presentazioni

Cristina Polli, Tutto e ogni singola cosa

Cristina Polli, Tutto e ogni singola cosa. Prefazione di Anna Maria Curci. Postfazione di Marco Onofrio, EdiLet, Edilazio Letteraria 2017

Un canto dalle sponde. La poesia di Cristina Polli

Il mito di Ulisse, che continua a essere fonte pressoché inesauribile di ispirazione e variazioni sul tema, non ci tramanda la figura di una figlia, una sorella di Telemaco che vivesse in modo diverso dal fratello Telemaco l’assenza del padre, di una donna che opponesse un’alternativa, mite e consa­pevole della propria mitezza controcorrente, ai principi di rivalsa e di rivendicazione di diritti af­fermati per nascita e per stirpe, di una donna che, allo stesso tempo, desse voce, non tessendo tele da disfare e ricominciare come la madre Penelope, all’attesa e alla ricerca. Leggendo le poesie di Cristina Polli, qui riunite nella sua raccolta d’esordio, sembra invece di ascoltare la voce di quella figlia di Ulisse di cui non troviamo testimonianze nei testi antichi e tuttora attuali dell’odissea degli umani. Un canto dalle sponde, con lo sguardo rivolto in più direzioni e che trae note originali dall’incontro tra l’osservazione attenta, del grande così come del piccolo, e la meditazione che sgorga da una consuetudine, da una vera e propria cura introspettiva.
Che cosa resta della guerra permanente, della guerra combattuta “tutti i giorni” – qui e altrove i rife­rimenti intertestuali alla poesia di Ingeborg Bachmann si affollano – e di quella guerra sfiancante che domina storia e immaginario, o meglio la storia dell’immaginario, la guerra di Troia? Una me­moria che si scopre dilaniata e che, tuttavia, non rinuncia al suo esercizio, attraverso la parola poeti­ca. La pietra tagliente, la pietra sbriciolata, la polvere e il “canto oltre la polvere” (Bachmann), sili­ce, sale e sabbia sono figure ricorrenti nella poesia di Cristina Polli, fonte copiosa di metafore: «Ge­nero metafore di pietra/ roccaforti a spigolo vivo, oltre» (Metafore di pietra); «Polvere il mio respi­ro/ Polvere i giorni/ Ho grani di silice tra le dita» (Polvere e sabbia); «Per dire la parola/ Prima di essere sassi» (Prima di essere sassi).
Del padre tanto a lungo assente, il ‘canto dalle sponde’ di Cristina Polli propone un versante inedito, malinconico e resistente a qualsiasi tentativo di portarne in superficie, esaurendole in gesti divulga­tivi, tutte le (insondabili) profondità: «Mio padre aveva gli occhi verde bosco/ E gli gravava sui trat­ti un’inquietudine perenne.» (Mio padre aveva gli occhi verde bosco). Nella trasfigurazione della memoria, il tono cromatico dell’iride giunge come un «desiderio taciuto».
Del padre a lungo atteso, ancora, vengono rievocati gli incontri. Attenzione, però: il punto di vista non è quello dell’instancabile esploratore, dello scaltro conquistatore, bensì quello di chi accoglie il naufrago, di chi opta per la sospensione e sospende il tempo della storia generatrice di guerre, sbri­ciolatrice indifferente di destini individuali. Nausicaa propone un tempo alternativo alla macina, una sosta. Anch’essa avrà fine, tuttavia. L’ultimo verso che ripropone il primo, come avviene spes­so tra i componimenti poetici qui proposti, rivela il testo come ronde. Come in Girotondo di In­geborg Bachmann, nella raccolta Il tempo prorogato, non è mai contemplato il trionfo di chi ama. L’amore trionfa, per così dire, in solitaria, e tende la mano alla fine, alla morte, quasi a rievo­care una danza macabra: «E sarai il mio dolore d’abbandono/ Se approdi naufrago alla mia riva» (Nausicaaa).
Immaginiamo, leggendo queste poesie di Cristina Polli, che la figlia di Ulisse abbia raffor­zato la sua intelligenza dell’attesa con l’osservazione dei giochi dei bambini. La consuetudine che all’autrice proviene dalla scelta professionale (Cristina Polli insegna nella scuola primaria) conferi­sce valore di massima universale alle meditazioni che sgorgano dall’osservazione di corse, drammi, ripicche e riconciliazioni in giardino. L’osservatorio diventa altresì un luogo di nuove combinazioni linguistiche: «I bambini svariano corse festose»; l’enjambement, qui, è mimesi del chinarsi del gli­cine sull’universo assorto, slanciato e accaldato, non reso in una finta innocenza, ma restituito nel fervore della scoperta: «Pochi alberi in fiore e i grappoli/ Pendenti del glicine ascoltano/ Risa e voci e curvano/ Le fronde su drammi/ Di ingenui ripicche e segreti/ Svelati agli insetti/ Rapiti tra l’erba.» (In giardino). (altro…)

