poesia slovena contemporanea

Ostri ritmi #16: Neža Maurer

Dež

Ena kaplja — to ni dež.
Dve kaplji tudi ne.
Ko pa mi številk zmanjkuje,
slišim: — Ej, kako dežuje!
.

Pioggia

Una goccia – questa non è pioggia.
Due gocce nemmeno.
Quando però perdo il conto,
sento: – Ehi, come piove!

 

Kam?

Kam so se skrile planine?
Zavile so se
v dolge meglene obleke
in nekam daleč odšle.

Kam so izginile rože
in ptiči in listi z dreves?
Na veter jesenski so sedli
in odleteli na ples.

V teh sivih jesenskih dnevih
še mi bi za njimi odšli —
a megla poti nam zagrinja
in burja nam piha v oči.
.

Dove?

Dove sono finite le colline?
Si sono ammantate
con lunghe vesti nebbiose
e lontano se ne sono andate.

Dove sono i fiori e gli uccelli
e le foglie dagli alberi andati?
Seduti sul vento d’autunno,
sono a ballare volati.

In questi grigi giorni d’autunno
con loro pure noi ce ne andremmo ora –
ma la nebbia ci copre la strada
e negli occhi ci soffia la bora.

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Ostri ritmi #15: Barbara Korun

 

Buče!
Velike, okrogle, zlate!
Brez števila!
Polje buč!
V mehkem zavoju se dvignejo predme, nenadno, ogromne. Od horizonta do horizonta same buče. Stebličevje in listje na polju posušeno v bakrene čipke, krhke, filigranske. In med njimi sij zlatih buč.

Ta svetloba! Kot bi božala, kot bi žarki res imeli mehke dlani in v luči dotik. Svetloba boža buče, buče božajo oči, oči zibajo dušo.

Na robu horizonta dve postavi, otovorjeni s škafi, košarami, cekarji, cajnami, gajbicami. Tako majhni, tako nebogljeni pred mogočnimi bučami, pred razsipajočim se zlatom obstaneta,
začudeni,

prevzeti.

.

Zucche!
Grandi, tonde, dorate!
Infinite!
Un campo di zucche!
All’improvviso si stagliano davanti a me in una dolce curva, enormi. Da orizzonte a orizzonte solo zucche. Ramoscelli e foglie rinsecchiti sul campo come merletti di rame, fragili, preziosi. E in mezzo il chiarore di zucche d’oro.

Questa luminescenza! Come se carezzasse, come se i raggi avessero davvero palmi morbidi e il tocco nella luce. La luce carezza le zucche, le zucche carezzano gli occhi, gli occhi cullano l’anima.

Sul limite dell’orizzonte due figure, carichi di tinozze, ceste, panieri, cesti, cassette. Così piccoli, così deboli davanti alle massicce zucche, si fermano davanti all’oro dirompente,
incantati,

scossi.

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Ostri ritmi #14: Branko Šömen

Talčev sotiš

grlica kje sem jo že slišal
potok lesen most in dež
roko mi je odnesla zima
glavo pomlad noge jesen

tebe sem srečal dvakrat
ob rojstvu ob jami za krsto
tebe sem srečal dvakrat
več nisem prišel na vrsto

grlica kje sem jo že slišal
noro sva se smejala oračem
nato sem padel v vodo z mostu
mrtev od življenja poražen

čez toliko let sem te srečal
znova potok blizu mostu
in k belim kostem sem pripisal
draga še zdaj sem na dnu.

