Riccardo Prencipe

Riccardo Prencipe – Inediti

 

Le Rotaie e il porto

Apre il collo a cobra la preghiera
scalcia sulla ruggine il mio ascolto,
orda di papaveri
sul binario morto

 

I franchi tiratori

noi siamo le antenne degli insetti
che afferrano dall’aria
le vibrazioni di ciò che sarà
e le trasformiamo, senza paura,
in inni alla gioia
rapsodici e popolari

 

La casa del ponte

In una casa di provincia
iniziai a sognare
le notti di Roma
in cui avevo dormito
e le tante in cui avrei vissuto
non c’era macchia nella prepotenza

le colate di cuoio sul bianco
frustate di cinghia senza religione
erano solo percussioni vogliose
sui muri della mia casa,
la casa del ponte.

La casa del ponte
è un parco infinito

c’è un colombario
sotto la terra del padrone
che ho scoperto senza io
e poi ne ho fatto nido

le lucertole dai tubi mi guardano
come un boia in ciabatte
che ha ucciso i loro nonni

gli assaggi ladri d’uva
e l’umore di chi la sciupa ancora,
tante notti piene d’orme:
le flotte degli amici.

Un esercito di racconti a passo svelto
che giocano di notte a nascondino
tra le more assonnate
e gli alti ricci

la mia culla è nata lì

Nell’aria, ingenuo, il male
al ritmo dei campi,
ascoltavo i narratori.

Un solo negozio
un solo sapore
pochi suoni
e gli amori, alieni in embrione
erano fontane di fantasia.

Alla fine della strada
una capanna,
ricoperta da piume metalliche,
radunava gli scugnizzi taglialegna.

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