Marino Monti, La vôs de’ vent

Stralcio dalla Prefazione di Maria Lenti a Marino Monti,  La vôs de’ vent,  La Mandragora, Imola, 2017, pp. 120, €  13.00

Marino Monti appartiene ai poeti animati dalla resistenza nel loro essere poeti di un mondo riconoscibile perché vissuto in prima persona, più che di un’uscita verso territori di un altrove poetico. Le sue raccolte (E’ bat l’ora de’ temp, A l’ómbra di de’, L’ ânma dla tëra, Int e’ rispir dla sera, Stasón, Int e’ zét dal mi calér) già dai titoli segnano l’assiduità di temi legati al tempo come tessuto su cui si distende il fiato della vita, o, viceversa, segnalano la consistenza di uno stare dentro le radici spazio-temporali della nascita e della crescita. Lì insiste la vitalità che fa durare e rende vivo il passato dando il “più” di sapore (E’ savôr dla vita) al presente pure in fuga.

A m’afond int e’ salut
a la mi tëra
indò che i vèc
m’ha insigné
 a caminé tra i cùdal
ad arvultéi int e’ soich
dal stasón.
Arturnarò a la mi ca
Sóich dopo a sóich.
Int che zét
Dl’ ónda di chémp
Par sintì e’ savôr dla vita.

(Il sapore  della vita – Affondo nel saluto / alla mia terra, / dove i vecchi / mi hanno insegnato / a camminare tra le zolle / a rivoltare nel solco / delle stagioni. / Ritornerò alla mia casa / solco dopo solco. / In quel silenzio / dell’onda dei campi / per sentire il sapore della vita.) (altro…)

Vincenzo Frungillo, Spinalonga (presentazione a Milano)

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Vincenzo Frungillo, Spinalonga, Zona, 2016 

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La barca per Spinalonga salpa dal porticciolo di Plaka,
un piccolo paesino di pescatori sorto in un’insenatura
dell’isola di Creta. Dopo una breve navigazione,
raggiungiamo il promontorio di terra disteso sul mare.
Una salita mi porta all’ingresso della roccaforte in
pietra. Sono molti i turisti che salgono le stradine della
fortezza, visitano il paesino di roccia che ospitava i
malati, sbirciano nella vecchia farmacia. Ci sono foto in
bianco e nero che immortalano i medici, gli infermieri,
i pazienti, i preti ortodossi; è possibile leggere le loro
vicende, ripercorrerne la vita. Quella più significativa è
la vicenda di Epaminonda, uno dei pazienti dell’isola;
era cieco, aveva il corpo segnato dalle infiammazioni, le
dita erano ridotte a moncherini, vestiva con abiti scuri
e portava occhiali da sole per coprire le pupille vuote,
sapeva cantare con voce da basso tenore, il suo canto
intratteneva tutti durante le cerimonie.

