Premio Ciampi

“Le cose sono due” di Francesco Targhetta. Recensione

le cose sono due targhetta-copertina

Stampata in tiratura limitata nella collana Valigie Rosse, vincitrice del Premio Ciampi 2014 (come abbiamo annunciato qui), la nuova raccolta di Francesco Targhetta, Le cose sono due, ha come titolo un settenario. Un’inaugurazione, questa, con un verso principe della nostra tradizione che figura da subito a p. 10, nel secondo testo: «I giorni in cui non parli con nessuno/ le cose sono due:/ o arrivi a cogliere il senso del tutto/ o confondi corrompi e t’ingarbugli/ e la tua voce che chiama il gatto/ è quella, alla sera, di un crooner/ («eccoti i miei rimasugli»),/ l’eco rauca e lunga/ nella notte che ti riprende in scacco//».
Iniziare con una dicotomia significa annunciare sì due direzioni ma soprattutto un intento che è da subito chiaro: una decisione ferma, precisa, del dove si va ma anche – prima – del ‘da dove’ si guarda. Dobbiamo tenerle entrambe a mente, soprattutto quest’ultima, così come ricordiamo i riferimenti poetici che hanno caratterizzato la poesia dei volumi precedenti: sono Govoni e i neo-crepuscolari Giudici e Pagliarani, fra tutti. Dai padri, qui, si prendono però le distanze, per cercare una voce che sia maturata, allontanandosi un poco dalle precedenti opere Fiaschi (ExCogita, 2009) e Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn, 2012) che restano, tuttavia, sullo sfondo a ricordarci da dove si arriva (alcune sue poesie edite e inedite, le trovate qui).
Se permane in generale un legame con il metro tradizionale una particolarità in questa raccolta può essere la punteggiatura, che ‘dice’, e che si lega al ritmo e al tempo, su cui tornerò.
La condizione di ‘figlitudine’ (in questo caso non poetica) e di solitudine fanno parte della prima delle due sessioni di Le cose sono due, “Uno”, mentre la vecchiaia, la morte, l’accidente tra gli altri, son i temi protagonisti della seconda, “Due”. L’osservatore è sì un solitario (come ogni poeta) ma anche è colui il quale, forte del suo occhio e del suo orecchio, esprime i suoi luoghi e il suo presente con precisione (il dialetto, infatti, resiste e entra nei versi, di tanto in tanto). Targhetta accetta la sfida di non sottrarsi al presente, non sta in disparte: lo registra, come fa molta di quella poesia di oggi che va sotto l’etichetta della ‘comprensibilità’ e per questo motivo ammette anche il ‘pop’, di cui parla Paolo Maccari nella postfazione. Non si tratta di un fatto generazionale ma di un’etica.
In tutte queste poesie c’è sempre una chiarezza di luogo e di tempo, date anche dall’essenzialità della luce che filtra dalle immagini che intercalano i testi, dall’immagine del lampadario in copertina ma anche dalle poesie stesse, dalla loro stessa comprensibilità. Nella quarta di copertina si cita appunto Piero Ciampi: «il testicolo della nuda lampadina al soffitto» ma è emblematica la poesia di p. 24: «Quando premi, con il soliti gesti,/ un qualsiasi interruttore, perché/ più densa da fuori è filtrata la sera,/ ma la luce non scatta,/ non passa l’innesco,/ quello stupore, ecco, preciso,// provi, di fronte ai giorni che in calare/ si girano, e ha questo, ancora/ di brutale, il riflesso: che,/ nato da un nuovo avvertimento del vuoto,/ ti lascia sul vuoto quasi un sorriso.//»
Targhetta veste le cose del loro significato con un catalogo di dettagli (ancora Paolo Maccari) che non si ammette né per elencazione né per elezione ma per rilevazione. Uno dei lemmi reiterati è – non casualmente – “eco” (pp. 10, 11, 34), residuo vivo di una voce che si cerca o cerca se stessa, ma anche di qualcosa che si va a perdere. Infine, il tempo di questa poesia si potrebbe avvicinare a una partitura (già si è fatto accenno alla punteggiatura): il poeta pare stare sempre qualche battuta indietro o in avanti sul tempo, anticipando o ritardando, scegliendo con questa modalità il punto d’osservazione da cui poetare, di nuovo, consapevolmente. Il tempo perciò non è soltanto ‘tempo’ puro, con precisione di giorni, ore, stagioni: il tempo è, in questi versi, soprattutto, sguardo.

