poesia slovena

Ostri ritmi: la serie completa 2016-2017

Ostri ritmi, rubrica a cura di Amalia Stulin che compie oggi il dodicesimo mese di vita, è una delle molte proposte che, come redazione, abbiamo attivato durante l’arco della stagione 2016/2017. L’idea fu lanciata e abbracciata sedute a un tavolo del cortile di Malcanton-Marcorà all’Università Ca’ Foscari di Venezia: Amalia aveva già tradotto dall’ebraico alcune poesie per la rubrica I poeti della domenica − lo studio di questa lingua fa parte del suo percorso universitario − ma la sua provenienza geografica faceva allora (e oggi anche) pensare che l’opportunità di potersi addentrare nella poesia slovena del Novecento e più recente fosse un’occasione da non perdere. Ecco dunque che la struttura “lineare” dei suoi contributi restituisce questa prima spinta e l’acutezza di una giovane studentessa, lettrice e studiosa, che ha raccolto e misurato, di volta in volta e con tenacia, la necessità di scegliere una voce letteraria a lei nota e non, di tradurla poi e di scrivere un piccolo profilo biografico e critico che proponga ai lettori quale importanza l’autore ha nel passato e nel presente della storia letteraria del proprio paese d’origine.
Credo di poter orgogliosamente affermare che Amalia ha colto e restituito, in 12 puntate, quello che è lo spirito indipendente e aperto di «Poetarum Silva»: uno spazio in cui si creano dei movimenti che portano a grandi “scoperte”. Questo vocabolo riassume la peculiarità di una rubrica come questa, dove i «ritmi affilati» del titolo trovano, di volta in volta, in 12 poeti molto diversi, appartenenti alla tradizione e non, una declinazione diversa. Anche “scelta” è una parola che riguarda la posizione che Amalia Stulin ha assunto, con consapevolezza e fermezza. Ecco dunque che abbiamo − guidati da lei − attraversato la poesia lirica del primo Novecento di Srečko Kosovel, tutto il secolo e le guerre che hanno segnato Ljubka Sorli così come Katja Špur e Karel Destovnik Kajun. La contemporaneità in cui siamo immersi (e in particolare il secondo Novecento e il presente) è stata toccata attraverso le voci maschili e femminili di Ifigenija ZagoričnikMojca Pelcar-ŠarfUroš Zupan, Maja Vidmar, in cui si manifesta un certo gusto per la sperimentazione linguistica ma anche per una poesia che vira più spesso verso la prosa. Così accade − in parte − con Milan Jesih, con David Bandelj  e Zvezdana Mahejn. Viene da chiedersi, ora, se questa rubrica non possa in futuro creare un ponte di studi tra lingue diverse e nazioni diverse, anche con l’Italia e con la poesia italiana di ieri e di oggi.

Alessandra Trevisan

Vi presentiamo qui il pdf che raccoglie le dodici voci poetiche tradotte e introdotte da Amalia Stulin

PDF Ostri ritmi – prima stagione

Ostri ritmi #12: Zvezdana Majhen

Prinašaš mi, doslej zaman iskan,
navdih, ki poeziji narekuje,
naj z jadri intuicije potuje
v neznano čez časovni ocean.

Na barki sva le jaz — star kapitan
in prvi krajec, ki me razsvetljuje,
ko Pluton Jupitru drobovje ruje
in stene biča silovit orkan.

Jadram in jadram… Jadram kot cigan
sledeč življenju, da me nadaljuje
v neskončni plovbi, ki ne potrebuje

magnetne igle, da preveri stran.
Med ujmo, pred potopom, me varuje
na premcu vžgan skrivnostni talisman.

Mi porti, finora vanamente ricercata,
l’ispirazione, che impone alla poesia
di viaggiare sulla nave dell’intuizione
nell’ignoto, attraverso l’oceano del tempo.

