racconti brevi

proSabato: Luigi Cecchi, Squeak

©Luigi Cecchi

SQUEAK

Lo squeak-segnale brillava alto sulla cima della Brum-brum Tower: il malvagio Dottor Dimensio-Nando minacciava per l’ennesima volta la serenità, la banalità e lo stile di vita ordinario e privo di senso dei cittadini di Opportunity City! Squeak, il roditore con le orecchie più lunghe dell’universo, indossò immediatamente la tutina attillata color cachi e si fiondò sulla S01, la moto-slitta-razzo parcheggiata nell’autorimessa segreta nascosta sotto la pagoda di plastica che aveva piazzato in giardino vicino alla piscina gonfiabile. «Ti fermerò anche stavolta! Soccomberai al potere di… SQUEAK!» Gracchiò il generatore casuale di frasi fatte che aveva installato nel cruscotto, mentre avviava il reattore. Come un missile, schizzò in cielo e poi ripiombò in picchiata verso l’obiettivo. Capì subito cosa aveva in mente il diabolico Dottor Dimensio-Nando: con un congegno che converte il cemento in carne, rubato due notti prima in una fabbrica di würstel, intendeva trasformare tutti i gargoyle della Cattedrale di Rosicchio in mostri che urlano e digrignano i denti senza però potersi muovere (perché dai, stanno sempre attaccati a una cattedrale)! Squeak non poteva permetterlo! Si scagliò dall’alto sul Dottor Dimensio-Nando, lasciando che la S01 si schiantasse contro un muro in modo da attivare l’effetto “ralenti” dell’esplosione. «Ti pentirai di aver abbandonato la professione di ginecologo per fare il cattivo!» Gracchiò un’ultima volta il generatore di frasi fatte della moto, prima di esplodere. Nel frattempo, Squeak stava già prendendo a pugni il criminale. Dopo averlo messo fuori combattimento, balzò in direzione del dispositivo che trasforma il cemento in carne e con un colpo di orecchie-frusta lo distrusse. MISSIONE COMPIUTA. Tra applausi e dichiarazioni d’amore, Squeak poteva allontanarsi soddisfatto: le banche potevano riaprire, e lui aveva il 17 barrato da prendere, per tornare a casa.

© Luigi Cecchi

 

proSabato: Luigi Cecchi, Teeming

©Luigi Cecchi

 

TEEMING

Non si presentarono subito. Quando l’invito fu rivolto all’intero pianeta, in ogni lingua comprensibile da ogni essere vivente, la risposta fu immediata per quasi ogni creatura sopportabile allo sguardo dell’uomo. Poi ci fu un lungo periodo di attesa. Per ore, sembrò quasi di essere già nell’occhio dell’immenso e catastrofico ciclone che stava per abbattersi su quelle terre. Furono accesi dei fuochi, per segnalare la via, nel dubbio che i ritardatari non riuscissero a trovare la strada. Nelle ore successive, tuttavia, si sollevò d’ogni dove un tumulto distante, schiocchi e brusii che si confondevano con il tuonare remoto del cielo plumbeo, mentre una foschia grigia lentamente cancellava i profili delle montagne all’orizzonte. Ancora qualche ora, e una nuvola nera e densa che si spostava controvento fu scorsa sopra le distese di tronchi tagliati a ovest. Successivamente ci si avvide anche del fiume strisciante, che avanzava brulicando sotto di essa. Il brusio divenne un ronzio sempre più forte, mentre tra i sassi e gli sterpi centinaia di migliaia di piccole zampe si muovevano freneticamente. Da quella distanza, sembrava di osservare una macchia di olio nero e bollente che scivolava compatta sul terreno e si faceva sempre più vicina. (altro…)

Caregiver Whisper 65

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 64

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #19: IL SOLE

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con Il Sole, carta della vitalità.

