Paragone

I poeti della domenica #109: Paolo Volponi, ‘Porgimi, amore’

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Porgimi, amore

Porgimi, amore
il tuo ramo fiorito

la mente mattutina
nel cui cespo chiaro
ai venti incerti di ottobre
ripara l’allodola ferita,
l’azzurro ginepro degli altipiani
prossimi alla marina.

O la tua pietra
in bilico sul fiume,
la perduta foglia di salice
sull’acqua,
l’alga tenebrosa
dove un invisibile pesce respira.

Amore, amore,
porgimi del tuo albero
il frutto più alto
così la tua uva nascosta
e il piccolo orto
dal pettirosso fedele;

il tuo cavallino
dalla coda leggera,
la vipera che ti beve
il latte nel seno,
l’amoroso gallo
che ti sveglia
e la civetta compagna
alle tue notti di luna.

Porgimi, amore,
il tuo mutabile tempo
giovanile,
l’immobile sole
e il quarto di luna
della tua esatta stagione.

© Paolo Volponi, Porgimi, amore in «Paragone Letteratura», n. 42, giugno 1953

I poeti della domenica #101: Cesare Garboli, Poesia scritta per Paragone

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POESIA SCRITTA PER PARAGONE

Tra l’una e l’altra giovanile disattenzione
una cosa o qualcosa era importante
prima che ci confondessimo in quel gioco crudele.

E che le nostre braccia erano grandi e leggere
fintanto che ce le dimenticavamo
crescere verso il soffitto come in un Veronese.

Ma poi si vede che non ero fatto
per essere come lo ero per vivere (è una colpa e piace
dirlo in questi anni mischiati di tutto e di colpe nessuna).

Ma io credevo! Ma io pensavo! Ma io cantavo per i corridoi
pieni gli occhi di quelle Sacre Conversazioni
tra gli angioli con le dolci ali viola di bestia

e la veduta in fondo della campagna e del borgo
a un passo dalla miseria e da San Girolamo
con la ciotola il libro e il leone

prima che ci venissero addosso le ricerche espressive
le tenebre i capelli piumati e poi tutta quella
oleosa drammaturgia che pure si vende e abbiamo acquistato.

© Cesare Garboli, Poesia scritta per Paragone, in «Paragone», Anno XX, Numero 236, Ottobre 1969.