Punto – Almanacco di poesia italiana

Luca Benassi, Contro la poetica dell’ovvio

Contro la poetica dell’ovvio

 

Sul numero 7/2017 di «Punto Almanacco di Poesia Italiana» (puntoacapo editore), dato alle stampe la scorsa primavera, pubblicavo un editoriale dal titolo Contro la poetica dell’ovvio. L’occasione era, oltre a quella di rendere conto di un lavoro critico protrattosi per 7 anni, quella di ragionare sulla tendenza di sostituire il pensiero poetico (e la capacità di scrivere poesia) con la spettacolarizzazione di sé, l’affermazione in gruppi e consorterie, la sovraesposizione sui social e su internet.
Il problema non è di poco conto. Basti osservare come gli editori tendano sempre di più a selezionare scrittori – soprattutto nell’ambito della narrativa – sulla base del numero di followers, likes e condivisioni sui social network, visti come proiezioni statistiche delle possibili future vendite. Questa modalità di selezione degli autori, che prescinde dalla qualità letteraria della scrittura per affidarsi a dati meramente numerici, ha aggredito anche un ambito di nicchia e poco incline a ragionamenti di natura economica come la poesia. Si vedano casi come Guido Catalano, Franco Arminio e Francesco Sole, quest’ultimo approdato dal nulla (o meglio dalle visualizzazioni su Youtube) alla Mondadori con un libro di poesia dal titolo Ti voglio bene. Si tratta delle versioni italiche di quelli che oltralpe vengono chiamati Instapoets – i poeti di Instagram – ai quali appartengono autori come il misterioso californiano Atticus, l’australiana Lang Laev, la libanese Najwa Zebian, gli americani Tyler Knott Gregson e Nikita Gill, e l’indiana Rupi Kaur che conta centinaia di miglia di followers, e che con il suo primo libro Milk and honey ha venduto oltre mezzo milione di copie. Si tratta di poesia che lascerà il segno nella storia della letteratura e del pensiero o di fenomeni social destinati a scomparire nello scorrere frenetico dei post?
L’almanacco «Punto» ha cercato in questi anni di scandagliare le regioni più remote della poesia, anche straniera, e non si è sottratto al dibattito critico. Ripropongo l’editoriale del numero 7 nella speranza di alimentare una discussione che ritengo fondamentale per il futuro della poesia. (altro…)