Portogallo

Susan McMaster, A Vibora Gosta do Vento Calor

 

A Vibora Gosta do Vento Calor¹

(The viper savours the desert wind)

Portugal 1984

The old woman in black leans against the wall
podding fava beans from a red net bag
that nudges her feet ― snap-pull-slide ―
her hands flick in and out like tongues,
an arid wind gusts against the stone.

What joy is left
for an old woman here
at the end of her life?

Her hooded eyes close; she mutters and dreams
as her hands flick and snap.

What joy, what joy?
Both sons dead in the useless war,
the girls in the city,
the old man drowned four winters ago.

Through the bag by her feet, something moves ―
a thin brown line ―

What joy is left
but a bag of beans,
a whispering wind?

snouts closer ―
rears ―

She reaches, dreaming, down ―

What joy is given
to a thin brown snake . . .

. . . the viper flicks away.
Her hand begins to tremble.
She watches it shake,
then starts to laugh,
quivering, chortling, wheezing in the wind ―

at last leans back ―
wraps her shawl around her burning hand ―

When the wind has dried up
all your blood
there is nothing left to love
but the wind itself.

In the desert he is heat
In the wind I am song

A thin brown viper
slips down the chair
noses through the beans

is gone ―

 

[1] Testo pubblicato in Dark Galaxies,1987 (copyright Susan McMaster; tutti i diritti sono di esclusiva proprietà dell’autrice)

A Vibora Gosta do Vento Calor¹

(La vipera si gode il vento del deserto)

Portogallo 1984

La vecchia in nero s’appoggia al muro
mentre sguscia fave pescando da una sporta a rete rossa
che le sfiora i piedi ― spezza-tira via-rilascia ―
le mani guizzano dentro e fuori come lingue,
arido un vento sviscera la pietra.

Che gioia resta
qui a una vecchia
alla fine della sua vita?

Gli occhi socchiusi si serrano; mormora e sogna
mentre le mani spezzano d’un guizzo.

Che gioia, che gioia?
I figli entrambi morti nell’inutile guerra,
le figlie in città,
il vecchio annegato quattro inverni fa.

Nella sporta ai suoi piedi, qualcosa si muove –
un’esile linea bruna ―

Che gioia resta
se non una sporta di fave,
il sussurro del vento?

il muso più vicino ―
si ritrae ―

Lei, sognante, si china ―

Che gioia è data
a un’esile serpe bruna . . .

. . . la vipera guizza via.
La mano le inizia a tremare.
Ne osserva il tremito,
poi scoppia a ridere,
tremando, ridacchiando, ansimando nel vento ―

infine appoggia la schiena―
avvolge lo scialle intorno alla mano che brucia ―

Quando il vento t’ha prosciugato
tutto il sangue
non c’è più niente da amare
se non il vento in sé.

Nel deserto egli è il calore
Nel vento io sono canto

Un’esile vipera bruna
scivola lungo la sedia
tra le fave s’insinua, muso avanti

è andata ―

 

[1] Traduzione Angela D’Ambra, revisione della traduzione Anna Maria Curci

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Susan Mc Master è poetessa, redattrice letteraria, poeta performativo canadese.
Vive a Ottawa, Ontario, dove si è trasferita con la famiglia nel 1955 e dove ha frequentato la First Avenue Public School, Elmdale, Connaught, Lisgar Collegiate (1966), la Carleton University (B.A., inglese; studi universitari in giornalismo 1970), e l’Ottawa Teacher’s College (Elementary Certificate 1971). Susan ha insegnato alcuni anni, ma gran parte della sua carriera di lavoro retribuito è stata spesa come redattrice, in specie presso la National Gallery of Canada, per cui ha redatto qualcosa come quaranta cataloghi d’arte (1989-2008), e come fondatrice di Vernissage, la rivista della Galleria.
Con suo marito Ian trascorre parte di ogni estate nel loro cottage in Nova Scotia sulla baia di Fundy. Hanno due figlie adulte: Morel e Aven, sposata con Mark Sundaram, genitori dei loro nipoti: Eric, nato 2006, e Edmund, nato 2010.
Nel 2011-12 è stata Presidente della League of Canadian Poets
I suoi libri di poesia più recenti sono

  • Paper Affair: Selected Poems e New (Black Moss 2010)
  • Pith and Wry: Canadian Poetry (Scrivener Press 2010)
  • Crossing Arcs: Alzheimer’s, My Mother, and Me (Black Moss 2010), finalista per l’Acorn-Plantos People’s Poetry Prize (2010),  l’Ottawa Book Awards (2010) e l’ Archibald Lampman Poetry Prize (2010)