© Alessandra Trevisan

 

Premio Ciampi 2014: Francesco Targhetta e Petr Hruška

PREMIO CIAMPI – VALIGIE ROSSE
2014

ciampi

Con la quinta edizione del Premio, la collana Valigie Rosse Poesia abbandona felicemente la stagione della sua «infanzia» e raggiunge l’importante tappa di dieci libri pubblicati.
La sensazione di incipiente maturità, naturalmente, non deriva soltanto da uno sguardo retrospettivo su quanto si è fatto con un entusiasmo ripagato dall’attenzione che i nostri libri hanno suscitato, ma anche dalle prospettive future, dal ritrovarsi già al lavoro per l’allestimento delle future edizioni 2015 e 2016 che, sul versante della poesia straniera, saranno dedicate rispettivamente alla Svizzera e alla Romania.
La «credibilità» del Premio, conquistata passo dopo passo mediante scelte indipendenti e proposte sempre all’insegna del dialogo, aperte con curiosità e passione al diverso da sé, ci sta offrendo la possibilità di collaborazioni sempre più articolate, che danno vita a progetti di sempre più ampio respiro.
La collezione di plaquettes di autori italiani si arricchisce quest’anno della brillante voce di Francesco Targhetta – già autore di Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn, 2012), romanzo in versi su un’epoca precaria – che con tagliente leggerezza attraversa le nebbie della provincia settentrionale, in cerca di una lampadina che rischiari almeno lo spazio di una stanza se non proprio un paesaggio. Le fotografie artistiche di lampadari che accompagnano il libro scandiscono proprio questa ricerca, inespressa ma sempre velatamente presente, mentre fruga meticolosa nella sera che filtra «nei conventi, nelle anime, nelle banche». (altro…)

A proposito di “Cimettolafaccia” di Costanzo Ferraro

Come ho incontrato Costanzo Ferraro

di Valerio Nardoni

cimettolafaccia

Sono andato appena adesso a controllare su Facebook: era il 9 aprile del 2013 quando il mio amico Gianni Calcagno (Software Engineer) mi ha contattato per dirmi che un suo collega affetto da SLA aveva scritto insieme alla sua Compagna (Silvia Lavalle) un libro, e che stava cercando un editore. Titolo: Cimettolafaccia. Sottotitolo: biografia spastica politicamente scorretta. Chiunque conosca un minimo l’ambiente avrà già capito quali potessero essere le mie riflessioni in merito. La prima, naturalmente, che Valigie Rosse non è un editore, ma una “collezione di libri”, così noi la chiamiamo. Nel senso: non abbiamo soldi. La seconda, un riflessione molto più rapida: una autobiografia. La terza, ugualmente stringata: di un ingegnere. Prima di arrivare al “politicamente scorretto”, però, un altro ingrediente che può indurre forti pruriti per attacco virale da autecelebrazionismo fuori controllo, ho tentato di non giudicare, di tornare al messaggio di Gianni, che, senza problemi, mi diceva che il libro lui non l’aveva neppure letto e che me lo mandava esclusivamente sulla garanzia della persona: “grande cervello, grande persona e grande lottatore”, che di sicuro non si era messo a scrivere un libro tanto per non aver nulla da fare.
Scoprirò solo diverso tempo dopo che Costanzo, a causa della sua malattia, non solo non sarebbe stato neppure fisicamente in grado di impugnare una penna e scriverlo, ma che anche solo per dettarlo doveva averci messo una vita. Fra il dire e il fare ci sono molte cose, ma come si fa, in queste condizioni a sostenere un esame scritto di telecomunicazioni? Tutto può essere.
Effettivamente, all’epoca, Valigie Rosse stava per aprire la sua collana di prosa, Gli asteroidi, dedicata a libri scritti fuori dalle regole. Il primo libro, Il bambino mammitico, era il frutto di due anni di lavoro insieme ad un ospite del Centro Residenziale Franco Basaglia che raccontava i suoi anni di musica e chiese occupate nella Pisa degli anni 70, prima della sua malattia. Per la presentazione del libro sarebbe venuto persino Claudio Lolli, che aveva letto il libro e che l’aveva trovato di un valore generazionale.
Prendo il file del libro di Costanzo: un impaginato da spaventare il più accanito dei lettori, un fiasco sicuro. Ripenso a Gianni: “Personalmente non l’ho ancora letto, ma conoscendolo son sicuro che ha fatto un lavoro particolare e interessante”. Perché mi dice così? Avevo anche la congiuntivite, un mal di testa orrendo. Inizio a leggere. Continuo a leggere. Goccioline, tachipirine, qualunque cosa: finisco di leggere, scrivo a Gianni: “Già finito… UNA BOMBA!!! Meraviglioso, incredibile, ho pianto, ho riso, tutto!” Poi telefono subito al Cama (Tiziano Camacci, direttore della allora nascente collana): “Cama ho trovato un libro per Gli asteroidi, dobbiamo pubblicarlo per forza”.
“Ma non ci s’ha una lira?”
“Io sono disposto a prostituirmi purché questo libro venga pubblicato”.
Cimettolafaccia non solo racconta col coltello una storia incredibile, non solo la mente chiusa in un corpo che non funziona ha creato pensieri così potenti da farlo muovere da Capri fino a Pisa in carrozzina, ma il libro è persino… BELLO. Scoprirò solo molto dopo che questa bellezza viene da Silvia, ma d’altra parte i miracoli li fa solo l’amore, c’è poco da fare, è sempre stato così.
Sono certo che chiunque leggerà questo libro si troverà a cantare (con la voce di Ginevra di Marco) la Malarazza di Modugno: ti lamenti ma che ti lamenti pigghia lu bastone e tira fora li denti…

