Perdisa pop edizioni

Booktrailer – Alessandro Zannoni, Le cose di cui sono capace, ed. Perdisa Pop – regia di Francesco Forlani(post di natàlia castaldi)

Le cose di cui sono capace, un romanzo di Alessandro Zannoni

Regia di Francesco Forlani

 

Franz Krauspenhaar – La passione del calcio

FRANZ  KRAUSPENHAAR – LA PASSIONE DEL CALCIO – ED. PERDISA POP – 2011

Dopo le prime pagine de “La passione del calcio”, ho sentito esplodere, da qualche parte, dentro me, due colpi: Un odore e un ricordo. L’odore è quello del fango secco incrostato sulle scarpette, odore che riconoscerei anche a distanza di anni, e che ho sentito anche qui, distintamente. Il ricordo, legato alle partitelle nei cortili o nei vecchi rioni, riguarda la (non) regola del battimuro. La ricordate? Andavamo alle medie, più o meno, si giocava tre contro tre, portiere volante. La partita, la risolveva quasi sempre il quarto, il giocatore non scritto: il bordo del marciapiede o il muro. Potevi utilizzarlo come sponda, con l’avversario piazzato davanti, la davi d’esterno al muro (o marciapiede) che te la restituiva tre metri più in là, così perfetta che nemmeno Beccalossi, e ti mandava in porta. Gli assist più belli che abbia mai visto in vita mia, li faceva un muro. I ricordi sono la vera chiave di lettura di questo bel libro di Franz Krauspenhaar, la passione del calcio, con i suoi tempi, scandisce il ritmo di una vita e ci consegna l’uomo che l’ha attraversata. Facciamo un piccolo grande viaggio insieme all’autore, dagli anni sessanta a oggi. Partendo dai dribbling in bianco e nero di Omar Sivori e finendo con i Mondiali del 2010 in Sudafrica, fra i più brutti della storia, a prescindere dalla figuraccia dell’Italia. In mezzo c’è un bambino che cresce, diventa ragazzo, cambia squadra, perché quando si è piccoli e si è alla ricerca di un sogno, vale tutto. Quando si è piccoli a farci scegliere può bastare un colore, un racconto, un pensiero. Franz ci fa sentire il sapore buono di un altro calcio, quello che non c’è più. Trent’anni fa sulla Gazzetta del lunedì, trovavi l’immenso Gianni Brera che commentava, con ironia, l’ennesimo goal sbagliato a porta vuota da Calloni. Oppure il racconto di un goal di Gigi Riva, un uomo che è l’emblema di un’altra epoca. Uno che rimase a giocare nel Cagliari, da più forte attaccante del tempo. Gli interessava giocare e avere una casa, una moglie. Cagliari per Gigi Riva fu tutto questo. Riva:  la cosa più distante da un Balotelli o da una velina che si possa  immaginare. L’Italia che cambia, un ragazzo che cresce, la sua famiglia, i suoi viaggi e in mezzo a questo troviamo: l’Inter di Herrera (quella di cui tutti conosciamo la formazione a memoria),la grande Olanda degli anni ’70, l’indolenza e la classe sopraffina di Gianni Rivera, Chiarugi, George Best, Il Brasile, quello che ci fulminò in finale a Città del Messico, dopo che avevamo battuto in semifinale la Germania. Quest’ultima , raccontata, dall’autore, attraverso le parole di Gianni Brera, come una brutta partita ma con un fascino insuperabile. Una partita che è un film. Krauspenhaar è stato tifoso del Milan quando il Milan era povero, andava in B. L’inter a cui è più affezionato è quella di Cuper , la non vincente per eccellenza. Come non comprenderlo? Non riconoscersi? C’è stato un calcio e quindi un tempo dove perdere non era sempre uno sbaglio, non era da “sfigati”. Era un modo diverso di vedere le cose, faceva parte del gioco. Fra i calciatori più amati dall’autore troviamo Bruno Conti, forse l’ultima vera ala. Dribbling, fantasia e classe. Uno che al massimo tornava a casa per cena, figuriamoci in difesa. Il libro volge verso l’epilogo nell’unica maniera possibile, credo, raccontando del più grande di tutti: Diego Armando Maradona. Nell’ultimo paragrafo l’autore ci descrive come fosse una poesia (perché poesia è) il secondo goal di Diego all’Inghilterra a Mexico 86, il più bello della storia del calcio. Il mio Napoli l’anno dopo, con quel Diego, avrebbe vinto il suo primo scudetto, regalando (soprattutto a chi  guardava i napoletani dall’esterno) un’illusione di riscatto. Negli anni successivi, pian piano, il calcio sarebbe diventato un’altra cosa,  un po’ finta e meno divertente. E’ un bel libro questo, scritto benissimo, forse la passione del calcio è la somma di tante passioni, certo ne è un’ottima sintesi. Un libro per molti.