Una mattina di un’epoca lontana il tanuki che viveva dentro il legno dell’albero Irrenbosshu venne svegliato da un forte tramestio. Si fece largo fino all’occhio del tronco e vide una lunga fila di viaggiatori procedere lungo la riva del ruscello.
«Se gioco bene le mie carte» pensò «potrò tirare qualche scherzo a questi vagabondi, e magari ricavarne del cibo o qualcosa da scambiare.»
Per prima cosa, per non destare sospetti, si trasformò in un sasso e rotolò fino al punto dove la fila sarebbe arrivata da lì a qualche istante, e una volta là si mise in ascolto. Ma gli uomini erano insolitamente silenziosi, e il tanuki non riuscì a carpire nessuna informazione. Allora si trasformò in un uccello e provò a seguirli per qualche ora, ma ancora i viandanti restavano in silenzio. Arrivato vicino a un villaggio, si posò sull’asse di uno steccato e pensò a una nuova idea.
«Mi tramuterò in un bambino e parlerò con loro. Così saprò chi sono, cosa fanno e dove sono diretti questi uomini misteriosi. Poi tirerò loro qualche scherzo.»
Così aspettò che i viandanti si avvicinassero al villaggio e andò loro incontro con le sembianze di un bambino povero e malvestito.
«Signori! Signori! Dove state andando? Avete un pugno di riso per me?» disse.
Gli uomini si fermarono e gli diedero attenzione. Qualcuno gli diede anche un sacchetto di riso, altri della carne salata che avevano legato alle bisacce dell’haori.
«Siamo i kataribe del paese, i cantastorie», spiegarono loro. «Veniamo da ogni parte del Giappone e siamo convocati a palazzo reale per la salita del nuovo Imperatore. Abbiamo il compito di raccontare le leggende e le storie del nostre terre, per trasferire in lui l’anima del nostro Paese, come ogni volta che un nuovo Imperatore prende il trono.»
«E dove si trova adesso l’Imperatore?»
«Nella capitale, Asuka-kyō, a mezza giornata di cammino da qui.»
Il tanuki ringraziò per il cibo, ma appena i kataribe si furono allontanati si fregò le mani dalla gioia: se avesse ragionato bene avrebbe potuto tirare uno scherzo all’Imperatore in persona. (altro…)

Caregiver Whisper 63

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #18: LA LUNA

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con La Luna, carta della chiaroveggenza.

 

Sono un animale da lavoro. Datemi responsabilità, scadenze, e ognuna di quelle piccole fibrillazioni che il mio incarico prevede (sono un insegnante, dovrei fornire al mondo un alto livello di competenza e il massimo grado di improvvisazione) e io le porterò avanti in anticipo e con voce ferma. Mi costa molto: mi costa un’ansia montante dal risveglio al caffè alla colazione in strada al viale fino al cancello percorso un piede davanti all’altro, tanto che sembra io mi stia avviando verso la fossa dei leoni, tanto che ogni volta mi sussurro: vorrei fosse domenica. Quotidianamente dimentico che tutto passa, e che le mie scartoffie sono sotto controllo, e che una volta in aula divento un mattatore. Ma ogni volta, percorrendo il viale con il mio cornetto al miele chiuso nella borsa, mi sussurro: vorrei fosse domenica.
Poi la domenica arriva, e non posso fare altro che staccare la sveglia nella speranza di dormire fino a lunedì. Qualche volta mia madre mi chiama, verso le tre del pomeriggio, e fa ironia: potevi anche fare una sola tirata fino al funerale.
Per i miei amici, per qualche strana disposizione delle stelle, sono qualcuno da cercare durante la settimana, quando sono tanto oberato da doverli incastrare alla fine di una giornata di impegni. Le loro domeniche sono deputate ad altro, non come le mie. Certo, è il giorno della lavatrice, e quello in cui passo l’aspirapolvere con più perizia, e così va via ben un’ora delle otto di veglia che mi separano dal lunedì. Sbrigo piccole cose, come sentirmi occupato se vado un’oretta a leggere in un bar, o camminare fino al supermercato per la spesa settimanale. Ma ancora, il carico di ore della domenica, nella mia casa che si restringe come un paio di pupille non abituate a guardarmi, mi grava sulla schiena. (altro…)

Caregiver Whisper 62

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Caregiver Whisper 61

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #16: LA TORRE

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con La Torre, carta della rottura.