Sulla barca ci siamo solo io — vecchio capitano
e il primo quarto, che mi rischiara,
quando Plutone strappa a Giove le budella
e sferza le pareti un violento uragano.

Navigo e navigo… Navigo come uno zingaro
che segue la vita, perché mi continui
in un’infinita traversata, che non ha bisogno

di un ago magnetico, per controllare la direzione.
Mi protegge nella calamità, dall’annegamento,
un arcano talismano impresso nella prua.

* (altro…)

Ostri ritmi #11: David Bandelj

.

Pred mejo

Zobam
. enovito
.        formulo
.   dobrobiti

.skozi
.        večerne
luči
.   jo je
.        videti

čutiti
.   v
.     mrzlem
.       zraku

tisoči
.    so
umrli

s telesom
.   in
brez
. njega

zato
.    da
z
.  vrha
.   Kapele

gledam
.        mejo

.     ki je ni

nad Novo Gorico, 29.11.2007

 

Davanti al confine

Pilucco
.un’armoniosa
.               formula
.  di benessere

attraverso
.              la luce
della sera
.           lo si
.               intravede

lo si sente
.      nella
.      fredda
.        aria

migliaia
.   sono
.   morti

col corpo
.   e
senza
. di esso

così
.   che
dalla
.      cima
.      della Cappella

guardo
.         un confine

.      che non c’è

a Nova Gorica, 29.11.2007

*

Gledanje čez polja

.Trikrat
se je
.    veliki
.   črni
.      bik

obrnil

preden je
.    stopil
.  v babilonski
.       rov

šival sem
.  hlače
in
.  gledal
njegove
.    poslednje
.   korake
.           v
.    temo

zarjovel
.           je

in se
.      izgubil
ne vem
.           ali je še
možno

.     mirno posedati
.          v senci

brez občutka

.   krivde

 

Guardare oltre il prato

Per tre volte
si è
.   il grande
. toro
.    nero

girato

prima di
.  entrare
.nel tunnel
di Babilonia

io cucivo
. calzoni
e
. guardavo
i suoi
.     ultimi
.   passi
.      nel
.    buio

lanciò
.        un urlo

e
. sparì

non so
.          se ancora
si può

.   sedere tranquilli
.        all’ombra

senza un senso

.     di colpa 

*

Obiskovalka

Ponavljala
.   je vedno
.       iste
.      besede

ko je
.  sedla
.        k
pregledu

niti
.  se
. mi ni
.  zdelo
potrebno
. da bi
.  jih
povzemal

.  na koncu
.    je
. s stola

padel prah

morda
.       del
.  nje

 

Una visitatrice

Ripeteva
. sempre
.le stesse
.  parole

quando
. sedeva
.      per
il controllo

non
.  mi
. pareva
.         poi
necessario
. che io
. le
riprendessi

. alla fine
.   dalla
. sedia

cadde della polvere

forse
.     parte
di lei

 

*

 

Stran iz dnevnika

Danes bi
.    lahko bil

navaden 4. december

pa ni

. ker je Umberto Eco
.    v Ljubljani

(prejema častni doktorat)

.lahko bi ga
.   šel poslušat

pa grem
.    raje
.      v stolnico

. in niti
.   tam

ni miru

.kanonik ki
.    obhaja

nosi debel
. prstan z
.    ametistom

ko odhajam neizpolnjen

.      je
.     Ljubljana
.  v lučkah
.in vrvežu

nič se
.  med sabo
.    ne sklada

morda je

. svet izbral
.    napačno
.       pot

 

