redazione

I poeti della domenica #200: Cristina Alziati, È salita sui prati, ti diranno

È salita sui prati, ti diranno
che è morta, non dispera.
A volte se ne va per la sassaia
di versi accartocciati, lungo un greto
bianchissimo, che acceca.
Osserva rotolare dentro l’acqua
mille tracce, di quanto non annota
e scorda. Quando si incagliano in un’ansa
prende uno stecco e le sospinge un poco.
Tuffa a caso le mani.
Fa conca con i palmi, chiude gli occhi, beve.

da Cristina Alziati, Come non piangenti, Marcos y Marcos, Milano 2011

I poeti della domenica #199: Guido Gozzano, L’intruso

Le tre sorelle dalla tela rozza
levano gli occhi sbigottite, poi
che una voce pervade i corridoi
come d’uno che irride o che singhiozza.
Il vento in casa! Il vento cresce, cozza,
sibila, mugge come cento buoi.
Ogni sorella pensa ai casi suoi,
l’altra chiamando con la voce mozza.
In breve dai soppalchi al limitare
discacciano il nemico, nell’assedio
invocando a gran voce tutti i santi.
Ognuna torna poi ad agucchiare,
ed accompagna il ritmo del suo tedio
all’orchestra dei tremoli svettanti.

Poetarum Silva a Festivaletteratura di Mantova

Anche quest’anno Poetarum Silva sarà al Festivaletteratura di Mantova, arrivato alla sua ventunesima edizione. Ci sarà nella persona di un’entusiasta Giovanna Amato, che inforcherà la fedele bicicletta cui come ogni anno darà u nome tratto da Agatha Christie e tenterà di essere ovunque e dappertutto, per condividere al meglio il ricco programma della manifestazione con dirette twitter e un post quotidiano.
Per consultare e scaricare il programma completo, qui.
Non dimenticate, nell’attesa, di rinfrescarvi la memoria con le cronache della scorsa edizione!
A seguire, il comunicato stampa. A presto con il Festivaletteratura, dal 6 al 10 settembre. (altro…)

#PoEstateSilva #35: Franco “Bifo” Berardi, Massimiliano Geraci, da Morte ai vecchi

“Vecchio isterico”, pensò Luca Ferenczi montando sul suo bolide. “Chi si crede di essere questo stronzo? E che mi importa di lui in fondo? Troverò un altro modo per risolvere questo problema.”
Doveva concentrarsi su quell’urgenza maledetta, sull’imprevista piega che aveva preso il suo lavoro, la sua creazione, la sua impresa. Avrebbe voluto creare un congegno di facilitazione universale dell’empatia – che ne sapeva lui di empatia? – ed ecco che si trovava a fare i conti con un impulso assassino che si muoveva come un’onda, come un’epidemia. Cento volte aveva controllato il programma, linea per linea, protocollo dopo protocollo.
Nessun errore di codificazione ma un persistente disturbo nella trasmissione. Come se una traccia della vibrazione luminosa proveniente da Federica fosse rimasta impigliata nell’infosfera. Come se qualcuno avesse aperto uno spiraglio all’imprevisto, al sabotaggio, ma chi?
Pensò alla radiazione cosmica di fondo, il primo assordante vagito dell’universo, che ancora oggi i radiotelescopi continuano a captare dopo miliardi di anni. Mentre la sua Ducati accompagnava le curve che costeggiano il fiume, il fantasma di Federica lo inseguiva confondendogli la vista con tutti quei suoi veli svolazzanti. La testa chiusa in un casco avvolgente, i pensieri serrati in quella prigione nera e gialla con la visiera abbassata, Luca correva nel vento. Il vento doveva essere forte a giudicare dal frustare dei rami, ma nello spazio chiuso del casco nero e giallo il vento non era ammesso. E nemmeno la luce pensava Luca. Sbagliando. (altro…)

