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Hai paura del buio? (reloaded) – Una recensione che tipo è una cosa nazionalpopolare

di Luciano Mazziotta

hai paura del buio
Quando è uscito Hai paura del buio c’erano ancora TMC2, Roxy bar, Red Ronnie non aveva fatto campagna elettorale per la Moratti a Sindaco di Milano ed esisteva Rifondazione comunista. Insomma: pochi dati che mettono in evidenza il fatto che questo disco appartiene ad un altro secolo. Su TMC2, alle 18, Red Ronnie presentava i gruppi emergenti e tra questi, tra quelli che ricordo, comparvero i Tre allegri ragazzi morti e gli Afterhours, chiamati a cantare il singolo Male di miele.
Sarebbe di lì a poco scoppiata la guerra in Kosovo, con il pieno appoggio del governo D’Alema che avrebbe sancito il lungo cammino del PCI, a DS con falce e martello, a DS senza falce e martello, a PD negli anni 0.
Hai paura del buio è stato dunque un disco scritto sui resti del Muro di Berlino, o della Mura. Un disco scritto, in più, prima che Manuel Agnelli compisse il suo viaggio in India di cui ha dato testimonianza poi nell’album Quello che non c’è.
Queste premesse, storico culturali, leggere e senza approfondire né l’uno né l’altro aspetto, che potrebbe quasi sembrare un film di P.I.F. sulla mafia, ma con la piena consapevolezza di non voler, in questo frangente, assumere nessun impegno politico-sociale, se non una reminiscenza dei miei anni adolescenziali, mi portano a dire che, forse più personalmente che in forma condivisa, la rimasterizzazione di Hai paura del buio è “tra tutte le rimasterizzazioni, l’unico reloaded giusto”.
Perfino i Negramaro che intonano il ritornello di Rapace non appaiono del tutto immotivati: certo, siamo anni luce dalla versione originale, ma probabilmente, questa collaborazione può essere annoverata tra i cimeli storici un po’ fantasy.
Tutti i musicisti che ripercorrono questo album non potrebbero che essere i più appropriati: Mark Lanegan canta Pelle, e Il teatro degli orrori cantano Dea. Quest’ultima, del resto, si presta molto bene all’interpretazione del gruppo di Pierpaolo Capovilla, tanto che sembra una canzone scritta da loro per loro, da accostare, ad esempio,  a pezzi come E lei venne. 
In questo caso, non essendo io esperto di musica, pecco di ammirazione per quel gruppo post-rock (si dice così, no? L’ho sentito in diversi bar, mentre si parlava della nuova scena musicale e io bevevo il mio amaro del capo). Ma potrei andare ancora più a fondo, cioè potrei cadere ancora più in basso: Piero Pelù che canta Male di miele mi è parso inimitabile. Male di miele, così, la canzone che a 12 anni suonavamo nei gruppetti punk, insieme a Zombie dei Cramberries e Smells like teen spirit dei Nirvana, si improvvisa canzone dei Litfiba, con delle sonorità che in parte ricordano Terremoto o Mondi sommersi, altro, per me, grande album di fine Novecento, a ridosso dello scioglimento di Renzulli e Pelù (“ci ricordiamo tanti deeeeeing e tanti uh” – per citare Elio e le storie tese).
Samuel dei Subsonica canta Voglio una pelle splendida: splendida.
Sempre personalmente, perché questa, appunto l’ho ripetuto più volte, non è una recensione ma qualcosa di più, uno sfogo personale che forse qui non dovrebbe neanche starci, i Ministri che cantano Sui giovani d’oggi ci scatarro su mi sono parsi ineccepibili. Il suono sembra meno sporco e più compatto. Più compatta la scatarrata sui giovani d’oggi di ieri che adesso sono quarantenni disoccupati che continuano ad andare il sabato in barca a vela e lunedì al Leoncavallo – o chi per lui.
Solo una pecca mi va di rilevare: il testo prosaico intonato da Bennato nell’intro di 1.9.9.6. in sostituzione della bestemmia mi pare un po’ troppo political correct. Quell’incipit più catartico di ogni teorizzazione aristotelica lo avrei salvato e anzi gridato con più forza. Verrebbe da dire: “A Edoà! Porco Cristo, Offenditi! Questo è l’1.9.9.6…tarararà!”.