Pagina di diario

Oggi potrebbe
.    forse essere

un normale 4 dicembre

ma non lo è

. perché Umberto Eco
.   è a Ljubljana

(ritira un dottorato honoris causa)

potrei andarlo
.    ad ascoltare

ma preferisco
.     andare
.       in cattedrale

e pure
.        lì

non c’è pace

. il canonico che
.da la comunione

porta un grosso
.       anello con
.          un’ametista

quando me ne vado incompleto

.  Ljubljana
.    è
.  tra luci
e trambusto

niente si
.    intona
.     col resto

forse il mondo

.        ha scelto
.             la via
.          sbagliata


Fonte: David Bandelj, Odhod [Partenza], Mladika, Ljubljana 2012

© Traduzione a cura di Amalia Stulin

DAVID BANDELJ

Classe 1978, David Bandelj nasce a Gorica-Gorizia, sul lato italiano del confine. Si laurea in Letterature comparate alla Filosofska fakulteta a Ljubljana, porta a termine un dottorato di ricerca e si dedica successivamente all’insegnamento alle scuole medie, lavorando sempre a cavallo di Gorizia e Nova Gorica. Ha lavorato come ricercatore universitario e si è dedicato all’ambito musicale, insegnando pianoforte e dirigendo diversi cori. Collabora come columnist e critico letterario a importanti testate, quali «Novi glas» e «Primorski dnevnik» (quotidiano in lingua slovena di Trieste), più altri periodici.
Inizia a pubblicare nel 2000 e da allora sono apparse quattro raccolte poetiche, l’ultima delle quali, Odhod (Partenza), risale al 2012.
Come sottolinea il commento di Meta Kušar in coda a questa raccolta, il linguaggio di Bandelj si allontana da quell’ermetismo diffuso nella poesia di sperimentazione slovena. Al contrario, egli sceglie una lingua semplice, fluida a tal punto da abbandonare la punteggiatura, ma opta per una comunicazione più strutturata sul piano visivo. Le liriche sono graficamente sgranate, come a rimandare ai grani di un rosario, elemento che ben rappresenta il contesto profondamente cristiano in cui il poeta nasce, viene educato e tutt’ora vive. Un altro importante aspetto della poesia di Bandelj, riflesso inevitabile dell’ambiente socio-culturale in cui è nato, è quello della riflessione sul confine, sugli sconfinamenti, le “partenze” appunto. Il poeta sa che sebbene i confini della politica non esistano, le partenze, siano esse fisiche o “spirituali”, sono necessarie perché portano a un movimento continuo, a quella dinamicità che è l’unica condizione per essere davvero vivi.

© Amalia Stulin

Ostri ritmi #10: Milan Jesih

Pa bom oglje

Nasilje pade, če ne umakne pogleda.
Metalurgija postane njegov postelj.

Čas je težak in včasih mi – kot nam vsem – zmanjkuje volje;
čas je takšen, da mi včasih zmanjkuje tudi možgan,
takrat se pribijejo na dan moje temačne strasti
in z njimi blodim križemkražem dolge ure dolgih noči.

Žalosten in sam, razbolelo nepotešen,
ranjen, predan, ognjevit, pa nerazumljen
poln Oriona in črnih fantazij,
takšen, da me je sreča srečna, ko naposled padem.

…..Allora sarò carbone

La violenza scema, se non distoglie lo sguardo.
La metallurgia diventa il suo giaciglio.

Il tempo è pesante e a volte a me − come a noi tutti − manca la voglia;
il tempo è tale, che a volte mi manca persino il cervello,
allora s’inchiodano nel giorno le mie passioni oscure
e con loro vago senza meta per lunghe ore di lunghe notti.

Solo e sconsolato, dolorosamente insoddisfatto,
ferito, devoto, ardente, ma incompreso
pieno di Orione e fantasie nere,
tale che la fortuna mi sorride quando alla fine cado.

*** (altro…)

Ostri ritmi #9: Maja Vidmar

Prigodnica

Popoldan je postalo jasno,
da ji bo odrezal nogi.
V smehu in vznemirjeno,
z nožem – samo zanjo – topim.
Skozi krilo, nogavice najprej –
desno.
Ne več v smehu, a vznemirjeno –
levo.
Ona hroma, on četveronožec
mrtvih nog.
Pa kaj, saj se še zdaj
smehljava.

