Poesie d’amore e di rivolta

I poeti della domenica #276: Vladimir Majakovskij, Lilička!

Lilička!
Al posto di una lettera

Il fumo del tabacco ha roso l’aria
la stanza
è un capitolo dell’inferno di Kručënych*.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta,
in estasi, carezzai le tue mani.
Oggi ti vedo seduta,
il cuore in un’armatura di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
coprendomi forse di ingiurie.
Nella buia anticamera la mia mano, scossa dal tremito,
nella manica a lungo tenterà d’infilarsi.
Balzerò fuori,
lancerò per strada il mio corpo.
Selvaggio,
diverrò pazzo,
trafitto dalla disperazione.
Non si deve giungere a questo:
cara,
buona,
diciamoci adesso addio.
Nonostante questo,
il mio amore,
pesante come un macigno,
resta appeso al tuo collo,
dovunque tu fugga.
Lasciami in un estremo grido urlare
l’amarezza di offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
andrà
a stendersi in gelide acque.
Ma al di là dell’amore per te,
per me
non c’è mare,
e a quest’amore neanche col pianto darai una tregua. (altro…)

‘Rosso, poesie d’amore e di rivolta’ di Beppe Costa

Beppe Costa, Rosso, poesie d’amore e di rivolta, Roma, Associazione Culturale Pellicano, 2016, pp. 118, euro 10,00 

Nuova edizione di un volume uscito nel 2012 per VoloPress − ora nella collana Poetry By The Planet diretta da Antonino Caponetto per l’Associazione Pellicano − questa raccolta di Beppe Costa si riaggancia, per affinità tematica, ai suoi precedenti lavori ritessendo una trama ampia. Rientriamo così nella poetica autoriale come già con, ad esempio, L’ultima nuvola (di cui si parla qui), raccolta che viene in tempi più recenti.
C’è almeno un testo, in particolare fra i primi di questo libro, che inquadra l’io lirico-poetico e tutto il suo dire (p. 19):

Ultime

Ho creduto di fare
qualche volta di dare
sognato viaggi
cambiare qualcosa
almeno dentro di me

Ho creduto d’amare
qualche volta di vivere
vedo sempre partire
tanti pezzi di cuore
che vanno dentro e fuori
umanità folle o corrotta
forse solo impazzita

Il rifugio nei libri
che sembrano sparire
la poesia che muore
come muore il paesaggio
anche dentro di me

L’estate porta con sé
ancora una volta
gli ultimi beni rimasti
gli ultimi che hanno tentato
d’insegnarmi a vivere

In questo testo sono infatti presenti (se non esplicitamente anche in filigrana) “amore e rivolta”, gli stessi del titolo: due sostantivi che hanno a che fare più con la voce del poeta o meglio con il suo punto di vista, che dice liricamente l’amore – lo afferma, lo sostiene nella sostanza – mentre tende lo sguardo verso il fuori, lo rovescia: radicalizzando il senso del tempo, l’io immagina dove l’osservazione della vita muti, ossia ‘dal di dentro’.
Uno dei tratti più importanti della poesia di Beppe Costa è proprio la capacità di penetrare il quotidiano con una comprensibilità ‘estrema’ del verso, stando appunto sulla soglia: il campo semantico del testo citato lo ribadisce, acuendo un finale che focalizza − come in tutti i testi del poeta − la materia sull’esperienza.  (altro…)