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Dieci minuti di pordenonelegge #2

IMG_20150919_180028You can’t repeat the past

(F. Scott Fitzgerald)

Giungevo ieri, dopo un excursus diaristico (e un po’ romantico) a dire che la poesia a pordenonelegge può stupire. Quello che propongo nei “dieci minuti” di oggi, è una lettura poetica con le voci di Maria Borio, Roberto Cescon, Tommaso Di Dio, Carmen Gallo, Bernardo De Luca, Stefano Dal Bianco mentre qui cercherò di sintetizzare i contenuti dei due incontri che hanno preceduto il reading.
“Idee di poesia” è stato un doppio intervento attorno ad alcune “parole-guida” con cui la generazione dei nati negli anni Ottanta – e quella dei nati poco prima – «con una fisionomia particolare e caratterizzata dalla precarietà estrema» (Maria Borio) si pone oggi nei confronti dello scrivere poesia, della critica e della mappatura. In questo dialogo è intervenuto anche Stefano Dal Bianco, per porre alcune questioni rispetto ai temi che alimentano un dibattito che non va mai forse a esaurire, da entrambe le parti, le direzioni che si possono prendere e che meriterebbero uno spazio più ampio di quello dato ieri, soprattutto un tempo più largo e la possibilità (e necessità) di un dibattito aperto al pubblico, che per ragioni di tempistiche forse c’è stato solo in piccola parte. (altro…)

fare silenzio

angelo maggi

s’imbandiscano tavolate di silenzio

su di un terreno che non sia di sabbia!

celebrarsi in automatico progressivo

è come un abito che non indosso,

un’ondata che non inzuppa il corpo,

piume che non solleticano voli, solo distanza.

ed allora sotto la pioggia!

ché le sue gocce sono di natura benigna,

detergente di stoviglie e pensieri,

gli stessi con cui ci si nutre,

spesso gratinandosi col niente.

troppi plausi agli incroci casuali,

salotti ricavati sotto semafori a ritmo alternato.

meticolosa ricerca divisa a strappi

coprendo di cenere i capelli del mondo.

cibo masticato in atti cannibali,

eppure il tutto nasce d’istinto,

non necessita diverbi di versi!

fastidio e disagio discosto nell’angolo dei giorni,

gli stessi che macinano sassi e rovi e fine mese a rilancio.

spartizione di fatica umori pillole di chimica pura

inattese come il dosare parole dentro il già detto

nella miriade del cosmo.

tutti scordati come stru-menti in stato di quiete,

tutti immemori dello stillare di linfa

che silenziosa prosegue,  nei nostri corpi.

scansione del gesto e del verbo fuori dal sè quotidiano,

atto del risveglio dimenticato

nelle lenzuola schizofreniche di sudore e visioni,

tesi e vinti, ingoiati dal bisogno di dire!

che sia silenzio, allora.

Api