato a ricoprire il ruolo di senatore a vita, è stato poeta. Ossia, in spregio alle regole del linguaggio delle mediazioni e dei compromessi, sempre a servire la verità, a cercare incessantemente, a pronunciare parole di verità. Ben sapendo che la verità vera è oltre le parole; ma che il poeta ha il dovere di cercarla, di approssimarsi sino al silenzio e alla fine.
Quando appresi della sua morte mi dispiacque, per la perdita. Ma ebbi anche la nitida sensazione che niente era stato strappato: che l’opera era completa, tutto si era compiuto. Frattanto – cosa inusuale per le tradizioni climatiche della mia città – fuori dalla finestra mille fiocchi di neve scendevano dal cielo. Così scrissi, rigorosamente a penna su un foglio di carta: «Vai, Luzi, grandissimo poeta, che la bianca neve ti accompagni.»

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© Franco Dionesalvi

Roberto Saporito – Mi ricordo gli anni Ottanta #1

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Da oggi, per quattro domeniche pubblicheremo un romanzo inedito di Roberto Saporito: Mi ricordo gli anni Ottanta. Oggi la prima puntata introdotta dall’autore. Buona lettura, buon viaggio, buon divertimento e buona nostalgia. (gianni montieri)

*

 

 

Questo “piccolo” libro è liberamente ispirato al libro di Matteo B. Bianchi “Mi ricordo” (Fernandel, 2004), che a sua volta si è ispirato a un libro di Georges Perec “Je me souviens” del 1978, e che a sua volta si ispira al libro di Joe Brainard “I remember” del 1970.

L’idea era semplice: una lista di memorie di poche righe, che iniziavano tutte con le parole “I remember…” (Mi ricordo…).

 Io mi ricordo gli anni Ottanta…

 Io mi ricordo i “miei” anni Ottanta…

***

Mi ricordo gli anni Ottanta #1

 

*

“Le sole cose che appartengono davvero al

passato sono quelle dimenticate.”

(Susan Minot)

 

 

“Il passato remoto rappresenta l’unica innocenza

e pertanto è necessario conservarlo.” (Don DeLillo)

 

 

“La grande fregatura del non avere un futuro,

è credere che il passato sia sempre meglio del

presente. Peccato dover ammettere che certe

volte è vero.”

(Pino Cacucci)

 

 

 

 

 

Mi ricordo che nel 1980 veniva pubblicato il libro “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli…mi ricordo un libro bellissimo…mi ricordo quel libro come l’inizio di un’epoca…

Mi ricordo che era il 1982 e vedevo per la prima volta Palazzo Nuovo (la sede delle facoltà umanistiche di Torino) e che mi sembrava spaventosamente vecchio

Mi ricordo il video della canzone “Fade To Grey” dei Visage

Mi ricordo la New Wave (che ho sempre associato al bellissimo termine francese Nouvelle Vague)…mi ricordo di aver pensato che avevo trovato la mia musica…

Mi ricordo i New Romantic…

Mi ricordo il Dark…

Mi ricordo il Post-Punk…

Mi ricordo il Techno-Pop…

Mi ricordo che tutto aveva un’ etichetta…tutto…

Mi ricordo che il 18 maggio 1980 il cantante dei Joy Division Ian Curtis moriva suicida: aveva ventitre anni…e io diciotto…

Mi ricordo il libro “Le mille luci di New York” di Jay McInerney…

Mi ricordo  “Meno di zero” di Brett Easton Ellis…mi ricordo di aver trovato in quel libro un “metodo di scrittura” che potevo fare in qualche modo mio…

Mi ricordo “Ballo di famiglia” di David Leavitt…

Mi ricordo Fernanda Pivano simpatica “scopritrice” di talenti letterari americani…

Mi ricordo Raymond Carver…mi ricordo di aver pensato la stessa cosa che ho pensato dopo aver letto “Meno di zero”…

Mi ricordo la discoteca Big Club di Torino e le serate New Wave del giovedì “Night for Hero” con Mixo come DJ…

Mi ricordo la discoteca  Tuxedo (sempre a Torino) e le serate New Wave del martedì con Alberto Campo e Renato Striglia…mi ricordo che ballare la musica che mi piaceva era veramente una bella esperienza…

Mi ricordo il concerto memorabile dei Neon (gruppo New Wave di Firenze) a Torino, al Tuxedo…mi ricordo in particolare la canzone “My blues is you”…

Mi ricordo i Japan, i Cure, gli Smiths, Adam & the Ants, i Bauhaus, i Cabaret Voltaire, i Devo, John Foxx, gli Human League, i Joy Division, i Magazine, Siouxsie and the Banshees, i Soft Cell, gli Stranglers, gli Ultravox, gli Associates, i Cars, i Cocteau Twins, i D.A.F., i Gaznevada, i New Order, i The The, gli Orchestral Manoeuvres in the Dark, Gary Numan, i Kraftwerk, i Wire, i Depeche Mode, i Pankow, gli Yello, i Monuments, i Deaf Ear, gli Heaven 17, gli Yazoo, i Pet Shop Boys, i Pink Industry, Echo & the Bunnymen, i Killing Joke, i Wall of Voodoo, i Polyrock, i Dead Can Dance, i Sisters of Mercy, i Names, i Danse Society, gli Scritti Politti, i Souther Death Cult, i Glove, i Wolfgang Press, i B-52’s, i Feelies, i Blancmange, …mi ricordo che la musica era veramente importante…

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