poesia ispanoamericana

Claribel Alegría un anno dopo

Poesie da Voci, Samuele Editore. Traduzione di Zingonia Zingone e Marina Benedetto

La voz del riachuelo

Vuelvo hacia el mar
allí nací
y me acogió una roca
cuando salté a la tierra.
Bajo despacio
me detengo en el musgo
en las flores silvestres
bajo en busca del río
que me devuelva al mar.
Mi vecino
el torrente
no sabe que yo existo
brama
salta
llena cauces
estalla
como yo busca el río
disolverse en el río
que me devuelva al mar
porque el mar nos espera
porque el mar es la cuna
porque somos el mar.

.

El cangrejo ermitaño

Llega desde lejos
mi escritura
es ancestral
austera
me invita a esculpir
en la arena mojada
obedezco
me hastío
y no comprendo nada
y sigo haciendo signos
y abro un agujero
y me escondo
y me duermo
pero vuelve la voz
que me conmina
esa voz que me empuja
y que quizás un día
me conduzca al origen.

.

Escapes

A menudo me escapo
al reino de las sombras
entre ellas camino
con soltura
su silencio me incita
a que vuele mi voz.
No sucede lo mismo
a mi regreso.
A veces
mientras converso
con amigos
vacilo
atiendo
callo
adivino las llagas
que mis palabras-dardo
podrían levantar.

.

 

La voce del ruscello

Torno verso il mare
è lì che nacqui
mi accolse una roccia
quando saltai sulla terra.
Scendo piano
mi trattengo nel muschio
tra i fiori selvatici
scendo a cercare il fiume
che mi riporti al mare.
Il mio vicino
il torrente
non sa che io esisto
brama
salta
riempie canali
scoppia
anche lui cerca il fiume
dissolversi nel fiume
che mi riporti al mare
perché il mare ci aspetta
perché il mare è la culla
perché siamo il mare.

.

Il granchio eremita

Arriva da lontano
la mia scrittura
è ancestrale
austera
mi invita a scolpire
sulla sabbia bagnata
obbedisco
mi infastidisco
e non capisco niente
e continuo a fare segni
e faccio un buco
e mi nascondo
e mi addormento
ma torna la voce
che mi comanda
questa voce che mi spinge
e che forse un giorno
mi condurrà all’origine.

.

Vie di fuga

Spesso me ne scappo
nel regno delle ombre
con scioltezza
cammino tra di loro
che silenziose spronano
della mia voce il volo.
Non accade lo stesso
al mio ritorno.
Talvolta
mentre parlo
con gli amici
vacillo
attendo
taccio
indovino le ferite
che le mie parole-freccia
potrebbero aprire.

.

Poesia latinoamericana #3: EDUARDO LIZALDE

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Prosegue con i versi di Edoardo Lizalde, poeta messicano, la serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scorso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Eduardo Llizalde

EDUARDO LIZALDE

 Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Eduardo Lizalde (Messico, 1929). Poeta, narratore e saggista. Studiò Filosofia e Musica presso la Universidad Nacional Autónoma de México. È uno dei grandi esponenti della poesia messicana del secolo XX. Attualmente dirige la Biblioteca Nazionale del Messico. Tra i suoi libri si segnalano: Cada cosa es Babel (1966), El tigre en la casa (1970), La zorra enferma (1974), Caza mayor (1979), Tabernarios y eróticos (1989), Rosas (1994) e Otros tigres (1995). Nel 1984 gli fu concessa una borsa di studio dalla Fondazione John Simon Guggenheim. La sua opera è stata insignita di importanti premi letterari, come il Premio Xavier Villaurrutia (1969), il Premio Nazionale di Poesia ad Aguascalientes (1974), il Premio Nazionale di Linguistica y Letteratura (1988), il Premio Iberoamericano di Poesia Ramón López Velarde (2002) e il Premio Federico García Lorca per la poesia (2014).

.

GRANDE ES EL ODIO

1

Grande y dorado, amigos, es el odio.
Todo lo grande y lo dorado
viene del odio.
El tiempo es odio.
Dicen que Dios se odiaba en acto,
que se odiaba con fuerza
de los infinitos leones azules
del cosmos;
que se odiaba
para existir.
Nacen del odio, mundos,
óleos perfectísimos, revoluciones,
tabacos excelentes.
Cuando alguien sueña que nos odia, apenas,
dentro del sueño de alguien que nos ama,
ya vivimos el odio perfecto.
Nadie vacila, como en el amor,
a la hora del odio.
El odio es la sola prueba indudable
de la existencia.

