REggio Emilia

Scritture ducali, parte II: Silvio D’arzo

 

Riprendo oggi il discorso lasciato qui sospeso.
L’occasione nasce anche dal ritrovamento su una bancarella di Casa d’altri e ne approfitto così con un certo entusiasmo per introdurvi alla seconda parte del libro di Bertoni che, lasciata la Modena di Delfini, si sposta verso Reggio Emilia per dedicarsi ad un’altra figura tanto importante ma purtroppo altrettanto fulminea della letteratura italiana della prima metà del secolo scorso.
Di Silvio d’Arzo morto nel 1952 all’età di 32 anni ci siamo già occupati  tempo fa e riteniamo che sia comunque sempre necessario ricordarlo, in questo caso grazie anche all’aiuto dell’approfondita lettura critica qui proposta da Alberto Bertoni.
Il D’Arzo che qui si rivela non è più solo quella figura iconica (oramai quasi stereotipata) del narratore il cui romanzo breve Casa d’altri è stato considerato da Montale il racconto perfetto.  Qui Bertoni affronta la figura di D’Arzo (e Comparoni e tutti gli altri possibili e ancora scopribili pseudonimi) nel suo percorso formativo. Poeta precoce, adolescente immerso per forza di cose nella cultura dell’epoca che trasudava di Pascoli e D’Annunzio, ma con un suo approccio metrico, compositivo e lessicale che già si preannuncia innovativo e  che non sarà difficile ritrovare nella prosa dei molti suoi racconti. Poeta ma anche traduttore, studioso non solo di dialetti ma anche della letteratura anglosassone, traduttore sporadico ma non per questo poco innovativo dei versi di Yeats e poi autore di saggi sulla letteratura inglese e americana, dove sono fortemente evidenziati gli amori, i riferimenti, la ricchezza di un “mondo” narrativo che faranno di D’Arzo uno scrittore estremamente polifonico, tanto radicato nella sua terra quanto capace di arricchirla di una narrazione che tende a diventare universale, quella che lo stesso Bertoni definisce “l’opera mondo”. Parliamo quindi di Stevenson, Kipling, James, ma non mancano i riferimenti alla Spoon River che proprio in quegli anni faceva la sua comparsa in Italia grazie a Einaudi e alla traduzione di una giovanissima Pivano. Alberto Bertoni traccia un percorso ben preciso della scrittura di D’Arzo e lo approfondisce con cura partendo dalla consapevolezza di una presenza fin troppo breve nella storia della letteratura e in un periodo in cui è evidente il prepararsi a una netta transizione culturale, ed è proprio partendo da quell’articolo scritto nel 1954 da Montale che andando oltre lo slogan, si leggono chiaramente i riferimenti puntuali per analizzare quella forma di narrativa (quella breve appunto) che è più legata alla tradizione di Cechov e James, dove permane viva e quella sospensione tra romanzo breve e prosa poetica piuttosto che a una cultura Italiana dove regna beato il neorealismo. Bertoni ci guida attraverso la scrittura di D’Arzo/Comparoni generando una ricchissima rete di riferimenti, visioni critiche, letture e riletture che ci ri-presenta uno scrittore che sorprende ancora per la sua attualità nonostante il suo essere rimasto congelato sulla soglia di una storia della letteratura che stava per modificarsi radicalmente e che ancora doveva veder pubblicati Levi, Gadda Calvino, Fenoglio o lo stesso conterraneo Delfini.

Alberto Bertoni, Scrittori da un ducato in fiamme. Delfini, D’Arzo e il Novecento, Corsiero Editore 2016.

© Iacopo Ninni

Ghirri: spazio siderale

Copertina-Luigi-Ghirri-Spazio-Sideralecorsiero editore, Reggio Emilia, 2016 – € 40

Osservando il sipario del bellissimo Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, si può immaginare quanto da quel punto focale sia possibile apprezzare l’insieme dell’architettura, la “rotondità” e la “circolarità” che caratterizzano questo teatro. Una vera concentrazione di simboli, un imbuto di segni, entro cui l’invenzione e la rappresentazione, grazie alla luce e al raccoglimento che un teatro come questo sa regalare, si mostrano in silenzio.
Quanto pensato e compiuto da corsiero editore con lo splendido Spazio siderale non è offrire al pubblico un libro postumo di Ghirri, ma realizzare qualcosa di probabilmente meno arbitrario e senz’altro più profondamente curioso. Una sorpresa, una rarità: si tratta della pubblicazione del menabò di un progetto, un libro forse (e sarebbe stato l’ultimo: siamo nel 1991, e la morte per Ghirri sarebbe arrivata nel 1992), intorno al quale il fotografo reggiano stava lavorando.
Ci troviamo nel vivo di una storia, al cospetto di un incontro/confronto fra le arti. Spazio siderale consente infatti di rivivere l’intreccio che legò il soggetto del terzo sipario monumentale dipinto nel 1991 da Omar Galliani, dal titolo Siderea, alla fotografia di Luigi Ghirri, in stretta aderenza a molti dei temi maggiormente cari al fotografo (in questo senso basti pensare ad alcuni dei suoi titoli precedenti, come Infinito e Il profilo delle nuvole).
I materiali sono riportati con cura puntuale, attenta. Un libro di grandi dimensioni (30 x 30 cm, 108 pagine, e una carta con grammatura di qualità) che testimonia come Ghirri avesse già predisposto una selezione delle fotografie e ne avesse anche in gran parte precisato una sequenza espositiva. Mancava il titolo, mancava ancora quell’elemento che tanta parte ha sempre avuto nella costruzione dei progetti e dei libri di Ghirri.
Di fatto, Spazio siderale sarebbe potuto essere già allora un titolo possibile. Del resto è una definizione attraente, una dimensione affascinante: avvicinare ciò che è distante, o solo apparentemente tale, ma soprattutto desiderare (appunto) questa vicinanza, fino al “gioco”, come diremo poi, dell’immedesimazione. È quello che un’arte qui fa con l’altra, in una reciprocità di richiami e di effetti davvero notevoli. E tutto racchiuso nel racconto del dietro le quinte di quel lavoro, tutto nel testimoniare l’operato: come nasce l’idea di un sipario; i bozzetti preparatori di Galliani; i passepartout che Ghirri preparava con le note autografe relative ai tagli e al colore per la stampa delle fotografie ecc. (altro…)

