patrizia dughero

Premio Teglio Poesia 2016

cropped - silvia lepore

cropped – silvia lepore

*

Bando 16^ edizione

Regolamento

1. Il Comune di Teglio Veneto con l’Associazione Culturale Porto dei Benandanti, bandisce la 16^ edizione del Premio Teglio Poesia.

2. La giuria, presieduta da Fabio Franzin, è composta da Francesco Tomada, Patrizia Dughero, Roberto Ferrari, Piero Simon Ostan e Anna Toscano.

3. Il Premio ha scadenza biennale.

4. Il Premio Teglio Poesia si articola in due sezioni:

  • a. Poesie in lingua italiana, nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali: sono ammesse raccolte di poesie inedite (su carta e su web) a tema libero, mai premiate in altri concorsi; la lunghezza complessiva dei testi dovrà essere compresa tra minimo 25 e massimo 40 cartelle (una cartella equivale a trenta versi, vengono esclusi dal conteggio titoli ed esergo).
    1. Possono partecipare autori italiani nati dopo il 1° gennaio 1975.
    2. Il plico da spedire o consegnare a mano deve contenere:
      • la raccolta di poesie in 2 copie in cartaceo e 1 copia su CD in formato Word o PDF non firmata e totalmente anonima.
      • una busta separata contenente la biografia dell’autore in cui devono essere specificati: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero telefonico, eventuale indirizzo e-mail, firma.
      • per i testi nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali, i partecipanti devono affiancare al testo originale la traduzione in lingua italiana.
    3. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della sua raccolta di poesia per i tipi di QUDULibri di Bologna, con regolare contratto di edizione. Il vincitore non dovrà sostenere alcuna spesa per la pubblicazione.
    4. La giuria segnalerà altre opere meritevoli.
  • b. Barba Zep: possono partecipare gli studenti delle scuole primarie e secondarie (di primo e secondo grado) d’Italia.
    1. Sono ammesse non più di tre poesie inedite (mai premiate in altri concorsi) in lingua italiana, nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali.
    2. Non sono ammessi elaborati di gruppo.
    3. Ogni studente dovrà inviare o consegnare a mano le sue poesie in 7 copie, indicando nome, cognome, scuola e classe d’appartenenza, data di nascita, indirizzo, numero telefonico, eventuale indirizzo e-mail.
    4. Per i testi nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali, i partecipanti devono affiancare al testo originale la traduzione in lingua italiana.
    5. Per ogni ordine di scuola saranno premiati tre studenti meritevoli con buoni per l’acquisto di libri del valore di 100, 75 e 50 euro.
    6. La premiazione si terrà tra giugno e luglio 2016 a Teglio Veneto nell’ambito del Festival di poesia Notturni Diversi.

Le poesie e i dati biografici dei partecipanti delle due sezioni dovranno essere inviati entro il 21 marzo 2016 (vale il timbro postale) al seguente indirizzo:

Premio Teglio Poesia
presso Biblioteca Comunale,
Via Roma 11, 30025, Teglio Veneto (Ve).

Il giudizio della giuria è insindacabile.

I vincitori e i segnalati verranno contattati dalla Segreteria del Premio per confermare la presenza alla cerimonia di premiazione, durante la quale i premi devono essere ritirati personalmente.

La partecipazione al Premio comporta l’accettazione e l’osservanza di tutte le norme presenti nel bando.

Tutela dati personali: ai sensi del D. Lgs del 2003, n. 196, art. 1, la Segreteria dichiara che il trattamento dei dati dei partecipanti al concorso è finalizzato unicamente alla gestione del Premio e all’invio agli interessati dei bandi degli anni successivi; fa presente inoltre che, ai sensi dell’art. 11, con l’invio dei materiali letterari partecipanti al concorso l’interessato acconsente al trattamento dei dati personali.

*

Il sito del Premio: PremioTeglio

Poesiafestival 12 – “assonanze” – Sabato 29 settembre, Spilamberto (MO)

poesiafestival 12
“assonanze”

Sabato 29 settembre ore 16.00
Cortile della rocca
Spilamberto (MO)

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze
Azione N° 21
Il Baratto
Libera veicolazione di parentele elettive e letterarie
su progetto e concertazione di Enzo Campi

Luca Ariano, Vincenzo Bagnoli, Giorgio Bonacini, Enzo Campi, Patrizia Dughero,
Loredana Magazzeni, Silvia Molesini, Jacopo Ninni, Simone Zanin

interpreteranno brani di

Ingeborg Bachmann, Dino Campana, Giorgio Caproni, Thomas S. Eliot,
Aloiz Gradnik, Durs Grünbein, Andrea Inglese, Edmond Jabès, Francesco Marotta,
Pier Paolo Pasolini, Marge Piercy, Ezra Pound, Sally Read, Arthur Rimbaud,
Roberto Roversi, Adriano Spatola, Wallace Stevens, Emilio Villa

