Poesie operaie

Poesie per l’estate #24 – Luigi Di Ruscio

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

diru

28

anche se dopo la fatica il cervello
è ancora in balìa di questa furiosa costruzione
che a me fa costruire chiodi che non si saprà mai
a quale cristo andranno a crocifiggere
e ancora possiamo incatenarli i mostri
vincerli e digerirli per la notte e per la gioia
nella tua casa in confusione dove ti attende moglie figlia e pranzo
io nella mia camera tre metri per cinque
pareti bianche e migliaia di fogli bianchi da mettere in croce
in lotta con la stanchezza e lo sporco ed è tutto presso di noi
non aspettare il sabato inizio del riposo d’iddio
il riposo sia per dio e questo inferno per noi

11 poesie da “L’iddio ridente” di Luigi Di Ruscio

iddio ridente

1.

vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire

.

43.

i cattolici visti dal sottoscritto
erano solo dei poveri necrofori e feticisti amatori di fiori
e nonostante il tutto eretico riuscivo
allegramente a rimanere in vita alla faccia vostra
non esistendo vita eterna
è già un miracolo che uno scemo come il sottoscritto
sia riuscito a nascere
e alla fine in una veloce cremazione
non rischiare che una cellula del sottoscritto resti viva
un mucchietto di cenere è una eredità più che sufficiente
per deludere i vostri vermi

.

72.

un “io” di cui non sappiamo niente
che fabbrica tutti i nostri incubi
un “io” tanto nascosto da sospettarne l’esistenza
una specie di esistenza inesistente
che ci precipita nella più folle paura
come se fosse assolutamente necessario
per alzarmi con tanta gioia
passare una notte di incubi

.

79.

mosche e zanzare a nuvole spaventose
costituivano il tramite d’immancabili infezioni
il lezzo nauseante ossessionava i passanti a tutte l’ore
le acque non facevano altro che far divampare
maggiormente le fiamme
la disperazione della vittima non conosce confini
il palco dove si appressavano i tenori fu intaccato
era evidente a tutti che un buco nel muro esiste
e spalanca l’inferno

.

87.

tra la vita e la porta
avviene solo l’imprevedibile
con due sottoscritti
uno che fa i sogni e l’altro li guarda stupito
e compare perfino un terzo ignoto
che cerca di darsi una inutile
spiegazione del tutto

.

121.

ho visto piombarmi addosso un corpo
che sembrava volasse
rimbalza sul parabrezza
sfonda il vetro e mi viene addosso
la ragazza ha visto solo un’ombra piena di sangue
ed essendo sotto shock per l’incidente
è stata violentata dai passanti

.

136.

la casa di mia nonna
pullulava gli scarafaggi
uno s’era introdotto sul fondo della tazza del caffè
e mi è finito in bocca
lo sputai con estrema violenza
e feci molto male essendo lo scarafaggio
il simbolo dell’eterno
ed era l’eterno che mi era caduto in bocca

.

211.

sognavo di essere in un ascensore
che precipitava continuamente
alla fine mi scaraventa
nel reparto dove ho lavorato
ecco l’inferno spalancato
che ho attraversato tutti i giorni
per quaranta anni rimanendo incolume
nonostante avessero programmato
la mia morte per la vita loro

.

273.

vespe e mosche per puro caso sfuggite agli insetticidi
salteranno sugli occhi degli ultimi azzannati
per sopportare la catastrofe
si bucava continuamente fino a spararsi in bocca
non era un male misterioso che ci perseguitava
era semplicemente il male

.

275.

eravamo stalinisti perché stalin rappresentava
il nemico implacabile di tutti i nostri nemici
poi mi accorsi di non avere più nemici
attenagliati dall’angoscia continuavamo a sperare
in un futuro meno vecchio
appiccando manifesti inneggiando a libertà sconsiderate
le case si richiudevano
e le vagine rimanevano spalancate

[Poesie tratte da: Luigi Di Ruscio, L’iddio ridente, Zona 2008]

Luigi Di Ruscio: il poeta operaio per la festa dei lavoratori

buon 1° maggio dalla redazione

Luigi Di Ruscio (1930-2011) 

da “L’iddio ridente”

1.

vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire

 

30.

l’imperialismo è il nach und nebel del nostro futuro
a vederli con le loro cravatte variopinte
sembrano meno pericolosi delle mortuarie SS
loro credono di essere i benefattori dell’umanità
sono lo sterminio del nostro futuro
il mercurio precipita verso l’ultimo inferno

 

43.

i cattolici visti dal sottoscritto
erano solo dei poveri necrofori e feticisti amatori di fori
e nonostante il tutto eretico riuscivo
allegramente a rimanere in vita alla faccia vostra
non esistendo vita eterna
è già un miracolo che uno scemo come il sottoscritto
sia riuscito a nascere
e alla fine in una veloce cremazione
non rischiare che una cellula del sottoscritto resti viva
un mucchietto di cenere è una eredità più che sufficiente
per deludere i vostri vermi

 

82.

venni accusato
che la gente non veniva più al sodalizio
per colpa mia
essendo rimasto un comunista che urla
crederanno anche che sia ancora munito
di piattole canine
con una poesia imperterrita
aggrappata all’ultima speranza

 

87.

tra la vita e la porta
avviene solo l’imprevedibile
con due sottoscritti
uno che fa i sogni e l’altro li guarda stupito
e compare perfino un terzo ignoto
che cerca di darsi una inutile
spiegazione del tutto

 

103.

fate che lo smog salga sino ad affogare tutto
i polmoni accumulano merda meccanica
ecco gli scarichi dei tubi di schattamento
anche l’aria non è più commestibile
essendo tutti noi arrivati alla periferia dell’inferno
alla fine esplosione simultanea di petardi proibiti
riesco a riferire tutto solo perché per puro caso
sono ancora in vita

 

242.

prendevo le vespe delicatamente per le ali
abbacinate sui fiori
le mettevo educatamente
dentro una scatola di fiammiferi
sarete tutte liberate tutte
quando una bella che mi chiederà un fiammifero
aspettavo con calma la liberazione delle vespe

 

259

non si tratta di una poesia impegnata
ma di vocazione profonda
che presuppone
formazione continua ad una catarsi
ad una qualsiasi santificazione

 

264.

io come giovane comunista
venni scomunicato più di mezzo secolo fa
poi ho perfino abiurato
ritornare nel niente da dove siamo partiti
e il non lasciare la minima traccia
della nostra esistenza
era il sogno

 

275.

eravamo stalinisti perché stalin rappresentava
il nemico implacabile di tutti i nostri nemici
poi mi accorsi di non avere più nemici
attenagliati dall’angoscia continuavamo a sperare
in un futuro meno vecchio
appiccando manifesti inneggiando a libertà sconsiderate
le case si richiudevano
e le vacine rimanevano spalancate

 

308.

quando mussolini a piazza venezia urlando dal bancone
provocava deliri e orgasmi collettivi
quando il papa benedicente provoca
delirio religioso e orgasmi mistici a piazza san pietro
spasimano l’orgasmi di gruppo
siamo più o meno tutti fascisti
è necessaria una critica spietata verso noi stessi
per liberarci da questo cancro che ci divora