Poesia d’occasione

Di pomeriggio fu chiaro
che le taglierà le gambe.
Ridendo nervosamente,
con un coltello – solo per lei – smussato.
Attraverso la gonna, anzitutto i calzini –
destra.
Senza più sorridere, ma nervosamente –
sinistra.
Lei storpia, lui con quattro
gambe morte.
Ma dai, pur adesso sta ancora
sorridendo.

*** (altro…)

Ostri ritmi #8: Uroš Zupan

Detajl

V rdeči svetlobi,
sedeča za mizo
sama, se neznanka pripravlja,
da si bo prižgala cigareto.

Odpre tobačnico,
z vajenim gibom vzame
iz nje cigareto,
si jo vtakne v usta.

Z levo roko si
umakne lase z obraza,
z desnico vzame vžigalnik,
ga s palcem odpre
in zavrti kolešček.

Iz vžigalnika skoči plamen
v njene oci,
na njene lase,
s cigareto se mu počasi približa
in poželjivo,
v nekem brezčasnem predahu
med svojim neopaznim staranjem

potegne v pljuča
prvi dim.

*

Dettaglio

Nella luce rossastra,
seduta al tavolo
sola, una sconosciuta si prepara
ad accendere una sigaretta.

Apre il porta-sigarette,
con gesto esperto
ne estrae una,
se la infila in bocca.

Con la mano sinistra si
scosta i capelli dal viso,
con la destra prende l’accendino,
lo apre col pollice
e fa girare la rotella.

Dall’accendino schizza la fiamma
nei suoi occhi,
sui suoi capelli,
con la sigaretta le si avvicina con lentezza
e avidamente,
in una pausa senza tempo
del suo impercettibile invecchiamento,

aspira nei polmoni
il primo fumo.

*** (altro…)

Ostri ritmi #7: Mojca Pelcar-Šarf

mojca-pelcar-sarf

Razočaranja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Demonstracije na ulicah
so kakor divje besede gluhonemcev.

Sami ne čujemo
svoje besede

In to je naš obup.

…..Delusioni

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso crederci…

I comizi nelle vie
sono come parole bestiali di sordomuti.

Non sentiamo
le nostre stesse parole

Ed è questa la nostra disperazione.


*** (altro…)

Ostri Ritmi #4: Karel Destovnik (Kajuh)

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

kajuh2

Bosa pojdiva, dekle, obsorej

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva prek zemlje trpeče,
sredi razsanjanih češnjevih vej
sežem ti nežno v dlani koprneče.

Beli so, beli so češnje cvetovi,
temni, pretemni so talcev grobovi.
Kakor ponosni galebi nad vodo,
taki so pali za našo svobodo.

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva med bele cvetove,
v krilo nalomiva češnjevih vej,
da jih poneseš na talcev grobove.


Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo sulla terra dolente,
in mezzo a rami di ciliegio incantati,
la mano ti prendo con candido ardore.

Bianchi sono, bianchi, i fiori di ciliegio,
neri, più neri, le tombe degli ostaggi.
Come orgogliosi gabbiani sull’acqua,
così sono morti per la nostra libertà.

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo tra i fiori bianchi,
spezziamo nella gonna rami di ciliegio,
per portarli sulle tombe degli ostaggi.

***

Drobna pesem

Jaz sem
droben, droben list,
ki drevo
mu daje hrano.
To drevo
iz zemlje rase,
zemlja
pa je vir življenja,
in življenje
vir človeštva,
in človeštvo,
to je hrast,
ki človeku
daje rast.


Una piccola poesia

Io sono
una gracile, gracile foglia,
cui l’albero
dà sostentamento.
Quest’albero
cresce dalla terra,
la terra
è, invece, fonte di vita,
e la vita
fonte d’umanità,
e l’umanità,
è questa la quercia,
che fa crescere
l’uomo.