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Sabato 25 Febbraio alle ore 18.30

Presso la Libreria Popolare di Via Tadino, 18, Milano,

verrà presentato il testo teatrale di Vincenzo Frungillo

Spinalonga. Una drammaturgia sulla corruzione (illustrazioni di Davide Racca, Zona Contemporanea Edizioni, 2016)

Interverranno e dialogheranno con l’autore

Laura Di Corcia (critica teatrale per il Corriere del Ticino, poetessa, giornalista)

Davide Racca (artista, poeta, traduttore)

 

Parti del testo saranno letti dall’attore e regista teatrale Antonio Ballerio

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SettembreSingrossa – Mini Festival alla Libreria Marco Polo

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Giovedì 8 settembre:  Andrés Neuman, Le cose che non facciamo, con Ginevra Lamberti,

Venerdì 9 settembre:  Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Sole luna stella, con Paolo Canton, Giovanna Zoboli e Monica Pareschi

Sabato 10 settembre: Valerio Mattioli, Superonda, con Enrico Bettinello

Lunedì 12 settembre: David James Poissant, Il paradiso degli animali, con Gioia Guerzoni e Gianluigi Bodi

Martedì 13 settembre: Paco Ignazio Taibo II, La bicicletta di Leonardo, con Susanna Regazzoni e Lorenzo Ribaldi

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per maggiori informazioni sul Festival, qui: SettembreSingrossa

“La signora dei pavoni”, Giovanna Amato

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Sette racconti. Tre fiabe.
Un estratto qui sotto.
Per altre info, qui.

 

Il ramo ha preso l’osso

Anita sfiorò il battente della porta e il tocco del ferro le corse, sapido e freddo, alla bocca. Le era successo qualcosa di simile, ricordava, da bambina, quando la scarlattina l’aveva tenuta in casa per giorni e rinchiusa per mesi in una bolla senza olfatto e sapore. Si era ripresa lentamente, rimettendosi in piedi ogni giorno più salda, finché all’improvviso il mondo era tornato a comunicare con lei; ma sempre, da allora, le era rimasto lo spavento velenoso di non saper riordinare nella giusta direzione tutto il fuori che premeva sul suo corpo.
Bussò, e intanto osservò i campi intorno. Né l’armistizio né l’occupazione e nemmeno i bombardamenti di cui aveva saputo da così lontano erano riusciti a cambiare la masseria e i suoi terreni. Sembrava che ogni notizia che l’avesse raggiunta oltre l’Oceano fosse stata una catastrofica bugia. Non c’era una sola zolla sollevata o un solo sasso fuori posto di quelli che era abituata a scansare, da bambina, anche al buio. Bussò, e Gianni aprì.
Anita avrebbe voluto sorridere per i suoi pantaloni, vecchi senza essere stati usati e così troppo alti sulla pancia, e per la camicia bianca ben infilata nella cintura come in attesa di un panciotto. Avrebbe voluto ma non sorrise, perché sentì una stoccata sorda attraversarle l’addome. Lui aveva i capelli arruffati e un velo di barba sottile come sabbia, un fianco più alto dell’altro come i Sebastiani delle chiese, come chi si ferma sotto il sole mentre miete. Anita sentì gli occhi farsi di velluto come quando lo fissava da ragazzina, quando rallentava i battiti per fermarlo sotto le palpebre. Li chiuse.
«Voi siete?», disse lui.
Anita non voleva farsi riconoscere. O meglio, voleva che a riconoscerla fosse lui, nonostante il biondo quasi cenere di chi non si asciuga più i capelli al sole, il corpo più stretto di adulta, la voce calma. Così parlò senza rispondere.
«Non il voi, per favore. Eravamo amici, da ragazzi.»
«Non me lo ricordo.»
«Allora il cognome su questa porta è sbagliato?»
Anita inclinò la testa e gli sorrise. Conosco i tuoi occhi di rovere scuro, pensa, e quanto hai lunghe le ciglia; da ragazzo non potevi soffrire il tuo mento appuntito e rotondo, e mi schivavi le dita quando ne accarezzavo la curva; devono averti rotto il naso, in questi anni, ed è dolce il modo in cui la linea si piega; saprei dove alzarti la camicia per sfiorare il segno bianco di quando, da piccolo, sei caduto dall’albero di fico e il ramo ha preso l’osso; ho portato la trottola.
«No, è giusto, ma non siamo stati amici.»
«Perché ne siete sicuro?»
«Perché non ho avuto amiche donne.»
Lei si spazientì e strinse le mani.
«Ascolta, per favore. So che sei sposato, e non hai bisogno di essere gentile, o di cacciarmi. Torno solo per restituirti una cosa. Mi è stata cara mentre ero via, non so cos’avrei fatto con te da questa parte dell’oceano, dentro la guerra, sotto le bombe, senza tendere la corda e lasciarla girare – è finita, adesso, e credevo fosse giusto restituirtela.»
Armeggiò con le dita nella borsa, si chiese per quale motivo non aveva sistemato la trottola in una tasca isolata, perché adesso avrebbe dovuto frugare con la testa china mentre un’ombra di donna già attraversava, in lontananza, la sagoma della porta, e l’uomo si ostinava a stare zitto con una mano ferma sul fianco.
Anita sentì la punta della trottola sotto le dita e la cavò fuori dalla borsa. Gliela porse con entrambe le mani, e l’uomo la guardò.
«Non è mia.»
“Oh, questo segno bianco,non è nulla, il ramo ha preso l’osso”, dicevi, “e ha squarciato la pelle, ma se mi avesse preso appena un po’ più in alto…”, e lanciavi la testa all’indietro, sistemavi i capelli senza usare le mani. “Una signora ricca che parlava con mio padre mi ha visto piangere e mi ha dato una trottola.” Me l’avresti regalata sotto il fico, poco prima di partire per la guerra, poco prima che io attraversassi l’oceano.
«Perché fai così?»
«Sentite, che state cercando? Volete un bicchiere di latte? Dico a mia moglie…»
«Non ti permetto di umiliarmi, non ho bisogno di nessun latte. Tu non hai idea di cosa ho fatto durante questa guerra…»
«Io non so di quale guerra…»
Si sentì un urlo, e i due si voltarono verso l’angolo della casa. Dal campo appena dietro spuntò, mentre la madre usciva di corsa dalla cucina, un bimbo dai capelli lunghi e spiegazzati, una camicia bianca infilata nei pantaloni su cui si allargava una macchia di sangue e terra. Trottava incespicando, tenendosi la mano sul fianco, e singhiozzava tutto agitato.
La madre lanciò uno strillo e gli tolse la camicia, mentre il padre si inginocchiò a guardare il taglio che dal bacino si slabbrava, dolcemente, risalendo verso le costole.
A braccia larghe, il bambino fissò la donna, esposto come un crocifisso e sempre più calmo e concentrato nella comprensione del suo dolore. Anita strinse le labbra e gli porse il giocattolo.
«Tranquillo, ha preso l’osso. Non ti sei fatto niente, sei solo spaventato. Tieni, guarda, una trottola. È per te.»