P.S.
Poi alla fine non mi sono prostituito, il nostro foundraiser ha messo in piedi una campagna di finanziamento dal basso e molti amici ci hanno aiutato a pubblicare il libro preacquistandone una copia. Valigie Rosse, lo ripeto, è una collezione di libri no profit, non prevede rimborsi per nessuno e non ha prezzi di copertina, i conti sono in pari e ogni acquisto va direttamente nel maialino per il libro successivo.

da “La pioggia fuori” di Ekaterina Josifova

di Ekaterina Josifova

La pioggia fuori

IN CERCHIO


Jack London, l’allegro Jack, l’uomo di successo,
forse segretamente annoiato
—–dagli uomini forti e dai lupi
(e un po’ prima della fine)
scrisse approssimativamente una cosa del genere:
In una clinica psichiatrica,
di pomeriggio, in un momento vuoto
(all’incirca,
—-quando inizia a riempirsi il circolo)
ogni giorno una grassa, una brutta,
———-ragazza minorata,
seduta beatamente con le mani in grembo,
———-in cerchio con un’altra
decina di grasse, brutte
———-ragazze minorate,
dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Poco dopo un’altra grassa,
———-brutta, ragazza
minorata dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Dopo un altro po’ si sente la terza:
“Quanto sono…”
E così
via.


BENESSERE


Più di quanto gli serve ha qualcuno.
Altri sanno più di quanto comprendono.
Noi abbiamo ugualmente e ugualmente sappiamo
il benessere cos’è:
nutrirsi
e che te ne resti.


MI METTO IN UNA POSIZIONE COMODA


Sul divano, il cuscino, la coperta morbida,
i libri.
Anche l’illuminazione è buona.
Non viene nessuno,
ma non perdo la speranza
che entri e che dica
in tono di rimprovero:
anche questo governo è caduto,
e tu leggi Lao Tsu.
Al che rispondo:
esattamente.


LA PIOGGIA FUORI


Picchietta, s’infittisce.
È piacevole
che t’arrivi qualcuno un po’ così
da lontano, dall’alto.


UN GRIDO


Non è così vicino, non può capire uno
Che è un grido umano?
Può essere un uccello notturno o un uccello in generale
Che imita
Il grido umano,
Un uccello canterino
O qualcosa di totalmente diverso, ad esempio
Un grido umano
immaginato
o
un grido umano, ma
addormentato, un grido nel sonno e
quindi niente di male,
è
solo qualcosa di notturno,
l’ho sentito.




*Tutti i testi sono tratti da Ekaterina Josifova, La pioggia fuori, Valigie Rosse 2013. Le traduzioni sono a cura di Alessandra Bertuccelli, con la collaborazione di Andrea Inglese e Giacomo Trinci.


Ekaterina Josifova (Kjustendil, 1941) è una delle figure più significative della poesia bulgara contemporanea. È autrice di 13 raccolte poetiche e di due libri di narrativa per l’infanzia. Nata a Kjustendil, si è laureata presso l’Università di Sofia “S. Clemente di Ohrida”. I suoi libri di poesia sono stati pubblicati in Ungheria, Slovenia, Macedonia, Francia e ora anche in Italia. Ekaterina Josifova è l’autrice di cui le ultime generazioni di poeti bulgari subiscono una fortissima e permanente influenza. Ciò avviene in modo del tutto gratuito: è infatti la persona scelta dai giovani poeti come colei che incarna il senso, il significato e l’irrevocabilità dell’Arte poetica.