***

Qui il programma completo del Festival

***

Nell’ambito delle iniziative del progetto nazionale di aggregazione letteraria denominato Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze, inaugurato il 31 ottobre del 2011 a Bologna, e in vista di una ri-definizione delle possibilità divulgative e performative, a partire dalla fine di settembre del 2012 prenderà il via una nuova fase in cui, oltre ai reading cosiddetti “regolari”, si cercherà di realizzare una serie di eventi in cui sperimentare direttamente dal vivo la plurisignificanza dei termini “aggregazione” e “condivisione”.
Il nuovo corso verrà inaugurato il 29 settembre a Spilamberto (MO), nell’ambito delle iniziative di “poesiafestival12”, con l’azione N°21 denominata “Il Baratto”.
La cosa è molto semplice e parte dal presupposto che gli autori cosiddetti contemporanei debbano anche mettersi in gioco attraverso il confronto con altre voci diverse dalle loro. In poche parole, ogni autore che parteciperà agli incontri non presenterà i propri testi, ma una breve selezione di testi di autori cosiddetti classici o anche contemporanei ma comunque conosciuti ai più, che rappresentino per loro un’idea fattiva e concreta di letteratura. A ciò si aggiungerà, per ogni autore, la lettura (interpretazione, drammatizzazione, performance…) di almeno un testo di un altro degli autori presenti all’incontro. Tutto ciò per far sì che i propri testi vengano presentati, filtrati, interpretati attraverso voci diverse, e quindi per donare al pubblico varie possibilità di approccio.
In poche parole: viene messa al bando qualsiasi situazione di autoreferenzialità e agli autori verrà chiesto di esporsi attraverso le parole di altri autori per dare al pubblico presente un’idea di quella che potrebbe essere la propria personale concezione di “letteratura necessaria”.

AAVV – Contatti – Patrizia Dughero

.

.

.

.

Patrizia Dughero

Canto di sonno in tre tempi

in

AAVV  Contatti

.

Sergio Pasquandrea Parole agli assenti

Patrizia Dughero Canto di sonno in tre tempi

Enea Roversi Asfissia

 

Edizioni Smasher – Collana Ulteriora Mirari – Sezione Tripodi


Gli studi più recenti sulla cultura delle donne ci dicono che le rane, animali anfibi, che vivono vicino all’acqua, sono il simbolo di un femminile primordiale che si rinnova, legato alla terra. Sono forme che assume la Dea Madre, primigenia e potente, quella dea che nei luoghi natii di Patrizia Dughero, di origine friulana, tra le alte valli dell’Isonzo prende l’aspetto di creature favolose, come le Krivapete o appunto le rane. Anche la dedica “A Lia de’ Savorgnan, mia nonna”, ci mette sulla buona strada: si tratta di un cantare, quello di “Canto di sonno”, che mescola piano autobiografico e familiare al piano simbolico e storico-geografico, affidando alla parola poetica il compito di indagare, nella storia familiare e dei luoghi, il proprio presente. Così, nella prima parte del poemetto, “Le rane gracidano il canto”, la figura della donna che non ha parole per dirsi, poiché “nessuno ha guardato nella sua parte” e che “si priva del senso, ascolta / si muove in tracce lievi di memoria”, prova a decifrare il lento ed uguale canto delle rane, colme di un sapere che va compreso e sviluppato.
Nella seconda parte, “L’inganno dei colori”, sono i luoghi e i loro riflessi che l’autrice insegue, in un percorso della memoria che diviene presa di coscienza della realtà, attraverso monti, valli, profumi, colori: il ronco, la casa divisa, il paese, l’arancio delle rose, la carrozza della madre che non torna, i merli, il graticcio delle rose, i nonni dalle mani nodose come rosmarini, abbarbicati ai nipoti, tutte voci di una lingua di poesia che costruisce se stessa nel confronto con la propria storia.
“Bianca inerzia. Egotica”, terza parte del Canto, si apre “con un botto e un frastuono”. Qualcosa dirompe dalla memoria, per forza d’inerzia, e nella lunga poesia che dà il titolo alla sezione, la bianca figura di donna che disprezza il letto coniugale e che è condannata a vagare “sciolta come un animale” prende contorno “dentro la casa / che s’inazzurra”, prende parola, impasta finalmente senso (in “Canto d’impasto”, una delle poesie più evocative), in cui il canto possa sciogliere la voce, ammorbidirla, “in un amalgama dove il sugo/ del mondo attacchi il suo sapore”

(Loredana Magazzeni)

Selezione testi

applicata alla nuda realtà

Applicata alla nuda realtà
– nessuno può esigerne uno sguardo –
non propone situazioni, mancando attenzione
resta sospesa scrutando chiunque entri
chi chiude la porta
di continuo spaziando
all’interno del luogo ch’è preposto.
Per inciso, non c’è nessuno che chieda
nessuno che guardi dalla sua parte.

