Poesia bulgara contemporanea

Alcune poesie di Ekaterina Grigorova (tradotte da Emilia Mirazchiyska)

 

Имах талант да плача за всички вас,
които бяхте двама в началото. После станахте повече,
все повече и по-малко от това. Накрая никой нямаше да умре.
Но да не преувеличаваме, защото можех да забравям най-важното.
Как стигнах до теб все пак не е чудо, а обикновена история.
Аз бях повърхностна и лековерна, съвсем повърхностна,
но не добра, а нежна и свирепа;
и не за любовта, тогава не, а за летежа на тялото.
То свистеше, зъбите чаткаха като копита, както сега
от бруксизма нещо екне.
Но да не преувеличаваме: мракът не винаги помага на крадците.
Въпреки че съм ужасена от сънищата предупредителни,
от тях повече, отколкото от предупреждението,
понякога нощите са пълни с хиацинт, хиацинт,
И макар да има натрапчивост и коварство в думата,
нека не преувеличваме нейното съвършенство..

Avevo un talento per piangere tutti voi
eravate due all’inzio, poi vi siete moltiplicati
sempre di più ma non importava. Alla fine nessuno moriva.
Ma non dimentico mai l’essenziale.
Come sono arrivata da te non è miracolo, ma una storia qualunque.
Ero superficiale e credulona, frivola assai,
buona no, ma dolce e feroce;
non per l’amore, allora no, ma per il volo del corpo.
Fischiava, i denti picchietavano come zoccoli, ora
dal brusio qualcosa rieccheggia.
Non sempre il buio aiuta i ladri
Anche se terrorizzata dai sogni premonitori
− più dai sogni che che dal monito −
le notti sono piene di giacinti e giacinti
c’è qualcosa di ossessivo e perfido
nella parola e non si può esagerare la sua perfezione.

.

вашите ръце ми показаха какво да виждам
от ръцете ви какво да не виждам когато се уча
да бъда пътуващ път и да не бъда нито той
нито аз понеже вашите ръце дариха тези куполи
бетона и пълноводните улици
милосърдието за приют на наказанието
го направиха ръцете ви не за мен
но чуйте само как им благодаря и не проклинам
което някога обичах.

le vostre mani mi mostravano cosa vedere
delle vostre mani e cosa non vedere quando imparo
mentre sono il viaggio e non sono più io
le vostre mani ci hanno regalato queste casematte
il cemento armato e le vie inzuppate d’acqua
la misericordia ospizio per martiri
fatto dalle vostre mani non sono io lì
ma ringrazio lo stesso e non maledico
quello che una volta amai (altro…)

Da ‘La natura selvaggia’ di Beloslava Dimitrova

 

L’oceano si spacca
diviene rifugio dei sensi
ci raggeliamo
io le altre persone
uccelli e animali
aspettiamo
che il Mondo ricominci
daccapo

 

Natura

realmente nessuno è stato ucciso
ognuno salta volontariamente
alcuni figli molto bravi
sono divenuti tossicodipendenti
i pazzi si arrampicano sulle pareti
avanzano con movimenti rotatori
questo non ha alcun senso
non ho svegliato nessuno
prendi questo veleno
avvicinalo alla tua bocca
mentre sei incinta
ti supplico

 

(altro…)

da “La pioggia fuori” di Ekaterina Josifova

di Ekaterina Josifova

La pioggia fuori

IN CERCHIO


Jack London, l’allegro Jack, l’uomo di successo,
forse segretamente annoiato
—–dagli uomini forti e dai lupi
(e un po’ prima della fine)
scrisse approssimativamente una cosa del genere:
In una clinica psichiatrica,
di pomeriggio, in un momento vuoto
(all’incirca,
—-quando inizia a riempirsi il circolo)
ogni giorno una grassa, una brutta,
———-ragazza minorata,
seduta beatamente con le mani in grembo,
———-in cerchio con un’altra
decina di grasse, brutte
———-ragazze minorate,
dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Poco dopo un’altra grassa,
———-brutta, ragazza
minorata dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Dopo un altro po’ si sente la terza:
“Quanto sono…”
E così
via.


BENESSERE


Più di quanto gli serve ha qualcuno.
Altri sanno più di quanto comprendono.
Noi abbiamo ugualmente e ugualmente sappiamo
il benessere cos’è:
nutrirsi
e che te ne resti.


MI METTO IN UNA POSIZIONE COMODA


Sul divano, il cuscino, la coperta morbida,
i libri.
Anche l’illuminazione è buona.
Non viene nessuno,
ma non perdo la speranza
che entri e che dica
in tono di rimprovero:
anche questo governo è caduto,
e tu leggi Lao Tsu.
Al che rispondo:
esattamente.


LA PIOGGIA FUORI


Picchietta, s’infittisce.
È piacevole
che t’arrivi qualcuno un po’ così
da lontano, dall’alto.


UN GRIDO


Non è così vicino, non può capire uno
Che è un grido umano?
Può essere un uccello notturno o un uccello in generale
Che imita
Il grido umano,
Un uccello canterino
O qualcosa di totalmente diverso, ad esempio
Un grido umano
immaginato
o
un grido umano, ma
addormentato, un grido nel sonno e
quindi niente di male,
è
solo qualcosa di notturno,
l’ho sentito.




*Tutti i testi sono tratti da Ekaterina Josifova, La pioggia fuori, Valigie Rosse 2013. Le traduzioni sono a cura di Alessandra Bertuccelli, con la collaborazione di Andrea Inglese e Giacomo Trinci.


Ekaterina Josifova (Kjustendil, 1941) è una delle figure più significative della poesia bulgara contemporanea. È autrice di 13 raccolte poetiche e di due libri di narrativa per l’infanzia. Nata a Kjustendil, si è laureata presso l’Università di Sofia “S. Clemente di Ohrida”. I suoi libri di poesia sono stati pubblicati in Ungheria, Slovenia, Macedonia, Francia e ora anche in Italia. Ekaterina Josifova è l’autrice di cui le ultime generazioni di poeti bulgari subiscono una fortissima e permanente influenza. Ciò avviene in modo del tutto gratuito: è infatti la persona scelta dai giovani poeti come colei che incarna il senso, il significato e l’irrevocabilità dell’Arte poetica.