La danza degli ostaggi

una tortora dove l’ho già sentita?
un ruscello un ponte di legno e la pioggia
l’inverno mi ha portato via una mano
la primavera la testa l’autunno le gambe

te ho incontrato due volte
alla nascita nella fossa dietro alla bara
te ho incontrato due volte
non è più arrivato il mio turno

una tortora dove l’ho già sentita?
abbiamo riso come matti degli aratori
poi son caduto in acqua dal ponte
morto sconfitto dalla vita

dopo tanti anni ti ho incontrato
di nuovo un ruscello vicino a un ponte
e accanto alle ossa bianche ho aggiunto:
cara, sono già sul fondo

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Ostri ritmi #13: Klarisa Jovanović (a cura di Amalia Stulin)

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introdurrà a voci della letteratura slovena del Novecento e di oggi. La traduzione sarà della stessa curatrice, che proporrà ad ogni post anche una breve nota critico-biografica sull’autore scelto. Dopo la fortunata serie 1 è il turno di un secondo ciclo della rubrica: Ostri ritmi 2 che aprirà, nel 2018, anche alla prosa. Sarà un’occasione di scoperta di autori mai tradotti in italiano e sino ad ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo, personale e appassionato. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

Alenčica, Matjažu

ko se iz turških
bitk povrneš, ne bom več
jaz, ne boš več ti.

Alenčica a Matjaž[1]

quando da turca
strage torni non sarò
io, non sarai tu

 

Peter Klepec

kaj drevje. plevel,
plevel: koprive, meta,
slak v tvojih prsih.

Peter Klepec[2]

qualche albero. malerba,
malerba: ortiche, menta,
vilucchi hai in seno

 

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Ostri ritmi: la serie completa 2016-2017

Ostri ritmi, rubrica a cura di Amalia Stulin che compie oggi il dodicesimo mese di vita, è una delle molte proposte che, come redazione, abbiamo attivato durante l’arco della stagione 2016/2017. L’idea fu lanciata e abbracciata sedute a un tavolo del cortile di Malcanton-Marcorà all’Università Ca’ Foscari di Venezia: Amalia aveva già tradotto dall’ebraico alcune poesie per la rubrica I poeti della domenica − lo studio di questa lingua fa parte del suo percorso universitario − ma la sua provenienza geografica faceva allora (e oggi anche) pensare che l’opportunità di potersi addentrare nella poesia slovena del Novecento e più recente fosse un’occasione da non perdere. Ecco dunque che la struttura “lineare” dei suoi contributi restituisce questa prima spinta e l’acutezza di una giovane studentessa, lettrice e studiosa, che ha raccolto e misurato, di volta in volta e con tenacia, la necessità di scegliere una voce letteraria a lei nota e non, di tradurla poi e di scrivere un piccolo profilo biografico e critico che proponga ai lettori quale importanza l’autore ha nel passato e nel presente della storia letteraria del proprio paese d’origine.
Credo di poter orgogliosamente affermare che Amalia ha colto e restituito, in 12 puntate, quello che è lo spirito indipendente e aperto di «Poetarum Silva»: uno spazio in cui si creano dei movimenti che portano a grandi “scoperte”. Questo vocabolo riassume la peculiarità di una rubrica come questa, dove i «ritmi affilati» del titolo trovano, di volta in volta, in 12 poeti molto diversi, appartenenti alla tradizione e non, una declinazione diversa. Anche “scelta” è una parola che riguarda la posizione che Amalia Stulin ha assunto, con consapevolezza e fermezza. Ecco dunque che abbiamo − guidati da lei − attraversato la poesia lirica del primo Novecento di Srečko Kosovel, tutto il secolo e le guerre che hanno segnato Ljubka Sorli così come Katja Špur e Karel Destovnik Kajun. La contemporaneità in cui siamo immersi (e in particolare il secondo Novecento e il presente) è stata toccata attraverso le voci maschili e femminili di Ifigenija ZagoričnikMojca Pelcar-ŠarfUroš Zupan, Maja Vidmar, in cui si manifesta un certo gusto per la sperimentazione linguistica ma anche per una poesia che vira più spesso verso la prosa. Così accade − in parte − con Milan Jesih, con David Bandelj  e Zvezdana Mahejn. Viene da chiedersi, ora, se questa rubrica non possa in futuro creare un ponte di studi tra lingue diverse e nazioni diverse, anche con l’Italia e con la poesia italiana di ieri e di oggi.

Alessandra Trevisan

Vi presentiamo qui il pdf che raccoglie le dodici voci poetiche tradotte e introdotte da Amalia Stulin

PDF Ostri ritmi – prima stagione

Ostri ritmi #12: Zvezdana Majhen

Prinašaš mi, doslej zaman iskan,
navdih, ki poeziji narekuje,
naj z jadri intuicije potuje
v neznano čez časovni ocean.