“San Siro, questo mondo a sé. gli applausi, gli striscioni, la nebbia che scende da un cielo di latte, nel freddo, i nostri cappotti, le nostre facce raffreddate, i miei capelli ancora castani, un mondo che mi aspettava, che io cercavo, a cui tenevo come una squadra vincente nel futuro. Un futuro che andava oltre le gradinate, che mi portava e m’ha portato lontano, a cercare fortuna su altri campi, direttamente coinvolto. Dissolvenza.”

@ Gianni Montieri

Nota biografica: Franz Krauspenhaar, romanziere, poeta e saggista, è autore di Era mio padre (Fazi, 2008, premio Palmi) e di molti altri libri. Collabora con giornali e riviste occupandosi di letteratura e costume.

Luigi Bernardi – Niente da capire – ed. Perdisa Pop – 2011

Luigi Bernardi – Niente da capire – ed. Perdisa Pop – 2011

“Raccontami com’è andata” chiede. “Dall’inizio”.

“Volevo solo il sale”, dice Julia.

Grazie. La recensione, a “Niente da capire” di Luigi Bernardi, per quello che mi riguarda potrebbe finire qui.

Perché quando alla fine di un libro si ha voglia di ringraziare l’autore, non resta poi molto da dire. Poetarum Silva ha, però, molti lettori, a questi devo qualche spiegazione in più. Allora proverò a motivare il mio grazie all’autore, spiegando questo libro, quello che ho visto in queste tredici storie.

Queste storie non fanno altro che raccontare la vita. Vita che diventa cronaca, molto spesso nera. Storie di disordinata follia, storie talmente reali che nessun giallista riuscirebbe a inventarsene nemmeno un quarto.

Storie destinate a diventare un plastico sotto le telecamere. Che diventeranno opinioni, ipotesi, snocciolate da criminologi, più attenti alla teoria che al vero pensiero e al fatto. Delitti senza movente, senza ragione.

Luigi Bernardi, alla presentazione del libro, a Milano, pochi giorni fa, ha detto (più o meno): “Non puoi andare al mercato e comprare tre etti di movente. Il movente non è una cosa che esiste in natura, nella realtà.”  Il movente in questi racconti non c’è.

Alcune storie prendono spunto  da reali fatti di cronaca, altre sono inventate. Tutte sono plausibili, spaventosamente plausibili. Il personaggio presente in tutti i racconti è un giudice: Antonia Monanni. Anche Antonia è estremamente reale, puzza di vita vera. E’ una che fa turni mostruosi, fa un lavoro che ha scelto e che non ama particolarmente, forse non più. Alle prese con relazioni sentimentali finite o provvisorie, con pattumiere da buttare, psicologi, solitudine e incazzature.

“ Chissà perché ha ucciso il marito. Chissà se almeno lo sa. Glielo domanderà, ascolterà la risposta: le risposte, perché ne hanno sempre più di una. Alla fine capirà che non c’è niente da capire, come sempre. Solo da preoccuparsi per un male che non fa distinzioni.”

Quando si parla dei libri di Luigi Bernardi, però, va detta una cosa in più. Le storie di Bernardi sono delle piccole grandi lezioni di scrittura che vanno ben oltre i generi. Il nostro autore ha la capacità di raccontare il dettaglio, di far compiere piccole azioni anche dai personaggi marginali da renderli imprescindibili. Sfido chiunque a trovare in queste tredici storie oppure in altri libri di Bernardi, la parola superflua, il periodo costruito male. L’attenzione e la cura che trovo nelle pagine di questo libro, il talento narrativo, il senso del ritmo, l’ironia, il contrasto fra orrore e dolcezza, sono peculiarità riconoscibili soltanto negli scrittori veri. Cosa che Luigi Bernardi, per nostra fortuna, è.  Niente da capire, soltanto da acquistare.

 

@ gianni montieri

nota biografica: Luigi Bernardi, narratore e saggista, scrive anche per il fumetto, il teatro e la televisione. Il suo ultimo romanzo è Senza luce (Perdisa Pop 2008), un long seller che continua a incantare i lettori.