***

Slutnja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Da bomo z barbarskimi klici hiteli preko zemlje,
da bomo pobijali vse, razrušili vse,
mi, ki čitamo Byrona, Gorkega, Bloka, Puškina,
in da bomo jutri divjali s peno
krvavo na ustih.
Uživali bomo ob krvi nedolžnih teles.
O, ne… o, ne…
Kako sram me je…


Presagio

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso credere…

Che correremo sulla terra con urla barbariche,
che uccideremo tutto, devasteremo tutto,
noi, che leggiamo Byron, Gor’kij, Blok, Puškin,
e che domani ci scateneremo con la bava
di sangue alla bocca.
Gioiremo del sangue di corpi innocenti.
Oh, no… oh, no…
Quanto mi vergogno…

*** (altro…)

Ostri ritmi #1: Srečko Kosovel. A cura di Amalia Stulin

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin* che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introdurrà a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione sarà della stessa curatrice, che proporrà ad ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. Sarà un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino ad ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati. I suoi testi aprono la rubrica, oggi.

kosovel-poetarum

Una ballata

Nel silenzio di un autunno
un tordo vola
sopra il Carso.

Sul prato
già non c’è più nessuno,
solo lui
oltre il pascolo
vola.
E solo il cacciatore
lo segue…

Uno sparo nel silenzio;
un sottile rivolo di sangue;
il tordo
giace, giace.


Balada

V jesenski tihi čas
prileti brinjevka
na Kras.

Na polju
že nikogar več ni,
le ona
preko gmajne
leti.
In samo lovec
ji sledi…

Strel v tišino;
droben curek krvi;
brinjevka
obleži, obleži.

*

Pini

Pini, pini nel cheto orrore,
pini, pini nel muto orrore,
pini, pini, pini, pini!

Pini, pini, pini scuri
come guardiani sotto il monte
oltre la pietraia
a stento, stanchi bisbigliano.

Quando l’anima malata s’inginocchia
nella serena notte oltre la montagna,
sento suoni soffocati
e non mi posso più addormentare.

“Pini che sognate debolmente,
mi muoiono i fratelli,
muore forse mia madre,
o mi chiama mio padre?”

Stormiscono senza risposta
come in stanchi sogni infranti,
come se morisse mia madre,
come se mi chiamasse mio padre,
come se malati fossero i miei fratelli.


Bori

Bori, bori v tihi grozi,
bori, bori v nemi grozi,
bori, bori, bori, bori!

Bori, bori, temni bori
kakor stražniki pod goro
preko kamenite gmajne
težko, trudno šepetajo.

Kadar bolna duša skloni
v jasni noči se čez gore,
čujem pritajene zvoke
in ne morem več zaspati.

“Trudno sanjajoči bori,
ali umirajo mi bratje,
ali umira moja mati,
ali kliče me moj oče?”

Brez odgovora vršijo
kakor v trudnih ubitih sanjah,
ko da umira moja mati,
ko da kliče me moj oče,
ko da so mi bolni bratje.

*

Ritmi affilati

Io sono un arco rotto
di un qualche cerchio.
E sono un’immagine spezzata
di una qualche statua.
E l’opinione taciuta
di qualcuno.
Io sono la violenza, che
il taglio ha lacerato.
Come se camminassi
su dei pungoli,
sempre peggiore è per me
la tua quieta vicinanza.


Ostri ritmi

Jaz sem zlomljen lok
nekega kroga.
In sem strta figura
nekega kipa.
In zamolčano mnenje
nekoga.
Jaz sem sila, ki jo
je razklala ostrina.
Ko da hodim
po osteh,
vedno hujša mi je
tvoja mirna bližina.
(altro…)

Marjeta Manfreda Vakar – poesie


Nekaj je v tebi

Nekaj je v tebi,
v svetlobi tvojih oči,
nekaj, kar je v vetru,
v soku vitkih brez,
v valovanju travnatih prostranstev,
v tihem šumenju gozda,
v ščebetanju ptic
med letom čez brezdanje dalje neba.
Nekaj deviškega,
otroška radost,
krhka sanjavost,
na široko odprta vrata,
skozi katera pulzirajo valovi
Oceana nedoumljivih globin,
čudeža – Življenja.