*

guadagna il davanzale

Guadagna il davanzale, soltanto.
Schiaccia il suo occhio quasi tempo occupato
giocato da altri, saccheggiato in se stesso.

Nessuno poteva esigere il suo sguardo.

Nel passo, nel salto scopre l’uscita.
Il punto d’uscita, orme lievi
siccome raganella di memoria
guadagna quel punto.

Nessuno ha guardato dalla sua parte.

*

i rosmarini controllano il campo

I rosmarini controllano il campo
controllano il mondo
avvinghiati a muretti screpolati
– antiche fessure –
tenaci odorosi pungenti, nonni
cullano i nipoti con nastri sicuri
come rami secchi che sibilano
tra le falde dei figli.

*

Stasimo

A frastuono diradato le donne
si sono riconosciute
una porta uno sguardo
ambiguo e lontano, onnipresente.
S’accende lentamente
e l’altra rivede
le dice di salire.
Due stanze soltanto, divise
una sottile parete.
Una grande finestra nella stanza che
mostra i white chestnut fiammeggianti
macchine intermittenti che sfilano
stagliate su schermo da videogioco.
Il bianco domina sull’autunno
bianche le pareti, bianco l’abito
della donna, bianco il tavolo
tondo e adornato.

*

Canto d’impasto

Manteca arancione
di zucche grandi appoggiate
ai bordi delle strade greche.
Ho visto le tartarughe tornare
alla sabbia, torno felice.
Manteca arancione
di zucche appoggiate su banchi colmi
pesante autunno ci raggiunge
sulle strade greche ho gli occhi
pieni di volti mai più visti
di miti incrociati con i suoni rozzi
della lingua che ho cercato.
Manteca arancione
di zucca cotta coi pinoli
ammorbidisci questo sogno ruvido
impastalo coi miei vent’anni
in un amalgama dove il sugo
del mondo attacchi il suo sapore.

Patrizia Dughero – Le stanze del sale

 

Patrizia Dughero - Le stanze del sale, 2010 Le Voci della Luna Poesia

 

Compito

A volte li frantumo i sassi
per vedere se trovo qualche pezzo
buono da salvare.
Difficile risalire le parole, appellativi,
come fatua, ad esempio, che impedisce il peso
di ogni mia lettura.
Difficile tessere fili che vedi sparpagliati
se non sei abituata a ore di telaio.

Un giorno una veggente che mi piaceva
consultare – era molto brava –
disse che il mio compito è tutto ciò che è materiale.
Basta con la meditazione e la contemplazione
e tutto ciò che è trascendente.
Occorreva appoggiare i piedi a terra.
Non l’ho ascoltata e ho continuato.
Ma quando il dono è arrivato, io l’ho accolto.
Ho iniziato a trasportare ciò che ricevevo, onorando,
a tramandarlo, lasciando che trabocchi su altri.
Ho iniziato a trasportare mattone su mattone
asciugando il sudore con la pietra bianca.
Mi hanno insegnato che esiste il taglia e cuci
anche per i vecchi muri: tecnica raffinata.
Io l’ho osservata e ora è quel che faccio,
che tento, coi gesti e le parole, se posso.
Scavo dei buchi ai vecchi muri e poi li copro
li intesso con mattoni nuovi e poi li mostro.
Vinco la vergogna, a volte, sperando
che sia utile e che serva.
………………………………………….Un compito pesante.

***

Ai miei

Vorrei levarvi a queste tristi mura,
vi si stringono addosso giorno dopo giorno,
avete bisogno anche di uno spazio aperto
spazio per tornare alle pareti oscure e scalcinate
Le vedete toccarsi l’una con l’altra
………………………….congiungersi
in un tempo che non è più vostro
scrostarsi senza più garruli suoni
controllando ogni vano intorno.
Ora tocca a me condurvi a luoghi nuovi dove
……………………………………..non c’è confine.

***

Biblioteca

Litigammo quella sera
perché lui aveva più di sessant’anni,
e io ventisette, ed ero agitata e greve
del bambino, il terzo. Atterrita.
Mi rifugiai da don Alberto
e in parrocchia, da lui,
trovai l’archivio. Una bella biblioteca
sistemata in una stanza austera
dove accettai conforto. Poi presi
a bere, come fan tutti dalle mie parti,
e a tornare su per il monte
attraverso la galleria di sassi bianchi.
Me la fecero dimenticare quella stanza
dove scoprii mille segreti. Mi portarono via
e poi l’oscurità mi scese sugli occhi,
piano molto piano, in lunghi anni,
all’ospedale dei mentecatti.
Ancora intravedo qualche parola
attraverso una luce intermittente:
“Non fare agli altri quel che
non vorresti fosse fatto a te”.
Mi sembrava racchiudesse tutto ciò
che c’è da sapere. Ma io non l’ho provato.