#PoEstateSilva #33: Pietro dell’Acqua, Aria fritta

Si sta a pelar patate, in silenzio.
Apre la bocca e le dà fiato:
«Pensa te cosa diranno di noi, noi che ci affidiamo ai nostri mugugni, al linguaggio per intenderci, ci affidiamo alle rime e alle assonanze come se nella lingua fosse indicata, tramite queste, la via da percorrere verso l’autenticità, che parola abusata piena d’aria!, verso la consapevolezza di ciò che siamo o non siamo, verso un senso da dare alla frase. Pensa come rideranno dei nostri tentativi falliti di formulare un pensiero più complesso di Ugo mangia la mela, di comprendere le Leggi tramite esperimenti e apparecchiature complicatissime, che oltretutto non funzionano diranno. E l’energia, si sbellicheranno vedendo le nostre tecniche da piromani squilibrati che consistono solo nel
bruciare qualsiasi cosa ci capiti tra le mani: siamo uomini delle caverne che accendono il fuoco. Poi su tutto la nostra mania di protagonismo, quelle favole sull’universo al cui centro ci siamo noi, tutto è qua per noi, dei e arcangeli e oracoli e stelle cadenti e filanti scomodati solo per blandirci voi siete er mejo, quante istituzioni, tutte frutto, questo ce lo riconosceranno, pur nei nostri enormi limiti, della più fervida immaginazione, quante istituzioni per difenderci dalla nullità della nostra condizione, che altrimenti ci divorerebbe. Di cosa ci nutriamo? Siamo cannibali dei nostri compagni d’avventura, uccisi da noi o morti sul campo. Di quale ignobile violenza siamo capaci, e così subdola, sbranare facendo intendere che i morsi sono baci, si sganasceranno davanti alla nostra incoerenza, ai monumenti di pastafrolla eretti in onore delle opere di bene con fumosi discorsi per la pace e la concordia, all’incessante germogliare di colpi di sfollagente, kalashnikov e bazooka. Chissà quali differenze noteranno tra la copula grammaticale, quella animale e quella umana, magari si metteranno a contare il numero di possibili variazioni sul tema, useranno come parametro di giudizio lo spazio lasciato all’arbitrio o all’improvvisazione, chissà che non vinca qualche scimpanzé dall’aria furba che ci dà dentro da mattina a sera, senza tabù parentali o legati all’età, capace di farlo arrampicato su un albero o appeso a una liana. Il nostro sdolcinato poetare in versi, sempre in cerca di conferma nei suoni, che oltretutto abbiamo concepito noi, che la strada sia giusta – anche i poeti del giorno d’oggi, i rapper che urlano sopra una base martellante (altro…)

“Questo Natale”: A breve vi raccontiamo una storia

Milano, foto gm

Milano, foto gm

Anche quest’anno per il periodo natalizio, così come per quello estivo, osserveremo una pausa rispetto alla programmazione ordinaria del blog, abbiamo pensato di nuovo di fare qualcosa di diverso, giusto per non annoiarci e annoiarvi. Abbiamo chiesto a scrittori, amici o meno, di regalarci dei racconti che avessero qualcosa a che fare con il Natale; considerando che li abbiamo chiesti a metà novembre, la risposta è stata sorprendente. Da domani, 21 dicembre, al 6 gennaio, pubblicheremo più di venti racconti, quasi tutti inediti, molto diversi tra di loro, perché diversi sono gli scrittori che hanno accettato l’invito. Li ringraziamo tutti, è un grande regalo, ma ringraziamo anche quelli che hanno accettato l’invito e non sono riusciti tuttavia a rispettare la tempistica così stretta, e quelli che avrebbero voluto accettarlo e non hanno potuto. In alcune giornate avremo due racconti (uno al mattino e uno al pomeriggio), in altre una storia soltanto, il primo gennaio avremo poi anche un’altra sorpresa. Avevo pensato di elencare già stasera i nomi degli scrittori, ma poi ho cambiato idea, li scopriremo di giorno in giorno. La carovana di racconti si chiamerà “Questo Natale” e partirà domani mattina, non vi resta che seguirla. Buona lettura, buon divertimento e buone feste da me e da tutta la redazione.

Gianni Montieri

Poeti della domenica #10: William B. Yeats, No second Troy

Yeats

Perché io dovrei rimproverarla perché ha riempito i miei giorni
Di tristezza, o perché voleva ultimamente
Insegnare ad uomini ignoranti maniere violente,
O avventare le strade secondarie su quelle principali,
Se soltanto avessero avuto coraggio pari al desiderio?
Che cosa avrebbe potuto pacificarla, lei che ha un animo
Reso dalla nobiltà semplice come una fiamma,
E una bellezza simile a un arco teso, di un genere
Che non è naturale in un’età come questa,
Alta bellezza e solitaria e molto austera?
Che cosa avrebbe potuto fare, essendo quella che è?
C’era forse per lei un’altra Troia da incendiare?

*

Why should I blame her that she filled my days
With misery, or that she would of late
Have taught to ignorant men most violent ways,
Or hurled the little streets upon the great,
Had they but courage equal to desire?
What could have made her peaceful with a mind
That nobleness made simple as a fire,
With beauty like a tightened bow, a kind
That is no natural in an age like this,
Being high and solitary and most stern?
Why, what could she have done, being what she is?
Was there another Troy for her to burn?

William B. Yeats, No Second Troy, 1908, in Green Helmet and Other Poems (1910), trad. it. a cura di Giorgio Melchiorri in Yeats, Quaranta poesie, Einaudi 1983.