© Giovanna Amato

Oggi presso la casa editrice Empirìa, via Baccina 79 Roma, ore 18:30

INCONTRO CON L’AUTRICE

Presentazione di Anna Maria Curci – Letture di Enoch Marrella

 

 

Antonella Cilento, La madonna dei mandarini (Presentazione a Milano)

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Giovedì 17 marzo alle ore 18,30 presentazione del libro “La Madonna dei mandarini” di Antonella Cilento, NN editore, con l’autrice interviene Gianni Montieri

Libreria: Il Mio Libro,  Via Sannio 18, Milano

evento facebook

La recensione al Libro di Giannii Montieri

“Avremo cura” a Venezia – stasera ore 20,30

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Stasera, alle 20,30,  Gianni Montieri e Fabio Michieli saranno a Venezia alla Libreria Marco Polo per raccontarvi Avremo cura (Zona, 2014 il nuovo libro di Gianni Montieri. Ci sarà un bel pezzo di Poetarum Silva, vi aspettiamo numerosi

Per info:

Libreria Marco Polo
Cannareggio 5886A (accanto al Teatro Malibran)
tel 0415226343
email: books@libreriamarcopolo.com

qui l’evento facebook:

Avremo Cura Venezia

Presentazione del libro “Turbativa d’incanto” di Jolanda Insana (Garzanti Libri, 2012) (post di Natàlia Castaldi)

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Incontro con Iolanda Insana
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Lunedì 18 giugno, ore 18,30 presso la Libreria Doralice
(via Consolare Pompea 429/431, Messina)
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si terrà la presentazione del libro “Turbativa d’incanto” di Jolanda Insana
(Garzanti Libri, 2012)
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All’incontro interverranno la stessa autrice,
Sergio Palumbo, redattore di cultura e spettacolo per la Gazzetta del Sud,
e il professore Dario Tomasello.

