Psicoanalisi

proSabato: Sigmund Freud, Determinismo e superstizione

Chi ha avuto occasione di studiare con i mezzi della psicoanalisi i moti riposti dell’animo umano, sa dire qualcosa di nuovo anche sulla qualità dei motivi inconsci che si esprimono nella superstizione. Si riconosce con la massima chiarezza nelle persone nervose affette da pensieri ossessivi e da stati ossessivi, persone spesso intelligentissime, che la superstizione nasce da moti repressi ostile e crudeli. La superstizione è in gran parte attesa di disgrazie, e chi spesso ha augurato del male agli altri, ma ha rimosso nell’inconscio questi desideri perché educato alla bontà, facilmente si aspetterà la punizione per tale malvagità inconscia, come disgrazia che lo minacci dall’esterno. Ammettendo di non aver affatto esaurito con queste osservazioni la psicologia della superstizione, dovremo d’altra parte almeno sfiorare il problema se sia da negare assolutamente che la superstizione abbia radici nella realtà, se sia certo che non esistono presagi, sogni profetici, esperienze telepatiche, manifestazioni di forze sovrasensibili e simili. Sono lungi dal voler rigettare in blocco questi fenomeni, sui quali si hanno molte osservazioni accurate anche da parte di intellettuali eminenti e che molto opportunamente dovrebbero formare oggetto di ricerche ulteriori. Anzi è da sperare che una parte di queste osservazioni trovi chiarimento in base alla nostra incipiente conoscenza dei processi psichici inconsci, senza imporci radicali alterazioni delle nostre concezioni odierne. Se dovessero risultare dimostrabili anche altri fenomeni, come per esempio quelli affermati dagli spiritisti, ebbene, procederemo a quelle modifiche delle nostre “leggi” che saranno volute dal nuovo apprendimento, senza per ciò incorrere in perplessità sulla connessione delle cose nell’universo. Ora, nell’ambito di queste discussioni, io non posso rispondere alle questioni sollevate altro che soggettivamente, vale a dire in base alla mia esperienza personale. Devo purtroppo confessare di appartenere a quella categoria di individui indegni al cui cospetto gli spiriti rinunciano alla loro attività e il soprannaturale si disperde, cosicché non fui mai in condizione di provare cose che m’incitassero a credere nei miracoli. Come tutti gli uomini, ho avuto presagi e ho subito disgrazie, ma le due cose si sono sempre evitate tra di loro, cosicché i presagi rimasero senza seguito e le disgrazie mi colpirono senza essere presagite. (altro…)

Aristotele e l’inconscio: il pensiero di Ignacio Matte Blanco

matte blanco.
La rappresentazione freudiana della psiche umana è fondata su una sorta di metafora archeologica, stratigrafica: in superficie troviamo la coscienza, al di sotto il pre-conscio, pronto a sua volta a farsi coscienza, e ancora più sotto, sepolto, l’inconscio. Una spazializzazione in profondità, che sfrutta un dominio semantico concreto per rappresentarne uno astratto : come fanno le metafore, appunto. Ignacio Matte Blanco, psicanalista cileno (Santiago del Cile, 1908- Roma, 1995), ha sviluppato il pensiero di Freud contestando questa topografia della psiche, e spostando l’attenzione da un problema di localizzazione ad un problema di qualità. La grande proposta di Matte Blanco è l’idea che il pensiero umano sia il risultato dell’interazione e della relazione tra due logiche : la logica simmetrica e la logica asimmetrica.

La prima vive la realtà come una Totalità omogenea e indivisibile, in cui governano il principio di generalizzazione (che tratta l’elemento singolo come se fosse la categoria) e il principio di simmetria (che produce la reversibilità delle relazioni : A>B è dunque al tempo stesso B>A). Al contrario, la logica asimmetrica, che corrisponde a quella classica e aristotelica, ci permette di distinguere e analizzare gli oggetti della nostra esperienza, vista come una successione discreta di elementi. Matte Blanco chiama bilogica la combinazione di queste due modalità di pensiero opposte e complementari. La ragione ha bisogno di relazioni asimmetriche, mentre la natura dell’emozione è simmetrica, ma c’è dell’emozione nella ragione, e della ragione nell’emozione : altrimenti detto, le due logiche coesistono in modo inseparabile. A livello cosciente, è l’asimmetria che prevale, e dunque la divisione del mondo, l’individualità dell’io, la legge di non contraddizione. Man mano che ci si avvicina all’inconscio, aumenta la simmetria e, con essa, la confusione degli elementi : il soggetto è identificato con l’oggetto, l’individuo con la categoria, la realtà eterogenea diventa uniforme.

La logica simmetrica è evidente nell’esperienza dell’amore, che comporta l’equivalenza assoluta degli amanti (« Senza te non esisto »), e l’estensione dell’altro fino a coprire l’insieme infinito della sua classe (« Per me sei tutte le donne/tutti gli uomini del mondo »). Un insieme è infinito quando contiene un numero infinito di elementi distinti : la simmetria inconscia produce l’identità degli elementi al suo interno, e la corrispondenza di ogni elemento con l’insieme (rimando al titolo più importante di Matte Blanco, L’inconscio come insiemi infiniti, Einaudi). L’oggetto d’amore assume dunque un valore illimitato, contro ogni obiettività : per questo Freud definirà l’esperienza amorosa come un delirio di breve durata ; in termini matteblanchiani, possiamo invece considerarla un predominio momentaneo della logica simmetrica.