:

Qualcosa c’è in te /// Qualcosa c’è in te, / nella luce dei tuoi occhi, / qualcosa, che è nel vento, / nella linfa delle betulle flessuose, / nell’immensità dell’ondeggiare dei campi, / nel silenzioso sussurro del bosco, / nel cinguettare degli uccelli / in volo negli spazi sconfinati del cielo. / Qulcosa di candido, / la gioia di bambino, / fragile fantasticheria, / porta spalancata / attraverso la quale pulsano le onde / delle  incomprensibili profondità dell’Oceano, / della meraviglia – della Vita.

:

Skozi noč

Všeč mi je,
ko na pol prisoten
v temi
grabiš po meni,
ko segaš vame
iz bog vedi katerega vesolja
in me jemlješ
na pol tu in na pol tam
in se me dotika
skrivnost,
Reka,
ki poje s tvojim glasom,
sije s tvojim pogledom
in me preplavlja
s tvojimi dlanmi.

:

Attraverso la notte /// Mi piace / quando presente solo in parte / nel buio / mi afferri, / quando giungi a me / da dio sa quale universo / e mi prendi / una parte qui ed una là / e mi sfiora / il mistero, / il Fiume / che canta con la tua voce / rifulge con il tuo sguardo / e mi inonda / con le tue mani.

:

Raje v daljni kraj
Manifest

Zakaj v daljni kraj?
Ker je v daljnem kraju moč in radost obenem,
ker se tam ljudje med hojo zibljejo,
ker jim duša zlahka giblje voljno telo
in iz njih še vedno milina sije.
Ker se tam srečni ljudje veselijo srečnih ljudi,
ker tam moj smeh ni preglasen in nespodoben
in se tudi umirjen smehljaj na licih opazi,
se za njim ozre.
Ker tam moški ženski ne le reče “ljubim te”,
ampak zanjo tudi življenje vdahne,
ker pravi “midva” in ne “ti ali jaz”,
ker je tam ženska lahko ženska, srečna doma in z otroki,
ker ji tam v daljnem kraju ni treba nositi kravate
in hlačnega kostima,
ker si čez boke lahko ovije kapulano in se ji nikamor ne mudi.
Ker tam v daljnem kraju še čutim dušo,
ker tam še vedno bolj verjamejo “nočnim prikaznim”
kot dokazom,
ker tam še vedno lahko sanjam življenje in živim sanje,

:

Meglio in un luogo lontano // Il Manifesto /// Perché in un luogo lontano? / Perché in un luogo lontano ci sono sia forza che gioia, / perché là la gente ancheggia mentre cammina, / perché l’anima muove facilmente il loro corpo volènte / e da essi ancora splende la dolcezza. / Perché là la gente felice si rallegra della gente felice, / perché là il mio ridere non è troppo alto e inadeguato / e anche un sorriso pacato sulle guance si nota, / fa voltare. / Perchè là l’uomo alla donna non dice solo “ti amo”, / ma a lei ispira anche la vita, / perché dice “noi due” e non “tu o io”, / perché là la donna è tranquillamente donna, felice a casa e con i bambini. / Perché in un luogo lontano non ha bisogno di portare la cravatta / e il tailleur pantalone, / perché puo avvolgere i fianchi con la kapulana* e non aver fretta. / Perchè in un luogo lontano sento ancora l’anima, / perché là credono ancora alle apparizioni / piuttosto che alle prove, / perché là posso ancora sognare la vita e vivere i sogni, / perchè là da viva attraverso fiabe e miti, / proprio là, sulle strade e nelle piazze fra la gente, //