Solo 1500 n. 34 – Libreria, libreria per piccina che tu sia

Solo 1500 n. 34 – Libreria, libreria per piccina che tu sia

“Buonasera, molto lieto: Gianni Montieri. Volevo chiedere la vostra disponibilità per una presentazione di un romanzo. Sì, certo che ci conosciamo. Solitamente mi occupo di poesia…certo, avete anche il mio libro in vendita…dove? Lì su quello scaffale laggiù” “Ah, certo Montieri, sì, sì mi ricordo, sei stato qui no? Quella volta lì con…e quell’altra volta con…giusto? Dunque fammi dare un’occhiata per le date…ah, dimenticavo, meglio dirlo subito. Sai com’è?” “Cosa, mi scusi?” “Niente di particolare, è che da un po’ di tempo stiamo chiedendo un piccolo contributo, perché è diventato faticoso con le presentazioni: metti le sedie, togli le sedie, poi la gente non viene, poi i libri non si vendono mai, ti giuro mai.” “Capisco. E quanto state chiedendo di contributo?” “Chiediamo cento euro. Un momento, questo agli estranei, tu sei un poeta, ti conosciamo, potremmo fare settanta ma anche cinquanta, mi sembra un buon prezzo no?” “Guardi che però, stiamo parlando del romanzo di un grande scrittore e caro amico, la gente viene di sicuro, le copie si venderanno: garantito.“ “Ti credo, però si dice sempre quel che si spera, poi si sa la gente non si muove da casa, metti che nevica.” “Metti un terremoto…” “Fai lo spiritoso?” “Ci mancherebbe, facevo un esempio, posso farle una domanda?” “Naturalmente, fai pure.” “Mi chiedevo: se non conviene, se i libri non si vendono, se pure togliere e mettere le sedie diventa faticoso, se piove, nevica o altri disastri: né ma vuje sti presentazion’ che facite ‘a ‘ffà? Devo tradurre?” “Ciao Montieri, adesso devo chiudere, ci sentiamo in un altro momento” “Certo, arrivederci.”

Gianni Montieri

[Linee di resistenza] Calpestare l’oblio – domenica 14 nov 2010 ad Ancona (post di natàlia castaldi)

 

 

Calpestare l’oblio

Calpestare l’oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale: una grande opera di poesia civile, recensita dai maggiori media nazionali e internazionali.

 

Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata ad Ancona l’edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale).

Mostra | Reading | OpenMic-Microfono aperto.

 La Cittadinanza è invitata ad assistere e a intervenire “in versi”

 
Ancona – Domenica 14 novembre 2010, a partire dalle ore 17, nell’ambito della rassegna di arte e impegno civile “Linee di resistenza”, organizzata Casa delle Culture, con il contributo di: Provincia di Ancona | Comune di Ancona, in collaborazione con: Istituto Storia Marche | Anpi, con il Patrocinio di: I Circoscrizione – Comune di Ancona, a cura di Valerio Cuccaroni, verrà presentata l’edizione cartacea integrale dell’e-book “Calpestare l’oblio. Cento poeti contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana” [ http://www.lagru.org/media/oblio.pdf ], grande opera di poesia civile che nel novembre 2009 e nei mesi seguenti ha scatenato un acceso dibattito sui principali media nazionali (L’Unità, MicroMega, Corriere della Sera, Radio 24, Reset, Gli altri, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il manifesto) e internazionali (Le Monde diplomatique). 

 

Domenica 14 novembre 2010
Casa delle Culture – Via Vallemiano 46, Ancona

PROGRAMMA 

Ore 17 – Inaugurazione della mostra con le illustrazioni originali dell’antologia di poesia civile “Calpestare l’oblio”, a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella. Dal 14 novembre al 10 dicembre, mercoledì e venerdì ore 17-19.
Proiezione del video “Correspondecias” di Loris Ferri e Stefano Sanchini.
  