***

Seconda mancanza

Ho inseguito lo sconcerto, me lo hanno suggerito,
l’ambiguità, a un certo punto, è diventata
l’unico mezzo per sfuggire la costrizione.
Ma in costrizione sono rimasta fino a diventare blu.

Ho cercato i fili nella cittadella segreta, lo faccio sempre
ma poi il viaggio s’è fatto arduo
– c’è un abitante scomodo nella cittadella,
si chiama invece –

Mi sono fissata sulla visione della montagna dall’alto
non riuscivo a staccarmene.
Stavo sul pianoro di un ghiacciaio
e non potevo vedere dabbasso. Vedevo le altre vette

volevo guardare giù, chiedevo di osservare il precipizio
mi osservavo sentire la vertigine
ondeggiamenti come fossi una canna
diretta solo al vento, un’isola di sabbia.

Avevo sonno anche, come spesso mi accade
ma le oscillazioni si susseguivano.
Fatemi tornare a terra, ho pensato prima, poi ho pensato:
Devo restare ancora un po’. Ma la vertigine, si sa, è incontrollabile.

Mi sono placata pensando al perdono:
si può perdonare al cielo di avere grandinato?
Ondeggiando tra due tendenze opposte
il rosso è rimasto rosso, congelato nel ghiaccio.

Ho dimenticato l’assenza
dispersa nella sua voragine
mancanza di chi poteva esserci e non c’è
…………………………………………….invece.

***

Parlando con Raymond Carver

Quando faccio pulizie
mi capita di colloquiare con qualcuno.
Oggi tocca a te Ray e non è la prima volta.
Vorrei seguirti anche in questo
tu che parli con Joyce
tu che parli con Baudelaire
tu che parli di Shelley
sulle loro tombe, sempre.
Io sto solo aspettando che si asciughi il pavimento.
So che sembrerà retorico
assolutamente banale
dire che tra noi c’è un oceano
e io vorrei attraversarlo.
La tua immagine sul cofanetto dei Meridiani
mi fissa, ha un’aria simpatica, non sembra
di un ex alcolista. Comprendo il problema.
Vorrei parlarti di spazio
oltre quello oceanico che ci divide
oltre quello che c’è tra whisky e vino
oltre quello che c’è tra le mani che aggiungono all’argilla
e il marmo ………………………………………….da scalpello
oltre quello che c’è tra chi ci lascia parole e chi no
…………………ovviamente, spazio.

Un mio amico che si dice piccolo poeta mi ha insegnato:
lo spazio non è sempre uguale a se stesso
dieci centimetri fra due macchine
non sono dieci centimetri in un letto coniugale.
Penso abbia ragione. La coscienza cade sulle cose
che guardiamo diventare assenti
le scalpelliamo per porgerle, che qualcuno legga.
Ciò che non ha significato profondo –
l’esistenza non ha alternative, in fondo non è necessaria –
non trova radici se non nella combinatoria interna
divisa.

***

La guardiana

Torno alla casa che abbiamo ereditato
è grande e disposta su tre piani,
ma ne occorre un altro. Decido di scavare
in basso piuttosto che elevare al cielo.
Sappiamo tutti che quando possediamo un suolo
– ne abbiamo proprietà –
ci appartiene tutto ciò che è sottostante e ciò
che sta di sopra a dismisura fino alle galassie più
……………………………………………………..lontane
fino al centro della terra
– così dice l’ordinamento.
Ai piani alti di questa grande casa
vorrei solo aprire le finestre
a far entrare un po’ di luce
che penetri il mio petto svuotato a dovere
che giri un poco d’aria e di correnti
di sangue anche, se si preferisce.
Che il sangue torni a circolare e a distinguersi
………………tra quello rosso vivo e quello blu
di scorie.

***

Vergonzimi

Vi tradivi e no lu savevi
che jeri nassude pa jemplâ la mancjance
tal cuarp di un altri,
sicu il vin tal tace vuei,
matiere licuide che tint a jessi.
I crodevi che mi dovevi vistî, no disvestî.

Che mi vergogni

Vi tradivo e non lo sapevo
che ero nata per riempire la mancanza
nel corpo di un altro,
come il vino nel bicchiere vuoto,
materia liquida che tende ad essere.
Credevo che mi dovevo vestire, non svestire.

* Vincitrice della sedicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “Renato Giorgi”, promosso dal circolo culturale “Le Voci della Luna” e realizzato con il contributo della Città di Sasso Marconi – Assessorato alla Cultura.