:

ker lahko živa stopam skozi pravljice in mite
kar tam, na ulicah in trgih med ljudmi,
kjer mi čez dan ni treba zapreti polken pred vulgarnim razumom
ter tolažiti duše s plamenom vijoličnega voska in
Cesarino Partido.
Ker se tam ne smejijo konjunkciji Lune in Severnega luninega
vozla v 10. hiši,
ker v daljnem kraju še častijo Sonce, Luno in Atlantski ocean,
ker tam še slišijo prednike,
in ob plamenih ognja še vedno celo pleme ekstatično praznuje,
golo, brez usnjenih denarnic in samozadostnega nasmeška
na ustnicah,
ker v daljnem kraju ni pomembno imeti denar, izobrazbo,
temveč biti dober človek,
ker je v daljnem kraju dom lahko še vedno dom
in je človek lahko še vedno človek.
Dokler je še čas, dokler je še čas,
hočem, da me boginja Zemlja, Velika mati,
pregneteš in prepojiš s svojo energijo in zavestjo,
da se med tvojimi črnimi hrapavimi stegni
rodim v svet ponovno.
Ala!

:

dove di giorno non debba chiudere gli scuretti / dinanzi alla ragione volgare / nonché consolare le anime con la fiamma di cera viola / e la Partida di Cesaria. / Perché là non ridono delle congiunzioni della Luna / e del Nodo Lunare a nord nella decima casa, / perché in un luogo lontano onorano ancora il Sole, la Luna e l’oceano Atlantico, / perché in un luogo lontano si sentono ancora gli avi, / perchè in un luogo lontano al ritmo selvaggio delle fiamme / la tribu intera in estasi ancora festeggia, / nuda, senza portamonete di cuoio / e sorrisi momentanei sulle labbra. / Perché là, in un luogo lontano, non è importante avere denaro, / istruzione, bensì essere una brava persona. / Perché là in un luogo lontano la casa può ancora essere Casa / e l’uomo ancora L’uomo. / Finché c’è ancora tempo, finché c’è ancora tempo, / voglio, che tu, dea Terra, Grande Madre, / mi plasmi e impregni della tua energia e della tua coscienza, / che fra le tue nere e ruvide cosce / rinasca nuovamente al mondo. / la!

:

Sokovi življenja

Življenje s teboj
je sladki sočni sadež,
je obilje in praznovanje,
je gostija bogov na Olimpu.
Zaradi tebe ljubim sebe,
zaradi tebe so ljudje lepi,
zaradi tebe je življenje
slasti in radosti kipenje.

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I succhi della vita /// La vita con te / è un dolce frutto succulento, / è abbondanza e celebrazione, / è il banchetto degli dei sull’Olimpo. // Per merito tuo amo me stessa, / per merito tuo le persone sono belle, / per
merito tuo la vita è / l’ebollizione della gioia e del piacere.

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Zemlja iz katere sem zrasla
Bili ste zemlja, iz katere sem zrasla.
Snov v kateri obstajam.
Tako prostrana in daleč.
Prikrita spominjanju, izgubljena.
Na rodno krajino zrem.
Na posodo in prst v kateri sem rasla,
občuteno v neopredeljivo
prepoznani žalosti telesa.
Obrazi moje mladosti,
zdaj razbrazdane priče minljivosti,
spoznanje, da smo mi vsi zemlja,
iz katere smo zrasli,
da smo zemlja, s katero bomo prerasli.

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Terra dalla quale sono cresciuta /// Eravate terra / dalla quale sono cresciuta, / materia, / nella quale esisto, / così ampia e lontana, / nascosta ai ricordi, / persa. // Mente fissavo / della terra nativa, / il vaso e la terra / nella quale crescevo, / provata / in una non indefinita / riconoscibile tristezza / del corpo. // Volti della mia infanzia, ora rugose testimonianze / della fugacità, / consapevolezza / che noi tutti siamo terra, / dalla quale siamo cresciuti, / che siamo terra / con la quale verremo ricoperti.

