Pesmi

Ostri ritmi #9: Maja Vidmar

Prigodnica

Popoldan je postalo jasno,
da ji bo odrezal nogi.
V smehu in vznemirjeno,
z nožem – samo zanjo – topim.
Skozi krilo, nogavice najprej –
desno.
Ne več v smehu, a vznemirjeno –
levo.
Ona hroma, on četveronožec
mrtvih nog.
Pa kaj, saj se še zdaj
smehljava.

Poesia d’occasione

Di pomeriggio fu chiaro
che le taglierà le gambe.
Ridendo nervosamente,
con un coltello – solo per lei – smussato.
Attraverso la gonna, anzitutto i calzini –
destra.
Senza più sorridere, ma nervosamente –
sinistra.
Lei storpia, lui con quattro
gambe morte.
Ma dai, pur adesso sta ancora
sorridendo.

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Ostri Ritmi #4: Karel Destovnik (Kajuh)

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

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Bosa pojdiva, dekle, obsorej

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva prek zemlje trpeče,
sredi razsanjanih češnjevih vej
sežem ti nežno v dlani koprneče.

Beli so, beli so češnje cvetovi,
temni, pretemni so talcev grobovi.
Kakor ponosni galebi nad vodo,
taki so pali za našo svobodo.

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva med bele cvetove,
v krilo nalomiva češnjevih vej,
da jih poneseš na talcev grobove.


Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo sulla terra dolente,
in mezzo a rami di ciliegio incantati,
la mano ti prendo con candido ardore.

Bianchi sono, bianchi, i fiori di ciliegio,
neri, più neri, le tombe degli ostaggi.
Come orgogliosi gabbiani sull’acqua,
così sono morti per la nostra libertà.

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo tra i fiori bianchi,
spezziamo nella gonna rami di ciliegio,
per portarli sulle tombe degli ostaggi.

***

Drobna pesem

Jaz sem
droben, droben list,
ki drevo
mu daje hrano.
To drevo
iz zemlje rase,
zemlja
pa je vir življenja,
in življenje
vir človeštva,
in človeštvo,
to je hrast,
ki človeku
daje rast.


Una piccola poesia

Io sono
una gracile, gracile foglia,
cui l’albero
dà sostentamento.
Quest’albero
cresce dalla terra,
la terra
è, invece, fonte di vita,
e la vita
fonte d’umanità,
e l’umanità,
è questa la quercia,
che fa crescere
l’uomo.

***

Slutnja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Da bomo z barbarskimi klici hiteli preko zemlje,
da bomo pobijali vse, razrušili vse,
mi, ki čitamo Byrona, Gorkega, Bloka, Puškina,
in da bomo jutri divjali s peno
krvavo na ustih.
Uživali bomo ob krvi nedolžnih teles.
O, ne… o, ne…
Kako sram me je…


Presagio

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso credere…

Che correremo sulla terra con urla barbariche,
che uccideremo tutto, devasteremo tutto,
noi, che leggiamo Byron, Gor’kij, Blok, Puškin,
e che domani ci scateneremo con la bava
di sangue alla bocca.
Gioiremo del sangue di corpi innocenti.
Oh, no… oh, no…
Quanto mi vergogno…

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