Pluviofobia

in-side stories #17 – Pluviofobia

parigi - foto gm

in-side stories #17 – Pluviofobia

Guardò fuori dalla finestra, dopo quindici giorni di pioggia ininterrotta aveva smesso. Era ancora nuvoloso ma il fatto che non venisse più giù acqua gli bastava. La fobia della pioggia era stata la sua rovina. Lavori perduti, amori finiti, tempo sprecato. Del resto era perfettamente consapevole che i rimpianti non l’avrebbero portato da nessuna parte, così come i ricordi. Verso est le nuvole erano più chiare, quasi bianche, da lì a poco sarebbe arrivato il sole. Erano le nove del mattino. Pensò a tutte le cose che avrebbe potuto fare in quella giornata.

Per prima cosa avrebbe comprato i giornali, aveva già avvertito la signora che glieli prendeva che ci avrebbe pensato lui. Poi, certo, sarebbe andato al bar a leggerli, ma non nel solito bar dove gli avrebbero fatto le stesse domande su che fine avesse fatto e che era un po’ che non si vedeva. Stronzate, nel quartiere tutti sapevano tutto di tutti e non aveva mai piovuto così tanto come quel marzo. Due passi nel parco non glieli avrebbe tolto nessuno, non che amasse particolarmente i giardini pubblici, ma qui si trattava di arraffare, di accumulare cose fatte per quando la pioggia sarebbe tornata. Pensò di fare un salto a quella mostra su Pollock, anche se a lui non la davano a bere. Era chiaro che era la solita mostra, dentro ci sarebbe stato un quadro di Pollock, due al massimo e poi un contorno di minori. Che figli di puttana. Ma fosse  anche per un solo dipinto sarebbe andato. Avrebbe invitato Mariella  a pranzo, erano venti giorni che lo raggiungeva a casa sua e, per esperienza, aveva capito che stava arrivando al livello di saturazione che nel tempo aveva stancato tutte le altre. Le avrebbe preso anche un regalo. Pensò di chiamare Giuseppe per bere un caffè nel primo pomeriggio, quest’anno non erano riusciti a vedere nemmeno una partita insieme, sarebbe stato ricordato come il campionato più piovoso della storia, niente stadio per lui.

Alle diciotto si sarebbe concesso un film al cinema. Marzo era un buon periodo, sul giornale avrebbe trovato qualche titolo interessante fuori dal circuito delle mostre. O forse avrebbe visto quello di cui aveva letto la recensione la settimana prima, non ricordava il titolo ma il regista sì, era quel giapponese che aveva adorato in passato. Prima del cinema però doveva passare dal ferramenta a fare un’altra copia delle chiavi, che quella del portone non apriva più bene. Sorrise al pensiero delle cose pratiche. Finì di vestirsi. Per cena avrebbe provato a vedere Luisa e Matilde le prime da cui era andato in terapia, non avevano risolto la questione pioggia ma erano diventati amici. In vent’anni aveva cambiato decine di analisti, nessuno che gli avesse guarito la fobia. Qualcuno c’era andato vicino ma mai abbastanza. Restava sempre l’unico e solo problema: lui della pioggia aveva una paura fottuta. Si sarebbe goduto la cena con le amiche, magari avrebbero aggiunto un dopocena, una bevuta da qualche parte. Il tempo avrebbe tenuto, almeno per oggi. Il suo lavoro da consulente finanziario, lavoro che svolgeva da casa, per quel giorno poteva essere accantonato.
Era pronto, chiuse la porta di casa e scese le scale.

Il piede destro si piegò sotto il suo slancio alla penultima rampa. Non si può dire che inciampò, fu quasi un salto, qualcosa di simile a un piccolo volo quello che ne scaturì. Se non fosse per le conseguenze disastrose, qualcuno, assistendo alla scena, avrebbe potuto pensare alla famosa definizione: “salto di gioia”. L’ambulanza che venne a soccorrerlo percorse i tre chilometri che separavano l’ospedale alla casa sotto  un sole splendente.

© Gianni Montieri

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REM – I’ll take the rain (album Reveal, 2001)

the rain came down
the rain came down
the rain came down on me.

the wind blew strong
the summer song
fades to memory

I knew you when
I loved you then
the summer’s young and helpless.

you laid me bare
you marked me there
the promises we made.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can’t we?
if you cling to this
and claim your best
if this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain

the nighttime creases
summer schemes
and stretches out to stay.
the sun shines down
you came around
you love easy days.

but now the sun,
the winter’s come.
I wanted just to say
that if I hold
I’d hope you’d fold
open up inside, inside of me.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can’t we?
if you cling to this
and claim your best
If this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain

this winter song
I’ll sing along
I’ve searched its still refrain
I’ll walk alone
I’ve given this, take wing
celebrate the rain.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can’t we?
if you cling to this
and claim your best
If this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain
I’ll take the rain.

***
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