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Notranji sij

Ko sonce odide in ukrade dan,
pride mesec in vrne temi luč.

:

Splendore interiore /// Quando il sole se ne va e ruba il giorno / ecco la luna a ridare luce all’oscurità.

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Antony Unuagbon

Čas te je naplavil na mojo obalo kot HI-FI,
iz katerega glasno odmeva stara pesem
v novem aranžmaju in neki drugi izvedbi.
Nenadoma si se pojavil
v drugi obleki in z drugim pogledom v očeh,
v katerih me več ni.
Pa sem te vesela.

Hvala za roko,
ko sem izgubljena tavala po nakupovalnem centru,
hvala za ponujeno jabolko
v tednih brez teka,
hvala za odmaknjen kozarec vina,
ki mi ga je ponudil tvoj znanec in
hvala, da si me zaklenil v »najino« sobo,
ko se ga nisem zmogla ubraniti
Hvala za dolg in tesen objem,
za modro nebo in ptice v sanjah,
za bohotno krošnjo zdravega drevesa
in mirno gladino morja,
ki se je temno vijolično lesketalo v mraku.

Hvala za objem,
v katerem sem se počutila varno,
čeprav se je okoli mene podiral svet.

 

Anthony Unuagbon

Il tempo ti ha depositato sulla mia riva come un Hi-Fi
dal quale rumorosamente echeggia una vecchia canzone,
riarrangiata e in altra esecuzione.
Sei apparso all’ improvviso con altre vesti e altro sguardo negli occhi,
nei quali io più non ci sono.
Ma sono lieta di averti rincontrato.
Grazie per la mano
quando o vagavo sperduta nel centro commerciale,
grazie per la mela offerta
durante le settimane di inappetenza,
grazie per il bicchiere di vino scostato,
offertomi da un tuo conoscente e
grazie di avermi rinchiuso nella “nostra” stanza,
quando non ero in grado di difendermi da lui.
Grazie per il prolungato e tenace abbraccio,
per il cielo azzurro e gli uccelli dei sogni,
per la rigogliosa chioma del salubre albero
e la placida superficie del mare
che di un viola scuro scintillava all’ imbrunire.

Grazie per l’ abbraccio
in cui mi son sentita protetta
benchè attorno a me stesse crollando il mondo.

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Nota: tutti i testi sono inseriti nell’antologia : Parole Scolpite  edita da Edizioni Culturaglobale – Cormòns (GO)  (grazie a Renzo Furlano)

l’ultimo testo è inedito e tradotto da: Andreina Trusgnach e Marina Cernetig

                         

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Marjeta Manfreda Vakar (Slovenia) è nata a Lubiana nel 1962, e vive a Tolmino dove ha completato gli studi liceali classici. In seguito ha studiato pedagogia sociale a Lubiana. Ha lavorato per un breve periodo nell’ambito pedagogico, e in seguito presso l’editrice Sanje. Diversi suoii articoli sono pubblicati su riviste; ha fatto parte di società alternative dedite allo studio per la possibilità di vita salutare e sana. Nel 1999 è ritornata a Tolmino e di seguito a Caporetto, dove vive adesso.
Nel 2005 ha iniziato una ricerca sul DNA della Slovenia ed i primi studi sono stati pubblicati nel 2009; nel 2010 i suoi studi sono stati discussi Ottava Conferenza Internazionale sull’Origine degli Europei e a Lubiana, con interviste sulla rivista Misteriji e sul libro Ko laž postane resnica (Quando la bugia diventa verità) di Peter Amalietti, che ha pubblicato anche le mie poesie a partire dal 1997.
Nel 2010 è stata tra i soci fondatori dell’associazione PoBeRe. Le sue poesie sono incluse in diverse antologie, fra le quali ricordiamo Sotočja (Confluenze); la prima raccolta La resa (Le rese) è stata pubblicata nel 2009