Na barki sva le jaz — star kapitan
in prvi krajec, ki me razsvetljuje,
ko Pluton Jupitru drobovje ruje
in stene biča silovit orkan.

Jadram in jadram… Jadram kot cigan
sledeč življenju, da me nadaljuje
v neskončni plovbi, ki ne potrebuje

magnetne igle, da preveri stran.
Med ujmo, pred potopom, me varuje
na premcu vžgan skrivnostni talisman.

Mi porti, finora vanamente ricercata,
l’ispirazione, che impone alla poesia
di viaggiare sulla nave dell’intuizione
nell’ignoto, attraverso l’oceano del tempo.

Sulla barca ci siamo solo io — vecchio capitano
e il primo quarto, che mi rischiara,
quando Plutone strappa a Giove le budella
e sferza le pareti un violento uragano.

Navigo e navigo… Navigo come uno zingaro
che segue la vita, perché mi continui
in un’infinita traversata, che non ha bisogno

di un ago magnetico, per controllare la direzione.
Mi protegge nella calamità, dall’annegamento,
un arcano talismano impresso nella prua.

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Ostri ritmi #11: David Bandelj

.

Pred mejo

Zobam
. enovito
.        formulo
.   dobrobiti

.skozi
.        večerne
luči
.   jo je
.        videti

čutiti
.   v
.     mrzlem
.       zraku

tisoči
.    so
umrli

s telesom
.   in
brez
. njega

zato
.    da
z
.  vrha
.   Kapele

gledam
.        mejo

.     ki je ni

nad Novo Gorico, 29.11.2007

 

Davanti al confine

Pilucco
.un’armoniosa
.               formula
.  di benessere

attraverso
.              la luce
della sera
.           lo si
.               intravede

lo si sente
.      nella
.      fredda
.        aria

migliaia
.   sono
.   morti

col corpo
.   e
senza
. di esso

così
.   che
dalla
.      cima
.      della Cappella

guardo
.         un confine

.      che non c’è

a Nova Gorica, 29.11.2007

*

Gledanje čez polja

.Trikrat
se je
.    veliki
.   črni
.      bik

obrnil

preden je
.    stopil
.  v babilonski
.       rov

šival sem
.  hlače
in
.  gledal
njegove
.    poslednje
.   korake
.           v
.    temo

zarjovel
.           je

in se
.      izgubil
ne vem
.           ali je še
možno

.     mirno posedati
.          v senci

brez občutka

.   krivde

 

Guardare oltre il prato

Per tre volte
si è
.   il grande
. toro
.    nero

girato

prima di
.  entrare
.nel tunnel
di Babilonia

io cucivo
. calzoni
e
. guardavo
i suoi
.     ultimi
.   passi
.      nel
.    buio

lanciò
.        un urlo

e
. sparì

non so
.          se ancora
si può

.   sedere tranquilli
.        all’ombra

senza un senso

.     di colpa 

*

Obiskovalka

Ponavljala
.   je vedno
.       iste
.      besede

ko je
.  sedla
.        k
pregledu

niti
.  se
. mi ni
.  zdelo
potrebno
. da bi
.  jih
povzemal

.  na koncu
.    je
. s stola

padel prah

morda
.       del
.  nje

 

Una visitatrice

Ripeteva
. sempre
.le stesse
.  parole

quando
. sedeva
.      per
il controllo

non
.  mi
. pareva
.         poi
necessario
. che io
. le
riprendessi

. alla fine
.   dalla
. sedia

cadde della polvere

forse
.     parte
di lei

 

*

 

Stran iz dnevnika

Danes bi
.    lahko bil

navaden 4. december

pa ni

. ker je Umberto Eco
.    v Ljubljani

(prejema častni doktorat)