 

La prima volta che se ne accorse, Lei si era fermata su una sedia in cortile per fumare una sigaretta prima di rientrare a casa. Faceva buio molto presto, e il cielo del pomeriggio era di un gonfio grigio scuro: così qualcuno, in un piano alto dello stabile, aveva acceso una luce che l’intelaiatura del cemento di fronte assorbiva, restituendo un riflesso morbido e azzurro. Bisognava alzare lo sguardo verso l’alto per accorgersene, e Lei lo vide quasi per caso, dal profondo del suo cortile. Per qualche memoria che non le apparteneva, provò tenerezza e fumò la sua sigaretta per intero fissando la luce impressa contro il muro, che portava la sagoma verticale del telaio di una finestra. Quando ebbe finito la sigaretta si alzò e non pensò più a quello che aveva visto.
Ma quella sera, quando stava per mettersi a dormire, si accorse che puntando lo sguardo da un angolo della stanza riusciva a vedere la sagoma del riflesso sul muro di fronte, perché la finestra da cui proveniva la luce era proprio accanto alla sua. Allora trascinò il letto in modo da riuscire a guardare il riflesso, che le conciliò il sonno.
Il giorno dopo non pensò al riflesso finché fu di nuovo ora di tornare a casa. Accese la sigaretta in cortile come aveva sempre fatto, e solo allora il gesto le fece ricordare di alzare lo sguardo verso il muro. Il riflesso era di nuovo lì, della stessa forma e con la medesima intelaiatura di come lo ricordava. Fumò una prima sigaretta, poi una seconda, e continuò a guardare quella forma cercando di capire se le ricordasse qualcosa che poteva giustificare tutto quell’affetto. Perché era affetto vero e proprio quello che portava per quella sagoma azzurrina, come lo si potrebbe portare a un luogo che ci è stato caro da bambini o a un oggetto regalato da una persona amata.
«Guarderò questo riflesso come i giapponesi sistemano i fiori o prendono il tè», disse a se stessa, «con la stessa tenera attenzione.»
All’improvviso, alla terza sigaretta, vide il profilo del riflesso cambiare: l’asse del telaio scorse fino al limite della zona illuminata e una forma tonda e scura, con tutta probabilità una testa, ne occupò la parte centrale. Lei provò un’immediata rabbia per quell’intrusione. Non le importava che fosse grazie al suo vicino che quel riflesso esisteva: lui non aveva il diritto di interrompere quel sortilegio con il volgare gesto di affacciarsi alla finestra. Spense la sigaretta sotto il piede, la buttò nel cestino comune e salì le scale di corsa per non correre il rischio di incontrare il vicino se fosse uscito. Di nuovo, quella notte, sistemò il letto in modo da guardare l’area illuminata e riuscì a prendere sonno prima che la luce si spegnesse. (altro…)

Caregiver Whisper 60

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #15: IL DIAVOLO

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con Il Diavolo, carta della crisi.

 

(ma sempre sarà tua.)

In un tempo non troppo lontano di un luogo lontanissimo della foresta tropicale, viveva una pantera più nera della notte. Era lei che la foresta chiamava quando le nuvole andavano in secca e le rocce crepavano attorno al fiume, perché la sua mente era lucida come il suo corto mantello, e allora posava la larga zampa sulla riva e giudicava chi e per quanto tempo aveva diritto ad abbeverarsi. Era sempre lei che stabiliva a chi apparteneva una preda lasciata indietro dai cacciatori troppo sazi, o chi dovesse crescere cuccioli rimasti orfani dopo un combattimento. Tutti si fidavano del suo giudizio, perché era ferma e gentile.
Una notte, la pantera decise di lasciare i sentieri battuti della sua foresta per andare alla città bianca degli uomini, che da secoli era in rovina e che solo un tempo era stata bianca, perché adesso riposava sotto il verde compatto della vegetazione.
Nella foresta tropicale la luna sa essere di latte, ma quella notte c’era luna nuova e la pantera non vide, seguendo le mura diroccate della città, il baratro che si apriva sotto il tappeto di liane e che la fagocitò alla minima pressione delle zampe. Non ebbe scampo, la pantera, e volò per metri prima di cadere in piedi nel fondo asciutto di un pozzo.
Scrollata la polvere, abituati gli occhi a un nero fondo che a stento le faceva intravedere le giunzioni tra le pietre della parete circolare, per prima cosa la pantera chiese aiuto lanciando un vasto ruggito di richiamo.
«Voi dite di me che sono ferma e gentile», disse. «Allora aiutatemi. Sono nel fondo di un pozzo, e non vedo l’uscita. Aiutatemi a tornare alla mia foresta, fuori di qui.» (altro…)