Ore 18 – Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Maria Lenti, Maria Grazia Maiorino, Renata Morresi, Davide Nota, Natalia Paci, Antonella Ventura
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro

 

Ore 19 – Open mic: microfono aperto al pubblico per letture di versi ispirati alla Resistenza. In collaborazione con Associazione LeggIo.

 

Ore 20 – Aperitivo bio a cura del Circolo Equo & Bio.

 

Ore 21 – Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Fabio Orecchini, Enrico Piergallini, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Enrico Maria Simoniello
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro

 

 

 

Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana, Collana Argo, Cattedrale, Ancona, 2010, € 15 | Copyleft

 

A cura di Davide Nota e Fabio Orecchini
Illustrazioni e grafica a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella

 

Testi di: Francesco Accattoli, Annelisa Addolorato, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Augusto Amabili, Viola Amarelli, Antonella Anedda, Gian Maria Annovi, Danni Antonello, Luca Ariano, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Nanni Balestrini, Maria Carla Baroni, Vittoria Bartolucci, Alberto Bellocchio, Luca Benassi, Alberto Bertoni, Gabriella Bianchi, Marco Bini, Brunella Bruschi, Franco Buffoni, Michele Caccamo, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Nadia Cavalera, Enrico Cerquiglini, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Andrea Cramarossa, Walter Cremonte, Maurizio Cucchi, Gianluca D’Andrea, Roberto Dall’Olio, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Francesco De Girolamo, Vera Lùcia De Oliveira, Eugenio De Signoribus, Nino De Vita, Luigi Di Ruscio, Marco Di Salvatore, Alba Donati, Stefano Donno, Fabrizio Falconi, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Angelo Ferrante, Loris Ferri, Fabio Franzin, Tiziano Fratus, Andrea Garbin, Davide Gariti, Massimo Gezzi, Maria Elisa Giocondo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Andrea Inglese, Giulia Laurenzi, Maria Lenti, Bianca Madeccia, Maria Grazia Maiorino, Francesca Mannocchi, Giulio Marzaioli, Emiliano Michelini, Guido Monti, Silvia Monti, Davide Morelli, Renata Morresi, Giovanni Nadiani, Davide Nota, Opiemme (laboratorio), Fabio Orecchini, Claudio Orlandi, Natalia Paci, Adriano Padua, Susanna Parigi, Fabio Giovanni Pasquarella, Giovanni Peli, Enrico Piergallini, Antonio Porta, Alessandro Raveggi, Rossella Renzi, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Marco Simonelli, Enrico Maria Simoniello, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Alfredo Sorani, Pietro Spataro, Roberta Tarquini, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Fabio Teti, Emiliano Tolve, Adam Vaccaro, Antonella Ventura, Lello Voce, Matteo Zattoni
 
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Con una introduzione di Valerio Cuccaroni e un intervento di Luigi-Alberto Sanchi
In libreria da dicembre
 
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«Come il poeta García Lorca è diventato il simbolo della cultura violentata dalle orde franchiste, come Eluard e Aragon che con i loro versi combattevano il nazismo trionfante, così la poesia italiana degli anni berlusconiani va in trincea, riscopre l’ impegno civile, crea simbolicamente il legame emotivo che unisce la vecchia e la nuova resistenza.»
Pierluigi Battista, «Corriere della Sera», 26/11/2009
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«Solo il tempo dirà se questa antologia, in cui figurano anche nomi di spicco come Maurizio Cucchi, sia destinata a rivaleggiare con la Commedia nei programmi scolastici o a finire rapidamente al macero.»
Alessandro Gnocchi, «Il Giornale», 26/11/2009
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«Il delinquere autorizzato non è delinquere se non siete capaci di reazione baciate la mazza muti e rassegnati. Prima viene l’Idea poi viene il Credo poi viene la Fede capito landazzo se me ne viene qualcosa sono fedele militante furbetto.» 
Commento alla notizia della pubblicazione dell’e-book nel sito di MicroMega (16/11/09)