.lahko bi ga
.   šel poslušat

pa grem
.    raje
.      v stolnico

. in niti
.   tam

ni miru

.kanonik ki
.    obhaja

nosi debel
. prstan z
.    ametistom

ko odhajam neizpolnjen

.      je
.     Ljubljana
.  v lučkah
.in vrvežu

nič se
.  med sabo
.    ne sklada

morda je

. svet izbral
.    napačno
.       pot

 

Pagina di diario

Oggi potrebbe
.    forse essere

un normale 4 dicembre

ma non lo è

. perché Umberto Eco
.   è a Ljubljana

(ritira un dottorato honoris causa)

potrei andarlo
.    ad ascoltare

ma preferisco
.     andare
.       in cattedrale

e pure
.        lì

non c’è pace

. il canonico che
.da la comunione

porta un grosso
.       anello con
.          un’ametista

quando me ne vado incompleto

.  Ljubljana
.    è
.  tra luci
e trambusto

niente si
.    intona
.     col resto

forse il mondo

.        ha scelto
.             la via
.          sbagliata


Fonte: David Bandelj, Odhod [Partenza], Mladika, Ljubljana 2012

© Traduzione a cura di Amalia Stulin

DAVID BANDELJ

Classe 1978, David Bandelj nasce a Gorica-Gorizia, sul lato italiano del confine. Si laurea in Letterature comparate alla Filosofska fakulteta a Ljubljana, porta a termine un dottorato di ricerca e si dedica successivamente all’insegnamento alle scuole medie, lavorando sempre a cavallo di Gorizia e Nova Gorica. Ha lavorato come ricercatore universitario e si è dedicato all’ambito musicale, insegnando pianoforte e dirigendo diversi cori. Collabora come columnist e critico letterario a importanti testate, quali «Novi glas» e «Primorski dnevnik» (quotidiano in lingua slovena di Trieste), più altri periodici.
Inizia a pubblicare nel 2000 e da allora sono apparse quattro raccolte poetiche, l’ultima delle quali, Odhod (Partenza), risale al 2012.
Come sottolinea il commento di Meta Kušar in coda a questa raccolta, il linguaggio di Bandelj si allontana da quell’ermetismo diffuso nella poesia di sperimentazione slovena. Al contrario, egli sceglie una lingua semplice, fluida a tal punto da abbandonare la punteggiatura, ma opta per una comunicazione più strutturata sul piano visivo. Le liriche sono graficamente sgranate, come a rimandare ai grani di un rosario, elemento che ben rappresenta il contesto profondamente cristiano in cui il poeta nasce, viene educato e tutt’ora vive. Un altro importante aspetto della poesia di Bandelj, riflesso inevitabile dell’ambiente socio-culturale in cui è nato, è quello della riflessione sul confine, sugli sconfinamenti, le “partenze” appunto. Il poeta sa che sebbene i confini della politica non esistano, le partenze, siano esse fisiche o “spirituali”, sono necessarie perché portano a un movimento continuo, a quella dinamicità che è l’unica condizione per essere davvero vivi.

© Amalia Stulin

Ostri ritmi #10: Milan Jesih

Pa bom oglje

Nasilje pade, če ne umakne pogleda.
Metalurgija postane njegov postelj.

Čas je težak in včasih mi – kot nam vsem – zmanjkuje volje;
čas je takšen, da mi včasih zmanjkuje tudi možgan,
takrat se pribijejo na dan moje temačne strasti
in z njimi blodim križemkražem dolge ure dolgih noči.

Žalosten in sam, razbolelo nepotešen,
ranjen, predan, ognjevit, pa nerazumljen
poln Oriona in črnih fantazij,
takšen, da me je sreča srečna, ko naposled padem.

…..Allora sarò carbone

La violenza scema, se non distoglie lo sguardo.
La metallurgia diventa il suo giaciglio.

Il tempo è pesante e a volte a me − come a noi tutti − manca la voglia;
il tempo è tale, che a volte mi manca persino il cervello,
allora s’inchiodano nel giorno le mie passioni oscure
e con loro vago senza meta per lunghe ore di lunghe notti.

Solo e sconsolato, dolorosamente insoddisfatto,
ferito, devoto, ardente, ma incompreso
pieno di Orione e fantasie nere,
tale che la fortuna mi sorride quando alla fine cado.