Solo 1500 n. 94 – Caro Rodotà

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Solo 1500 n. 94 – Caro Rodotà

Che tu sia una persona normale? Che ne dici Rodotà? Potrebbe essere questa la risposta? Normale nel senso di essere fuori dai giochi di potere, dalle dinamiche di partito, dagli scambi e dai favori. Normale tipo onesto. Un caso eccezionale. Del resto, ricorderai, ti fregarono pure l’altra volta quando avresti dovuto fare il Presidente della Camera. E chi ti preferirono di grazia? Giorgio Napolitano. Ma farle fuori in privato le vostre questioni personali? Scherzo, dài. Che queste mezze seghe non ti abbiano ancora perdonato le dimissioni di allora? Non so sai. Sono congetture le mie, perché le ho pensate tutte. Ho pensato che, stupidamente, non ti votassero perché ti aveva proposto Grillo. Poi ho pensato che fosse per i troppi cattolici presenti nel Pd, sai come gli stai sul cazzo a quelli, ma quanti sono? Per me al Conclave erano di meno. Poi, ovviamente, ho pensato a D’Alema e a come ammazzarlo. Ho pensato a Bersani, alla telefonata che non ti ha fatto. Ha imparato a nostre spese che gli stronzi che ti votano ogni tanto devi ascoltarli. Ma nessuno ti ha chiamato, qualcuno chiamava tua figlia. Gesù, come i ragazzini: “Che fa tuo padre? Si ritira?”. Mi dispiace Rodotà di sicuro avresti impedito il governissimo, le pastette. Gli Amato e i Quagliariello. Magari avresti sciolto le Camere nel Diritto o nell’acido. Non lo so ma mi saresti piaciuto. Un ragazzino di settantanove anni. Ho votato Vendola due mesi fa ma cosa cambia? Tu eri l’ultima possibilità del PD, per quanto mi riguarda. Giocata male, molto male. Vabbè, ciao.

(c) Gianni Montieri

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Solo 1500 n. 69 – PD (perdio)

Solo 1500 n. 69 Pd (perdio)

Ma quanto è difficile essere ancora di sinistra in Italia? Cosa significa credere ancora in certi valori? La giustizia sociale, la lotta per la parità dei diritti, quella contro la precarietà, la difesa dei salari, l’importanza della scuola: sono ancora i nostri ideali? O sono solo parole da mettersi in bocca o da sentire dal politico o giornalista di turno? Tanto suonano bene. Ogni volta che i partiti di sinistra godono di un qualche vantaggio nei sondaggi  cominciano i giochetti interni, le correnti, la barzelletta delle primarie (perché  a questo la si è ridotta). E allora vai giù di Camper, bus, canzoni, cene, dichiarazioni mai progettuali. Il figlio di Briatore Renzi. Il pacioccone Bersani. Il quasi anziano e con molta meno verve Vendola. Che palle. Gesù, che due coglioni. Ma che deve fare uno di sinistra? Prendiamo Renzi, è inutile. Non mi convincerete mai, somiglia alla brutta copia di un manager. Per come si veste, per quello che dice, per come lo dice. Bersani, preparato in economia, ma si può votare (ancora) uno che ha lo stesso carisma della sala d’attesa di uno studio dentistico? Oppurevendola, infine Vendola, ne ho sempre avuto stima (ma vent’anni fa stimavo D’Alema per dire) ma adesso pure lui è diventato ripetitivo e mi pare che abbia perso quella luce, quella carica. Che palle. Che proprio questi di sinistra abbiano persa la forza di trascinare la gente è insopportabile. Non funziona più perché sono senza idee. Quando ti mancano le idee prima o poi vieni scoperto. Perdio che palle.

Gianni Montieri