poesia de la experiencia

Vista Cansada – Luis García Montero

La poesia di Luis García Montero abita un territorio in cui convivono le preoccupazioni soggettive e i dolori collettivi, la singolarità dei propri sentimenti e la pluralità dettata dagli imperativi del presente, la bellezza e la pietas. È un disegno verosimile di una realtà sognata, immaginata, amplificata, distorta dal sentire poetico; mai intrisa di mero realismo e sempre concentrata a confrontare l’estetica del reale con un’epica del possibile.

La sua è una Poesía de la experiencia, caratterizzata da un linguaggio colloquiale e dalla presenza della quotidianità attraverso cui l’io si diluisce nel collettivo grazie ad un processo di estetizzazione dell’esperienza del singolo che, in tal modo, diventa di tutti. La poesia di Luis García Montero è un viaggio che riesce ad attraversare trasversalmente ogni lettore, il quale torna a casa con quel bagaglio senza il quale era partito.


Preguntas a un lector futuro

¿Está lloviendo?

¿Tal vez en los tejados

Confundes la verdad con la belleza,

Y un bienestar antiguo

Duerme la sombra líquida del tiempo?

¿O es un día de sol,

De los que ruedan por el mundo

Sin esperar la primavera,

Hasta caer hermosos y rendidos

Al pie de tu ventana?


¿Estás fumando?

¿Has conseguido respirar la nube

De tu tranquilidad,

El pacto de los cuerpos con el humo?

¿Has servido la copa

Que te devuelve a la razón más tuya,

A la barca que sabe descansar en su orilla?

¿Pesa ya en la madera de tu edad

El oleaje de lo que se pierde?


¿Estás solo?

¿Alguien lee a tu lado,

En la otra butaca de la noche?

¿Esperas a que suene

El portero automático

Para dejar el libro

Y compartir las horas

Con el amor que manda en los relojes,

Para sentirte libre y excitado,

Por un momento libre,

Sin ambición ni deuda?


Y no voy a negarlo desde hoy:

Agradezco el azar de esta ocasión

En la que tú me salvas del olvido.


Pero no me consuela,

Si yo no puedo recordar la vida.



Domande ad un lettore futuro

Sta piovendo?

Forse che sui tetti

Confondi la verità con la bellezza,

e un benestare antico

dorme l’ombra liquida del tempo?

Oppure è un giorno di sole,

di quelli che ruotano per il mondo

senza aspettare la primavera,

fino a cadere splendidi e servili

ai piedi della tua finestra?


Stai fumando?

Sei riuscito a respirare la nuvola

della tua tranquillità,

il patto dei corpi con il fumo?

Hai servito la coppa

che ti restituisce alla ragione più tua,

alla barca che sa riposare alla sua sponda?

Già pesa nel legno della tua età

l’ondeggiare di ciò che si perde?


Sei solo?

Qualcuno legge al tuo fianco,

sull’altra poltrona da notte?

Aspetti che suoni

il citofono

per lasciare il libro

e condividere le ore

con l’amore che comanda sugli orologi,

per sentirti libero ed eccitato,

per un momento libero,

senza ambizione né colpa?


E non lo negherò a partire da oggi:

ringrazio la casualità di questa occasione

in cui tu mi salvi dall’oblio.


Però non mi consola,

se non posso ricordar la vita.



Otras dudas

Lo peor

No es perder la memoria,

Sino que mi pasado

No se acuerde de mí.



Altri dubbi

La cosa peggiore

Non è perdere la memoria,

se non che il mio passato

non si ricordi di me.



Vista cansada

La vida no es un sueño.


He comprobado el mar con sus cadáveres,

La existencia del sol, la piel, los fríos,

Las luces con sus horas,

Las puertas que los años se dejan mal cerradas.

Olvido y recuerdos tienen los mismos ojos.


Las palabras, como un atardecer

Que se confunde con la noche,

Son arena que cae delante del vacío.

Nunca discute el tiempo

La consigna de musgo que recibe.

Pero pierde las llaves de sus puertas.

Ahora aprendo a vivír con la vista cansada.


Cansado estoy de verte

Mundo extraño,

Prestigio del delor,

Exactitud de la mentira,

Corona turbia

De los estercoleros habitados.

Cansado estoy de ver

Las muertes humilladas

En las habitaciones del silencio.


Me duelen

Los finales injustos,

Que cierran nuestros ojos

Porque somos cadáveres vivientes.


He comprobado el mar. La vida no es un sueño.


¡Qué lepra de banderas!

¡Qué decencia de números podridos!

¡Qué paisaje de escombros!


Pierde el tiempo sus llaves,

Y yo busco mis gafas,

Para seguir aquí,

En las ventanas y las mesas,

Con los años abiertos

Al pie de la ciudad.


Allí se reconocen,

Al sur, al otro lado de esa nube,

De la torre, a la izquierda, justo allí,

Las ramas de la vida, la memoria,

Los pinares pacíficos,

El abrazo que pide una verdad,

El viento que levanta una alegría,

Las ruinas hermosas,

La habitación serena en donde se recuerda,

Con la luz apagada,

La historia libre de la dignidad.


No hablo de ilusiones,

Sino de dignidad, y de mis gafas,

Cristales trabajados que me ayudan

A comprobar el precio de las cosas,

A buscar los teléfonos que quiero,

A recorrer los libros,

A mirar el reloj y los periódicos.


A estar aquí,

En una compartida soledad,

Para ver lo que pasa

Con nosotros.



Vista stanca

La vita non è un sogno.


Ho accertato il mare con i suoi cadaveri,

l’esistenza del sole, la pelle, i freddi,

le luci con le loro ore,

le porte che gli anni lasciano mal chiuse.

Oblio e ricordo hanno gli stessi occhi.


Le parole, come un crepuscolo

che si confonde con la notte,

sono arena che cade dinanzi il vuoto.

Mai il tempo discute

la consegna del muschio che riceve.

Però perde le chiavi delle sue porte.

Ora imparo a vivere con la vista stanca.


Stanco sono di vederti

mondo strano,

prestigio del dolore,

acribia della menzogna,

torbida corona

dei letamai abitati.

Stanco sono di vedere

le morti umiliate

nelle stanze del silenzio.


Mi dolgono

i finali ingiusti,

che serrano i nostri occhi

perché siamo cadaveri viventi.


Ho accertato il mare. La vita non è un sogno.


Che lebbra di bandiere!

Che adorno di numeri putridi!

Che paesaggio di macerie!


Perde il tempo le sue chiavi,

ed io cerco i miei occhiali.

Per proseguire qui,

alle finestre ed alle tavole,

con gli anni aperti

ai piedi della città.


Lì si riconoscono,

a sud, all’altro lato di questa nuvola,

della torre, a sinistra, proprio lì,

i rami della vita, la memoria,

i pinareti pacifici,

l’abbraccio che chiede una verità,

il vento che innalza un’allegria,

le splendide rovine,

la stanza serena dove si ricorda,

con la luce spenta,

la storia libera della dignità.


Non parlo di illusioni,

se non di dignità, e dei miei occhiali,

cristalli lavorati che mi aiutano

a controllare il prezzo delle cose,

a cercare i telefoni voglio,

a scorrere i libri,

a guardare l’orologio e i giornali.


A stare qui,

in una condivisa solitudine,

per vedere quello che

ci succede.

(Poesie tratte da Vista Cansada, Visor 2008. Traduzione libera non richiesta di Luigi Bosco)