*** (altro…)

Ostri ritmi #9: Maja Vidmar

Prigodnica

Popoldan je postalo jasno,
da ji bo odrezal nogi.
V smehu in vznemirjeno,
z nožem – samo zanjo – topim.
Skozi krilo, nogavice najprej –
desno.
Ne več v smehu, a vznemirjeno –
levo.
Ona hroma, on četveronožec
mrtvih nog.
Pa kaj, saj se še zdaj
smehljava.

Poesia d’occasione

Di pomeriggio fu chiaro
che le taglierà le gambe.
Ridendo nervosamente,
con un coltello – solo per lei – smussato.
Attraverso la gonna, anzitutto i calzini –
destra.
Senza più sorridere, ma nervosamente –
sinistra.
Lei storpia, lui con quattro
gambe morte.
Ma dai, pur adesso sta ancora
sorridendo.

*** (altro…)

Ostri ritmi #8: Uroš Zupan

Detajl

V rdeči svetlobi,
sedeča za mizo
sama, se neznanka pripravlja,
da si bo prižgala cigareto.

Odpre tobačnico,
z vajenim gibom vzame
iz nje cigareto,
si jo vtakne v usta.

Z levo roko si
umakne lase z obraza,
z desnico vzame vžigalnik,
ga s palcem odpre
in zavrti kolešček.

Iz vžigalnika skoči plamen
v njene oci,
na njene lase,
s cigareto se mu počasi približa
in poželjivo,
v nekem brezčasnem predahu
med svojim neopaznim staranjem

potegne v pljuča
prvi dim.

*

Dettaglio

Nella luce rossastra,
seduta al tavolo
sola, una sconosciuta si prepara
ad accendere una sigaretta.

Apre il porta-sigarette,
con gesto esperto
ne estrae una,
se la infila in bocca.

Con la mano sinistra si
scosta i capelli dal viso,
con la destra prende l’accendino,
lo apre col pollice
e fa girare la rotella.

Dall’accendino schizza la fiamma
nei suoi occhi,
sui suoi capelli,
con la sigaretta le si avvicina con lentezza
e avidamente,
in una pausa senza tempo
del suo impercettibile invecchiamento,

aspira nei polmoni
il primo fumo.

*** (altro…)

Ostri ritmi #7: Mojca Pelcar-Šarf

mojca-pelcar-sarf

Razočaranja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Demonstracije na ulicah
so kakor divje besede gluhonemcev.

Sami ne čujemo
svoje besede

In to je naš obup.

…..Delusioni

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso crederci…

I comizi nelle vie
sono come parole bestiali di sordomuti.

Non sentiamo
le nostre stesse parole

Ed è questa la nostra disperazione.


*** (altro…)

Ostri ritmi #6: Tomaž Šalamun

tomaz-salamun-poetarum

Junaku našega časa

Tvoja glava,
tvoje roke
tvoji smrtni tenki šivi,
tvoja hoja,
tvoje steblo,
tvoji kristalni strašni glas,
tvoja teža in zločin umika.

Si: drgetaš od slasti.

Zlomiš, da se hraniš
in moriš, da lahko tiše,
bolj pobožno vonjaš
svoje bele like.

Blazni Saturn,
med veko in veko zanetiš požar
in potem odrineš in ne daš,
da bi se zrušil v plamen.

Smrt mi odteguješ
kot živali hrano.

…..A un eroe del nostro tempo

La tua testa,
le tue mani,
le tue suture mortalmente sottili,
la tua andatura,
il tuo fusto,
la tua spaventosa voce cristallina,
il tuo peso e il crimine della ritirata.

Sei: fremi dal desiderio.

Distruggi, per nutrirti
e uccidi, per poter in silenzio,
più devotamente odorare
le tue forme bianche.

Folle Saturno,
appicchi un incendio tra era ed era
e poi mi scacci e non permetti
che io precipiti nelle fiamme.

La morte mi sottrai,
come gli animali col cibo.

*** (altro…)