A proposito di Valigie Rosse Poesia

di Valerio Nardoni 

valigie rosse

Valigie Rosse Poesia è una collezione di libri fondata nel 2010 nell’ambito delle attività del più noto premio musicale intitolato al cantautore livornese Piero Ciampi, una figura straordinaria e non etichettabile, la cui rilevanza consiste appunto nel timbro espressivo delle sue parole prima ancora che delle sue note. “Tu avevi preparato / le tue valigie rosse / e con tono deciso / chiamavi per telefono un tassì”: è da questi versi della canzone Mia moglie che il premio prende nome, nella semplicità di quell’aggettivo “rosse”, che può forse da solo definire la forza della poesia, quella particolare attività creativa che, a volte con un dettaglio non necessario, riassume tutto il senso di una situazione. Senza spiegarla. Rosse d’amore, di passione, di vergogna, di rabbia, non si sa: ma non sono valigie indifferenti.
Il premio è diviso in due sezioni e prevede ogni anno la pubblicazione di due libri: una plaquette inedita di un poeta italiano ed una antologia o raccolta di un poeta straniero. La sezione italiana, diretta da Paolo Maccari, può considerarsi una sorta di “primo premio alla carriera”: non individua, cioè, delle voci esordienti, ma certifica un timbro convincente ed una personalità rilevante, sia nell’ambito della propria produzione, sia nell’organizzazione e promozione culturale. L’intento della collana, nel tempo, è quello di tracciare una possibile mappatura della poesia italiana contemporanea, attraversando ambienti e modalità differenti, ma riunite nel segno di una stabile qualità.
La sezione estera, invece, promuove un lavoro di ricerca di una personalità poetica straniera con stesse caratteristiche, con la specifica disposizione che il poeta o la poetessa premiati non siano mai stati tradotti in italiano. Questa sezione del premio, che io stesso dirigo, è di anno in anno affidata alla cura di un esperto, che si occupa di creare una opportuna rete di contatti capaci di cogliere il bersaglio di una voce rappresentativa e forte della propria indipendenza, così come lo è stato Piero Ciampi, ma senza cercare altre analogie e soprattutto senza irrigidire in nessun altro modo i criteri di selezione, se non via via riflettendo sulla specificità della cultura e della poesia di quel paese.
I vincitori dell’edizione 2013 sono il poeta italiano Italo Testa, che esce con la plaquette inedita i camminatori, e la poetessa bulgara Ekaterina Josifova, con La pioggia fuori, una antologia particolarmente significativa nello sviluppo della collana, in quanto la traduzione, realizzata da Alessandra Bertuccelli, si è avvalsa della collaborazione dei poeti Andrea Inglese e Giacomo Trinci, già vincitori del premio nella sezione italiana.
Valigie Rosse Poesia, con il Premio Ciampi 2013, è giunta al rispettabile esito di otto libri pubblicati; a questa collana si sono nel tempo affiancate altre due collane: Beauty case, dedicata ai libri illustrati di vario genere (collegata alla sezione di arti visive del Premio Ciampi, il Premio Ciampi L’altrarte); e Gli Asteroidi, una collana di prosa anch’essa a suo modo ciampiana, di storie scritte in prima persona, al di fuori dai canoni e dei generi, sempre accompagnate da una “nota” musicale, la testimonianza di un cantautore. Il primo libro della collana, Il bambino mammitico di Giacinto Conte, ambientato nella turbolenta Pisa degli anni Settanta, è stato introdotto da Claudio Lolli.
Il progetto Valigie Rosse, pur legato (e grato) al decisivo sostegno non solo economico del Premio Ciampi, è un progetto editoriale indipendente e totalmente no profit: coperte le spese di stampa, ogni utile viene direttamente investito in nuovi libri. Non è un’impresa e non è un’attività: è un contenitore e catalizzatore di esperienze, dove autori, curatori, traduttori, grafici, magazzinieri e amministratori rappresentano una struttura totalmente orizzontale la cui unica finalità e interesse è la realizzazione e diffusione di libri. Anche molti librai condividono la stessa passione e si prendono cura dei nostri libri: sanno che dietro non c’è una delle molte realtà apparentemente simili ma i cui organizzatori sono, con maggiore o minor grado di opacità, stipendiati. Non c’è nessuna polemica in questo discorso, è bene che tutti possano sopravvivere e soprattutto gli editori di poesia, è solo per chiarire in che modo facciamo quello che facciamo.
Questo è più o meno tutto, a parlare siano piuttosto il catalogo e i lettori, che possono trovare notizie ed anteprime su valigierosse.net

VALIGIE ROSSE POESIA
collana diretta da Paolo Maccari e Valerio Nardoni

1. Juan Andrés Garcia Roman, Quaderno del suggeritore
2. Matteo Marchesini, Sala d’aspetto
3. Martina Evans, Di fronte al pubblico
4. Andrea Inglese, Commiato da Andromeda
5. Charles Juliet, Radici della luce
6. Giacomo Trinci, Sul finire
7. Ekaterina Yosifova, La pioggia fuori
8. Italo Testa, i camminatori