Un’altra equivalenza sorprendente che si dà per via simmetrica è quella tra il pensiero e l’azione, alla base dell’attitudine primitiva e superstiziosa. L’idea fallace che i riti possano modificare il mondo dipende proprio da una confusione tra il soggetto e la realtà, che produce il pensiero magico (mentre la loro separazione è la condizione del sapere scientifico). Va messa in risalto la corrispondenza tra l’infanzia dell’umanità e l’infanzia degli individui : quando si è piccoli, ancora incapaci di agire concretamente sul mondo, la nostra vita psichica è dominata dall’illusione che le sole fantasie possano avere conseguenza fattuali (per scongiurare la morte dei genitori, i bambini improvvisano spesso filastrocche, conte, e altre pratiche del tutto simili a gesti apotropaici). Nell’età adulta impariamo che il pensiero non può avere agganci diretti con la realtà, ma si tratta di una conquista precaria, pronta a rovesciarsi : lo dimostra ad esempio la tendenza diffusa alla scaramanzia, che caratterizza anche persone di norma ragionevoli. Notiamo però che c’è sempre del metodo (cioè delle regole) in questa follia.

La grande originalità di Matte Blanco consiste insomma nell’aver definito come una logica « altra » quella parte della nostra vita interiore che viene di solito ritenuta irrazionale. Consideriamo una manifestazione psichica in cui la logica simmetrica ha piede libero : il sogno. Nel mondo onirico, una cosa può essere al tempo stesso un’altra, un persona può essere viva e morta senza nessuno scandalo, un luogo può rivelarsi familiare e sconosciuto pur restando lo stesso luogo. Al vaglio immediato della ragione, il sogno possiede la parvenza dell’assurdità, dell’incoerenza, perché troppo alta è la densità della simmetria al suo interno. Soltanto il diretto interessato, cioè il sognatore, sente che il sogno funziona, perché possiede nella propria emotività le connessioni messe in gioco (occorrerà il lavoro di interpretazione per renderle coscienti). La logica notturna, così diversa da quella diurna, risulta però caotica e inaccettabile per qualcuno che non sia il soggetto onirico : ecco perché un sogno raccontato non piace quasi mai.

Provo adesso a spiegare meglio i due principi che governano la logica simmetrica, cercando di distinguerli, per quanto lavorino spesso insieme. Il principio di generalizzazione è facilmente riscontrabile nell’esperienza quotidiana, ad esempio nei sentimenti razzisti, per i quali un individuo diventa l’intera etnia (come si vede, non siamo affatto lontani dalla dinamica dell’amore) : questo principio non va confuso con il metodo induttivo, che dal particolare risale a leggi generali su base scientifica, e non produce l’identità tra l’elemento e la classe. Il principio di simmetria spiega invece ottimamente l’assenza di temporalità che caratterizza l’inconscio, un’assenza che già Freud aveva evidenziato. La successione temporale presuppone infatti l’esistenza di momenti distinti : soltanto attraverso l’asimmetria possiamo pensare il Tempo nel senso fisico-matematico del termine, come una serie lineare di singoli eventi. Il principio di simmetria, invece, produce l’identità tra una relazione e il suo inverso, e tratta le relazioni asimmetriche in modo simmetrico : ogni momento accade insieme prima e dopo l’altro, il concetto di successione scompare. La struttura psichica profonda, dominata dalla simmetria, rimane dunque indifferente al Tempo.

Francesco Orlando si è interrogato sulle possibili applicazioni della teoria matteblanchiana alla critica letteraria, adoperando soprattutto il principio di generalizzazione. Le grandi opere letterarie mobilitano infatti grandi classi di significato, che non coincidono strettamente con la lettera: il dato empirico del testo ci rimanda sempre a categorie più ampie e universali, che continuano a risuonare attraverso i confini e le epoche. La gloria (più o meno) inalterabile del capolavoro non potrebbe spiegarsi se non considerando questo allargamento di senso, che riguarda al tempo stesso il libro e la sua ricezione. Nell’analisi del Gattopardo (vedi L’intimità e la storia, Einaudi), Orlando ci mostra come il grande romanzo di Lampedusa metta in scena qualcosa che oltrepassa la semplice realtà locale : la Sicilia del Principe di Salina, destinata ad essere irrimediabilmente modificata dall’unità nazionale, rappresenta la condizione di tutte quelle periferie del mondo che un centro propulsore si appresta ad investire della sua forza innovatrice. Il punto di vista è interno ad una classe morente, quella aristocratica, nel momento di passaggio verso la nuova società borghese ; una classe in progressiva e irrimediabile perdita di potere e di prestigio, e pur tuttavia ancorata a una propria identità fuori della storia. La perifericità è la grande classe logica che il Gattopardo esplora, una condizione universale e dunque comprensibile bel oltre il contesto regionale del romanzo. Quest’ultima constatazione va contro le varie etichette di sicilianità e sicilitudine, usate a sproposito come metro di valore, e diventate ormai ingombranti e stucchevoli.

Ritorno per concludere al pensiero vero e proprio di Matte Blanco, ribadendo che le due logiche vanno sempre immaginate in connessione : anche nel discorso più razionale e controllato possono darsi tracce di simmetria, così come nell’emotività più sfrenata sopravvive una qualche distinzione delle parti. Soltanto al livello più profondo dell’inconscio bisogna postulare un essere puramente simmetrico, lo stato originario dell’uomo prima di raggiungere la coscienza asimmetrica di sé. Non sarà sfuggito che il mio linguaggio è ricaduto spesso in quella metafora spaziale che avevo contestato all’inizio. Questa contraddizione dimostra in fondo l’importanza dell’asimmetria quando argomentiamo in modo lucido, la necessità irriducibile di analizzare e distinguere (divide et impera assume così un significato logico, oltre che militare…). Per parlare dell’inconscio, occorre essersi separati da esso. Così Aristotele continua a mettere ordine anche laddove in verità prevale un’altra logica.

@Andrea Accardi