.

2

Y el miedo es una cosa grande como el odio.
El miedo hace existir a la tarántula,
la vuelve cosa digna de respeto,
la embellece en su desgracia,
rasura sus horrores.
Qué sería de la tarántula, pobre,
flor zoológica y triste,
si no pudiera ser ese tremendo
surtidor de miedo,
ese puño cortado
de un simio negro que enloquece de amor.
La tarántula, oh Bécquer,
que vive enamorada
de una tensa magnolia.
Dicen que mata a veces,
que descarga sus iras en conejos dormidos.
Es cierto,
pero muerde y descarga sus tinturas internas
contra otro,
porque no alcanza a morder sus propios miembros,
y le parece que el cuerpo del que pasa,
el que amaría si lo supiera,
es el suyo.

.

GRANDE È L’ODIO

1

Grande e dorato, amici, è l’odio.
Tutto ciò che è grande e dorato
viene dall’odio.
Il tempo è odio.
Dicono che Dio si odiava in atto,
che si odiava con forza
degli infiniti leoni azzurri
del cosmo;
che si odiava
per esistere.
Nascono dall’odio, mondi,
olii perfettissimi, rivoluzioni,
tabacchi eccellenti.
Quando qualcuno sogna di odiarci, appena,
dentro il sonno di qualcuno che ci ama,
viviamo già l’odio perfetto.
Nessuno vacilla, come nell’amore,
nell’ora dell’odio.
L’odio è la sola prova indubbia
dell’esistenza.

2

E la paura è una cosa grande come l’odio.
La paura fa esistere la tarantola,
la rende cosa degna di rispetto,
l’abbellisce nella sua disgrazia,
rade i suoi orrori.
Che ne sarebbe della tarantola, poverina,
fiore zoologico e triste,
se non potesse essere quel tremendo
fornitore di paura,
quel pugno tagliato
di una scimmia nera che impazzisce d’amore.
La tarantola, oh Bécquer,
che vive innamorata
di una tesa magnolia.
Dicono che a volte uccide,
che scarica le sue ire su conigli addormentati.
È vero,
però morde e scarica le sue tinture interne
contro un altro,
perché non riesce a mordere le proprie membra,
e gli sembra che il corpo che passa,
quello che amerebbe se lo sapesse,
è il suo.

.

.

BELLÍSIMA

Y si uno de esos ángeles
me estrechara de pronto sobre su corazón,
yo sucumbiría ahogado por su existencia
más poderosa.
-Rilke, de nuevo-

Óigame usted, bellísima,
no soporto su amor.
Míreme, observe de qué modo
su amor daña y destruye.
Si fuera usted un poco menos bella,
si tuviera un defecto en algún sitio,
un dedo mutilado y evidente,
alguna cosa ríspida en la voz,
una pequeña cicatriz junto a esos labios
de fruta en movimiento,
una peca en el alma,
una mala pincelada imperceptible
en la sonrisa…
yo podría tolerarla.
Pero su cruel belleza es implacable,
bellísima;
no hay una fronda de reposo
para su hiriente luz
de estrella en permanente fuga
y desespera comprender
que aún la mutilación la haría más bella,
como a ciertas estatuas.

BELLISSIMA

E se uno di quegli angeli
mi stringesse all’improvviso sul suo cuore,
io soccomberei soffocato dalla sua esistenza
più potente.
– Rilke, di nuovo –

Mi ascolti lei, bellissima,
non sopporto il suo amore.
Mi guardi. Osservi in che modo
il suo amore danneggia e distrugge.
Se lei fosse un po’ meno bella,
se avesse un difetto in qualche posto,
un dito mutilato ed evidente,
qualche cosa di aspro nella voce,
una piccola cicatrice vicino a quelle labbra
di frutta in movimento,
un neo nell’anima,
una brutta pennellata impercettibile
nel sorriso…
io potrei tollerarla.
Ma la sua crudele bellezza è implacabile,
bellissima;
non c’è una fronda di sollievo
contro la sua infilzante luce
di stella in fuga permanente
e dispera a comprendere
che persino la mutilazione la renderebbe più bella,
come in certe statue.

__________

Poesia latinoamericana #1: Nicanor Parra

Poesia latinoamericana #2: Alejandra Pizarnik