 
È autrice di varie raccolte di parole e musica, registrazioni di poesia per performance, copioni; ha  curato antologie e collane di poesia; è stata fondatrice ed editore della rivista nazionale femminista e d’arte Branching Out (1973-).
La McMaster è stata membro fondatore del gruppo intermediale First Draft (1981-) tra i cui membri segnaliamo: Andrew McClure, Colin Morton, Alrick Huebener, Roberta Huebener, Claude Dupuis, Peter Thomas e David Parsons. Insieme, hanno registrato, pubblicato e realizzato qualcosa come 40 esibizioni in tutto il Canada nel 1980.
Dal 1996, è stata paroliere in Geode Music & Poetry (ex-SugarBeat), dando vita a quattro registrazioni di parole e musica con Jennifer Giles alle tastiere, Alrick Huebener al basso, Gavin McLintock al sax, e altri, tra cui Dave Broscoe, Jamie Gullikson,  Mike Essoudry, Petr Cancura, Mark Molnar, John Higney, Linsey Wellman, Penn Kemp, Colin Morton, e Max Middle. Ha realizzato spettacoli e registrato con SugarBeat e Geode in oltre 50 sedi, tra cui il Banff Centre, la Nazional Library, il Kingston Fringe Jazz Festival, il Rasputin, il Blue Skies Music Festival, l’Ottawa Folk Festival, l’Elora Music Festival, l’Artscape, il WordBeat, il Morningside, Go, il National Arts Center Fourth Stage, l’International Writers Festival di Ottawa.
Susan ha dato letture di poesia e si è esibita in festival ed eventi in Francia e in Italia.
Il suo libro di mezz’età, i ricordi contenuti in The Gargoyle’s Ear: Writing in Ottawa (Black Moss, 2007) racconta storie di progetti, contatti e interessi che formano la sua vita di poeta.
Il libro millenaristico, Waging Peace, raccoglie poesia, arte e testi da Convergence: Poems for Peace, che nel 2001 ha presentato in tutto il Canada, a deputati e senatori, poesie in forma d’arte.
La sua raccolta di poesie Until the Light Bends (Black Moss Press) è entrata nella rosa dei finalisti dell’Archibald Lampman Award per la poesia (2005) e dell’Ottawa Book Award (2005) quale miglior libro dell’anno. Allegato al libro, il CD audio-parole Until the Light Bends, con Geode Music & Poetry, Pendas Productions.
Susan è membro della League of Canadian Poets, del Writers’ Union of Canada, della Nova Scotia Writers’ Federation, PEN (Canada), del Writers’ Trust, SOCAN, Access copyright, e della Religious Society of Friends (Quakers).

Collegamenti
http://www.library.utoronto.ca/canpoetry

(nota biografica a cura di Angela D’Ambra)

Antonia Pozzi in Portogallo #2

averno088Si può parlare di fortuna critica di Antonia Pozzi in Portogallo?
Evidentemente sì, se si guarda alla sola piccola ma grande casa editrice Averno, la quale, negli ultimi cinque anni, ha dato alle stampe non solo una scelta di poesie tradotte in portoghese da Inês Diaz, ma ora pure un volume critico a lei dedicato che altro non è se non la traduzione in portoghese di buona parte degli Otto studi su Antonia Pozzi che Matteo M. Vecchio diede alla luce per Ladolfi nel 2012 (seconda edizione, corretta e riveduta, l’anno seguente).
Sorprende una scelta così coraggiosa all’estero per dei contributi critici che qui in Italia, seppur accolti in alcuni casi con sincero entusiasmo, sono presto passati in silenzio per non disturbare il sonno delle “pie donne”, custodi – per autoproclamazione – della memoria e della figura della poetessa suicida (ma guai a parlare apertamente di suicidio, ancora nel 2016!), e del nuovo “priore” che ormai pare monopolizzare ogni possibile lettura della poesia della Pozzi (salvo poi rinfacciarsi vicendevolmente nei propri interventi le mancanze, le pecche, le cantonate, e via discorrendo).
Dietro a questa edizione portoghese, ossia Porque a poesia tem esta missão sublime – Antonia Pozzi (Averno, 2016), che riprende sin dal titolo la seconda edizione degli studi di Vecchio, ritroviamo il poeta-traduttore José Carlos Soares e la traduttrice Serena Cacchioli, da anni impegnata nello studio e nella divulgazione della poesia contemporanea portoghese.
Ma credo, senza mancare di rispetto a nessuno, che questo nuovo progetto sia dovuto all’impegno e alla sincera passione di Soares, già prefatore di Morte de uma estação, l’antologia di poesie della Pozzi scelte e tradotte dalla Diaz (Averno, 2012), cui accennavo in apertura. Ed è come se si chiudesse un primo cerchio, timidamente aperto nel 2012 con l’antologia, che già accoglieva a mo’ di postfazione un primo contributo di Matteo M. Vecchio tradotto in portoghese, portando ora l’attenzione sull’analisi del portato poetico della Pozzi; quell’analisi precisa, filologicamente puntuale, alla quale i lettori di Vecchio sono usi da tempo e che non poche volte ha messo in dubbio alcune letture dogmatiche che da anni si ripetono come mantra e che pare non si voglia mai mettere in dubbio.
Ma il Portogallo è vergine e perciò ricettivo, sicché la posizione ‘eretica’ che questi studi hanno da subito assunto nella vasta tradizione critica italiana, inaugura di fatto sulla sponda atlantica della penisola iberica una nuova era della fortuna europea della ‘eternamente giovane’ Antonia Pozzi, nella speranza che gli sconvolgimenti climatici di questi ultimi decenni portino pure alle italiche sponde qualcosa di quelle correnti atlantiche così sorprendentemente cariche di vita e ricettive.

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© Fabio Michieli     su Twitter @michielabio

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