Una frase lunga un libro #8 – Massimo Zamboni: L’eco di uno sparo

Una frase lunga un libro #8

zamboni

Massimo Zamboni, L’eco di uno sparo, Einaudi 2015, € 18,50, ebook € 9,99

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I crimini vivono oltre la carne di chi li compie, ne incrostano il ricordo, il valore dell’aver vissuto. Poiché le nostre azioni saranno descritte in noi, buone e cattive, ci accompagneranno senza rimorso mutandosi in carne, modellando le fisionomie. Si possono anche addomesticare, dissimulare; ma ci sono sguardi che risulta difficile sostenere: il nostro medesimo prima di ogni altro.

Prima ancora di cominciare a raccontare il bel libro di Massimo Zamboni, partendo dalla frase che ho scelto, volevo dirvi della dedica. Zamboni fa questa dedica: “agli sconosciuti”. Penso che sia una delle più belle dediche che io abbia mai letto, in un libro. Bella per due motivi. Innanzitutto perché lo sconosciuto è chiunque, Massimo Zamboni ritiene questa storia così importante e universale da poterla portare in dono a tutti. E ha ragione. L’altro motivo è quello più legato al libro, alla ricostruzione familiare e storica che fa lo scrittore emiliano, gli sconosciuti siamo anche noi stessi. Lo siamo nella misura in cui non conosciamo il nostro passato, dimentichiamo le nostre origini, non completiamo la nostra memoria. Siamo sconosciuti a noi stessi se ci accontentiamo di un racconto tramandato, o soltanto di un ricordo. Massimo Zamboni si dedica il libro, dedicandolo a noi, perché ricostruendo la storia della sua famiglia, che vive dentro a un pezzo terribile della storia d’Italia, ricostruirà la propria. La capirà.
(altro…)

LE TOUCHER (eros arte e scrittura) – Il reading

POETARUM SILVA – IL READING – REGGIO EMILIA

 

Poetarum Silva – Corpi a confronto


Libreria Interno 3 – Arti e Pensieri

Ateliers Via dei Due Gobbi 3 – Reggio Emilia

Sabato 24 Luglio

(dalle 21.00 alle 24.00)

POETARUM SILVA

(corpi a confronto)

READING LETTERARIO MULTIMEDIALE

a cura di Enzo Campi

con

Mariangela Guatteri, Arturo Moll, Mirella Gazzotti,

Silvia Molesini, Elena Lusvardi, Giovanni Campi,

Natàlia Castaldi, Antonella Taravella, Silvia Rosa,

Pierluigi Tedeschi, Federica Gramiccia, Anna Maria Meliga,

Stefania Crozzoletti, Enzo Campi,

Programma della serata

READING

Di sole voci (Silvia Rosa) – Ed. LietoColle

Ipotesi Corpo (Enzo Campi) – Ed. Smasher

Poetarum Silva (AAVV) – Ed. Samiszdat

Vertigini scomposte (Antonella Taravella) – Ed. Smasher

Prima vita (Stefania Crozzoletti) – Fara Editore

ANTEPRIME INEDITI

Due Dimensioni (Mariangela Guatteri)

La distruzione della morte affrescata (Silvia Molesini)

PROIEZIONI VIDEO

Simpliciter & Complicatibus ne La burla del tempo

di Giovanni Campi, interpretato da Nevio Gambula e animato da Orsola Puecher

Ipotesi Corpo

di Enzo Campi, con Mariaestella Coli, Chiara Puglisi, Antonio Iorio

PERFORMANCE

Grevelieve

di e con Pierluigi Tedeschi, e con Lucia Bonacini, Luca Censi

I Cantastorie

di e con Mirella Gazzotti, Anna Maria Meliga

INSTALLAZIONI

Il profilo delle parole (Pierluigi Tedeschi)

Gesti d’aria e incombenze di luce (Enzo Campi)