Festivaletteratura: Ouverture

2014

Lo so, l’anno impresso su quel badge è sbagliato. Ma volevo vedeste uno degli oggetti più cari che ho. Lo conservo attaccato a un tubo cui appendo giacche e cappotti, in bella vista per chi apre la porta di camera. Dietro di lui – dietro la cover di plastica, intendo – c’è il mio nome, la nostra testata e il logo della scorsa edizione del Festivaletteratura. Ma più dentro ancora, mentre lo tenevo al collo chiedendomi se sarebbe stato fuori ordinanza cambiare il laccetto con uno coi baffi che mi ha regalato mia sorella, questo badge conteneva una delle più grandi esperienze che io abbia mai fatto. Chi scorra il programma, chi guardi com’è dislocato il festival, la sua offerta, la sua chiarezza, la sua accessibilità, sa di trovarsi di fronte a un momento di democrazia della bellezza. Tutto è ovunque, raggiungibile e a portata di mano. Si cerchi un vetro oscurato per le strade della città; si cerchi un evento cui si tiene molto che non sia a portata di tasca; si cerchi una mezza giornata in cui non esiste qualcosa che non valga la pena vedere. Buona ricerca, non darà risultati.
E in questo guardare, si cerchino i tanti ragazzi con un badge simile al mio, ma di un altro colore: sono i volontari che rendono possibile tutto insieme con gli organizzatori, che danno nel momento in cui ricevono, che si suddividono compiti e lavorano senza risparmio, e l’ultima sera ballano alla mensa felici di aver partecipato a qualcosa di grande.
È così che Mantova mi ha fatto sentire: assolutamente felice di essere lì.
Nel momento in cui scrivo, manca ancora qualche ora alla partenza. Nel momento in cui questo post partirà, starò litigando con il bagaglio da svuotare. Nel momento in cui leggete, il Festival starà per cominciare. Vi piacerà, vedrete.

© Giovanna Amato

Poesie per l’estate #53: Rudyard Kipling, Il lamento dei Langur

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

JohnCollier, Rudyard Kipling - 1891

John Collier, Rudyard Kipling – 1891

Dirge of the Langurs

The night we felt the earth would move
We stole and plucked him by the hand,
Because we loved him with the love
That knows but cannot understand.

And when the roaring hillside broke,
And all our world fell down in rain,
We saved him, we the Little Folk;
But lo! he does not come again!

Mourn now, we saved him for the sake
Of such poor love as wild ones may.
Mourn ye! Our brother will not wake,
And his own kind drive us away!

(R. Kipling, Il lamento dei Langurs, da Il secondo libro della Jungla, 1895)

*

.
La notte in cui sentimmo che la Terra si sarebbe mossa
ci accostammo furtivi e lo tirammo per la mano,
perché l’amavamo dell’amore
che sa, ma che no n può capire.

E quando il fianco della collina franò rombando,
e tutto il nostro mondo si disfece in pioggia,
noi lo salvammo, noi, la Piccola Gente;
ma ahimé! egli non tornerà più!

PIangete, ora, noi lo salvammo in nome
di quel tanto d’amore che hanno le belve.
Piangete voi! Il nostro fratello non si risveglia
ed i suoi simili ci cacciano via!

(traduzione di Umberto Pittola per Mursia 1988)

Poesie per l’estate #36: Biancamaria Frabotta, Nell’estate del duemila e tre

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Biancamaria Frabotta, foto di Dino Ignani

Biancamaria Frabotta, foto di Dino Ignani

Nell’estate del duemila e tre
tutto si prosciugò silenziosamente.
Un meraviglioso azzurro puntato
su di noi come un’arma radiosa
premeva i piedi sul suolo, spruzzava
di calce le pareti, entrava, senza
nemmeno una goccia di pioggia
anche di notte
dentro i nostri occhi spalancati.
Dal tronco del nero colava pece nera
e a febbraio bisognò abbatterlo intero.
Il fico si salvò scrollandosi di dosso
la veste lieve delle foglie assetate
e a luglio cogliemmo fichi secchi
da terra, come fosse Natale.
La siccità portò via anche due peschi
che si erano avviticchiati l’uno all’altro
all’insaputa di tutti, in un solo albero da fuoco.

(da Biancamaria Frabotta, I nuovi climi, 2007)

Poesie per l’estate #26: Umberto Fiori, Qui

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Umberto Fiori - fotografia di Dino Ignani

Umberto Fiori – fotografia di Dino Ignani

 

Qui

Stare fermi, ridere, dormire,
muoversi voglio dire, correre,
si può. Ma non si può mancare
a quello che porta via,
che porta qui dove si è sempre, nel posto
dove i posti si trovano, qui, dove
qualcosa importa.

E qui si sta, come un cane
lasciato chiuso in macchina
al sole, in un piazzale quasi vuoto,
una bestia che per ogni cric nella ghiaia
drizza le orecchie, e si scuote al minimo suono
di passi, lontano, o di risate.

Io provo a pensare, e ragiono,
e dentro sento tutta la testa che abbaia.

(Umberto Fiori, da Esempi, 1992)

Poesie per l’estate #19: Montale, La belle dame sans merci

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Satura

La belle dame sans merci

Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano
le briciole di pane che io gettavo
sul tuo balcone perché tu sentissi
anche chiusa nel sonno le loro strida.

Oggi manchiamo all’appuntamento tutti e due
e il nostro breakfast gela tra cataste
per me di libri inutili e per te di reliquie
che non so: calendari, astucci, fiale e creme.

Stupefacente il tuo volto s’ostina ancora, stagliato
sui fondali di calce del mattino;
ma una vita senz’ali non lo raggiunge e il suo fuoco
soffocato è il bagliore dell’accendino.

(Eugenio Montale, La belle dame sans merci, da Satura, 1971)